Francesco Saverio Grazioli

generale e politico italiano
Francesco Saverio Grazioli
Francesco grazioli.gif

Senatore del Regno d'Italia
Durata mandato 10 maggio 1929 –
5 agosto 1943
Legislature XXVIII, XXIX, XXX
Incarichi parlamentari
  • Membro della Commissione di finanze (22 marzo 1933 - 19 gennaio 1934, 1º maggio 1934 - 2 marzo 1939, 7 gennaio 1942 - 2 febbraio 1943)
  • Membro della Commissione per il giudizio dell'Alta Corte di Giustizia (1º maggio 1934 - 2 marzo 1939)
  • Membro della Commissione degli affari dell'Africa italiana (17 aprile 1939 - 17 aprile 1941)
  • Vicepresidente della Commissione degli affari dell'Africa italiana (17 aprile 1941 - 2 febbraio 1943)
  • Presidente della Commissione degli affari dell'Africa italiana (2 febbraio - 5 agosto 1943)
Sito istituzionale

Dati generali
Titolo di studio scuola militare
Professione militare

Francesco Saverio Grazioli (Roma, 18 dicembre 1869Firenze, 20 febbraio 1951) è stato un generale e politico italiano che fu, tra le altre cose, senatore del Regno d'Italia.

BiografiaModifica

Nato in una famiglia di ricchi agrari di tradizione papalina, nel 1883 entrò nel Collegio militare della sua città natale e tre anni dopo fu ammesso all'Accademia Militare di Modena, dove militò due anni prima di passare alla Scuola di Applicazione di Artiglieria e Genio a Torino, dove conobbe Giulio Douhet. Dal 1896 al 1898 fu di stanza in Eritrea; dopo il rimpatrio, nel 1899 Grazioli entrò alla Scuola di Guerra di Civitavecchia, dove terminò i suoi studi militari.

Nell’ottobre del 1900 si sposò con Anna Agnese Bianco e da questa unione nacque l'anno successivo la primogenita Andreina. Trasferito nel gennaio 1901 allo Stato maggiore della 16ª divisione militare territoriale di Livorno, nel luglio seguente venne destinato a Sulmona al 18º artiglieria da campagna per il periodo di comando di batteria. Nel luglio del 1903 fu assegnato all’ufficio particolare del capo di Stato maggiore dell’esercito, dipendendo prima da Tancredi Saletta e poi dal successore Alberto Pollio.

Nel marzo 1910 venne promosso maggiore per meriti eccezionali e nominato comandante del III battaglione del 2º granatieri a Roma. In quel periodo perse il figlio Mario, scomparso per una malattia inguaribile a 7 anni; quasi contemporaneamente, divenne padre della seconda figlia femmina, Graziella. Partecipò alla guerra italo-turca dall'ottobre del 1911 all'ottobre del 1912 e successivamente alla prima guerra mondiale, durante la quale comandò l'VIII Corpo d'armata durante la battaglia di Caporetto[1] e gli Arditi[2]. Durante la Grande Guerra nacque la sua terza figlia femmina, Vittoria.

Durante l'impresa di Fiume di Gabriele D'Annunzio e i suoi seguaci il generale Francesco Grazioli fu a capo del corpo alleato di stanza nella città ma non intervenne per ostacolarne l'occupazione, per cui i contingenti francesi, inglesi e statunitensi si ritirarono in alcune caserme del centro[3]. Nell'immediato dopoguerra Grazioli si iscrisse alla Società Geografica Italiana (1920) e nel frattempo arrivò la nomina a Direttore superiore delle scuole militari, che mantenne fino all'8 marzo 1923, mentre nel 1921 venne accolto nel Consiglio dell'Esercito.

Grazioli era fautore di un esercito ridotto come numero di uomini ma bene armato, guidato da una dottrina strategica offensiva e ispirato a una tattica che consentisse rapidità e facilità di manovra; inoltre, propose di sciogliere il corpo di Stato maggiore e sostituirlo con un percorso alternativo, aperto e accessibile a chiunque ne fosse stato meritevole. Considerato per queste idee un "progressista", fu anche promosso generale di corpo d'armata il 25 gennaio 1923, quindi dal 4 maggio 1925 al 6 febbraio 1927 rivestì la carica di sottocapo di Stato Maggiore dell'Esercito.

Favorevole al fascismo, non partecipò alla marcia su Roma solo per lealtà verso la monarchia. Nel dicembre del 1928 venne nominato senatore del Regno d'Italia e il 10 maggio successivo fece il giuramento di rito[4]; nella Camera Alta fece parte della Commissione Finanze e dal 1933 al 1937 fu relatore delle previsioni di spesa del ministero della Guerra. Grazioli terminò la carriera militare con il grado di generale d'armata, ricevuto il 21 ottobre 1937, lo stesso anno in cui diventò Presidente del Circolo degli ufficiali delle Forze armate, incarico che tenne fino al 1939.

Dal novembre 1938 al marzo 1940, su designazione del ministro Attilio Teruzzi, fu nominato anche vicepresidente della Compagnia italiana trasporti Africa orientale, un ente creato per lo sviluppo economico dell’Impero. Collocato in riserva nel gennaio del 1940, nella primavera del 1941 riuscì a divenire - per intercessione di Alfredo Guzzoni - direttore della rivista Nazione Militare. Nel dicembre del 1942, dopo che Benito Mussolini aveva citato un suo rapporto sull'esercito sovietico in un discorso, propose al Duce l'idea di una pace separata con l'URSS.

Nei giorni immediatamente precedenti l'ultima seduta del Gran Consiglio del fascismo si fece (formalmente) promotore di una richiesta di convocazione di seduta plenaria del Senato, firmata tra il 22 e il 24 luglio 1943 da 63 colleghi senatori. Nell'ordine del giorno era manifesta la volontà di unire il Paese attorno alla persona del Sovrano per resistere agli avvenimenti bellici. Le ragioni della richiesta, espresse da Grazioli in un promemoria al presidente del Senato Giacomo Suardo, evidenziavano la gravità della situazione e anche la consapevolezza del ruolo delle residue istituzioni statutarie tradizionali (Forze armate e Senato) attorno al Sovrano per affrontare la crisi"[5].

Essendo ostile al nuovo Capo del Governo Pietro Badoglio, il 19 settembre 1943 fu avvicinato da Guido Buffarini Guidi che gli propose di diventare Ministro della Difesa nazionale e della Produzione bellica nel nuovo governo della Repubblica Sociale Italiana: in cambio avrebbe ottenuto la promozione a maresciallo d'Italia e la designazione a facente funzioni di vice presidente del Consiglio, ma Grazioli rifiutò, suggerendo all'avvocato pisano il nome di Rodolfo Graziani. Dopo l'avanzata degli Alleati, fu espulso dal Senato il 7 agosto 1944 dall'Alta Corte di Giustizia per le sanzioni contro il Fascismo per essere stato uno dei "presidenti di uffici e commissioni legislative dopo il 3 gennaio 1925"[4], ma non gli fu mossa nessun'altra accusa.

Dopo la conclusione della seconda guerra mondiale fu ancora molto polemico nei confronti di Badoglio, con cui fu protagonista di un vivace scambio d'accuse (Grazioli accusò il collega monferrino di correità con Mussolini, ma i due militari si sarebbero successivamente riappacificati). Molto attivo in campo storiografico, pubblicò inoltre le opere Le operazioni militari nel 1848 e Luci ed ombre nella campagna del 1848 in Italia. Con lo storico Gioacchino Volpe fu autore di una collana sui classici del pensiero militare italiano, in questa veste però volle un tono encomiastico e agiografico, scevro da ogni critica o giudizio, come voleva il regime in quegli anni, questo provocò abbastanza presto l'allontanamento dell'unico vero storico militare accademico di quel periodo, Piero Pieri, che (anche come personaggio estraneo al regime) non voleva rinunciare alla sua libertà di giudizio.[6]

Collocato infine in congedo assoluto nel dicembre 1947 per limiti d’età, morì per emorragia cerebrale a Firenze il 20 febbraio 1951.

DecorazioniModifica

  Medaglia commemorativa delle Campagne d'Africa
  Croce d'Oro con Corona Reale per ufficiali (40 anni di servizio)
  Medaglia d'argento al valor militare
  Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
  Croce al merito di guerra
  Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
  Medaglia interalleata della vittoria
  Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
— 26 dicembre 1907
  Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 5 giugno 1913
  Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
— 23 maggio 1915
  Cavaliere dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia
— 30 dicembre 1917
  Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
— 13 settembre 1918
  Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 12 gennaio 1919
  Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 17 maggio 1919[7]
  Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
— 11 novembre 1919
  Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 30 dicembre 1919
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 3 maggio 1924
  Grand'ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1º giugno 1930
  Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 15 gennaio 1934

NoteModifica

  1. ^ 2ª Armata, in grandeguerrafvg.org. URL consultato il 27 aprile 2010 (archiviato dall'url originale il 28 dicembre 2009).
  2. ^ (EN) Grazioli Francesco, General (1869 – 1951), in generals.dk. URL consultato il 4 agosto 2010.
  3. ^ Paolo Deotto, L'impresa di Fiume: così D'Annunzio giocò alla guerra, in storiain.net. URL consultato il 28 aprile 2010 (archiviato dall'url originale il 30 giugno 2013).
  4. ^ a b Grazioli Francesco, in senato.it. URL consultato il 27 aprile 2010.
  5. ^ Fulco Lanchester, Il crollo del regime fascista e una vertenza cavalleresca, MemoriaWeb -Trimestrale dell'Archivio storico del Senato della Repubblica - n. 23 (Nuova Serie), settembre 2018, p. 2.
  6. ^ Fabio de Ninno, Piero Pieri Il pensiero e lostorico militare, in Le Monier, 2019, pp. p. 37 e ss..
  7. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

BibliografiaModifica

  • Luigi Emilio Longo, Francesco Saverio Grazioli, USSME, Roma 1989
  • Giovanni Cecini, I generali di Mussolini, Newton Compton, Roma 2016

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN59883693 · ISNI (EN0000 0000 3638 0982 · LCCN (ENn97065847 · GND (DE118948717 · BNF (FRcb121685810 (data) · BAV ADV12269339 · WorldCat Identities (ENn97-065847
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