Francesco Giunta

politico italiano
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Francesco Giunta (San Piero a Sieve, 21 marzo 1887Roma, 8 giugno 1971) è stato un politico italiano, esponente di primo piano del fascismo di confine. Fu segretario nazionale del Partito Nazionale Fascista dal 13 ottobre del 1923 al 23 aprile del 1924.

Francesco Giunta
Francesco Giunta 35.jpg

Governatore della Dalmazia
Durata mandato14 febbraio 1943 –
10 settembre 1943
PredecessoreGiuseppe Bastianini
Successorecarica abolita

Segretario del Partito Nazionale Fascista
Durata mandato13 ottobre 1923 –
23 aprile 1924
PredecessoreNicola Sansanelli
SuccessoreAlessandro Melchiori

Sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri
Durata mandato21 dicembre 1927 –
20 luglio 1932
PredecessoreGiacomo Suardo
SuccessoreEdmondo Rossoni

Deputato del Regno d'Italia
Durata mandato11 giugno 1921 –
25 luglio 1943
LegislaturaXXVI, XXVII, XXVIII, XXIX, XXX
Gruppo
parlamentare
Corporazione della previdenza e del credito
CircoscrizioneTrieste, C.U.N.
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politicoFasci Italiani di Combattimento
(1920-1921)
Partito Nazionale Fascista
(1921-1943)
Partito Fascista Repubblicano
(1943-1945)
Titolo di studioLaurea in giurisprudenza
Professioneavvocato

«Sono stato fascista e uno squadrista convinto. Non lo rinnego. Io ho creduto di servire il mio paese e l'ho fatto con il massimo disinteresse. Si è detto che sono stato fazioso. Anche Gesù Cristo è stato fazioso per i farisei. Ma io l'ho fatto per la mia fede e non l'ho mai rinnegato.»

(Francesco Giunta nel 1950[1][2].)

BiografiaModifica

Laureato in giurisprudenza, avvocato e giornalista, in gioventù fu interventista. Dopo la prima guerra mondiale, che combatté come capitano di cavalleria, sposò la marchesa Zenaide Del Gallo di Roccagiovine, pronipote di Napoleone Bonaparte. Segretario della sezione di Firenze dell'Associazione Nazionale Combattenti, all'indomani del Natale di Sangue, al 1º congresso regionale dei fasci di combattimento giuliani fu accusato di aver tradito la causa fiumana: di aver convenuto un arresto troppo puntuale e di lusso che però lo aveva tenuto lontano dal campo dell’onore. Alla fine s’era chiarito che lo champagne bevuto durante la custodia nella notte del Natale di sangue era stato offerto al dirigente toscano dalle autorità e perciò fu dovuto accettare (ACS, ministero interno, direzione affari generali e riservati, 1921, FdC TS, b.112, 08.02.1921, Mosconi a Salata).

Squadrista antemarciaModifica

Si iscrisse al movimento di Benito Mussolini, a Milano, nel maggio 1920 e fu inviato come Segretario del Fascio a Trieste. Come giornalista, fu direttore del Popolo di Trieste dal 1920 al 1923.

Incendio del Narodni domModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Narodni dom e Incidenti di Spalato.

Il 13 luglio 1920, a Trieste, il Fascio Triestino di Combattimento convocò una manifestazione in Piazza dell'Unità, invitando la popolazione a « [...] reagire contro i fatti di Spalato».[3] Durante il comizio di Giunta, venne accoltellato, in circostanze mai chiarite, il diciassettenne cuoco del vicino albergo Bonavia.[4] Appena si sparse la notizia della morte del cuoco, qualcuno dal palco annunciò che un "ex combattente" era stato accoltellato da uno slavo[5]: tre squadre di Camicie nere, armate di taniche di benzina, si diressero verso il Narodni Dom, sede delle principali associazioni politiche, culturali ed economiche slovene e croate di Trieste.[6] Durante il tragitto, i manifestanti devastarono diversi negozi gestiti da sloveni, alcune sedi di organizzazioni slave e socialiste, la sede del consolato jugoslavo di via Mazzini e gli studi di diversi professionisti, tra cui quello dell'avvocato Josip Vilfan, uno dei principali leader politici sloveni di Trieste.[7] Quando i manifestanti giunsero davanti al Narodni Dom, circondato da alcune centinaia di militari dell'esercito, dal secondo piano vennero gettate due bombe a mano. Ci furono alcuni feriti, tra cui il tenente in licenza Luigi Casciana, che morì la settimana successiva. I militari a quel punto cominciarono a sparare verso l'edificio, lasciando via libera agli squadristi, che penetrarono nell'edificio e appiccarono il fuoco.[8] La ricostruzione della dinamica della sparatoria tuttavia è tuttora controversa.[9][10] Per sfuggire alle fiamme, il farmacista lubianese Hugo Roblek, ospite dell'Hotel Balkan (una delle strutture ospitate all'interno dell'edificio), si gettò da una finestra e perse la vita.[6]

