1leftarrow blue.svgVoce principale: Luna.

Illustrazione del Grande Impatto, visto dal polo sud

Sono state proposte diverse ipotesi per spiegare la formazione della Luna che, in base alla datazione isotopica dei campioni lunari portati a Terra dagli astronauti, risale a 4,527 ± 0,010 miliardi di anni fa, cioè circa 50 milioni di anni dopo la formazione del sistema solare.[1]

Indice

Ipotesi principaliModifica

Teoria della fissioneModifica

Storicamente sono state avanzate diverse ipotesi sulla formazione della Luna. Le prime teorie suggerirono che la Luna si sarebbe originata dalla Terra, staccandosi per fissione dalla sua crosta per effetto della forza centrifuga e creando il bacino di un oceano (si presume l'Oceano Pacifico).[2] Questa teoria, nota come teoria della fissione, richiederebbe però un valore iniziale troppo elevato per la rotazione terrestre[3] e non è compatibile con l'età relativamente giovane della crosta oceanica.

Teoria della catturaModifica

Un'altra teoria, detta della cattura, ipotizza invece che la Luna si sia formata in un'altra zona del sistema solare e che sia stata in seguito catturata dall'attrazione gravitazionale terrestre[4]. Un corpo esterno per poter esser catturato in un'orbita stabile ha bisogno di un fattore determinante per il dissipamento dell'energia al momento della sua fase di avvicinamento. Spesso in sistemi più complessi, con già altri elementi di massa rilevante in orbita, questo avviene grazie alla perturbazione gravitazionale di altri satelliti. Il sistema Terra-Luna potrebbe catturare altri asteroidi che si potrebbero posizionare in un'orbita stabile, ma gli effetti gravitazionali terrestri non basterebbero, ci sarebbe bisogno della perturbazione della Luna in un momento preciso della cattura[5]; la Luna non potrebbe essere quindi stata catturata in questo modo, a causa dell'assenza di altri satelliti. D'altro canto, sebbene l'atmosfera possa dissipare l'energia energetica in eccesso, il perielio del satellite catturato si stabilizzerebbe ai limiti dell'atmosfera, quindi in un'orbita troppo bassa; nonostante la Luna fosse molto più vicina alla Terra nella sua orbita primordiale, questa ipotesi richiederebbe un'enorme estensione dell'atmosfera terrestre[3].

Teoria dell'accrescimentoModifica

L'ipotesi dell'accrescimento presuppone che la Terra e la Luna si formarono assieme nello stesso periodo a partire dal disco di accrescimento primordiale. In questa teoria la Luna si formò dai materiali che circondavano la proto-Terra, analogamente a come si formarono i pianeti attorno al Sole. Questa ipotesi tuttavia non spiega in modo soddisfacente la scarsità di ferro metallico sulla Luna.[3] Comunque nessuna di queste teorie riesce a spiegare l'elevato momento angolare del sistema Terra-Luna.[6]

Teoria dell'impatto giganteModifica

La teoria dell'impatto gigante è quella maggiormente accettata dalla comunità scientifica[7]. Fu proposta nel 1975 da William Hartmann e Donald Davis che ipotizzarono l'impatto di un corpo delle dimensioni di Marte, chiamato Theia o Orpheus, con la Terra. Da quest'impatto nell'orbita circumterrestre si sarebbe generato abbastanza materiale da permettere la formazione della Luna. Anche l'astronomo canadese Alastair G. W. Cameron era un convinto sostenitore di questa tesi. Inoltre si pensa che i pianeti si siano formati attraverso un'accessione di corpi più piccoli in oggetti maggiori, ed oggidí è riconosciuto che impatti come questo potrebbero essere avvenuti anche per alcuni altri pianeti.

Simulazioni dell'impatto al computer riescono a predire sia il valore del momento angolare del sistema Terra-Luna, sia la piccola dimensione del nucleo lunare.[8][9] L'ipotetico corpo Theia si sarebbe formato in un punto di Lagrange relativo alla Terra, ossia in una posizione gravitazionalmente stabile lungo la stessa orbita del nostro pianeta. Qui Theia si sarebbe accresciuto progressivamente inglobando i planetesimi e i detriti che occupavano in gran numero le regioni interne del sistema solare poco dopo la sua formazione. Quando Theia crebbe fino a raggiungere la dimensione di Marte, la sua massa divenne troppo elevata per restare stabilmente nel punto di Lagrange, soprattutto considerando l'influenza di Giove nel turbare le orbite degli altri pianeti del sistema solare[10].

In accordo con questa teoria, 34 milioni di anni dopo la formazione della Terra (circa 4533 milioni di anni fa) questo corpo colpì la Terra con un angolo obliquo, distruggendosi e proiettando nello spazio sia i suoi frammenti sia una porzione significativa del mantello terrestre. L'urto avvenne con un angolo di 45° e a una velocità di circa 4 km/s (circa 14 400 km/h), ad una velocità inferiore di quella che Theia si suppone avesse nello stato di corpo orbitante (40 000 km/h), e siccome i due pianeti erano ancora allo stato fuso e quindi plastici, ancora prima dello scontro fisico le forze mareali avevano iniziato a distorcerne gli stati superficiali prima ed a smembrarne la protocrosta e il protomantello poi[10]. Sembra inoltre che quasi la totalità della massa lunare sia di derivazione dalla crosta e dal mantello della prototerra[11]. La prototerra, colpita da Theia, avrebbe dimezzato il suo tempo di rotazione dalle originali 8 ore a 4 ore[10].

Secondo alcuni calcoli il due per cento della massa di Theia formò un anello di detriti, mentre circa metà della sua massa si unì per formare la Luna, processo che potrebbe essersi completato nell'arco di un secolo. È anche possibile che una parte del nucleo di Theia, più pesante, sia affondata nella Terra stessa fondendosi con il nucleo originario del nostro pianeta. Si ritiene che un simile impatto avrebbe completamente sterilizzato la superficie terrestre, provocando l'evaporazione degli eventuali mari primordiali e la distruzione di ogni tipo di molecola complessa. Se mai sulla Terra fossero già all'opera processi di formazione di molecole organiche, l'impatto di Theia dovrebbe averli bruscamente interrotti.

Inoltre è stato suggerito che in conseguenza dell'impatto si siano formati altri oggetti di dimensioni significative, ma comunque inferiori a quelle della Luna, che avrebbero continuato ad orbitare attorno alla Terra, magari occupando uno dei punti di Lagrange del sistema Terra-Luna. Nell'arco di un centinaio di milioni di anni al più, le azioni gravitazionali degli altri pianeti e del Sole ne avrebbero comunque destabilizzato le orbite, causandone la fuga dal sistema o delle collisioni con il pianeta o con la Luna.[12] Uno studio pubblicato nel 2011 suggerisce che una collisione tra la Luna e uno di questi corpi minori dalle dimensioni pari ad un trentesimo di quelle lunari potrebbe aver causato le notevoli differenze in caratteristiche fisiche esistenti tra le due facce della Luna.[13] Le simulazioni condotte suggeriscono che se l'impatto tra i due satelliti fosse avvenuto con velocità sufficientemente bassa, non avrebbe condotto alla formazione di un cratere, ma il materiale del corpo minore si sarebbe "spalmato" sulla Luna aggiungendo alla sua superficie uno spesso strato di crosta degli altipiani che oggi vediamo occupare la faccia nascosta della Luna, la cui crosta è spessa circa 50 km più di quelle della faccia visibile.[14].

