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Franco Basaglia

psichiatra e neurologo italiano
Franco Basaglia (1979)

Franco Basaglia (Venezia, 11 marzo 1924Venezia, 29 agosto 1980) è stato uno psichiatra, neurologo e docente italiano[1], innovatore nel campo della salute mentale[2], riformatore della disciplina psichiatrica in Italia[3] fondatore di Psichiatria Democratica e ispiratore della Legge 180/1978 (che ne prende il nome) e che introdusse la revisione ordinamentale degli ospedali psichiatrici in Italia promuovendo trasformazioni nel trattamento sul territorio dei pazienti con problemi psichiatrici. È considerato lo psichiatra italiano più influente del XX secolo[4].

BiografiaModifica

FormazioneModifica

Nato a Venezia nel 1924, secondo di tre figli in una famiglia della media borghesia, si iscrisse al liceo Marco Foscarini dove conseguì la maturità classica nel 1943. Si trasferì in seguito per studiare medicina presso l'Università degli Studi di Padova dove conobbe e divenne amico, tra gli altri, del pediatra Franco Panizon. A Padova frequentò un gruppo di studenti antifascisti e per questo, dopo la denuncia di uno di questi, venne arrestato e detenuto per alcuni mesi nelle carceri della Repubblica Sociale Italiana.[5] Con la fine della seconda guerra mondiale entrò nel Partito Socialista Italiano[6] e nel 1949 conseguì la laurea. Durante il periodo universitario non si curò esclusivamente degli studi in medicina ma seguì anche altri interessi, che in seguito lo avrebberò notevolmente influenzato. Approfondì temi filosofici e lesse autori fondamentali dell'esistenzialismo come Jean-Paul Sartre, Maurice Merleau-Ponty, Edmund Husserl e Martin Heidegger.[7]

Si specializzò nel 1953 in malattie nervose e mentali presso la clinica neuropsichiatrica di Padova e nello stesso anno sposò Franca Ongaro, dalla quale ebbe due figli. La Ongaro, inizialmente interessata alla letteratura, collaborò a lungo col marito nella stesura di alcuni suoi testi sulla psichiatria, entrò in Parlamento con Sinistra indipendente e, dopo la scomparsa del marito, ne raccolse l'eredità.

GoriziaModifica

Nel 1958 ottenne la libera docenza in psichiatria ma iniziò ad incontrare resistenze nel mondo accademico e solo tre anni dopo rinunciò alla carriera universitaria e si trasferì a Gorizia per dirigervi l'ospedale psichiatrico. Questa decisione fu influenzata da motivazioni politiche e scientifiche. L'impatto con la realtà del manicomio fu durissimo. Come preparazione era vicino alle idee di Karl Jaspers, Eugène Minkowski, Ludwig Binswanger, ma anche a quelle di Michel Foucault e Erving Goffman.

 
Esempio di strumento usato negli anni sessanta nelle terapie con elettroshock.

Dopo alcuni viaggi all'estero, compresa una visita alla comunità terapeutica di Maxwell Jones, fece arrivare da Padova Antonio Slavich, conosciuto a metà degli anni cinquanta nell'ateneo di quella città, ed iniziò con lui la prima esperienza anti-istituzionale nell'ambito della cura dei malati di mente.[8] Tentò di realizzare a Gorizia quanto Jones aveva cominciato a fare da dieci anni Inghilterra, cioè modificare la struttura rigida e gerarchica dell'ospedale psichiatrico, caratterizzata da rapporti di tipo verticale, in un'organizzazione più aperta ed orizzontale, rendendo paritario il rapporto fra gli utenti-pazienti e gli operatori sanitari. Questo comportava l'eliminazione della contenzione fisica, delle terapie con elettroshock e dei cancelli chiusi nei reparti. L'approccio avrebbe dovuto essere spostato nel rapporto umano con l'aiuto di sole terapie farmacologiche. In tal modo chi si trovava nelle strutture sanitarie doveva diventare persona da aiutare e non da recludere o isolare.

