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Forte Parona

Forte Parona, originariamente chiamato Werk Erzherzog Albrecht, è un forte austriaco di Verona, progettato dalla Genie Direction austriaca di Verona, e costruito tra il 1859 ed il 1860. Il forte è intitolato all'arciduca Albrecht, feldmaresciallo, comandante di una divisione nella guerra del 1849, sotto Radetzky, e infine comandante dell'armata d'Italia durante la terza guerra di indipendenza.

Indice

StrutturaModifica

 
Fotografia ottocentesca del forte Parona

All'inizio del 1859, il forte era già stato tracciato sul terreno e costruito in stile semipermanente: nel fosso il terrapieno era difeso da palizzate; il ridotto circolare era protetto da una copertura provvisoria, di travi lignee accostate e terra. Venne poi trasformata in opera permanente, con muri distaccati, caponiere e coperture casamattate.

Forte Parona era un grande forte a tracciato poligonale misto, con ridotto centrale. Il forte era situato poco a monte del ponte ferroviario, quasi a contatto con la riva destra dell'Adige. Faceva sistema con il Forte Chievo, a sud; tuttavia, per la notevole distanza dal corpo di piazza, era costituito come caposaldo autosufficiente. Integrato nella linea più avanzata del secondo campo trincerato, diverrà il cardine settentrionale del sistema. Le sue artiglierie potevano battere l'intero giro d'orizzonte (pianura, fiume, colli) con la medesima potenza di fuoco. La principale funzione del forte era di presidiare il ponte della ferrovia proveniente da Bolzano, e di battere d'infilata e di fianco la ferrovia al suo ingresso nello spazio della piazzaforte. Dominava la doppia grande ansa dell'Adige da Settimo di Pescantina a Chievo: era un tratto favorevole al passaggio del fiume per imprese offensive condotte sulla riva sinistra. Il nemico, anche se avesse superato l'Adige, era soggetto alle artiglierie del forte che battevano la riva opposta, i versanti collinari e la strada postale del Brennero, presa d'infilata e di rovescio su tutto il lungo rettilineo da Parona a Porta San Giorgio.

Il grande ridotto casamattato, a pianta circolare, deriva dalla torre cilindrica per artiglieria con cortile interno. In posizione perfettamente centrale nell'impianto del forte, il ridotto si eleva su un solo piano, con copertura terrapienata, in origine disposta per la difesa di fanteria. Il piano terra, oltre a contenere i ricoveri per la numerosa guarnigione, e varie attività di servizio, era predisposto per la difesa. La corona esterna settentrionale del ridotto era ordinata per le artiglierie in casamatta, mentre nella corona opposta era prevista solo la difesa dei fucilieri; due delle cannoniere battevano d'infilata le poterne opposte, sul diametro. Nel cortile del ridotto, a segmento di cerchio, al centro era collocato il pozzo per la riserva d'acqua; un pozzo era all'interno del ridotto; altri due pozzi erano accessibili negli angoli opposti del piazzale, in nicchie casamattate protette sotto il terrapieno.

Sul poligono d'impianto ottagonale era modellata l'opera principale da combattimento: il terrapieno, le traverse casamattate, e le postazioni a cielo aperto per le artiglierie da fortezza. La scarpata esterna del terrapieno scendeva fino al livello del fosso asciutto perimetrale. Due poterne con annesse polveriere, mettevano in comunicazione il piazzale interno del forte con il cammino di ronda lungo il muro, ordinato per fucileria, e con le quattro caponiere.

All'esterno, completavano l'opera la controscarpa a pendenza naturale, rivestita dal muro aderente solo in corrispondenza delle caponiere.

IngressoModifica

La strada di accesso raggiungeva il forte sul fronte orientale, sdoppiandosi si dirigeva ai due portali, ai fianchi della caponiera. Transitati sui ponti levatoi, dal cortile di sicurezza fronteggiato da fuciliere, si accedeva alla poterna orientale, risalendo poi verso il piazzale interno. Il dispositivo di ingresso, combinato con la caponiera, è tra i più originali e studiati: la medesima poterna orientale svolgeva il duplice compito di comunicazione interna e di ingresso al forte.

ArmamentoModifica

  • 4 cannoni rigati da 12 cm a retrocarica
  • 24 cannoni di diverso calibro ad anima liscia

Riserve di munizioni: 45.000 kg di polveri

Presidio di guerraModifica

Presidio di emergenza: 400 uomini

Stato di conservazioneModifica

 
Ciò che rimane del forte, colpito duramente dall'esplosione della polveriera

Colpito da bombardamento aereo nel 1944, verso la fine della seconda guerra mondiale, saltarono in aria i depositi di esplosivi contenuti nel forte, riducendolo in completa rovina. Rimangono i resti del terrapieno e del fosso, completamente invasi dalla vegetazione.

BibliografiaModifica

  • AA. VV., Il Quadrilatero: nella storia militare, politica, economica e sociale dell'Italia risorgimentale, Verona, Comune di Verona, 1967, ISBN non esistente.
  • Guido Barbetta, Le mura e le fortificazioni di Verona, Verona, Vita veronese, 1970, ISBN non esistente.
  • Gino Beltramini, Le strade di Verona entro la cinta muraria, Verona, Vita veronese, 1983, ISBN non esistente.
  • Pierpaolo Brugnoli e Sandrini Arturo, L'architettura a Verona nell'età della Serenissima, Verona, Edizioni B.P.V., 1988, ISBN non esistente.
  • Pierpaolo Brugnoli e Sandrini Arturo, Architettura a Verona dal periodo napoleonico all'età contemporanea, Verona, Edizioni B.P.V., 1994, ISBN non esistente.
  • Margherita Marvulli, Verona. La città e le fortificazioni, Roma, 2005, ISBN 978-8824011112.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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