Renzo De Felice definì l'incendio del Balkan « [...] il vero battesimo dello squadrismo organizzato».[11]

L'anno successivo, durante il comizio inaugurale della sua campagna elettorale per le elezioni politiche, Giunta si espresse in questi termini: «Per me il programma (elettorale) comincia con l'incendio del Balkan»[12].

Segretario del PNF e altre caricheModifica

Nelle elezioni politiche del 1921 fu uno dei primi deputati del PNF eletti alla Camera. Nell'ottobre 1922 guidò i fascisti della Venezia Giulia durante la Marcia su Roma. Fu deputato dal 1921 al 1939 e vice presidente della Camera negli anni venti. Membro del Gran Consiglio del Fascismo dal 1923 al 1928, fu segretario del PNF dall'ottobre 1923 all'aprile 1924.

Fu Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dal 1927 al 1932; in tale veste, nel 1929, fu uno degli autori del Concordato fra lo Stato Italiano e la Chiesa. Per la sua schiettezza verso Mussolini, di cui era grande amico, nel 1932 si ritirò dalla politica e si stabilì a Trieste per alcuni anni. Fu comunque riconfermato alla Camera nel 1934. Dal 1939 fu consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni[13].

Si occupò anche di cinematografia quando nella seconda metà degli anni trenta il regime volle rilanciare la produzione italiana. Nel 1936 la "Roma Film" da lui fondata e diretta riscosse un grande successo con Lo squadrone bianco. pellicola celebrativa del colonialismo, che vinse la coppa Mussolini quale miglior film italiano presentato alla Mostra del cinema di Venezia. Minore fortuna ebbe nel 1939 Terra di nessuno, pellicola tratta da due novelle pirandelliane.

Ricoprì varie altre cariche tra le quali quelle di Presidente della Consulta Araldica (1924-1932), Presidente dei Cantieri Riuniti dell'Adriatico (1932). Ricevette numerosi titoli e onorificenze dal Papa, dal Re e da Capi di Stato stranieri, tra i quali: Nobile dell'Ordine Piano, Conte di Fiume, Cavaliere di Malta.

Governatore della DalmaziaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Governatorato della Dalmazia.

L'11 febbraio 1943 venne nominato Governatore della Dalmazia in sostituzione di Giuseppe Bastianini[14], nel periodo in cui si inasprì la guerra partigiana in Jugoslavia e la conseguente repressione italiana[15].

Ruolo nella RSIModifica

Dopo l'armistizio, aderì alla Repubblica Sociale Italiana con incarichi nell'Ufficio Propaganda.

Il secondo dopoguerraModifica

Al termine della seconda guerra mondiale la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia lo accusò di essere un criminale di guerra e, tramite la Commissione alleata (in data 24 gennaio e 14 ottobre 1946), ne richiese invano all'Italia l'estradizione.