La trasformazione dell'ospedale psichiatrico secondo il sogno[9] di Basaglia si rivelò difficile da far accettare alla città.[10] All'interno dell'ospedale psichiatrico aveva allestito laboratori di pittura e di teatro, aveva fatto nascere una cooperativa di lavoro tra i pazienti in modo da permettere loro svolgere lavori riconosciuti e retribuiti ma l'idea di andare oltre questa trasformazione all'interno dell'ospedale psichiatrico ancora non si realizzò. Il manicomio andava chiuso, sostituito da una rete di servizi esterni per l'assistenza delle persone affette da disturbi mentali. L'approccio psichiatrico andava modificato perché senza comprendere i sintomi della malattia mentale non era possibile mantenere un ruolo nel processo che finiva per escludere il malato mentale, come prevedeva il sistema istituzionale.

Il lavoro portato avanti da Basaglia sicuramente non avrebbe potuto essere realizzato senza le persone che sin dalle sue prime iniziative a Gorizia lo seguirono, e tra di esse prima di tutti la moglie Franca Ongaro, e poi psichiatri, intellettuali ed operatori sanitari come Antonio Slavich, Lucio Schittar, Agostino Pirella, Domenico Casagrande, Leopoldo Tesi, Giorgio Antonucci, Maria Pia Bombonato, Giovanni Jervis e Letizia Jervis Comba.[11]

Intanto, nel 1967, curò il volume Che cos'è la psichiatria? e nel 1968 il fondamentale L'istituzione negata. Rapporto da un ospedale psichiatrico, nel quale raccontò al grande pubblico l'esperienza dell'ospedale psichiatrico di Gorizia. L'istituzione negata, scritto con la collaborazione della moglie Franca Ongaro, ottenne grande successo editoriale. Nel 1969 lasciò Gorizia e si stabilì in provincia di Parma per dirigere l'ospedale di Colorno, dove rimase sino al 1971.

TriesteModifica

 
L'opera collettiva Marco Cavallo
 
Dario Fo nella seconda metà degli anni settanta.

Nell'agosto del 1971 ottenne l'incarico di direttore dell'ospedale psichiatrico di Trieste e due anni dopo la città venne indicata come zona pilota per l'Italia nella ricerca dell'Organizzazione mondiale della sanità relativa ai servizi di salute mentale. Basaglia intanto fondò la società Psichiatria Democratica, con la finalità di riformare la psichiatria e proseguendo così nella diffusione in Italia dell'antipsichiatria, il movimento che si stava affermando a partire dal XIX secolo ed in particolare dalla seconda metà del XX. In Inghilterra questo era avvenuto grazie in particolare a David Cooper.

Nel 1972 il cavallo Marco, che sino a quel momento era stato utilizzato dentro la struttura, venne destinato al macello. I ricoverati, con una loro lettera indirizzata a Michele Zanetti, presidente della provincia, ottennero che gli venisse salvata la vita e che venisse affidato alle loro cure. Il fatto di cronaca diede l'ispirazione a Vittorio Basaglia, cugino dello psichiatra, per la realizzazione di un'opera artistica, il Marco Cavallo, che fu costruito nei locali dell'ospedale nel 1973 durante un'animazione collettiva curata da Vittorio Basaglia e Giuliano Scabia che coinvolse tutta la struttura.[12] La vicenda ebbe un forte significato simbolico.

L'azione di Basaglia portò, nel gennaio 1977, all'annuncio della chiusura dell'ospedale psichiatrico "San Giovanni" di Trieste entro l'anno (anche se in realtà questo avvenne più tardi[13]) e il 13 maggio 1978 all'approvazione della legge 180 di riforma psichiatrica. A questo punto, nel 1979, Basaglia partì per il Brasile e attraverso una serie di seminari raccolti nel volume Conferenze brasiliane[14], testimoniò la sua esperienza. A succedergli nella direzione dell'ospedale ormai aperto e molto diverso di come era solo 8 anni prima fu Franco Rotelli.

