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France libre

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Francia Libera
Francia Libera – BandieraFrancia Libera - Stemma
(dettagli)(dettagli)
Motto: Liberté, Egalité, Fraternité
Vichy france map.png
Dati amministrativi
Nome completoFrancia Libera
Nome ufficialeFrance libre
Lingue ufficialiFrancese
Lingue parlateFrancese, arabo, lingue africane
InnoLa Marseillaise
CapitaleBrazzaville (1940-1942)
Algeri (1942-1944)
Dipendente daAlleati
DipendenzeFrancia Impero coloniale francese
Politica
Forma di StatoGoverno in esilio
Forma di governoGiunta militare
Chef de France LibreCharles de Gaulle (1940-1944)
Organi deliberativiConseil pour la défense de l'Empire (1941-1944), Comité français de libération nationale (1943-1944)
Nascita18 giugno 1940 con Charles de Gaulle
Causaappello del 18 giugno
Fine3 giugno 1944 con Charles de Gaulle
Causacreazione del GPRF
Territorio e popolazione
Bacino geograficoAfrica, America, Europa occidentale
Territorio originaleFrancia Africa Equatoriale Francese
Massima estensione11.000.000 km² (compreso l'Impero coloniale francese) nel 1944
Popolazione90.000.000 (compreso l'Impero coloniale francese) nel 1944
Economia
ValutaFranco francese
Commerci conRegno Unito, Stati Uniti
Religione e società
Religioni preminenticattolicesimo, islamismo sunnita
Religione di Statonessuna
Religioni minoritarieanimismo
Evoluzione storica
Preceduto daFrancia Terza Repubblica
Succeduto daFrancia GPRF

Il movimento della France libre (Francia Libera) fu un'organizzazione politico-militare attiva durante la seconda guerra mondiale nel Paese transalpino e nelle sue colonie che divenne anche forma di regime di governo delle zone liberate.

Dopo l'occupazione tedesca e l'instaurazione del governo di Vichy, il generale francese Charles de Gaulle chiamò alle armi i combattenti fedeli alla causa anti-nazista che si organizzarono sotto la sigla di Francia Libera per combattere contro gli invasori utilizzando le proprie forze armate che portavano la denominazione di Forces françaises libres.

Il movimento, organizzato dal generale de Gaulle, da alcuni militari e politici francesi decisi a rifiutare una pace separata con il Terzo Reich e a continuare a combattere accanto alla Gran Bretagna, si formò a Londra il 18 giugno 1940, quattro giorni prima del secondo armistizio di Compiègne.

StoriaModifica

PreludioModifica

Il generale Charles de Gaulle, nel 1940, era uno dei membri dell'alto comando dell’esercito durante la battaglia di Francia. Mentre le forze tedesche dimostravano la loro superiorità sui campi di battaglia e l'Italia dichiarava a sua volta la guerra, i governanti francesi si trovarono nelle condizioni di dover negoziare un armistizio con gli invasori.

Il generale de Gaulle, insieme ad un piccolo gruppo di politici, si oppose strenuamente alla resa alle forze tedesche: atterrato a Bordeaux alle ore 21.30 del 16 giugno proveniente da Londra dove aveva avuto colloqui con i dirigenti britannici, il generale apprese delle dimissioni di Paul Reynaud e decise di ripartire subito per il Regno Unito. Alle ore 09.20 del 17 giugno de Gaulle lasciò la Francia a bordo di un aereo britannico; secondo le parole del generale, "la partenza ebbe luogo senza romanticismi e senza difficoltà"[1].

Il 16 giugno il nuovo presidente del Consiglio francese Philippe Pétain intavolò i primi incontri con i rappresentanti dell'Asse, per definire i dettagli della resa e l'instaurazione del nuovo governo filotedesco.

Il 18 giugno, de Gaulle parlò ai francesi tramite i microfoni della BBC, chiedendo ai soldati, ai marinai e agli aviatori di lasciare l'esercito ufficiale e di unirsi per combattere l'invasore nazista. Il cosiddetto "appello del 18 giugno" (appel du 18 juin) non ebbe molto ascolto, ma i seguenti discorsi di de Gaulle ebbero risonanza notevole.

Alcuni esponenti del Gabinetto britannico tentarono di fermare i proclami del Generale, ma lo stesso primo ministro Winston Churchill intervenne in sua difesa e in supporto della Francia Libera. L'appello di de Gaulle è ancora oggi uno dei più famosi e importanti discorsi della storia francese.

Il 22 giugno, Pétain, investito della carica di presidente del Consiglio dal parlamento francese liberamente eletto, firmò la resa incondizionata. De Gaulle venne processato in contumacia, e condannato a morte per tradimento, in quanto aveva dichiarato di essere l'ultimo membro del governo Reynaud in grado di esercitare il comando e di essere quindi il legittimo governatore della nazione, affermando pubblicamente l'incostituzionalità del governo Pétain.

La croce di LorenaModifica

 
La croce di Lorena, simbolo della Francia Libera

Il 1º luglio 1940 il capitano di corvetta Thierry d'Argenlieu suggerì l'adozione della croce di Lorena come simbolo della Francia Libera: già simbolo di Giovanna d'Arco, ricordava la perseveranza e la forza dell'eroina e avrebbe rappresentato una risposta morale alla svastica nazista.

Nell'ordine generale n. 2 del 3 luglio 1940, il viceammiraglio Émile Muselier, nominato solo due giorni prima capo delle forze navali della Francia Libera, istituì ufficialmente la bandiera e la coccarda con i colori della Francia e la croce.

Nonostante i ripetuti appelli, a luglio di quell'anno solo 7.000 persone si erano offerte volontarie per combattere con le forze della Francia Libera. La marina dell'organizzazione poteva contare su 50 navi e circa 3.700 uomini distaccati presso la Royal Navy.

Ai caduti francesi è dedicato un monumento a forma di croce di Lorena sulla Lyle Hill a Greenock: tra di questi sono ricordate le vittime della esplosione della Maillé Brézé, oltre alle vittime delle navi francesi partite dal porto della città.

Mers-el-Kébir e la guerra nel desertoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: operazione Catapult e campagna del Nordafrica.

Ma Sotto il controllo dei tedeschi e degli italiani la flotta francese rappresentava un grande pericolo per le operazioni britanniche. Per neutralizzarne la minaccia Winston Churchill ordinò la resa delle rimanenti navi francesi agli Alleati, o essere messe alla fonda in un porto amico o altrimenti sarebbero state distrutte.

Con l'operazione Catapult la marina inglese attaccò i porti di Mers-el-Kébir e Dakar, il 3 luglio 1940, colpendo gravemente le navi della flotta francese ivi ormeggiate. Questo attacco causò molto scalpore in Francia e gettò una cattiva luce sul movimento di de Gaulle, spingendo molti soldati e marinai a non rispondere all'appello del Generale.

Operazioni sotto copertura per convincere le forze dell'Africa Francese a unirsi al movimento indipendentista fallirono ripetutamente, finché nell'autunno 1940 le colonie francesi in Camerun e in Africa Equatoriale si misero a disposizione di de Gaulle. In seguito si unirono anche le colonie della Nuova Caledonia, Polinesia Francese, Saint-Pierre e Miquelon e le Nuove Ebridi.

Solo le colonie della Indocina francese, di Guadalupa e Martinica nelle Indie occidentali rimasero sotto il controllo di Vichy.

Nel settembre 1941, de Gaulle creò il Comité national français (CNF, Comitato nazionale francese), il governo della Francia Libera in esilio. Il 24 novembre gli Stati Uniti garantirono il supporto economico all'iniziativa.

I soldati del movimento parteciparono con gli Alleati alle campagne in nord Africa, in Libia e in Egitto. Il generale Marie Pierre Koenig e la sua unità, la Prima Brigata Francia Libera, combatterono contro l'Afrika Korps nella battaglia di Bir Hakeim nel giugno 1942, ma furono costretti a ritirarsi.

Nel Ciad intanto il colonnello Philippe Leclerc attaccò le forze italiane al comando di un battaglione di 16.500 uomini delle truppe coloniali.

Durante l'operazione Torch, l'invasione alleata delle colonie nordafricane del governo di Vichy nel novembre 1942, numerose unità si arresero senza combattere e si unirono alla Francia libera. Le difese costiere di Vichy furono catturate da movimenti della resistenza francese; il generale Henri Giraud abbandonò il governo ufficiale per unirsi agli Alleati, ma non era una figura sufficientemente autoritaria per imporsi al comando del movimento Francia Libera, nonostante fosse supportato dagli statunitensi: de Gaulle rimase al comando.

In seguito all'operazione Torch i nazisti misero in dubbio la fedeltà del governo di Vichy e occuparono la Francia nel novembre 1942. Questo atto risultò offensivo per le forze di Vichy distaccate in Africa: l'armata d'Africa, 60.000 uomini, si unì agli alleati diventando il diciannovesimo battaglione francese, e combattendo in Tunisia al fianco della I Armata inglese e del 7º Corpo statunitense fino all'aprile 1943.

Principalmente per colpa dell'equipaggiamento antiquato, l'armata francese lasciò sul campo moltissime vittime, oltre 16.000 uomini, in una strenua lotta contro le forze tedesche ormai alla disperazione.

Le forze della Francia Libera intervennero contro gli italiani in Etiopia ed Eritrea, e combatterono contro i connazionali lealisti in Siria e in Libano.

Nel novembre 1943 le forze francesi ricevettero numerose consegne di equipaggiamento da parte degli americani come aiuti per il patto Lend-Lease, e furono in grado di rimettere in campo 8 divisioni e di restituire l'equipaggiamento obsoleto ottenuto in prestito dai britannici; le forze della Francia Libera e gli ex-regolari di Vichy vennero ufficialmente uniti.

Le Forces françaises combattantes e il Consiglio nazionale della resistenzaModifica

La resistenza francese crebbe in forza e in numero. Charles de Gaulle dall'estero coordinò un piano per raccogliere sotto il suo controllo diversi gruppi e cambiò il nome del movimento da Francia Libera a Forces françaises combattantes (Forze francesi combattenti); mandò Jean Moulin in Francia per riunire gli otto principali movimenti partigiani in un unico gruppo: Moulin li convinse a formare un Consiglio nazionale della resistenza. Di rientro dall'operazione Moulin fu catturato e torturato a morte.

La liberazioneModifica

Durante la campagna d'Italia del 1943, 100.000 soldati della Francia Libera combatterono assieme agli Alleati inquadrati nel "Corps expéditionnaire français en Italie". Entro la data dello sbarco in Normandia, le forze libere potevano schierare più di 400.000 uomini. la 2a Divisione Corazzata del generale Leclerc partecipò allo sbarco in Normandia e avanzò verso Parigi.

La I Armata del generale Jean de Lattre de Tassigny, partecipò all'operazione Dragone (l'invasione del sud della Francia) e liberò i Vosgi e l'Alsazia.

Per paura che i tedeschi distruggessero Parigi in caso di un attacco frontale, il generale Dwight Eisenhower ordinò alle sue forze di fermarsi: i parigini si scatenarono in una rivolta e de Gaulle, furioso, chiese insistentemente a Eisenhower di poter intervenire. Sotto la minaccia di portare avanti un attacco non autorizzato, de Gaulle riuscì a strappare al generale statunitense il permesso di intervenire in supporto dei ribelli per evitare che questi fossero massacrati come avvenuto a Varsavia[senza fonte]. Vari reparti della 2ª Divisione corazzata avanzarono in modo autonomo verso la cintura parigina, ed alcuni elementi avanzati raggiunsero la periferia di Parigi scontrandosi con una debole resistenza da parte tedesca e si congiunsero con i resistenti. De Gaulle e le forze della Francia Libera penetrarono nella città e liberarono la capitale. Il generale Von Choltiz, comandante militare della città, firmò la resa nelle stanze dell'Hotel Meurice.

Fine della guerraModifica

Nel settembre 1944 le forze francesi libere ammontavano a 560.000 uomini. Pochi mesi dopo, alla fine dell'anno, erano forti di un milione di combattenti ed erano impegnati in combattimento in Alsazia, sulle Alpi e in Bretagna. Nel maggio 1945, il movimento era forte di 1.250.000 uomini, incluse 7 divisioni di fanteria e 3 divisioni corazzate in territorio tedesco.

NoteModifica

  1. ^ W.L.Shirer, La caduta della Francia, pp. 995-997.

Voci correlateModifica

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