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Franco Corbelli

attivista e giornalista italiano
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Franco Corbelli

Francesco Saverio Corbelli detto Franco (Torano Castello, 8 gennaio 1957[1]) è un attivista e giornalista italiano, fondatore e leader del Movimento Diritti Civili, un gruppo politico e umanitario attivo principalmente in Italia.

BiografiaModifica

Laureato in Scienze economiche e sociali e pubblicista[2], sul finire degli anni settanta fu collaboratore e corrispondente giornalistico del tabloid L'Occhio, diretto da Maurizio Costanzo.[3]

Dagli anni '80 (la sua prima campagna fu SOS Somalia del 1980[2]) si occupò di diversi casi umani e civili[4], come persone bisognose di cure, sovraffollamento carcerario, detenuti malati[5], bambini detenuti con le madri in prigione[6][7], diritti dei consumatori, immigrazione, fame nel mondo, disabilità, diritto di parola[8], diritti dei rom, contro la tortura e la pena di morte e per il garantismo (ad esempio nel caso di Enzo Tortora)[9], diverse battaglie talvolta condivise anche con politici come il leader radicale Marco Pannella[10] o Vittorio Sgarbi, con cui ha spesso però polemizzato.[11]

Proprio con Sgarbi ebbe prima una vivace polemica (scrisse L'anti-Sgarbi, un attacco al critico per le sue apparizioni televisive contraddistinte dalla sua nota irascibilità, assunte come emblema di tv-spazzatura), che finì per trasformarsi in una forte e duratura amicizia.[3] Nel 1994 diede vita al Movimento Diritti Civili, ufficialmente costituita come Libera Associazione Nazionale Diritti Civili, per opera dello stesso Vittorio Sgarbi nel giugno 1995, e che fu poi guidata da Corbelli, inizialmente come addetto-stampa e portavoce[12] del critico d'arte ferrarese.[13] Fu intervistato, sul problema delle carceri, per la terza pagina del New York Times il 28 febbraio 1995, cosa ripetutasi nel 2005.[2]

Nel 1998 presenta un esposto contro il procuratore americano Kenneth Starr e contro Monica Lewinsky in relazione alla vicenda denominata "sexgate", coinvolgente Bill Clinton.[14] Lo stesso anno denunciò uno spettacolo teatrale tratto da Superwoobinda di Aldo Nove, per alcune scene ritenute offensive del sentimento religioso e della memoria di Marta Russo, studentessa uccisa da un colpo di pistola all'Università La Sapienza nel 1997.[15] Ancora nel 1998 è l'esposto-denuncia all'allora Garante della Privacy Stefano Rodotà contro le ordinanze anti-prostituzione di diversi sindaci, a suo parere lesivi della sfera sessuale dei cittadini e con le multe recapitate a casa dei clienti lesive della loro riservatezza.[16]

Nel 1999 è stato candidato come indipendente, nelle file del Centro Cristiano Democratico, alle elezioni europee ed in seguito collaborò con I Liberal Sgarbi.[17]

Nel 2000 si presenta alle elezioni regionali in Calabria, ottenendo lo 0,9% dei voti; la sua lista, denominata Diritti Civili, consegue lo 0,5% senza ottenere seggi. La lista I Liberal Sgarbi, invece, decide di sostenere il candidato della Casa delle Libertà, Giuseppe Chiaravalloti, poi risultato vincitore.

Nel 2003 organizza un cargo riempito di derrate alimentari da consegnare all'ambasciatore italiano in Etiopia, paese africano che in quel periodo viveva una forte carestia.[3] Sempre nel 2003, assieme a Eleonora Moro, presenta un esposto contro una scena (in realtà mai rappresentata) di uno spettacolo satirico di Daniele Luttazzi, Dialoghi platonici, ritenuta oscena e gravemente offensiva nei confronti del defunto Aldo Moro.[18]

Nel 2004, in occasione delle elezioni provinciali di Cosenza, si candida alla carica di Presidente: la lista ottiene il 4,1% (circa 15.000 voti),[3] che gli consentirà di essere eletto consigliere provinciale, carica che mantenne sino alla scadenza della legislatura nel 2009.[3]

Dal 2005 pubblica il settimanale Diritti Civili, dal nome dell'associazione da lui fondata e diretta.[3] Una delle più note battaglie sostenuto fu quella per Kate Omoregbe, nigeriana di 34 anni, arrestata in Italia (dove viveva da 10 anni) per possesso di droga e che rischiava l'espulsione; riuscì infine a ottenere l'asilo politico in Italia, evitando un possibile rischio per la vita che correva nel suo paese, dove era passibile di arresto o lapidazione da parte della famiglia musulmana dello sposo rifiutato.[3][19]

Si è occupato anche del controverso caso di padre Fedele Bisceglia, un religioso missionario, suo amico da molti anni nell'assistenza ai poveri, arrestato e accusato nel 2006 per una presunta violenza sessuale contro una suora, dalla quale fu assolto dopo anni di processo nel 2015.[20][21]

Talvolta è stato definito un Gandhi della Calabria[2][22] o Gandhi italiano[2][23], soprannome condiviso con personalità come Aldo Capitini e Danilo Dolci.[2]

Ha ricevuto la nomina di Ambasciatore dei Diritti Civili nel 2014, oltre a numerosi altri premi (come quello dell'Associazione Nazionale Carabinieri), per tutti i casi risolti e le battaglie vinte, tra cui l'aver ottenuto una legge per evitare il fenomeno dei bambini in carcere (votata nel 2001, anche se non completamente applicata) ed un'altra per eliminare il vetro divisorio nelle sale colloqui dei carceri di massima sicurezza.[2] Lo stesso anno ha donato un terreno di sua proprietà per realizzare un possibile cimitero per i migranti deceduti in mare.[24]

OpereModifica

  • L'anti-Sgarbi. Diario di una rivolta ideale contro lo sgarbismo e la tv spazzatura di Giuliano Ferrara, Cosenza, edizioni Progetto 2000, 1991, ISBN 88-85937-41-1.
  • Diritti civili. Cronache di una rivolta contro la falsa giustizia, edizioni Progetto 2000, 1997

OnorificenzeModifica

  Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica, su richiesta del Presidente della Regione Calabria»
— Roma 4 ottobre 2003[2]

NoteModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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