Foresta umida di Araucaria

Foresta dominata dall'A. angustifolia presente nel sud del Brasile
Foresta ombrofila mista
Araucaria moist forest
Araucaria Parna aparados da serra.jpg
Foresta di Araucaria angustifolia nel Parco Nazionale degli Aparados da Serra
Ecozona Neotropicale (NT)
Bioma Foreste pluviali di latifoglie tropicali e subtropicali
Codice WWF NT0101
Superficie 216 000 km²
Conservazione In pericolo critico
Stati Brasile Brasile,Argentina Argentina
Araucaria moist forests WWF.png
Estensione della foresta ombrofila mista
Scheda WWF

La foresta ombrofila mista, conosciuta anche come foresta umida di araucaria, o araucarieto, è un ecosistema che riceve piogge durante tutto l'anno, di norma posto ad altitudini elevate, che ospita specie di angiosperme ma anche di conifere.

Si trova in Brasile, soprattutto negli stati meridionali di Santa Catarina, Paraná e Rio Grande do Sul. Fa parte del bioma foresta pluviale tropicale ed è caratterizzata dalla presenza di Araucaria angustifolia, che le conferisce un aspetto proprio e unico.

Le foreste di araucaria sono state identificate dal WWF come un'ecoregione di foresta tropicale, nell'ambito della foresta atlantica (codice ecoregione: NT0101[1]).

TerritorioModifica

La foresta di araucaria, all'epoca della scoperta del Brasile, si estendeva come una fascia continua nell'altopiano meridionale[2], dal sud dello di Stato di São Paulo fino al nord del Rio Grande do Sul, penetrando internamente fino alla Provincia di Misiones in Argentina. Altre macchie sparse si trovavano negli Stati di São Paulo, Minas Gerais, Rio de Janeiro ed Espirito Santo. L'habitat ideale è costituito da regioni elevate tra i 400 m e o 1.000 m, mentre si trovano esemplari di Araucaria angustifolia, la specie identificativa dell'ecosistema, anche fino ai 1.800 m di altitudine della Serra da Mantiqueira.

ClimaModifica

Il clima della regione è subtropicale, con piogge regolari e stagioni relativamente ben definite: l'inverno, di norma, è freddo, con gelate frequenti, neve e temperature di qualche grado al di sotto dello zero, negli inverni rigidi, in alcuni comuni del Paraná, Santa Catarina, Rio Grande do Sul, e un'estate ragionevolmente calda, con temperature che raggiungono i 30°.

L'umidità relativa dell'aria è influenzata dalla temperatura e dall'altitudine. Così, nelle zone a maggiore altitudine, la temperatura non è sufficientemente elevata. Le temperature medie più elevate sono il risultato dell'influenza oceanica sul clima e della traspirazione proveniente dalla foresta tropicale esistente. Gli indici pluviometrici maggiori sono registrati sugli altopiani, con piogge ben distribuite in tutta la regione.

Geologia e rilievoModifica

Gli Stati del Paraná, Santa Catarina e Rio Grande do Sul sono formati, per la maggior parte, da una scarpata di strati e altopiani che declinano soavemente in direzione ovest e nord-ovest. Presentano grandi regioni naturali o grandi paesaggi naturali (zona litoranea - costa e zona pedemontana, Serra do Mar, altopiani, pianure costiere, catene montuose litoranee e altopiano occidentale).

FaunaModifica

Si tratta di uno degli ecosistemi più ricchi in termini di biodiversità animale, che ospita alcune specie endemiche, rare, minacciate di estinzione, specie migratorie, specie di interesse venatorio e di interesse economico della foresta atlantica e dei campi meridionali.

Diverse sono le specie minacciate di estinzione: il giaguaro, l'ocelot, il murichi meridionale, il cebo nero, la scimmia urlatrice, la grande scimmia leonina, vari callitrichini, il bradipo dal cappuccio, lo scoiattolo della Guyana, e il formichiere.

Tra gli uccelli, si trovano la penelope, il tinamo solitario (Tinamus solitarius), il guan fischiatore frontenera (Pipile jacutinga), la tanagra del Brasile (Ramphocelus bresilius), la tanagra squamata (Thraupis ornata), numerose specie di colibrì, tucani, traupidi, eufonie, oltre all'amazzone occhi rossi e l'amazzone vinata, la cui sopravvivenza è direttamente legata alla conservazione dell'ecosistema della foresta di araucaria.