Sempre nel febbraio 1977 visitò il palazzo Tassoni Estense di via della Ghiara di Ferrara, sede dell'ospedale psichiatrico cittadino, dove si stava tenendo il convegno La Scopa Meravigliante, organizzato da Antonio Slavich, suo collaboratore sin dai tempi di Gorizia e nella città estense dal 1971. In quell'occasione ebbe modo di ribadire le linee guida della sua visione riformatrice.[15]

A Trieste, nel 1977, vi fu anche Dario Fo, amico da tempo di Basaglia, per partecipare con un suo spettacolo e sostenere così la riforma. In quell'occasione si ebbe anche un episodio di contestazione da parte di movimenti autonomi più interessati alle carceri speciali.[16]

RomaModifica

Dopo aver lasciato definitivamente Trieste e anche in conseguenza delle modifiche legislative che la sua azione aveva accelerato si trasferì a Roma per assumere l'incarico di coordinatore dei servizi psichiatrici della Regione Lazio. Non ebbe modo di mettere in atto nella sua nuova sede iniziative importanti[17] perché nella primavera del 1980 si manifestarono i primi sintomi di un tumore cerebrale, che in pochi mesi lo portarono alla morte. Spirò il 29 agosto 1980 nella sua casa di Venezia, la città dove era nato e dove a lungo, anche quando lavorava altrove, come racconta la figlia Alberta, continuava a tornare durante i fine settimana.[18] La legge 180 è ancora in vigore e regola l'assistenza psichiatrica in Italia, anche se non è mai stata applicata in modo completo.[19][20][21]

 
Cimitero di San Michele, a Venezia.

MorteModifica

Dopo la sua scomparsa Franco Basaglia è stato sepolto nel cimitero di San Michele, sull'isola omonima della laguna di Venezia.

PensieroModifica

Mentre frequentava la scuola di specializzazione in neuropsichiatria presso l'Università degli Studi di Padova tentò di modificare l'approccio medico positivista integrandolo con una visione filosofica fenomenologica-esistenzialista. Cominciò a ricercare nuovi strumenti di validazione funzionali a questa concezione psichiatrica che gradualmente stava maturando proprio grazie alle sue letture filosofiche.

Superamento del positivismoModifica

FenomenologiaModifica

Durante il periodo della sua formazione, leggendo Ludwig Binswanger ed Edmund Husserl, si avvicinò alla fenomenologia e fece sua la distinzione tra Körper, il corpo fisico, la cosa, e Leib, il corpo personale, vivente.[22]

Basaglia fece suo il superamento del dualismo-contrapposizione tra anima e corpo che aveva influenzato psicologia e psichiatria fino ad allora[23] e ritenne corretta la posizione della sospensione del giudizio. Non intendeva annullare la realtà, che continua ad esistere, ma voleva spostare l'attenzione sul come il mondo si presenta alla coscienza, o a come la coscienza prende atto del mondo.

Superato così il positivismo le problematiche della moderna psichiatria andavano affrontate con l'aiuto della fenomenologia e quindi una diagnosi corretta si poteva ottenere solo evitando di considerare la malattia mentale come se fosse una malattia fisica. Edmund Husserl sosteneva che la psiche umana è decisamente complessa e misteriosa e che quindi la psichiatria non doveva oggettivizzare il malato né illudersi di trovare soluzioni facili. L'approccio corretto si realizzava mettendosi dalla parte del paziente, e, come suggeriva Karl Jaspers, osservarne i comportamenti e stabilire una relazione senza temere la possibile immedesimazione e con la conseguente sofferenza.[24]

EsistenzialismoModifica

Sempre nel periodo della sua formazione, negli anni cinquanta, approfondì le tematiche esistenzialiste di Martin Heidegger e ne riprese l'idea della struttura fondamentale dell'esserci come essere nel mondo (In der Welt sein). Il Dasein apre una porta diversa all'interpretazione della manifestazione nel mondo dell'essere umano e in questo Basaglia vi scorse l'incomprensibilità profonda della malattia mentale e portandolo ad abolire la distinzione accademica tra sano e malato del positivismo.

Seguendo Heidegger arrivò alle conclusioni che era importante prendersi cura (Sorge) delle cose e degli altri e che questa è l'essenza dell'uomo. Intese l'esistenza inautentica caratterizzata dalla necessità dell'esclusione delle questioni mondane in modo che gli altri non spariscano nella loro particolarità e determinatezza. Secondo questa visione l'esistenza autentica viene dominata dall'angoscia e dalla consapevolezza dei propri limiti. All'estremo, l'essere per la morte, con una decisione anticipatrice, è la sola esistenza autentica, consapevole di ciò per cui si è disposti al sacrificio.[25]

PsicopatologiaModifica

L'idea di tempo di Eugène Minkowski, legata alle analisi di Henri Bergson che ponevano dubbi sulla sua effettiva natura, fecero intendere a Basaglia la vita come un flusso discontinuo e indefinibile. Fece suo il concetto di slancio vitale, lontano dall'impostazione positivista e ponendo l'uomo in una dimensione adatta a sviluppare in modo autentico, come sostenuto da Minkowski, il contatto vitale con la realtà.[26]

Lo schizofrenico manca di questo contatto vitale[27] (Minkowski e anche Binswanger) e sembra bloccarsi in una specifica fase temporale, in un presente costante e sempre attuale.

Basaglia inoltre diede molta importanza alla simpatia e la ritenne essenziale perché si possa verificare un contatto vitale ed autentico con la realtà.[28] Questa, come la comprensione e la partecipazione, doveva necessariamente entrare nel flusso temporale del divenire,che non è lineare né definibile in modo univoco nello spazio. Serve un incontro profondo tra medico e paziente affinché si raggiunga una doppia situazione di consapevolezza: quella del medico nei confronti della persona malata che ha di fronte e quella che il malato acquista di sé.

Così fece suo il metodo di Minkowski, lo preferì esplicitamente all'indagine psicoanalitica ed alla logoterapia. L'individuo andava considerato nella sua globalità, unica via per ricondurre la persona alle sue piene potenzialità. Affontare solo i sintomi della sofferenza non avrebbe permesso alla persona che si aveva di fronte di ritornare nell'ambiente sociale dal quale era stata esclusa.

Corpo in psichiatriaModifica

Sin dal periodo della sua specializzazione in malattie nervose e mentali venne fortemente influenzato dai lavori di diversi autori che, in alcuni casi già da anni, stavano lasciando una forte impronta anche nella psicologia e nella psichiatria. In particolare questi furono Jean-Paul Sartre e Maurice Merleau-Ponty, ma anche Frantz Fanon, Erving Goffman e Michel Foucault.

Merleau-Ponty e Sartre, con diversi altri intellettuali, fondarono nel 1945 la rivista Les Temps Modernes, inoltre in quel periodo pubblicarono due testi importanti: Fenomenologia della percezione[29] il primo e L'essere e il nulla[30] il secondo. Nei primi anni sessanta poi uscirono altri tre testi fondamentali: I dannati della terra[31] di Frantz Fanon, Asylums; le istituzioni totali; la condizione sociale dei malati di monte e di altri internati[32] di Erving Goffman e la Storia della follia nell’età classica[33] di Michel Foucault.

I testi di Sartre e Merleau-Ponty vennero continuamente citati negli scritti dello stesso Basaglia che con il filosofo parigino ebbe anche rapporti personali diretti, incontrandolo in più occasioni e non nascondendosi la reciproca stima.

Basaglia tentò il recupero dell'entità corporea, restituendo al corpo quel valore che le istituzioni manicomiali che lo custodivano gli avevano tolto. Riallacciandosi al pensiero di Jean-Paul Sartre sostenne il concetto di corpo ambivalente; come oggettivo, per gli altri ed esposto allo sguardo degli altri, e anche come soggettivo, corpo per sé, col quale si esiste in un mondo. Come Sartre aveva distinto la coscienza di sé dal mondo. Pur essendo nel mondo, l'essere è diverso dal mondo: è possibilità e libertà. L'uomo che naturalmente e liberamente vive è responsabile di tutto ciò che fa e progetta, inoltre deve poter scegliere e scegliersi. Questa fase critica tuttavia, l'esperienza della libertà incondizionata e della mancanza di riferimenti oggettivi, genera angoscia. Tentare di sfuggire a questa situazione può sfociare nell'illusione di vivere in un mondo razionale o nella ricerca di sicurezze attribuendo un fine alla natura o affidandosi a valori trascendenti. L'alternativa resta quella di convivere con la situazione di fatto, semplicemente accettandola.