Nel 2001 la ricercatrice statunitense Robin Canup ha modificato la teoria dell'impatto gigante illustrando che la neonata Luna sarebbe stata collocata su un'orbita non stabile e sarebbe ricaduta sul pianeta. L'attuale inclinazione dell'asse di rotazione terrestre è frutto del secondo impatto. La teoria del doppio impatto nasce perché, con un singolo impatto, non si sarebbe avuta la quantità di materia necessaria a formare la Luna, in quanto la massa del disco che si sarebbe condensata a seguito del primo impatto, sarebbe stata circa 2 volte inferiore a quella dell'attuale massa lunare. Inoltre solo parte di questo materiale era oltre il limite di Roche, quindi non si sarebbe mai potuto aggregare per formare un satellite di grosse dimensioni[15].

Una ricerca[16] del 2017 ha proposto che l'impatto in seguito al quale si sarebbe formata la Luna avrebbe contribuito ad accrescere la massa terrestre ben più di quanto in precedenza ipotizzato.[17]

Indizi geologiciModifica

 
Animazione della formazione di Theia nel punto di Lagrange L5 e successiva collisione. L'animazione procede in passi di un anno (precedenti all'impatto), con la Terra quindi in apparenza ferma. La visuale è dal polo sud.

Gli indizi che avvalorano questa teoria derivano dalle rocce raccolte durante gli atterraggi delle missioni Apollo, che mostrarono composizioni di isotopi di ossigeno quasi uguali a quelle terrestri. Inoltre la presenza di campioni di rocce di tipo KREEP (ovvero contenenti K = potassio, REE = Terre rare ((EN) Rare Earth Elements), P = fosforo) indicano che in un periodo anteriore una grande parte della Luna fosse in uno stato fluido e la teoria dell'impatto gigante spiega facilmente l'origine dell'energia richiesta per formare un tale oceano di lava.

Esistono diverse prove che la Luna possiede un nucleo ferroso, anche se piccolo. In particolare la densità media, il momento di inerzia e l'induzione magnetica suggeriscono che deve essere circa un quarto del raggio lunare. Per confronto gli altri corpi di tipo terrestre hanno un nucleo pari a metà del raggio. La Luna si sarebbe quindi formata principalmente da materiale proveniente dal mantello terrestre e dall'oggetto che ha impattato mentre il nucleo di quest'ultimo si sarebbe unito alla Terra, spiegando in questo modo il valore del momento angolare.[8].

Gli interrogativi ancora aperti che riguardano questa ipotesi sono:

  • Alcuni elementi volatili della Luna non si sono esauriti come previsto dalla teoria.[18]
  • La percentuale di ossido di ferro (FeO) della Luna implica che il materiale proto-lunare proverrebbe da una piccola frazione del mantello terrestre;
  • Se il materiale proto-lunare proviene dal corpo che ha impattato, la Luna dovrebbe essere ricca di elementi siderofili, ma ne sono state rilevate quantità minime.[19]

ControproveModifica

Uno studio recente (maggio 2011) condotto dalla NASA[20] porta elementi che tendono a smentire questa ipotesi. Lo studio, eseguito su campioni vulcanici lunari solidificatisi 3,7 miliardi di anni fa e raccolti dalla missione Apollo 17 del 1972, ha permesso di misurare nel magma lunare una concentrazione d'acqua 100 volte superiore a quelle precedentemente stimate. Le rocce vulcaniche tendono a includere all'interno delle loro microstrutture cristalline alcuni elementi volatili, tra cui l'acqua, e con analisi molto sofisticate è possibile ricavare la quantità d'acqua presente nel suolo lunare. Secondo la teoria dell'impatto l'acqua dovrebbe essersi dissolta quasi completamente durante l'impatto, mentre dai dati qui ricavati la quantità d'acqua stimata è simile a quella presente nella crosta terrestre.

Studi successivi hanno evidenziato come quest'acqua fosse distribuita[21] e la sua ipotetica origine[22], portando ad analizzare in modo più dettagliato le rocce lunari[23] e andando ad ipotizzare come la Luna sia composta per un 50% da Theia[24].

NoteModifica

  1. ^ T. Kleine, Palme, H.; Mezger, K.; Halliday, A.N., Hf–W Chronometry of Lunar Metals and the Age and Early Differentiation of the Moon, in Science, vol. 310, nº 5754, 2005, pp. 1671–1674, Bibcode:2005Sci...310.1671K, DOI:10.1126/science.1118842, PMID 16308422.
  2. ^ A. B. Binder, On the origin of the moon by rotational fission, in The Moon, vol. 11, nº 2, 1974, pp. 53-76.
  3. ^ a b c Rick Stroud, The Book of the Moon, Walken and Company, 2009, pp. 24–27, ISBN 0-8027-1734-9.
  4. ^ , H. E. Mitler, Formation of an iron-poor moon by partial capture, or: Yet another exotic theory of lunar origin, in Icarus, vol. 24, 1975, pp. 256-268.
  5. ^ (EN) Could Earth’s gravity capture an asteroid?, su earthsky.org. URL consultato il 1º giugno 2018.
  6. ^ D. J. Stevenson, Origin of the moon - The collision hypothesis, in Annual review of earth and planetary sciences, vol. 15, 1987, pp. 271-315.
  7. ^ (EN) The Moon Comes Around Again: A Violent Birth
  8. ^ a b R. Canup and E. Asphaug, Origin of the Moon in a giant impact near the end of the Earth's formation, in Nature, vol. 412, 2001, pp. 708-712.
  9. ^ (EN) Heinrich D. Holland, Karl K. Turekian, The Formation of the Monn, in Readings from the Treatise on Geochemistry, Academic Press, 2010, pp. 43-47, ISBN 978-0-12-381391-6. URL consultato il 6 febbraio 2012.
  10. ^ a b c L'impatto gigante.
  11. ^ Formazione della luna.
  12. ^ (EN) Richard Lovett, Early Earth may have had two moons, in Nature, 3 agosto 2011, DOI:10.1038/news.2011.456. URL consultato il 5 agosto 2010.
  13. ^ (EN) M. Jutzi, Asphaug, E., Forming the lunar farside highlands by accretion of a companion moon (PDF), in Nature, nº 476, 2011, pp. 69–72, DOI:10.1038/nature10289 (archiviato dall'url originale il 21 luglio 2013).
  14. ^ Deborah Ameri, La Luna? Non era sola. C'era una gemella intorno alla Terra, ilmattino.it. URL consultato il 5 agosto 2011.
  15. ^ L'Origine della Luna
  16. ^ (EN) S. Marchi, R. M. Canup, R. J. Walker, Heterogeneous delivery of silicate and metal to the Earth by large planetesimals, in Nature Geoscience, 7 novembre 2017, DOI:10.1038/s41561-017-0022-3, si.
  17. ^ Davide Coero Borga, Giovane Terra: il contributo alieno, su media.inaf.it (a cura di), media.inaf.it, 4 dicembre 2017.
  18. ^ Tests of the Giant Impact Hypothesis, J. H. Jones, Lunar and Planetary Science, Origin of the Earth and Moon Conference, 1998 [1]
  19. ^ E. M. Galimov and A. M. Krivtsov, Origin of the Earth-Moon System, in J. Earth Syst. Sci., vol. 114, nº 6, dicembre 2005, pp. 593-600. [2]
  20. ^ (EN) NASA, NASA-Funded Scientists Make Watershed Lunar Discovery, NASA, 25 maggio 2011. URL consultato il 9 agosto 2011.
  21. ^ La storia della luna è da riscrivere
  22. ^ L'acqua era presente anche sulla Luna Trovate tracce all'interno delle rocce
  23. ^ La Luna è nata dalla collisione fra la Terra e un pianeta
  24. ^ Identification of the giant impactor Theia in lunar rocks

BibliografiaModifica

General references

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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