Tra i principali rettili di questo ecosistema, ci sono il teiú (una lucertola di oltre 1,5 m di lunghezza), i boa, jararacas e serpenti corallo. Numerose specie vegetali e animali sono uniche e caratteristiche: la maggioranza degli uccelli, dei rettili, degli anfibi e delle farfalle sono endemiche. In questo stesso ecosistema vivono 20 specie di primati, per lo più endemiche.

FloraModifica

 
Esemplari di araucaria alla periferia di Curitiba, a Almirante Tamandaré, in Paraná, Brasile.

La foresta di araucaria presenta una composizione di specie floreali della famiglia delle Lauracee come la imbuia (Ocotea porosa), il sassafrás (Ocotea odorifera), la canela-lageana (Ocotea pulchella), oltre a diverse altre specie conosciute genericamente con il nome di canelas. Merita segnalare l'erva-mate (Ilex paraguariensis), di grande importanza economica per la produzione del mate, e la caúna (Ilex theezans), tra le aquifoliacee. Varie specie di leguminose (jacarandá, caviúna e monjoleiro) e myrtaceae (sete-capotes, guabiroba, pitanga) sono presenti in abbondanza nella foresta di araucaria, associate anche a conifere come il pinheiro-bravo (Podocarpus lambertii).

Tipi di vegetazioneModifica

Secondo l'IBGE (2012) esistono i seguenti tipi di foresta ombrofila mista:[3]

  • foresta ombrofila mista alluvionale
  • foresta ombrofila mista pedemontana
  • foresta ombrofila mista montana
  • foresta ombrofila mista di alta montagna

Saueressig (2012) ha presentato i risultati di un rilevamento dendrologico realizzato negli altopiani del sud brasiliano, sopra la quota dei 500 m, campionato in modo da essere rappresentativo di gran parte dell'area in cui si situa, di fatto, la foresta ombrofila mista, comprendendo le differenti zone fitofisionomiche e fitoecologiche di questo ecosistema. Si registrò la presenza di 328 specie, appartenenti a 165 generi e 65 famiglie botaniche. Le famiglie più rappresentate sono risultate: le Myrtaceae (59), Fabaceae (37), Lauraceae (22), Asteraceae (19), Solanaceae (15), Euphorbiaceae e Salicaceae (11), e Rubiaceae e Rutaceae (9). I generi più ricchi sono: Eugenia (15 specie), Myrcia (13), Ocotea (11), Solanum (10), Myrceugenia (9) e Miconia (7), e Ilex e Symplocos (6).

EcologiaModifica

Le foreste ombrofile miste presentano due livelli formati dalla chioma degli alberi[4]. Il primo livello, quello inferiore, è formato dalle chiome di tutte le angiosperme (piante che producono fiori e frutti, oltre che semi). Il secondo livello è formato dalle araucarie (Araucaria angustifolia), che sono gimnosperme (piante più primitive, che producono semi ma non fiori e frutti). Il livello delle araucarie è quasi sempre più alto di quello delle angiosperme[4], il che fa delle foreste ombrofile un sistema con due componenti (gimnosperme-angiosperme).

In funzione della loro posizione e del clima, le foreste ombrofile miste presentano una composizione di specie differente. In genere, la maggior parte della specie hanno origine nelle regioni tropicali della foresta atlantica. Nelle regioni più alte e fredde della Serra Geral aumenta l'abbondanza delle specie originarie dell'America meridionale (includendo le stesse araucarie), regione di per sé stessa più fredda e che, dal punto di vista geologico, è stata collegata all'Antartide e all'Oceania. Nelle regioni che, invece, sono meno elevate e soggette a estati più calde e inverni meno freddi, la foresta ombrofila mista presenta molte specie originarie del Brasile centrale e orientale, lasciando intuire un corridoio di migrazione di queste specie, al termine dell'ultima era glaciale[5].

ConservazioneModifica

Le foreste ombrofile miste si sono ridotte al 12,6% della loro estensione originaria[6]. Questa porzione rimanente si trova in uno stato di alta frammentazione, con la maggior parte delle parcelle forestate (pari all'80%) che presentano superfici inferiore ai 50 ettari all'interno di pascoli e campi destinati a uso agricolo[6].

Uno studio realizzato su frammenti di foresta ombrofila mista ha portato alla luce il fatto che la maggior parte della biodiversità vegetale della regione si trovava all'interno della maggior riserva forestale e che i frammenti sparsi nei latifondi intorno contenevano un gruppo minore di specie, oltre al fatto che, in genere, risultava assente l'araucaria e si evidenziavano vari segnali di degradazione forestale[7]. Secondo gli autori, questo studio dimostra allo stesso momento l'importanza delle riserve forestali, la capacità dei frammenti di resistere mantenendo una parte della biodiversità, e la necessità di regolamentare e proteggere i frammenti di foresta all'interno delle proprietà rurali.

Secondo Souza et al.[7], dopo il passaggio di cicli economici di deforestazione, estrazione di legna e usi molteplici (ricreazione, piantagione di erva-mate, foraggicoltura) delle parcelle forestate di foresta ombrofila mista, il governo brasiliano ha proibito lo sfruttamento commerciale della maggior parte delle specie di legna da taglio[8]. I critici sostengono che la proibizione dell'estrazione di legna svaluta le parcelle forestate in terre private e stimola il taglio illegale o la degradazione attraverso l'incendio volontario e l'uso per il bestiame[9]. Ricerche successive[4] hanno constatato che le popolazioni di araucaria sembrano non essere in grado di riprendersi dall'impatto rappresentato dal taglio selettivo della legna. Questo suggerisce che solo le angiosperme siano capaci di reagire al taglio selettivo; suggerisce anche che l'estrazione di legna di araucaria  degradi le porzioni rimanenti di foreste ombrofile miste perché elimina la specie dominante e caratteristica, con conseguenze gravi e negative per la fauna diversificata che si alimenta con i semi della araucarie[10].

È stato suggerito[7] che una forma promettente per il recupero della produzione di legna da araucaria nelle proprietà private sia quella di promuovere la piantagione commerciale di araucarie e di varare un piano nazionale per promuovere la catena produttiva relativa ai sotto-prodotti delle araucarie (legna, polpa, resina, semi). Souza et al.[7] hanno identificato dieci priorità per trasformare la gestione degli appezzamenti forestali di foresta ombrofila mista in un'attività più scientifica, sostenibile e redditizia per i proprietari:

  1. Ridotta intensità di estrazione di legna, possibilmente non oltre il 15% della superfici e di ciascun appezzamento;
  2. Adozione di una pianificazione rigorosa delle strategie di estrazione per minimizzare gli impatti operativi durante l'abbattimento e il trasporto dei tronchi, come l'estrazione a basso impatto;
  3. Adozione di tempi di rotazione di almeno 55 anni, quindi maggiori i quelli impiegati nelle piantagioni sperimentali di araucarie (45 anni);
  4. Riservare almeno il 10% o come minimo 25 ettari (il maggiore tra i due limiti) di ciascun appezzamento come rifugio non sfruttato per la conservazione delle specie e fonte di ricolonizzazione per le parti sfruttate.
  5. Restrizione della gestione forestale a parcelle di superficie minima di 100 ettari, per minimizzare il rischio di collasso per avanzamento dei bordi;
  6. Sfruttamento sostenibile dei prodotti forestali diversi dalla legna, come il miele, l'erva-mate, le piante ornamentali per esempio;
  7. Sviluppo dell'ecoturismo regionale e locale;
  8. Regolamentazione e generalizzazione del pagamento di un risarcimento ai proprietari degli appezzamenti forestati naturali per i servizi prestati all'ecosistema;
  9. Esclusione del bestiame dalle parcelle, in modo da mantenere la biodiversità del sottobosco, così come la rigenerazione delle specie arboree.
  10. Limitare l'accesso dell'uomo al di fuori delle attività ecoturistiche, in modo da prevenire le azioni di degradazione come il fuoco e la caccia.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Araucaria moist forests, in Terrestrial Ecoregions, World Wildlife Fund. URL consultato il 29 dicembre 2016.
  2. ^ LEITE, P.F. & KLEIN, R. M. 1990
  3. ^ IBGE (2012)
  4. ^ a b c Souza, AF(2007)
  5. ^ Gonçalves, B.;Souza, AF.;(2014)
  6. ^ a b (EN) Ribeiro, MC; Metzger, J.P., Martensen, A.C., Ponzoni, F.J., Hirota, M.M.. &#x20, The Brazilian Atlantic Forest: How much is left, and how is the remaining forest distributed?, 2009.
  7. ^ a b c d Souza, AF; Cortez, LSR; Longhi, SJ. (2012)
  8. ^ Brasil (2001).
  9. ^ Rosot, M.A.D. (2007).
  10. ^ Vieira, E.M. e Iob, G. (2009).

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica