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Navi di sette paesi durante l'esercitazione RIMPAC nel 2006.
Navi di cinque paesi durante l'operazione Enduring Freedom.

Con il termine flotta d'alto mare, flotta d'altura o flotta oceanica (in inglese blue-water navy) si intende una forza navale capace di operare con larga autonomia e su vasta scala, lontano dalla madrepatria in mare aperto[1]. Il termine è spesso usato nel Regno Unito per descrivere una «forza navale in possesso di capacità di spedizione marittime»[2]. Benché le definizioni di ciò che costituisca questa forza possano variare, permane il requisito di poter effettuare un controllo marittimo ad ampio spettro.

Il Defense Security Service del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d'America ha definito una blue-water navy come «una forza marittima in grado di operare in maniera continua attraverso le acque profonde degli oceani aperti. Una blue-water navy permette a un paese di proiettare il potere lontano dal paese di origine e di solito comprende uno o più portaerei. Piccole blue-water navies sono in grado di inviare un numero di navi all'estero per brevi periodi di tempo»[3].

Attributi di una flotta d'alturaModifica

 
Una blue-water navy rimane comunque suscettibile di attacchi asimmetrici, un esempio è l'attentato allo USS Cole dell'ottobre 2000.

Nel linguaggio comune, una capacità d'alto mare è identificata nelle operazioni navali di capital ships come corazzate e portaerei. Ad esempio, durante il dibattito nel 1970 se l'Australia dovesse sostituire la HMAS Melbourne, un ex capo della Marina sostenuto che se l'Australia non sostituiva la sua ultima portaerei, lei «non avrebbe più una flotta d'alto mare»[4]. In alla fine l'Australia non ha acquistato una nuova portaerei, ma l'ex consigliere della difesa, il parlamentare Gary Brown continuava a pretendere ancora nel 2004 che la sua marina militare rimaneva «una efficace marina d'altura»[4]. La marina sovietica verso la fine della guerra fredda è un altro esempio di una blue-water navy che ha avuto una minima aviazione di marina, basandosi invece su sottomarini, navi di superficie missilistiche e bombardieri a lungo raggio basati a terra[5].

Una flotta d'alto mare implica una capacità di protezione da sottomarini, navi di superficie, forze aeree e una capacità logistica sostenibile, tali da permettere una persistente presenza al largo (lontano dalle proprie coste). Un tratto distintivo di una flotta d'alto mare è la capacità di condurre il rifornimento in mare (RAS)[6], e la messa in servizio di navi di rifornimento è un forte segno delle ambizioni di flotta d'altura di una marina[7]. Mentre una marina d'altura può proiettare il proprio potere di controllo nei mari litoranei di un'altra nazione, essa rimane suscettibile alle minacce da parte delle forze meno capaci (guerra asimmetrica). Manutenzione e logistica a distanza hanno costi elevati, e ci potrebbe essere un vantaggio di saturazione su una forza dispiegata attraverso l'uso di basi aeree terrestri o di missili superficie-superficie, di sottomarini diesel-elettrici o di tattiche asimmetriche quali Fast Inshore Attack Craft. Un esempio di questa vulnerabilità è stato l'attentato allo USS Cole dell'ottobre 2000 a Aden[8][9].

Il termine flotta d'altura non deve essere confuso con la capacità di una singola nave. Ad esempio, le navi di una flotta costiera spesso operano in mare aperto per breve i periodi di tempo. Un certo numero di nazioni hanno una vasta flotta navale ma non hanno la capacità di mantenerla in alto mare per via dell'assenza di una adeguata flotta logistica[10]. Alcune di queste marine integrano coalizioni e task force in dispiegamenti in alto mare, come ad esempio il pattugliamento anti-pirateria al largo della Somalia.

In pratica si tratta di flotte composte da navi di grosso tonnellaggio, come le portaerei e gli incrociatori, con una adeguata scorta, che possono operare per lunghi periodi in piene acque oceaniche o in quelle di altri continenti, con in aggiunta la capacità di lanciare operazioni anfibie (quindi con la presenza di navi da sbarco)[11]. Spesso molte navi della flotta sono dislocate in più porti lontani dalla madrepatria per avere una migliore e più rapida capacità di intervento. Il concetto attorno a cui è nata la marina d'altura è la "proiezione di potenza", teorizzata da Alfred Thayer Mahan.

Queste flotte vengono distinte da quelle per il pattugliamento e la difesa costiera, lacuale o fluviale (dette in inglese rispettivamente green-water navy, termine creato ed in uso presso la United States Navy[12] e brown-water navy), generalmente composte da navi di tonnellaggio inferiore, come le corvette.

DefinizioniModifica

 
Secondo il sistema di classificazione di Todd & Lindberg, la Marina Indiana è considerata essere una blue-water di livello 3 (una marina con una proiezione di poternza multi-regionale) capace di operare in diverse regioni vicine alla propria.[13]

Secondo una definizione da dizionario, la capacità d'altura si riferisce ad una flotta oceanica in grado di operare in alto mare lontano dal porto base della sua nazione. Alcune operano in tutto il mondo[14].

Nella sua pubblicazione del 2012, Sea Power and the Asia-Pacific, il docente di scienze politiche Patrick C. Bratton delineato quello che ha definito come criteri sintetici per quanto riguarda la classificazione di marine marrone, verde e blu. Lui scrive:

(EN)

«...a brown-water navy standing for a navy capable of defending its coastal zones, a green-water navy for a navy competent to operate in regional sea and finally [a] blue-water navy described as a navy with capability to operate across the deep waters.»

(IT)

«... una flotta delle acque marroni è una marina capace di difendere le sue zone costiere, una flotta delle acque verdi è una marina militare competente per operare in mare regionale e, infine, [una] flotta delle acque blu è una marina con capacità di operare attraverso le acque profonde.»

(Patrick C. Bratton[15])

Bratton continua a dire che anche con tale definizione e la comprensione della gerarchia navale, il termine blue-water navy è ancora "ambiguo". Ad esempio, mentre la Francia e gli Stati Uniti possono essere considerate entrambe blue-water navy, egli afferma che la «capacità operativa e la portata geografica di entrambe le marine sono decisamente diverse»[15].

Un'altra definizione afferma che brown-water si riferisce alle acque litoranee entro le 100 miglia nautiche dalla costa. Green-water inizia dalle 100 miglia nautiche fino alla successiva piattaforma continentale. Mentre blue-water è la capacità di proiettare la forza navale per almeno 1.500 miglia nautiche al di là della costa[16]. Tradizionalmente una distinzione era in uso per differenziare una brown-water navy, che operava nelle acque litoranee all'interno delle 200 miglia nautiche (o 370 chilometri), e una flotta d'altura (blue-water navy), oceanica. Tuttavia, la Marina degli Stati Uniti creò un nuovo termine, green-water navy, di sostituire il termine brown-water navy nel gergo della USN[17][18]. Oggi, una brown-water navy è considerata come una forza prevalentemente fluviale.

Il USA's 2010 Naval Operations Concept definisce blue-water come il mare aperto, green-water come le acque costiere, i porti e gli approdi, e brown-water come i fiumi navigabili e le loro foci[19]. Robert Rubel del US Naval War Colleg include le baie sua definizione di brown-water[20], e in passato commentatori militari statunitensi estesero le brown-waters al di là di 100 miglia nautiche (190 km) dalla costa[21].

Nonostante quanto sopra però, non esiste una definizione concordata del termine[22].

ClassificazioneModifica

Gerarchia delle marine militari mondiali nel 2013, secondo il sistema di classificazione Todd & Lindberg[13]
Rango Designazione Capacità Esempi
Blue-water 1 Global-reach
Power projection
Possibilità di sostenere missioni multiple di proiezione di potenza su scala globale Stati Uniti d'America
2 Limited global-reach
Power projection
Possibilità di sostenere almeno una missione di proiezione di potenza su scala globale Francia, Regno Unito
3 Multi-regional
Power projection
Possibilità di svolgere missioni di proiezione di potenza in regioni geografiche adiacenti a quella propria nazionale Brasile, India, Italia, Spagna, Russia
4 Regional
Power projection
Possibilità di svolgere missioni di proiezione di potenza poco oltre il limite della propria Zona economica esclusiva (ZEE) nazionale Australia, Cina, Corea del Sud, Germania, Giappone (+15)
Non blue-water 5 Regional offshore
Coastal defence
Possibilità di svolgere missioni di difesa costiera nei pressi o poco oltre il limite della ZEE nazionale Malaysia, Indonesia, Israele, Thailandia (+13)
6 Inshore
Coastal defence
Possibilità di svolgere missioni di difesa costiera unicamente all'interno della propria ZEE nazionale Corea del Nord (+20)
7 Regional offshore
Constabulary
Possibilità di svolgere missioni di polizia marittima nei pressi o poco oltre il limite della ZEE nazionale Estonia, Iraq, Irlanda (+16)
8 Inshore
Constabulary
Possibilità di svolgere missioni di polizia marittima unicamente all'interno della propria ZEE nazionale Filippine (+32)
9 Inland waterway
Riverine
Possibilità di operazioni fluviali in Stati senza sbocco al mare Bolivia, Paraguay (+14)
10 Token navy
Riverine
Capacità di polizia marittima basiche o nulle circa 14 Stati del mondo

