Frāda è il nome che ci è stato tramandato dalle fonti epigrafiche achemenidi rinvenute a Bīsotūn, di un usurpatore della Margiana,[1] che insorse nel 522-521, contestando la legittimità del potere imperiale di Dario I.

Sembra tuttavia che il vero nome fosse Gaumāta e che fosse un fedele dello Zoroastrismo, fede cui aderivano la classe dominante persiana e la stessa famiglia imperiale achemenide.

Proclamò infatti di essere un figlio di Cambise II, che già aveva disposto l'uccisione di un altro pretendente, Smerdi (Bardiya), fratello dello stesso Frāda/Gaumāta, morendo però prima che l'azione fosse portata a compimento.

Lo Shāhanshāh Dario I incaricò il suo satrapo della Bactriana, Dādarshi, di stroncare la rivolta: compito che fu assolto con feroce fermezza, provocando un gran numero di morti (oltre 55 000) e di prigionieri (poco meno di 7 000) tra gli insorti e lo spopolamento di Merv, capitale della Margiana che i seguaci di Frāda avevano scelto come loro roccaforte.

NoteModifica

  1. ^ Satrapia che si riferisce alla regione ricchissima di Merv (attuale Turkmenistan).

BibliografiaModifica

  • (EN) Lemma «Frāda» (Muhammad A. Dandamayev), su: Encyclopedia Iranica, vol. X, Fasc. 2, pp. 122-123. [1]
  • (DE) R. Borger, “Die Chronolgie des Darius-Denkmals am Behistun-Felsen”, Nachrichten der Akademie der Wissenschaften in Göttingen, 3, 1982, pp. 118-24.

Voci correlateModifica

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