Nel 1952 il figlio, Alessandro Giunta, ha sposato la nipote di Mussolini, Raimonda Ciano di Cortellazzo, figlia di Galeazzo Ciano e di Edda Mussolini.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
  Croce di Guerra al Valor Militare
  Croce al merito di guerra
  Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
  Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
  Medaglia commemorativa italiana della vittoria
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano
«Sottosegretario alla Presidenza

del Consiglio dei Ministri»
— 1929

  Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta
— 27 novembre 1928

FontiModifica

NoteModifica

  1. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, 2003, Mondadori, p. 227
  2. ^ Antonio Pannullo, Storia di Francesco Giunta, fascista ante-Mussolini: da Fiume alla Rsi, in Il Secolo d'Italia, 8 giugno 2015.
  3. ^ M. Pahor, 90 anni fa i fascisti incendiarono a Trieste la Narodni dom, in "Patria indipendente" VII (2010), pag. 29-34.
  4. ^ Nel 1924 il Prefetto Mosconi parlerà de « […] l'uccisione di un cittadino in un comizio di protesta, ritenuta (sic) opera di uno slavo» (Antonio Mosconi, I primi anni di governo italiano nella Venezia Giulia, Bologna- Trieste, Lib. Cappelli Editore, 1924, p. 22). Secondo lo storico Attilio Tamaro, irredentista, volontario di guerra, e successivamente diplomatico durante il ventennio fascista, « [...] mentre si svolgeva l'imponente comizio e Francesco Giunta, segretario del fascio, parlava, uno slavo uccise un fascista, che s'era intromesso per salvare un ufficiale da quello aggredito.» (A. Tamaro, Venti anni di storia, Roma, Editrice Tiber, 1953, p. 79). Secondo lo storico antifascista C. Schiffrer « [...] in realtà il disgraziato giovane (il cuoco pugnalato) si trovava lì per caso e quando fu colpito [...], secondo le cronache giornalistiche, esclamò: "io non c'entro!". La verità è che a Giunta occorreva la "scintilla", occorreva un morto, ed i suoi provvidero.» Citato in Elio Apih, Italia, Fascismo ed Antifascismo nella Venezia Giulia (1918-1943), Bari, Editori Laterza, 1966, p. 124).
  5. ^ Notizia tratta dalle cronache sul giornale triestino Il Piccolo, raccolte da Sergio Siccardi in La falsa verità sul Ten. Luigi Casciana, Fondazione Rustia-Traine, Trieste 2010.
  6. ^ a b Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009.
  7. ^ M. Pahor, op. cit.
  8. ^ Elio Apih, Italia, Fascismo ed Antifascismo nella Venezia Giulia (1918-1943), op. cit., pp. 121 e segg.
  9. ^ Secondo la stampa dell'epoca, il rapido propagarsi dell'incendio, con numerosi scoppi, sarebbe stato favorito dal fatto che gli slavi avrebbero celato all'interno dell'Hotel Balkan un arsenale di esplosivi ed armi. Si vedano le cronache sul giornale triestino Il Piccolo, raccolte da Sergio Siccardi in La falsa verità sul Ten. Luigi Casciana, Fondazione Rustia-Traine, Trieste 2010. Scrive invece C. Schiffrer: «Alcuni anni più tardi [...] uno dei peggiori caporioni del fascismo triestino si vantò di aver fissato lui stesso, quella mattina, una camera all'albergo, di avervi trasportato valigie contenenti bombe, recipienti di benzina ed altro materiale incendiario, e di aver compiuto lui gli atti di provocazione.» Citato in Elio Apih, Italia, Fascismo ed Antifascismo nella Venezia Giulia (1918-1943), op. cit., p. 124
  10. ^ Si veda anche, per una ricostruzione più dettagliata, L'incendio del Narodni Dom a Trieste di M. Kacin Wohinz, in Vivere al confine. Sloveni e italiani negli anni 1918-1941, Gorizia, GMD, 2005, pp. 79 e segg.
  11. ^ R. De Felice, Mussolini il rivoluzionario. 1883-1920, Einaudi, 1965, p. 624
  12. ^ C. Silvestri, Dalla redenzione al fascismo. Trieste 1918-1922, Dl Bianco ed., 1966, p. 105
  13. ^ Francesco Giunta: XXX Legislatura del Regno d'Italia. Camera dei fasci e delle corporazioni / Deputati / Camera dei deputati - Portale storico
  14. ^ Regio Decreto dell'11 febbraio 1943, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n° 67 del 23 marzo 1943
  15. ^ Jozo Tomasevich, War and revolution in Yugoslavia, 1941-1945, 2001, pp. 136-7

Voci correlateModifica

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