Basi all'esteroModifica

Marine considerate blue-water navyModifica

Queste marine sono state descritte da vari esperti di difesa o docenti universitari come blue-water navy. Alcune di esse hanno utilizzato con successo le loro capacità d'altura per esercitare un controllo in alto mare e hanno proiettato la loro forza in acque litoranee di altre nazioni[23][24][25]. Tuttavia, non esiste una definizione concordata in merito a ciò che costituisce una marina blu-water.

CinaModifica

La Marina dell'Esercito Popolare di Liberazione mantiene una portaerei in fase di addestramento operativo, la Liaoning, con un embrione di gruppo aereo imbarcato, vari cacciatorpediniere antiaerei e antinave di squadra, tra cui due della classe Sovremenny, e moderne fregate antisommergibile; è in piena espansione con diversi progetti in corso.

FranciaModifica

La Marine nationale mantiene un gruppo da battaglia attorno alla portaerei nucleare De Gaulle a Tolone, la quale può imbarcare fino a 40 aerei (i caccia Rafale, eventualmente armati anche con i missili nucleari ASMPA, e gli aerei AEW E-2 Hawkeye). La marina possiede anche delle basi periferiche nell'Oceano Atlantico (Antilles-Guyane), nell'Oceano Indiano (Gibuti, Réunion e Abu Dhabi) e nell'Oceano Pacifico (Nuova Caledonia e Polinesia francese). Essa dispone anche di due classi di 10 sottomarini nucleari (SNA e SNLE-NG, questi ultimi sono una componente principale della Force de frappe e garantiscono permanentemente la deterrenza nucleare), di 3 LHD e 10 cacciatorpediniere missilistici. Sono in costruzione una nuova classe di 6 sottomarini nucleari e 8 cacciatorpediniere multiruolo.

IndiaModifica

La Marina militare dell'India mantiene un gruppo di navi con la portaerei Viraat e con navi da trasporto anfibio INS Jalashwa; è in piena espansione con diversi progetti in corso.

ItaliaModifica

La Marina Militare grazie alla portaerei Cavour e all'incrociatore portaeromobili Garibaldi con un gruppo aereo imbarcato composto da velivoli AV8-B Harrier II ed elicotteri antisommergibile ed AEW, nonché alle navi da sbarco classe San Giorgio e San Giusto e ai tre rifornitori di squadra, è considerata una blue-water navy del terzo tipo. La Marina Militare italiana ha dimostrato in operazioni come Enduring Freedom e le missioni contro la pirateria nel Golfo Persico di essere in grado di operare in scenari distanti dall'Italia.

Regno UnitoModifica

La Royal Navy in questo momento (2018) non possiede alcuna portaerei, e neanche velivoli ad ala fissa dell'aviazione imbarcata, pur avendo una lunga esperienza nell'operare portaerei; possiede delle navi da assalto anfibio, come la portaelicotteri d'assalto HMS Ocean[26] e le navi anfibie della classe Albion. La marina britannica inoltre ha due classi di sottomarini SSN e SSBN a propulsione nucleare per garantire permanentemente la propria deterrenza nucleare. Diversi programmi navali sono in corso: nuova classe di 2 superportarei (che imbarcheranno gli F-35B), una classe di 7 SSN e una classe di 4 navi da rifornimento (per la RFA) sono in corso di costruzione e/o ingresso in servizio; una nuova classe di 8 fregate e una nuova classe di SSBN sono in corso di progettazione. Oltre alle basi navali nel Regno Unito, la marina possiede della basi navali nelle isole Falkland, a Akrotiri e Dhekelia, a Gibilterra, un'installazione navale a Singapore e, anche se la base navale è della US Navy, l'isola di Diego Garcia è di proprietà del Regno Unito, nel 2015 inoltre ha riaperto la base HMS Jufair nel Bahrain.

