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Batteria Jafferau
137ª Batteria G.a.F. dello Jafferau
VIII Settore di Copertura Bardonecchia
Sottosettore VIII/B "Melmise"
Vallo Alpino Occidentale
Forte Jafferau.JPG
Veduta d'insieme del forte sulla cima del Monte Jafferau
Ubicazione
StatoItalia Italia
Stato attualeItalia Italia
RegionePiemonte
CittàBardonecchia
Coordinate45°05′03.73″N 6°46′06.49″E / 45.084369°N 6.768469°E45.084369; 6.768469Coordinate: 45°05′03.73″N 6°46′06.49″E / 45.084369°N 6.768469°E45.084369; 6.768469
Mappa di localizzazione: Italia
Forte Jafferau
Informazioni generali
TipoForte
Altezza2775 m s.l.m.
Costruzione1896-1898
CostruttoreGenio militare
MaterialeCalcestruzzo
Primo proprietarioMinistero della guerra italiano
Condizione attualeRuderi
VisitabileCon attenzione
Sito web
Informazioni militari
Funzione strategicaInterdizione, protezione e offensiva
Termine funzione strategica25 giugno 1945
Armamento8 cannoni 149/35
NoteDistrutto dai bombardamenti "amici" a causa delle clausole del trattato di pace con la Francia
Dario Gariglio, Mauro Minola Le fortezze delle Alpi occidentali
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

Il forte Jafferau (detto anche batteria Jafferau) è un'opera militare costruita in cima al monte Jafferau nella Val Susa in provincia di Torino, nel territorio del comune di Bardonecchia.

È la più alta batteria militare d'Italia, posta a 2775 m s.l.m., la seconda più alta delle Alpi dopo la Batteria dello Chaberton (3130 m s.l.m.), ora in territorio francese presso il Monginevro (dopo il Trattato di Parigi del 1947).

StoriaModifica

 
Pianta del progetto originale del forte

Il forte, costruito tra il 1896 ed il 1898, era composto da fortificazione, polveriera e locale spolettamento. Era considerata un'opera d'azione lontana in quanto, con le sue artiglierie, poteva colpire in profondità nel territorio francese ed inoltre aveva un certo qual grado di autonomia grazie alla strada militare costruita per raggiungerla ed alla teleferica militare che partiva da Costans (frazione di Oulx) con percorso Costans - Forte Föens - Batteria dello Jafferau.

Al momento della costruzione il forte era dotato di 8 cannoni da 15 GRC Ret accoppiati, anche se con ognuno un'angolatura differente, e posti in barbetta. Inoltre erano a disposizione nei magazzini dei cannoni da 12 ARC Ret per formare una batteria e dei 9 ARC Ret utili a formare 2 batterie: tutte queste dotazioni erano utili per coprire la conca di Bardonecchia, il Colle della Rho e la valle di Rochemolles.

La polveriera era interrata, posta a un livello nettamente inferiore rispetto al forte ed era composta da una unica stanza molto lunga scavata nella roccia, mentre il locale spolettamento, adiacente, era composto da quattro stanze con muri ricoperti in legno e, tra ognuna delle quali, un corridoio largo circa 50 cm.

L'intero forte era cintato da un muro di difesa interrotto unicamente a livello del portale d'ingresso sul quale era posto lo stemma della 137ª Batteria G.a.F. che presidiava il forte ed al quale si accedeva dopo aver superato un ponte levatoio su di un fossato. I locali di servizio e gli alloggiamenti per gli uomini del forte (che poteva contare fino a 200 uomini) erano posti al di sotto delle piazzuole di tiro poste sulla sommità del monte ed erano rivolti verso il colle Jafferau, dando le spalle al fronte di fuoco.

Il forte venne privato dell'armamento nel 1915 e venne riarmato alla vigilia della Seconda guerra mondiale con 8 cannoni 149/35: proprio questi ultimi tra il 16 ed il 17 giugno 1940 ingaggiarono un'aspra battaglia col Forte dell'Olive posto in Val Clarea al di là del Colle della Scala, battaglia che venne conclusa vittoriosamente grazie all'intervento dei cannoni posti sulla Batteria dello Chaberton.

Il forte oggiModifica

Alla fine della seconda guerra mondiale il forte fu bombardato e distrutto poiché tali erano le clausole del trattato di pace con la Francia (Art. 47 del Trattato di Parigi).

Del forte vero e proprio non resta praticamente nulla; sono ancora ben visibili le postazioni degli 8 cannoni posti sulla sommità del forte stesso con indicati gli angoli per il puntamento e e riservette sottostanti. Il muro di cinta è pressoché sparito nella sua interezza eccezion fatta per il portale d'ingresso, parzialmente visibile (tranne il ponte levatoio, non più presente) mentre in discrete condizioni sono ancora la polveriera ed i locali spolettamento, posti al termine della strada militare.

Della stazione terminale della teleferica militare rimane ben poco e tutto ciò che resta è ridotto a ruderi.

BibliografiaModifica

  • Dario Gariglio, Mauro Minola, Le fortezze delle Alpi Occidentali, vol.1, Edizioni L'Arciere, 1994, ISBN 88-86398-07-7
  • Marco Boglione, Le strade dei cannoni. In pace sui percorsi di guerra, Blu Edizioni, 2003, ISBN 88-87417-68-7

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica