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Francesco Leone
FrancescoLeone.jpg

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature III legislatura
Circoscrizione Torino - Novara - Vercelli
Incarichi parlamentari
  • Componente della 7a Commissione (Difesa) dal 1º luglio 1959 al 15 maggio 1963
  • Componente della 14a Commissione (Igiene e Sanità Pubblica) dal 12 giugno 1958 al 30 giugno 1959
Sito istituzionale

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature Senatore di diritto, membro Assemblea costituente
Incarichi parlamentari
  • Componente della 4a Commissione permanente (Difesa) dal 17 giugno 1948 al 24 giugno 1953

Deputato dell'Assemblea Costituente
Gruppo
parlamentare
Comunista
Collegio I (Torino)

Dati generali
Partito politico Partito Comunista Italiano
Titolo di studio Perito industriale
Professione Funzionario di partito

Francesco Leone (Vargem Grande do Sul, 13 marzo 1900[1]Vercelli, 23 maggio 1984) è stato un politico, sindacalista e antifascista italiano, uno dei capi degli Arditi del Popolo operanti a Novara e Vercelli. Fu eletto deputato, senatore e membro dell'Assemblea Costituente per il Partito Comunista Italiano.

Fu anche militante delle Guardie Rosse, comandante partigiano, sindacalista nel settore risiero e fra i promotori della "centuria Gastone Sozzi"[2] aggregata al V Reggimento, conosciuto anche come il "Reggimento di ferro", organizzato da Vittorio Vidali a difesa della repubblica nella guerra di Spagna.

Note biograficheModifica

I genitori Antonio e Caterina Molino erano braccianti provenienti da Asigliano Vercellese. Nel periodo attorno agli anni ottanta dell'Ottocento, vi erano inverni climaticamente assai duri nel Vercellese e nelle zone limitrofe, malsane per l'umidità e nebbia gelata e stagnante per la presenza dell'acquitrino dovuto alla coltivazione del riso durante l'inverno ed altrettanto malsane per le zanzare durante il periodo caldo. In zona stazionavano agenti per l'emigrazione per reclutare braccia soprattutto per il Brasile, nel periodo considerato vi fu quindi una forte emigrazione verso il paese sudamericano. La famiglia, dopo essere emigrata, tornò in Italia e Francesco Leone riuscì a portare a compimento gli studi presso la scuola tecnica di Vercelli e presso quella professionale di Biella, pur nella sostanziale povertà in cui visse la famiglia.

Nel 1916 aderì ai giovani socialisti ed al relativo fascio locale, portando avanti posizioni antimilitariste.

L'anno successivo, a causa del ritrovamento alla Camera del Lavoro di volantini ritenuti sediziosi, fu arrestato assieme ad altri compagni con l'accusa di "voler perseguire la mutazione violenta della costituzione dello Stato": una massiccia protesta del proletariato locale e limitrofo obbligò le autorità alla scarcerazione degli inquisiti[senza fonte].

Essendo di leva 1900, dal 20 aprile del 1918 al 1º marzo del 1919 prestò servizio militare presso il 33º Reggimento Fanteria a Cuneo[da controllare: a Cuneo c'era l'8°, il 33° era a Livorno].

Ritornato alla politica attiva, partecipò agli scioperi e alle manifestazioni di appoggio al proletariato rivoluzionario russo ed ungherese e fu coinvolto negli scontri con i cavalleggeri; in una di tali occasioni conosce Paolo Robotti con cui proseguì la lunghissima militanza prima nel Partito Comunista d'Italia e poi nel Partito Comunista Italiano, fino ad essere inserito - dopo la morte dell'altro - nella lista dei padri costituenti, facenti capo al gruppo comunista.

Il primo periodo di lotta antifascistaModifica

Leone si schiera immediatamente all'interno del partito socialista con l'ala ordinovista, grazie anche alla sua amicizia e frequentazione con Paolo Robotti.

Nel 1920 si tiene lo sciopero più lungo, 51 giorni, del settore risiero, e sempre con Robotti è fra gli organizzatori ed agitatori, assumendo l'aspetto di un rivoluzionario di professione. In base a questa esperienza, alla quasi contemporanea occupazione delle fabbriche, ai fermenti a livello nazionale con le rivolte militari in cui i militari solidarizzano con la popolazione, alla controversa seppur ricca di spinte innovativo-rivoluzionarie impresa di Fiume, alla situazione internazionale con la Rivoluzione di Ottobre, si forma la convinzione in Leone[senza fonte] che sia possibile indirizzare lo stato insurrezionale verso una rivoluzione socialista.

È comunque incerto sulla necessità di scissioni minoritarie a sinistra nel partito socialista e non partecipa quindi alla votazione al Congresso di Livorno, in perfetto accordo con le critiche di Lenin per la scissione in un momento non consono, ovvero l'inizio del deflusso della marea rivoluzionaria proletaria e il pericolo fascista.

Ai primi di febbraio del 1921 entra comunque nella Federazione Giovanile Comunista Italiana e sulla "Risaia" è redattore per l'ultima volta della rubrica "Uomini e cose" (con lo pseudonimo di "Don Biagio Bolscevico"), ormai in dura polemica con gli esponenti del partito socialista.

È questo il periodo della lotta antifascista degli Arditi del Popolo, assieme ad anarchici[3] (e comunisti) e ad ex combattenti della prima guerra mondiale. Negli Arditi del Popolo convergono le formazioni di difesa proletaria Figli di nessuno, presenti a Genova e Vercelli e di ideologia anarchica; è il momento in cui il Partito Comunista d'Italia rifiuta, in contrasto con l'Internazionale Comunista, di far convergere le squadre comuniste di autodifesa negli Arditi del Popolo, problema che Leone affronta diffusamente nella sua intervista allo storico Cesare Birmani. Gli scontri con i fascisti nel Triangolo Rosso (Genova, Torino, Vercelli) sono durissimi, con morti da entrambe le parti.

Nel 1922 viene arrestato per una sparatoria avvenuta nei pressi di Vercelli contro il treno Trieste-Bordeaux; in effetti coinvolto e/o responsabile della sparatoria era un gruppo di anarchici, ma Leone viene tenuto in carcere per un mese. Nel contempo inizia una intensa attività giornalistica, avendo fatto tesoro dell'esperienza precedente presso il giornale socialista La risaia; collabora con il "Bolscevico", organo della Federazione comunista provinciale di Novara, occupandosi de "I dialoghi della settimana", usa diversi pseudonimi quali "Bicciolano Strafottente" (Bicciolano è la maschera del Carnevale di Vercelli ed anche un dolce tipico del luogo), oppure "L'occhio di Mosca nella ditta Aclastite".[4] Nel maggio del 1922 viene processato per frasi dette in un comizio relativo al 1º maggio, e nello stesso periodo partecipa agli scontri con i fascisti, che avevano occupato il comune di Novara, nel suo ruolo di caposquadra degli Arditi del Popolo.

Il periodo della lotta clandestinaModifica

Condannato a 8 mesi di carcere, espatria clandestinamente, ma ritorna fruendo di un'amnistia nel 1923, riprendendo per quanto è possibile, visto il periodo, la "regolare" attività di militante nel Partito Comunista d'Italia; la sua casa viene però perquisita e, essendo stato trovato materiale sovversivo, deve riparare ancora all'estero.

Dalla Francia, rifugio preferito per vicinanza e relativa libertà di azione da tanti sovversivi, (fuoriusciti), nel 1925 viene mandato a Leningrado per poter aver addestramento militare presso l'accademia Tolmaceva, con addestramento specifico per commissario di reggimento, addestramento che gli verrà utilissimo quando andrà in Spagna con la centuria (o colonna) Gastone Sozzi.

Nel 1925 ritorna in Italia ed è segretario interregionale per Lombardia ed Emilia-Romagna; nel contempo partecipa al III Congresso del Partito Comunista d'Italia ed alla fase preparatoria Fu l'ultimo congresso con Antonio Gramsci libero, che presenterà dure critiche alla direzione precedente del partito, compreso la questione delle formazioni di difesa proletaria.

Di lì a breve Gramsci verrà incarcerato e il congresso avrà luogo a Lione nel gennaio successivo.

A Parigi Leone, nel 1926, oltre ad essere fra i dirigenti dei gruppi comunisti rifugiati, collabora all'"Humanità" e da note poliziesche risulta dirigere la "Riscossa" utilizzando lo pseudonimo "Marini", già utilizzato per il foglio il "Lavoratore Italiano".

Accusato di essere responsabile dell'uccisione di un fascista nel 1922 durante gli scontri di Novara, viene dichiarato dalla Corte d'appello di Torino, nel 1927, il non doversi procedere per insufficienza di prove. Quindi nel 1928 torna in Italia per il lavoro illegale di partito, ma viene trovato in possesso di pacchi di copie dello "Stato Operaio", stampato a Parigi, e con bozze di un articolo che aveva intenzione di scrivere per l'"Unità" clandestina.

Trascorre 15 mesi a San Vittore e a Regina Coeli e il Tribunale speciale lo condanna a 7 anni e 7 mesi di reclusione per vari capi di imputazione, compresa l'appartenenza al disciolto partito comunista.[5] Dopo le trasmigrazioni in diversi istituti di pena, spesso punito per comportamento contrario al regime carcerario, finalmente nel 1933 nel carcere di Civitavecchia viene raggiunto da un provvedimento di amnistia e ritorna a Vercelli.

Riesce ad espatriare in Brasile, dove era nato, ottenendo con facilità un passaporto e partecipa nel 1935 al tentativo insurrezionale di Luis Carlos Prestes, appoggiato e progettato dal Comintern. Il tentativo viene represso in modo sanguinoso dal dittatore Getúlio Vargas; Francesco Leone riesce di nuovo a riparare in Francia, dove riprende il lavoro di partito.

Il partito comunista un anno dopo lancia un appello alla riconciliazione verso i fascisti, che Leone sottoscrive, ma tale appello non sortisce esito: il fascismo è affermato ed ha ottenuto anche un certo appoggio popolare e l'ipotesi di Antonio Gramsci di cercare il proselitismo verso i fascisti in "buona fede" e coerenti con le istanze del "primo fascismo", se aveva un senso nel periodo degli anni venti, quando molti fascisti passarono, comprese frange militari ritenute fasciste, all'antifascismo militante, non può sortire effetti nel periodo in questione. Occorre rimarcare che l'intuizione di Gramsci fu osteggiata al tempo all'interno del partito comunista d'Italia stesso, contravvenendo alla tattica generale indicata dall'Internazionale per il teatro italiano.

Dopo diversi tentennamenti, il Comintern decide l'intervento nella guerra di Spagna, non fu solo a causa dell'antifascismo ma anche per impedire che comunisti di osservanza non moscovita, comunisti libertari e frange liberal socialiste come gli azionisti potessero prendere la direzione della difesa della repubblica che poteva sfociare in una nuova rivoluzione proletaria non controllabile da Stalin, inoltre anche forti frange di comunisti di osservanza moscovita andavano in Spagna per combattere i fascisti anche senza indicazioni del Comintern per cui la situazione doveva rientrare sotto il controllo di Stalin: le dure repressione da parte di frange comuniste ed agenti di Mosca verso i combattenti antifascisti non di osservanza moscovita nel seguito lo dimostreranno. Il livello tecnico organizzativo comunque delle truppe antifasciste sorrette dal Comintern è chiaramente superiore a quello delle altre forze antifasciste in campo ed una serie di vittorie nette sui franchisti ne son testimonianza.

Francesco Leone, commissario politico della centuria "Gastone Sozzi", antecedentemente partecipa anche alla sua strutturazione presso la caserma Karl Marx. La centuria è inquadrata nella "Libertad" del Partito socialista unificato catalano. Dopo i durissimi scontri sul fronte di Madrid la centuria viene disciolta e confluisce nella XII Brigata internazionale dove Leone dimostra le sue capacità di combattente e capo militare fino al suo ferimento, in modo grave, mentre guida un assalto durante la difesa di Madrid e viene quindi portato in un ospedale di Barcellona. Pur essendo capitano delle brigate internazionali ed inserito nello stato maggiore del battaglione Garibaldi inizia il suo scontro con gli emissari di Mosca, per cui viene allontanato ed è inviato a far conferenze presso gli studenti moscoviti durante la convalescenza passata a Mosca: è l'occasione per allontanarlo e viene definitivamente mandato in Francia.

A Parigi è redattore de "La voce degli italiani" e membro del segretariato centrale dell'Unione popolare italiana, di cui presiede il congresso dell'11 giugno 1938.

Nel contempo viene firmato il patto di non aggressione fra nazisti e sovietici e successivamente inizia il secondo conflitto mondiale. Leone viene arrestato e recluso per due anni a Vernet d'Ariège vicino ai Pirenei; dal campo di Vernet d'Ariège viene trasferito in quello di Les Milles, vicino a Aix-en-Provence (tale campo era stato fatto per i prigionieri che desideravano andare negli USA). Nel 1941 però Leone evade ed essendo stata invasa la Francia dalle truppe naziste prende contatto con la Resistenza, ma viene preso a Tolone dai collaborazionisti nel 1943 e consegnato ad agenti dell'OVRA; dopo essere stato sottoposto ad interrogatori dato che la questura di Vercelli lo aveva segnalato come comunista pericoloso ben conosciuto e propagandista preparato in URSS per la eversione, nonché già appartenente agli Arditi del Popolo ed alle Guardie Rosse, è ovvio sia inserito insertito nella lista dei sovversivi da arrestare nella "Rubrica di frontiera".

Verso la metà di agosto del 1943 viene ancora mandato nel carcere di Breil in attesa di giudizio da parte di tribunale militare, ma si sta avvicinando l'8 settembre del 1943 e dopo gli scioperi operai del marzo il fascismo mussoliniano è alle corde infatti viene rilasciato ed inizia la sua attività di comandante ed organizzatore nella Resistenza.

Il periodo della Resistenza ed il dopoguerraModifica

Immediatamente dopo il rilascio in concomitanza dell'8 settembre 1943 "Sandrelli" nome di battaglia assunto da Leone inizia a svolgere una intensa attività di organizzazione delle brigate d'assalto Garibaldi e nei ruoli di gestione dei comandi unificati dell'Italia del Nord in qualità di rappresentante del Partito Comunista Italiano, di cui le brigate d'assalto Garibaldi sono state emanazione pur combattendo nel suo interno, anche nei ruoli di massimo comando, elementi non del partito comunista quali Aldo Gastaldi ed Emilio Canzi, popolar-monarchico il primo, anarchico il secondo, ma l'organizzazione del partito comunista nel settore militare era tale da attirare personalità di spicco di ideologia diversa ma che trovavano nelle brigate Garibaldi la possibilità di combattere il fascismo efficacemente: il nome di Francesco Leone è riportato quindi tra i componenti del Comando generale del Corpo volontari della libertà.

Nell'inverno del 1943 diventa responsabile dell'attività militare del partito comunista per la zona piemontese e nella primavera del '44, essendo membro del locale triumvirato insurrezionale va in Toscana, dove è fra i promotori dell'insurrezione di Firenze e guida un gruppo di partigiani delle brigate d'assalto Garibaldi infiltratisi in città in stato di completa occupazione da parte delle truppe germaniche.

Di seguito passa a coordinare assieme a Giuseppe Massola[6] e Aldo Lampredi [7], in rappresentanza del Partito Comunista Italiano ed in qualità di ispettore generale delle brigate d'assalto Garibaldi il coordinamento in azione fra partigiani italiani e jugoslavi che si concretizzano in un documento firmato da tutte e due le parti in causa nell'aprile del 1944 a Chepovan (Chiapovano), Slovenia.

  • Da tutto ciò si deduce nettamente il ruolo di primo piano giocato da Leone nella Resistenza.

Lo ritroviamo viceresponsabile dell'attività di stampa e propaganda del partito a Roma, subito dopo la Liberazione. Nuovamente nell'agosto del 1945 può ritornare alla sua Vercelli come primo segretario della Federazione comunista locale, con incarico di riorganizzare il partito nel quadro postfascista. Tale ruolo lo ricoprirà nuovamente negli anni cinquanta, nel frattempo riprende la riorganizzazione del lavoro sindacale e di emancipazione nel settore del proletariato risiero che lui ben conosce.

  • In riferimento alle cariche di partito centralizzate è membro del comitato centrale del Pci dal 1946 al 1960 e nel V Congresso lancia ancora la proposta di unificazione fra i due più grandi partiti operai della sinistra, convinto dell'esigenza di un unico partito della classe operaia; convinzione che non lo abbandonerà neppure quando nel vercellese iniziano i primi tentativi di amministrazioni di centrosinistra.
  • A livello istituzionale statale è membro della Commissione Difesa nazionale e poi di quella per la Ricostruzione e fa parte della Consulta in qualità di rappresentante del partito comunista: viene quindi eletto all'Assemblea costituente e, nella prima legislatura della repubblica riceve la nomina di senatore di diritto con i costituenti che avevano scontato più di cinque anni per la loro attività antifascista per sentenza del Tribunale Speciale.

La sua indole di uomo d'azione ed agitatore non lo porta a lasciar tracce particolari nei lavori di discussione in sede di Costituente; di lui son ricordate solo due interrogazioni di un certo peso, una relativa alla formalizzazione di una sessione straordinaria di esami riservata a partigiani, reduci ed ex detenuti politici, l'altra relativa alla posizione dei militari reduci ed ex internati in Germania affetti da tubercolosi.

  • Di importanza è il lavoro di Leone nel settore del proletariato contadino, che si sta spostando verso la piccola proprietà in gestione propria, risiero nel particolare vercellese, in quel periodo la zona è sede di forti tensioni sociali che traspaiono anche dal film neorealista Riso amaro, per cui il partito gli dà incarichi organizzativi e di coordinamento a livello regionale, fonda e dirige dal 1949 al 1952 "Il Contadino Piemontese" diretto ai piccoli produttori agricoli di cui difende le rivendicazioni anche in parlamento con la parola d'ordine "controllo democratico dei monopoli".

Nel 1953 nella tornata elettorale per il senato viene sconfitto dal candidato democristiano e viene eletto alla Camera dei deputati nella terza legislatura per la circoscrizione Torino-Novara-Vercelli, superando in preferenze Palmiro Togliatti. Comunque si astiene dal partecipare alla campagna elettorale del 1963 presentando ufficialmente come motivazione la possibilità di ingresso di forze giovani e nuove nei ranghi di direzione del partito, anche se tempo prima aveva affermato che il rinnovamento del partito comunista non è questione anagrafica.

Leone chiude la sua vita politica nel 1970 con la sua presenza nel consiglio comunale di Vercelli, ivi presente per 24 anni con un esorbitante numero di preferenze, rimane membro del consiglio federale del partito. Leone non tralascia la sua passione per il giornalismo in senso lato e continua a collaborare con l'"Amico del popolo", periodico della Federazione provinciale fondato proprio da lui nel 1945, si firma "Asianotu" da Asigliano, che gli diede i natali.

Leone muore a Vercelli il 23 maggio 1984. Giancarlo Pajetta tiene l'orazione funebre.

BibliografiaModifica

Si vedano, in particolare, il nutrito* fascicolo personale in Archivio Centrale dello Stato (Acs), Casellario politico centrale e, sempre ad nomen, Ministero di Grazia e Giustizia, *Istituti di prevenzione e pena, "Detenuti politici", b. 9, f. 182;

  • Archivio di Stato di Vercelli (Asv),
  • Questura di Vercelli, "Sovversivi" e Fondazione Istituto Gramsci,
  • Archivio Pci, nonché Archivio di Stato di Biella (Asb),
  • Tribunale di Biella, Fascicoli penali, mazzo 735, "Peletto G. e altri".
  • Dati biografici in: Asv, Direzione didattica di Asigliano, mazzo 67; Asv, Regia scuola tecnica di Vercelli,* Registro generale dei voti trimestrali e degli esami;
  • si vedano anche i dati e contrassegni personali già conservati nell'Archivio della Sezione matricola del Distretto militare di Vercelli, nonché le voci
  • biografiche in: Franco Andreucci - Tommaso Detti (a cura di), Il movimento operaio italiano. *Dizionario biografico. 1853-1943, Roma, Editori Riuniti, 1977, vol. III, pp. 92–95, a cura di Gianni Isola;
  • Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, Milano, La Pietra, 1976, vol. III, p. 321.

Notizie sulla sua attività politica e la sua vicenda umana si trovano ad indicem in:

  • Paolo Spriano, Storia del Partito Comunista Italiano, Torino, Einaudi, 5 voll., 1967-1975;
  • Renzo Martinelli, Storia del Partito comunista italiano, Torino, Einaudi, 1995;
  • Orazio Pugliese (progetto e direzione di), Da Antonio Gramsci a Berlinguer. La via italiana al socialismo attraverso i congressi del Partito comunista italiano 1921-1984, vol. II: 1944-1955 (a cura di Sergio Bertolissi e Lapo Sestan), Venezia, Edizioni del Calendario - Marsilio, 1985;
  • Aa. Vv., Storia del movimento operaio, del socialismo e delle lotte sociali in Piemonte (diretta da Aldo Agosti e Gian Mario Bravo), vol. IV: Dalla ricostruzione ai nostri giorni, Bari, De Donato, 1981;
  • Paolo Robotti, Scelto dalla vita, Roma, Napoleone, 1980;
  • Francesco Rigazio, Alle origini del movimento comunista nella Bassa Vercellese, in Adolfo Mignemi (a cura di), Figure e centri dell'antifascismo in terra novarese. Atti della giornata di studio, Novara 10 ottobre 1987, Novara, Comune di Fontaneto d'Agogna-Comitato Cacciana-Isr No, 1992; *Fgcsi, Comitato regionale piemontese di propaganda, Resoconto del Congresso regionale piemontese. Torino [24-25 ottobre] 1920, Torino, S. An. Alleanza, 1920;
  • Cesare Bermani, Novara 1922. Battaglia al fascismo, Roma, Nuove edizioni operaie, 1978;
  • Bruno Corbi, Saluti fraterni, Milano, La Pietra, 1975;
  • Sergio Bertelli, Il gruppo. La formazione del gruppo dirigente del Pci 1936-1948, Milano, Rizzoli, 1980;
  • Gianni Isola, Francesco Leone e la centuria "Gastone Sozzi". Analisi quantitativa di una leggenda, in Piero Ambrosio (a cura di), "In Spagna per la libertà". Vercellesi, biellesi e valsesiani nelle brigate internazionali (1936-1939), Borgosesia, Isrsc Bi-Vc, 1996;
  • Luigi Longo, I centri dirigenti del Pci nella Resistenza, Roma, Editori Riuniti, 1973, pp. 35–39; Pietro Secchia, L'azione svolta dal Partito comunista in Italia durante il fascismo 1926-1932, Milano, Feltrinelli, 1973;
  • Id, Il Partito comunista italiano e la guerra di liberazione 1943-1945, Milano, Feltrinelli, 1973;
  • Enzo Collotti (a cura di), Archivio Pietro Secchia 1945-1973, in Annali della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Anno Diciannovesimo, 1978, Milano, Feltrinelli, 1979; *Giampiero Carocci - Gaetano Grassi (a cura di), Le brigate Garibaldi nella Resistenza. Documenti, vol. I: agosto 1943-maggio 1944, Milano, Insmli-Istituto Gramsci-Feltrinelli Editore, 1979;
  • Gabriella Nisticò (a cura di), Le brigate Garibaldi nella Resistenza. Documenti, vol. II: giugno-novembre 1944, Insmli, Istituto Gramsci, Feltrinelli Editore, 1979;
  • Pierluigi Pallante, Il Partito comunista italiano e la questione nazionale. Friuli-Venezia Giulia 1941-1945, Udine, Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione Del Bianco editore, 1980;
  • Comunisti a Trieste. Un'identità difficile, Roma, Editori Riuniti, 1983, pp. 100–102;
  • Giacomo Scotti, Juri, Juri! All attacco! La guerriglia partigiana ai confini orientali d'Italia 1943-1945, Milano, Mursia, 1984;
  • Roberto Gualtieri, Palmiro Togliatti e la politica estera italiana. Dalla Resistenza al Trattato di pace 1943-1947, Roma, Editori Riuniti, 1995.

Per i contributi giornalistici si vedano in particolare:

  • "Il Lavoro. Giornale Politico-Amministrativo. Bollettino delle Società Operaie Cooperative Vercellesi" (20-21 ottobre 1888);
  • "Corriere Biellese. Giornale bisettimanale del Partito Socialista" (24 e 28 novembre e 12 dicembre 1916; 19 gennaio, 9 febbraio, 3, 6 e 10 luglio 1917);
  • "Gioventù Ribelle è la tua ora!" (supplemento al numero del 3 settembre 1920);
  • "La Risaia. Giornale Socialista Vercellese" (in particolare i nn. 27 aprile 1918, 23 agosto 1919, 9 ottobre e 18 e 20 novembre 1920, 1, 8 e 29 gennaio 1921);
  • "Il Bolscevico. Settimanale del Partito Comunista d'Italia-Sezione della Terza Internazionale" (14 luglio 1921;
  • "La Sesia. Giornale di Vercelli e Provincia", 19 maggio 1922);
  • "L'Unità" (5 agosto 1925, 12 febbraio e 25 maggio 1984);
  • "L'Amico del Popolo. Settimanale della Federazione Comunista Vercellese" (25 maggio 1946, 30 novembre 1962, 22 febbraio 1963, 19 marzo 1970, 29 febbraio e 21 marzo 1980, 25 maggio, 15, 22 e 29 giugno 1984);
  • "Il Contadino Piemontese. Giornale per il progresso delle nostre campagne" (1949-1952).

Leone ha anche lasciato alcune tracce di memorialistica:

  • Fra i combattenti della centuria "Gastone Sozzi" e Faccia a faccia col nemico sul monte di Talavera, in Adriano Dal Pont - Lino Zocchi (a cura di), Perché andammo in Spagna.
  • Scritti di militanti antifascisti 1936-39, Roma, Anppia, 1967;
  • Le brigate Garibaldi nel movimento partigiano in Italia, Borgosesia, Isr Vc, 1980; *La divisione Arno, in "Risorgimento", 15 maggio 1945. Tra gli altri suoi scritti, cfr.:
  • Alcuni problemi della nostra Federazione, in Partito comunista italiano, Congresso provinciale Vercelli 26-28 ottobre 1945, Vercelli, Edizioni della Libreria del Popolo, sd;
  • La terra brucia, signori del governo. Discorso pronunciato al Senato durante la discussione sul bilancio del Ministero dell'agricoltura, nella seduta del 7 luglio 1950, Quaderno de "Il Contadino Piemontese", n. 1, 1950.

attività alla Costituente

  • Per l'attività alla Costituente, cfr. *Atti della Assemblea costituente. Attività dei deputati. Indice alfabetico, Roma, Assemblea costituente, 25 giugno 1946-31 gennaio 1948, sd.

ApprofondimentoModifica

«La seconda formazione di volontari italiani ad essere costituita è la centuria "Gastone Sozzi": tra i suoi promotori figura il vercellese Francesco Leone. Dirigente comunista trentasettenne, aveva alle spalle un'intensa attività politica: fondatore ed organizzatore degli Arditi del Popolo a Vercelli e guardia rossa all'"Ordine Nuovo", era stato segretario della Federazione giovanile comunista di Novara e redattore de "Il Bolscevico".»

[8] Vercellesi, biellesi e valsesiani volontari antifascisti in Spagna (1936-1939) di Pietro Ambrosio

«.....Vedi, c'era un gruppo di anarchici. Qui c'era stato Luigi Galleani, che era stato in America e per un certo periodo poi era stato anche qui. Anzi, io credo che questo gruppo di anarchici si chiamasse il gruppo Galleani. E questo gruppo era composto da elementi molto decisi, molto decisi. Ricordo, per esempio, dopo quella lotta lì con i fascisti, io son sempre uscito tutte le sere, nonostante che ci fossero sempre scontri, una volta mi hanno anche sparato da un viale: a pochi metri di distanza non m'hanno preso. Ebbene, questi anarchici, a mia insaputa, dopo questo atto, si distribuivano la notte nei giardini proprio a mia difesa, senza che io neanche lo sapessi.....»

[9]

NoteModifica

  1. ^ Dati personali e incarichi nella Costituente, camera.it. URL consultato il 12 dicembre 2010.
  2. ^ L'Internazionale Comunista tardò ad intervenire nella guerra civile spagnola anche se quando intervenne lo fece con forze incomparabilmente maggiori di quelle delle altre formazioni di sinistra, e la prima formazione inviata fu la centuria italiana Gastone Sozzi - si veda presentazione libro di Fabio Grimaldi, Pietro D'Orazio (a cura di): Memorie di una guerra civile - La Spagna del 1936 nella voce dei testimoni.
  3. ^

    «.....Vedi, c'era un gruppo di anarchici. Qui c'era stato Luigi Galleani, che era stato in America e per un certo periodo poi era stato anche qui. Anzi, io credo che questo gruppo di anarchici si chiamasse il gruppo Galleani. E questo gruppo era composto da elementi molto decisi, molto decisi. Ricordo, per esempio, dopo quella lotta lì con i fascisti, io son sempre uscito tutte le sere, nonostante che ci fossero sempre scontri, una volta mi hanno anche sparato da un viale: a pochi metri di distanza non m'hanno preso. Ebbene, questi anarchici, a mia insaputa, dopo questo atto, si distribuivano la notte nei giardini proprio a mia difesa, senza che io neanche lo sapessi.....»

    intervista rilasciata a Cesare Birmani storico e studioso antifascismo
  4. ^ era il nome di un gruppo industriale con manifatture nel vercellese per l'elaborazione del corno e dei suoi derivati (come i bottoni, ad es.) nel Vercellese
  5. ^ Sentenza n. 121 del 21.5.1928 contro Francesco Leone (“Associazione e propaganda comunista”). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia dissidente e antifascista. Le ordinanze, le Sentenze istruttorie e le Sentenze in Camera di consiglio emesse dal Tribunale speciale fascista contro gli imputati di antifascismo dall'anno 1927 al 1943, Milano 1980 (ANPPIA/La Pietra), vol. I, p. 291
  6. ^

    «Giuseppe Massola viene ferito mortalmente Una squadra della VI "G.L.", nell'intento di catturare prigionieri ed armi, attacca il treno la Canavesana nel tratto Oglianico-Favria. Nella sparatoria restano uccisi alcuni nemici e perdono la vita anche tre partigiani: Torriani Luigi, di anni 20, da Torino - Rolando Perino Domenico, di anni 24, da Busano e Massola Giuseppe, di anni 19, da Valperga. Giuseppe Massola, nato a Villanova Biellese nel 1924, viveva a Valperga nella cascina San Martino di Gallenca, con altri sette fratelli e quattro sorelle. Contadino, esentato dal servizio militare, dopo l'8 settembre '43 sente comunque il dovere di arruolarsi nella VI Divisione Alpina Canavesana G.L. Nell'assalto alla Canavesana del 6 settembre '44, rimane gravemente ferito all'addome. Soccorso da persone amiche, durante la notte viene trasportato a casa dai familiari, su un carro agricolo. Nonostante l'intervento del medico, morirà la mattina successiva, il 7 settembre '44.»

    da ANPI [1] Archiviato il 29 settembre 2007 in Internet Archive.
  7. ^ biografia di Aldo Lampredi da ANPI [2]
  8. ^ da [3] In difesa della Spagna repubblicana
  9. ^ [4] intervista rilasciata a Cesare Bermani storico e studioso antifascismo,di seguito estratto biografia Cesare Birmani

    «Tra i fondatori dell'Istituto Ernesto de Martino (ora con sede a Sesto Fiorentino), di cui è tuttora collaboratore, è tra i promotori della Associazione italiana di storia orale, aderente all'International Oral History Association. È stato in passato redattore e direttore delle riviste "Il nuovo canzoniere italiano" e "Primo Maggio", redattore de "Il de Martino", assiduo collaboratore de "I giorni cantati" e della prima serie di "Ieri Novara oggi". È tuttora collaboratore de "l'impegno" e di "Musica/Realtà". Autore di testi teatrali (tra cui, con Franco Coggiola, Ci ragiono e canto, che ebbe la regia di Dario Fo, 1966), curatore di numerosi dischi di canti popolari e sociali (giacobini, garibaldini, anarchici, socialisti, comunisti e della Resistenza) per i Dischi del Sole e dei più importanti scritti di Gianni Bosio (uno dei maggiori storici italiani del movimento operaio), è stato tra i primi a utilizzare criticamente le fonti orali ai fini della comprensione di passato e presente. Relatore a convegni nazionali e internazionali, ha svolto anche intensa attività di collaborazione a giornali e riviste della sinistra italiana ("l'Unità", "Avanti!", "il manifesto", "Liberazione", "Rinascita", "Rivista anarchica A", "Volontà".....

    La Battaglia di Novara (9 luglio-24 luglio 1922). Occasione mancata della riscossa proletaria e antifascista, Milano, Sapere, 1972.....

    La "democrazia reale". Gli eccidi di lavoratori e militanti dal 25 luglio 1943 all'entrata in vigore della legge Reale (maggio 1975), in 625. Libro bianco sulla legge Reale. Materiali sulle politiche di repressione e controllo sociale, Milano, Centro di Iniziativa Luca Rossi, 1990; O carcerier che tieni la penna in mano. La ricerca sul canto sociale di Gianni Rodari e Ernesto de Martino (1949-1953).....

    Cento anni di socialismo nel Novarese (con Filippo Colombara), Novara, Duegi, 1992; I lavoratori italiani nel Terzo Reich, in L'Italia in guerra, 1940-1943, "Annali della Fondazione Luigi Micheletti", Brescia, n. 5, 1992; Dopo la guerra di liberazione (Appunti per una storia ancora non scritta), in Conoscere la Resistenza, Milano, Edizioni Unicopli, 1994; Il "rosso libero". Corrado Bonfantini organizzatore delle brigate "Matteotti", Milano, Fondazione Anna Kuliscioff, 1995; Le storie della Resistenza. Cinquant'anni di dibattito storiografico in Italia, Verbania, "Fogli sensibili", 1995; Un uomo un paese. Giacomo Grai e Romagnano Sesia: fascismo Resistenza e dopoguerra, Romagnano Sesia, Anpi, 1995; Spegni la luce che passa Pippo. Voci, leggende e miti della storia contemporanea, Roma, Odradek, 1996; Storia e mito e della Volante Rossa con una testimonianza di Eligio Trincheri, Milano, Nuove Edizioni Internazionali, 1996; Il nemico interno. Guerra civile e lotta di classe in Italia (1943-1976), Roma, Odradek, 1997.....»

    da biografia di Cesare Bermani

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Controllo di autoritàVIAF (EN267376146 · ISNI (EN0000 0003 8282 8719 · SBN IT\ICCU\SBNV\002809 · LCCN (ENnb2007022175 · WorldCat Identities (ENnb2007-022175