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La sezione di un elettromagnete: in giallo gli avvolgimenti, in azzurro il ferro, in rosso e verde i 2 poli e tra i due poli il traferro.

Un circuito magnetico è un circuito entro al quale si induce un campo magnetico per mezzo di opportuni avvolgimenti percorsi da corrente elettrica o per mezzo di uno o più magneti permanenti.[1]

Un tale circuito è solitamente realizzato con materiali ferromagnetici, e possono anche essere presenti delle piccole interruzioni, dette traferri. Le leggi che governano i circuiti magnetici sono del tutto simili a quelle dei circuiti elettrici, e sono sintetizzate nella legge di Hopkinson.

Indice

Legge di HopkinsonModifica

Un circuito magnetico è composto da materiale ferromagnetico con una parte avvolta da   avvolgimenti di filo conduttore percorso da corrente   stazionaria o almeno quasi-stazionaria. Le leggi che governano i circuiti magnetici derivano dalle equazioni di Maxwell, in particolare dalla seconda equazione e dalla legge di Ampère[1]: la circuitazione di   lungo qualsiasi linea chiusa   che concatena   volte il circuito percorso da corrente   è quindi uguale al prodotto  , a sua volta uguale alla forza magnetomotrice

 

Se la sezione   del conduttore è di molto minore del quadrato della lunghezza   del circuito, l'induzione   all'interno del materiale è con buona approssimazione parallela al circuito stesso. Perciò il flusso del campo magnetico (misurato nel SI in Wb) attraverso la sezione può essere scritto come

 

e l'integrale precedente come:

 

La quantità

 

viene chiamata riluttanza del circuito magnetico e si misura in H-1. La legge che lega le grandezze fisiche caratteristiche di un circuito magnetico è allora in regime di campo stazionario o quasi stazionario:

 

dove   è la tensione magnetica o forza magnetomotrice che ha le dimensioni di una corrente elettrica ma non corrisponde alla corrente che passa nell'induttore che genera il flusso, ma appunto al suo prodotto per il numero di avvolgimenti e perciò viene misurata nel Sistema Internazionale in Ampere-spire. Sono invece impropri, in quanto riferiti ad altre grandezze che non caratterizzano i circuiti magnetici, i termini potenziale magnetico e corrente magnetica, e perciò vanno assolutamente evitati.

Questa è detta legge di Hopkinson ed è equivalente alla legge di Ohm per i circuiti elettrici. Infatti la risoluzione di un circuito magnetico avviene nello stesso modo con cui si opera per i circuiti elettrici (leggi di Kirchhoff): ora però la forza magnetomotrice   sostituisce la forza elettromotrice  , la riluttanza  , la resistenza   e il flusso   la corrente  .

TraferroModifica

In un circuito magnetico un traferro è un'interruzione dell'anello di materiale ferromagnetico,[2] sufficientemente piccola da non determinare una dispersione eccessiva del flusso magnetico.[3] Ad esempio, in una calamita a ferro di cavallo il traferro è lo spazio che separa le due estremità magnetiche e che è percorso comunque dalle linee di flusso del campo magnetico.[4]

La sua presenza è indesiderata in alcuni componenti elettrici, come ad esempio i trasformatori (eccetto casi molto particolari) nei quali è tra le principali cause di perdite; mentre in altri casi è indispensabile per il funzionamento del componente stesso, come accade ad esempio per i motori elettrici, le dinamo, le testine dei registratori magnetici o quelle per la lettura degli hard disk.

In presenza di un traferro i campi presenti nel circuito magnetico rispettano le condizioni di raccordo:[5]

 

ovvero la componente normale di   alla superficie di separazione si conserva, mentre   viene moltiplicato di un fattore pari alla permeabilità magnetica relativa del materiale di cui è composto il circuito.

Se l'alimentazione della corrente viene successivamente eliminata, dalla quarta legge di Maxwell per i mezzi materiali   e si ricava che

 

ovvero che il vettore intensità magnetica   cambia verso nel passaggio dal materiale ferromagnetico all'aria (i pedici r e 0 qui adottati fanno riferimento rispettivamente al materiale e all'aria).

Inoltre, poiché  , si ricava che nel nucleo   e   sono concordi.

NoteModifica

  1. ^ a b Mencuccini, Silvestrini, pag. 332
  2. ^ Immagine esplicativa (GIF), su leradiodisophie.it. URL consultato l'8 ottobre 2010.
  3. ^ traferro, su Dizionario online (tratto da: Grande Dizionario Italiano di Gabrielli Aldo), Hoepli.it. URL consultato l'8 ottobre 2010.
  4. ^ (EN) Magnetic Field Characteristics, NDE/NDT Resource Center. URL consultato l'8 ottobre 2010.
  5. ^ Mencuccini, Silvestrini, pag. 314

BibliografiaModifica

  • Corrado Mencuccini e Vittorio Silvestrini, Fisica II, Napoli, Liguori Editore, 2010, ISBN 978-88-207-1633-2.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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