RussiaModifica

La Voenno-Morskoj Flot Rossijskoj Federacii, erede della Voenno-morskoj flot SSSR, dispone di 1 portaerei, di 5 incrociatori (di cui 3 a propulsione nucleare), di 13 cacciatorpediniere, di 37 fregate, di 14 SSBN, 9 SSGN, 19 SSN e 22 SSK. La marina ha in corso diversi progetti per il rinnovamento della propria flotta: nuove portaerei, incrociatori, cacciatorpediniere, fregate, corvette, LST, SSBN, SSGN ed SSK. La marina inoltre garantisce permanentemente la propria deterrenza nucleare.

Stati Uniti d'AmericaModifica

La United States Navy, attraverso basi periferiche, mantiene flotte dislocate in diversi punti del globo come in Giappone e in Italia. Inoltre con i suoi 11 gruppi da battaglia fondati sulle superportaerei nucleari è in grado di operare in qualsiasi scenario lontano dagli Stati Uniti.

Marine con potenziale capacità d'alturaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Green-water navy.

Poche nazioni oggi operano delle blue-water navies, ma alcune green-water navies hanno la possibilità e l'ambizione di sviluppare della capacità d'altura[27].

Brasile
La Marinha do Brasil può contare sulla presenza della portaerei São Paulo (A-12) e di un gruppo aereo imbarcato composto da aerei da attacco A-4 Skyhawk e da elicotteri.
Corea del Sud
Daehanminguk Haegun dispone della LPH Dokdo, di diverse altre navi come cacciatorpediniere, fregate, da guerra anfibia e sottomarini, ma non di una componente aerea imbarcata.
Giappone
La Kaijō Jieitai ha una flotta numerosa, composta principalmente da cacciatorpediniere, che ha il compito di difendere il vasto arcipelago giapponese. Inoltre, recentemente, la JMSDF ha collaborato con le forze statunitensi per pattugliare le acque del golfo persico. Il Giappone può contare sulle portaelicotteri Classe Hyuga e classe Izumo che in realtà sono delle vere e proprie portaerei leggere, ma non dispone di alcun gruppo aereo imbarcato.

NoteModifica

  1. ^ British Maritime Doctrine, BR 1806, Third Edition, su da.mod.uk, 2004 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2014).
    «The operating areas of maritime forces range from the deep waters of the open oceans (known colloquially as blue water)».
  2. ^ Ian Speller, UK Maritime Expeditionary Capabilities and the Lessons of the Falklands Conflict (PDF), su eprints.nuim.ie, 2002.
  3. ^ Special Focus Area: Marine Sensors, su Targeting U.S. Technologies: A Trend Analysis of Reporting from Defense Industry, Defense Security Service (United States Department of Defense), 2010. URL consultato il 15 luglio 2012 (archiviato dall'url originale il 15 settembre 2012).
    «a maritime force capable of sustained operation across the deep waters of open oceans. A blue-water navy allows a country to project power far from the home country and usually includes one or more aircraft carriers. Smaller blue-water navies are able to dispatch fewer vessels abroad for shorter periods of time».
  4. ^ a b Gary Brown, Why buy Abrams Tanks? We need to look at more appropriate options, in On Line Opinion (The National Forum), 31 marzo 2004.
  5. ^ Andrew Cockburn, "into+a+blue+water" The threat: inside the Soviet military machine, Vintage Books, 1984, p. 408, ISBN 978-0-394-72379-2. URL consultato il 30 aprile 2012. In the Congressional hearings for the 1980 Defense Appropriations Act, US CNO Thomas B. Hayward described the Soviet Navy as «a blue water navy powerful enough to challenge the US Navy in most major ocean areas of the world»
  6. ^ David Frank Winkler, Cold war at sea: high-seas confrontation between the United States and the Soviet Union (Naval Institute Press), 2000, p. 32, ISBN 978-1-55750-955-0.
  7. ^ Bernard D., The Great Wall at Sea: China's Navy Enters the Twenty-First Century, Naval Institute Press, 2001, p. 104, ISBN 978-1-55750-239-1. URL consultato il 30 aprile 2012.
  8. ^ Rob van Heijster, Smart Range of Burst fuzes (PDF), TNO, 6 aprile 2005. URL consultato il 23 febbraio 2009.
  9. ^ Protecting Naval Surface Ships from Fast Attack Boat Swarm Threats, defense-update.com, 10 gennagio 2007. URL consultato il 23 febbraio 2009 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2007).
  10. ^ Geoffrey Till, Naval Modernisation in South-East Asia: Nature, Causes and Consequences, Londra, Routledge, 15 agosto 2013, p. 267, ISBN 1-135-95394-5.
  11. ^ China's aircraft carrier ambitions: seeking truth from rumors Naval War College Review, Wntr, 2004 by Ian Storey, You Jiinfers.
  12. ^ Q&A with Adm. Michael G. Mullen 2006 CNO's Guidance Release Media Roundtable Pentagon, Washington, DC 13 October 2005
  13. ^ a b Sarah Kirchberger, Comparing Naval Capability and Estimating the Cost Impact, in Assessing China's Naval Power: Technological Innovation, Economic Constraints, and Strategic Implications, Springer, 23 giugno 2015, p. 60, ISBN 978-3-662-47127-2. URL consultato il 4 dicembre 2015.
  14. ^ Dictionary: Blue-water, dictionary.com
  15. ^ a b Patrick C Bratton, Sea Power and the Asia-Pacific, London, United Kingdom, Routledge, 2012, ISBN 1-136-62724-3.
  16. ^ Amardeep, China-India Relations: Contemporary Dynamics, Londra, Routledge, 10 ottobre 2007, p. 131, ISBN 978-1-134-07466-2.
  17. ^ Q&A with Adm. Michael G. Mullen 2006 CNO's Guidance Release Media Roundtable Pentagon, (TXT), Washington, DC, US Navy, 13 ottobre 2005. URL consultato il 17 marzo 2015.
  18. ^ U.S. Navy Chief of Naval Operations Admiral Michael Mullen pointed out in an interview with KQV (Pittsburgh): "We are looking at, in addition to the blue-water ships which I would characterize and describe as our aircraft carriers and other ships that support that kind of capability, we're also looking to develop capability in what I call the green-water and the brown-water, and the brown-water is really the rivers . . . These are challenges we all have, and we need to work together to ensure that the sea lanes are secure." KQV RADIO (PITTSBURGH) INTERVIEW WITH JOE FENN MAY 19, 2006
  19. ^ Naval Operations Concept 2010 - Implementing the Maritime Strategy (PDF)[collegamento interrotto], US Naval Service, p. 16. URL consultato il 7 maggio 2012.
  20. ^ Robert C. Rubel, Talking About Sea Control (PDF), in Naval War College Review, vol. 63, nº 4, Autunno 2010, pp. 44–46.
  21. ^ Laurie Burkitt, Andrew Scobell e Larry M. Wortzel, The Lessons of History : The Chinese People's Liberation Army at 75 (PDF), Strategic Studies Institute, U.S. Army War College, luglio 2003, p. 185. URL consultato il 7 maggio 2012.
  22. ^ Phifer Michiko, A Handbook of Military Strategy and Tactics, Vij Books India Pvt Ltd, 13 luglio 2012, p. 55, ISBN 978-93-82573-28-9.
  23. ^ The Royal Navy: Britain’s Trident for a Global Agenda, su http://henryjacksonsociety.org/, Henry Jackson Society. URL consultato il 4 novembre 2006.
  24. ^ James C Bennett, The Anglosphere Challenge: Why the English-speaking Nations Will Lead the Way in the Twenty-first Century, United States, Rowman & Littlefield, 1º gennaio 2007, p. 286, ISBN 0-7425-3333-6.
    «...the United States and the United Kingdom have the world's two best world-spanning blue-water navies... with the French being the only other candidate... and China being the most likely competitor in the long term».
  25. ^ Greg Ryan Ryan, The expansion of India’s blue water capabilities into African maritime territories, in Consultancy Africa Intelligence, Discussion paper, 8 settembre 2014. URL consultato il 15 marzo 2015 (archiviato dall'url originale il 2 aprile 2015).
  26. ^ The Royal Navy: Britain’s Trident for a Global Agenda, Henry Jackson Societyicona (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2011).
  27. ^ Alexander S. Skaridov, Naval activity in the foreign EEZ—the role of terminology in law regime, St. Petersburg Association of the Law of the Sea, 7 Kazanskaya St., St. Petersburg 191186, Russia, Available online 11 November 2004 (archiviato dall'url originale il 17 ottobre 2006).

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica