François Fontan

politico e linguista francese

François Fontan in occitano Francés Fontan (Parigi, 7 febbraio 1929Cuneo, 19 dicembre 1979) è stato un politico, linguista e intellettuale francese, fondatore del PNO (Parti Nationaliste Occitan, oggi Parti de la Nation Occitane) in Francia, e del MAO (Movimento Autonomista Occitano) in Italia.

BiografiaModifica

François Fontan nacque a Parigi nel 1929 in una famiglia d'origine guascone. La casa di famiglia si trova nel villaggio di Roquefort-sur-Garonne ad Ovest della città di Muret, nel dipartimento dell'Alta Garonna della regione Midi-Pirenei. Suo padre, Fernand, lavorava come ferroviere, il che permise a François di viaggiare frequentemente. Sua madre, Louise, nata "Cours d'Entras", era discendente di una famiglia nobile guascone decaduta.

Frequentò l'école des Langues Orientales di Parigi e l'"Institut d'études politiques" di Tolosa senza conseguire la laurea. Nato in una famiglia monarchica s'impegnò politicamente per la prima volta nel "Mouvement Socialiste Monarchiste" a quindici anni, ma abbandonò presto il monarchismo per aderire a idee anarchiche. Passò in seguito al trotskismo nel gruppo Socialisme ou Barbarie. Si trasferì a Nizza dove aveva dei parenti, e frequentò in un primo tempo il Partito Comunista Francese (PCF); ma in disaccordo con lo stalinismo scelse poi di aderire alla "Deuxième Gauche", una delle formazioni che in seguito avrebbe fondato ll Partito Socialista Unificato (PSU). Nella primavera del 1959 fondò il PNO (Parti Nationaliste Occitan) sempre a Nizza, dove rimase finché fu processato per aiuti all'FLN algerino durante la guerra d'Algeria. In seguito a ciò fuggì nelle Valli occitane in Italia e si stabilì a Frassino in Valle Varaita (CN). Dopo aver trascorso due anni per studiare e stabilire la frontiera linguistica tra l'occitano e il piemontese, fondò nel 1967 il MAO (Movimento Autonomista Occitano). A partire dal 1962 iniziò una corrispondenza con il professor Guy Héraud [1]. Da Frassino diresse il PNO fino alla morte, che lo colse nel 1979 a Cuneo, all'età di cinquant'anni, in seguito a un ictus[2].

L'ortografia fontanianaModifica

Fontan elaborò una proposta di lingua standardizzata per l'occitano, la cosiddetta ortografia fontaniana[3][4] Essa però ebbe scarso seguito, ancora più scarso dopo la sua morte, anche all'interno dei partiti PNO e MAO da lui fondati, che del resto lasciano liberi gli aderenti di scegliere l'ortografia che preferiscono. Due ragioni del suo insuccesso furono da un lato l'imposizione di una pronuncia e una grammatica unificate per una lingua (o un gruppo di lingue correlate, secondo pareri soggettivi) tanto frazionata come l'occitano; e dall'altro lato, per aderire ad un rigoroso principio fonetico, l'impiego in tale ortografia di soluzioni grafiche estranee alle lingue neolatine[5].

Il pensiero politico etnista e occitanistaModifica

L'elaborazione del pensiero di Fontan fu il frutto di una ricerca scientifica. Sono principalmente tre le correnti di pensiero che lo condussero alla fondazione del PNO: inizialmente la critica di Wilhelm Reich, in seguito quella di Karl Marx, e infine la critica all'imperialismo. La maggior parte del suo pensiero fu registrata nei suoi scritti verso l'inizio degli anni cinquanta, già 8-10 anni prima della creazione del PNO. Si trattava di una riflessione sulla decolonizzazione del Vietnam, del Marocco, della Tunisia, e soprattutto dell'Algeria, che gli servì da quadro politico concreto. La scoperta della sociologia marxista e lo studio della psicoanalisi, in particolare il lavoro di Wilhelm Reich, lo portarono all'etnismo e al nazionalismo di sinistra in generale, e all'occitanismo in particolare.

Sia Marx che Reich gli fecero comprendere la profonda alienazione dell'umanità; e lo studio della questione nazionale nel mondo lo portò al nazionalismo occitano.

La maggior parte delle sue idee si sviluppò quando il professor Pèire Bec, di Cazères (Alta Garonna, Midi-Pirenei), gli fece scoprire l'esistenza della lingua occitana. Per Fontan, quindi, se esiste un linguaggio specifico di un territorio, questo territorio è una nazione che si deve liberare. Egli sostenne che nel mondo si dovessero creare nuovi confini, che unissero ogni popolo separato all'interno di un solo Stato. Specialmente in Africa i confini sono stati creati da amministratori europei, e non corrispondono per nulla ai vari popoli che vi abitano. Ad esempio, secondo i seguaci di Fontan, la creazione di nuovi confini etnico-linguistici avrebbe potuto evitare massacri come quello del Ruanda nel 1994 tra Tutsi e Hutu.

Oggi i principali continuatori del pensiero di François Fontan sono i membri dei partiti da lui stesso fondati: il PNO ("Parti Nationaliste Occitan", oggi "Parti de la Nation Occitane") in Francia, e il MAO ("Movimento Autonomista Occitano") in Italia. Un noto sostenitore di queste idee è l'artista francese di fama internazionale Ben Vautier.

OpereModifica

  • Ethnisme, vers un nationalisme humaniste, 1961[6]
  • La nation occitane, ses frontières, ses régions, 1969
  • Orientation politique du nationalisme occitan, 1970
  • Nationalisme révolutionnaire, religion marxiste et voie scientifique du progrès, 1972
  • Nationalisme, fédéralisme, internationalisme, 1976
  • La Clef, 1998 (postumo)

NoteModifica

  1. ^ Corrispondenza consultabile sul sito del PNO, che ha pubblicato due documenti importanti: Qu'est-ce que l'ethnisme et L'Europe des Ethnies, su p-n-o.org. URL consultato l'11 settembre 2013 (archiviato dall'url originale il 14 ottobre 2013).
  2. ^ P. Maclouf, "'A un anno dalla morte di François Fontan: Ma lo sai popolo mio che cosa hai perduto?", in Valados Usitanos, n. 7 settembre-dicembre 1980, pp. 64-68
  3. ^

    «Gli inconvenienti di questa grafia [la grafia classica dell'I.E.O., n.d.r.] saltano agli occhi: primo, come tutte le ortografie etimologiche, una inadeguatezza fondamentale nei confronti di tutto ciò che deve essere la scrittura. La scrittura, per tutti i linguisti che non vogliono mettere una filosofia idealista al posto della lingua, è la riproduzione più fedele della parola, più fedele possibile naturalmente. È evidente che tutte le grafie etimologiche (che finirebbero al limite ad arrivare all'ideogramma) creano enormi difficoltà alle persone che devono apprenderle, difficoltà che non servono assolutamente a niente.»

    F. Fontan, "La lingua occitana nella lotta per la liberazione nazionale dell'Occitania", in Ousitanio vivo, n. 2 febbraio 1981, p. 3
  4. ^

    «È evidente che nessuno [...] incomincerà a parlare seriamente l'occitano come lingua di uso costante fino a che questo è a livello di patois, cioè un caos di dialetti inquinati dal francese. [...] Noi proponiamo dunque una lingua totalmente unificata, con una ortografia fonetica. Non si chiede, naturalmente, di adottare l'alfabeto fonetico internazionale, il che sarebbe una difficoltà supplementare [...]. Dobbiamo, per quanto possibile, utilizzare l'alfabeto latino corrente e ci sono più lettere nell'alfabeto latino di quante non ne abbiamo bisogno per l'occitano, per trascrivere unicamente i suoni significativi della lingua (ogni lettera corrisponde ad un suono) e non tutte le sfumature che possono rappresentare.»

    Ibidem
  5. ^ Per es. l'uso della K per c dura; della G per g dura anche davanti ad e, i; della Q per n velare come in "banco" o in "stanga"; della Y per u francese, ecc.
  6. ^ D. Anghilante, 2020

BibliografiaModifica

  • Diego Anghilante, Per una rilettura critica di "Etnismo" di François Fontan; in: "Lou temp nouvel. Quaderno di studi occitani alpini", no. 69, Novembre 2020, Venasca (CN), Associazione Lou Soulestrei, pp. 12-26

Collegamenti esterniModifica

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