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StoriaModifica

 
Il valico
 
La catena montuosa del Sirente-Velino

Dal nono secolo avanti Cristo, nonché dall'età romana fino all'epoca moderna il passo rappresentò un punto cruciale con la funzione di collegare Roma ad Aternum e a tutta la costa abruzzese attraverso la via Valeria[1]. In epoca romana e nell'alto medioevo il valico era noto con il nome di Mons Imeus ("Mons Imaeus") come riportato anche sulla tavola Peutingeriana, antica carta che mostra le vie militari dell'Impero romano, mentre in seguito acquisì il toponimo di Furca Ferrati[2].

Nei pressi del passo si trovano alcune tracce che sarebbero relative a Cerfennia, antica città marsa situata tra Marruvium e Corfinium, oltre ai ruderi di fortificazioni medievali. Il passo è stato un punto strategico per difendersi dagli invasori come nel 937, anno della cruenta battaglia che Marsi e Peligni affrontarono contro gli ungari[3][4] oltre che per il controllo del commercio in quanto ritenuto luogo agevole per attraversare l'Appennino centrale nello spartiacque tra le regioni tirreniche e quelle adriatiche.

A seguito delle opere di restauro e completamento volute dall'imperatore Claudio tra il 48 ed il 49 d.C. l'ultima parte della via Tiburtina Valeria tra il valico ed Ostia Aterni assunse il nome di via Claudia Valeria[5][6].

Il luogo situato in posizione strategica lungo le creste montane che separano la Marsica dalla valle Subequana è stata durante il XIX secolo al centro delle vicende legate al brigantaggio.

Il valico risultò per diversi giorni intransitabile a causa delle nevicate del 1929 e del 1956 che colpì l'intero continente europeo e l'Italia in particolare[7].

Con il completamento dell'Autostrada A25 nel 1978 il passo ha perso l'importanza strategica relativa alla sua posizione geografica conservando al contempo le peculiarità paesaggistiche[8].

DescrizioneModifica

Il valico stradale, posto ai margini meridionali del gruppo del Monte Sirente, raggiunge quota 1107 m s.l.m. ed ha costituito una via di comunicazione storicamente importante, per il fatto d'essere stato per secoli l'unico passo tra il mar Tirreno ed il mare Adriatico attraverso la strada statale 5 Via Tiburtina Valeria. Il passo, posto lungo una linea spartiacque secondaria, delimita inoltre il confine tra i comuni di Collarmele, Pescina e Castel di Ieri ricadenti nell'area del parco naturale regionale Sirente-Velino alle pendici sud-orientali del monte Sirente.

Non distante, sul monte Coppetella, si trova il parco eolico di Collarmele mentre più a sud l'area è attraversata dalla linea ferroviaria Roma-Pescara[1][9].

AscensioniModifica

NoteModifica

  1. ^ a b Forca Caruso, Treccani. URL consultato il 19 luglio 2018.
  2. ^ Santellocco, 2004, p. 56.
  3. ^ Santellocco, 2004, p. 57.
  4. ^ Leone, 1980, I libro.
  5. ^ Roberta De Santi, La via Tiburtina Valeria: un tratturo diventa via, Terre Marsicane, 12 gennaio 2017. URL consultato il 19 luglio 2018.
  6. ^ Touring Club Italiano, 2004, p. 64.
  7. ^ Inverno 1956, AQ Caput Frigoris. URL consultato il 19 luglio 2018.
  8. ^ Thomas Di Fiore, Storie: il dramma tra le lande di Forca Caruso, Neve Appennino. URL consultato il 19 luglio 2018.
  9. ^ Collarmele, Cammino del Volto Santo. URL consultato il 19 luglio 2018.
  10. ^ Tra Collarmele e Forca Caruso, Terre Marsicane, 17 ottobre 2011. URL consultato il 19 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 19 luglio 2018).

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  • Forca Caruso, su treccani.it, Treccani. URL consultato il 19 luglio 2018.