Francesco Beccio

giurista e diplomatico italiano (1519-1593)

Francesco Beccio, latinizzato come Franciscus Becius (Occimiano, febbraio 1519Casale Monferrato, 1593 circa), è stato un giurista, politico e diplomatico italiano del XVI secolo.[1] Oltre che autore di varie opere giuridiche fu poeta.[2]

Consilia, vol. II, 1610

BiografiaModifica

Nacque nel 1519 a Occimiano in Piemonte da un'antica famiglia del Monferrato fedele alla dinastia dei Paleologi e che aveva ricevuto vari incarichi politici.[1] Il padre Giovanni Antonio Beccio morì quando Francesco era tredicenne. Dopo essersi laureato in legge entrò al servizio della marchesa Margherita Paleologa, reggente del Monferrato, che gli affidò vari incarichi e missioni diplomatiche: podestà di Vercelli nel 1552, vicario di Casale nel 1554, inviato dei Gonzaga a Parigi nel 1559 per trattare la Pace di Cateau-Cambrésis.[1] A Casale fece inoltre da paciere, favorendo la riconciliazione delle due opposte fazioni che sostenevano l'una Emanuele Filiberto di Savoia e l'altra la famiglia Gonzaga e che spaccavano la cittadinanza.[1]

Nel 1566, con la morte di Margherita, entrò a servizio del figlio Guglielmo Gonzaga e fu fatto senatore di Casale.[1] Svolse un'ulteriore missione diplomatica presso Emanuele Filiberto di Savoia nel 1570. Ma nel 1579 cadde in disgrazia: accusato di tradimento, venne incarcerato e torturato, uscendo di prigione solo due anni dopo, nel 1581, grazie all'interessamento del cardinale Federico Borromeo e dell'imperatrice Maria di Spagna.[1] Trasferitosi a Milano, poté fare ritorno a Casale solo nel 1587 alla morte del duca Guglielmo, venendo reintegrato dal suo successore Vincenzo I.[1]

Si dedicò anche alla poesia, come membro dell'Accademia degli Illustrati di Casale.[3]

Dalla moglie Caterina Ponzia (morta a Milano nel 1586) ebbe il figlio Flaminio, anch'egli poeta.[2] Morì a Casale intorno al 1593.[1]

OpereModifica

  • (LA) Consilia, vol. 1, Venezia, 1575.
  • (LA) Consilia, vol. 2, Venezia, Giovanni Guerigli, & Giovanni Antonio Finati, 1610.

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h DBI.
  2. ^ a b Gaspare de Gregori, Istoria della vercellese letteratura ed arti, vol. 2, 1820, p. 81-.
  3. ^ Angela Nuovo e Chris Coppens, I Giolito e la stampa: nell'Italia del XVI secolo, Librairie Droz, 2005, p. 335, ISBN 978-2-600-01001-6.

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