Restando più aderente all'approccio fenomenologico, mitigò (sul modello di Merleau-Ponty) la separazione tra corpo oggettivo e corpo soggettivo poiché tale distinzione netta è impossibile. Il corpo è il mezzo per avere un mondo e di conseguenza la libertà è possibile ma rimane condizionata perché l'uomo vive nel mondo e tra gli altri in un groviglio di relazioni inestricabile. Il corpo rimane complementare alla soggettività dell'io, ma rappresenta pure l'esperienza più profonda ed insieme più ambigua. L'ambigua bipolarità del corpo, contemporaneamente presente e dimenticato, attivo e passivo nelle percezioni, rende l'esperienza corporea la più fragile delle esperienze.”[34]

PosizioneModifica

Partendo dai suoi studi e dai suoi interessi, e dopo un'esperienza personale diretta nel mondo reale dell'ospedalizzazione psichiatrica Basaglia prese sempre più coscienza dell'incongruenza tra i diversi modelli della dimensione corporea ai quali stava avvicinandosi ed il lavoro dello psichiatra, che doveva adeguarsi alla struttura esistente. Maturò quindi l'urgenza di migliorare la gestione e la custodia dei malati mentali arrivando alla critica radicale dell'istituzione manicomiale, poiché in quella situazione erano un luogo di emarginazione, non di cura, e annullavano la dignità del malato come persona.[35]

Capì che il malato di mente non ha solo bisogno di cure per la sua malattia ma anche di un rapporto umano con chi lo segue. Inoltre gli apparve evidente che al malato, come ad ogni essere umano, servono risposte pratiche; quindi necessita di denaro, di una famiglia e di tutto ciò che ognuno di noi cerca nella vita. Quando ritornava uomo, chi prima era considerato folle non presentava più una malattia, ma una crisi sotto vari aspetti che, se affrontata con una tradizionale diagnosi, aveva come unico risultato quello di cristallizzare una situazione istituzionalizzata. Come psicopatologo la sua preoccupazione principale divenne quella di salvaguardare la persona del malato di fronte al potere dell'istituzione psichiatrica e divenne sostenitore dell'antipsichiatria.[36] Poiché la malattia mentale non è una malattia fisica sostenne quindi che lo psichiatra doveva ascoltare chi aveva di fronte e rinunciare ad ogni certezza precostituita, sospendendo il giudizio. Era arrivato alla conclusione che non si può trasformare il mondo senza trasformare se stessi, senza esporsi al rischio di diventare altri da ciò che si è.

Basaglia indicò alcuni passaggi necessari per realizzare le sue idee, e questi comprendevano una pressione sull'istituzione perché modificasse il suo modo di operare, far riflettere tutti gli operatori sanitari sulla necessità del cambiamento, l'utilizzo di farmaci coi quali iniziare una prima modifica di rapporti tra istituzione e ricoverato, il mantenimento o la possibilità di riallacciare i rapporti tra pazienti e mondo esterno e, molto importante, l'apertura fisica e simbolica delle porte.[37]

RiconoscimentiModifica

  • A Franco Basaglia è intitolata la biblioteca comunale del Municipio XIX, Primavalle (Roma)[38]
  • Parco pubblico in cui sorgeva l'ospedale psichiatrico di Gorizia.
  • Gli sono state intitolate diverse vie in alcune città italiane, come Bologna, Ferrara e Roma. Anche nello Stato di San Paolo, a Jaguariúna, gli sono state intitolate una via ed una piazza.
  • Il Teatro dell'ex ospedale psichiatrico di Trieste è stato dedicato alla memoria di Franca e Franco Basaglia.
  • Un omaggio alla sua figura è arrivato nel 2008 dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia con la programmazione de La luce di dentro. Il lavoro, tratto da un testo di Gianni Fenzi e diretto da Giuliano Scabia con la partecipazione di Claudio Misculin e dell’Accademia della Follia.[39]

OpereModifica

Selezione di suoi articoli e saggiModifica

  • Esposizione di alcuni casi di utile impiego del Test del disegno nei disturbi del linguaggio, in Rivista Sperimentale di Freniatria e Medicina Legale delle Alienazioni Mentali, vol. 76, nº 2, giugno 1952, pp. 300–305, PMID 12994675.
  • Il mondo dell’«incomprensibile» schizofrenico attraverso la «Daseinsanalyse». Presentazione di un caso clinico, in Giornale di Psichiatrie e di Neuropatologia, vol. 81, nº 3, 1953, pp. 471–499, PMID 13128418.
  • Sull’impiego del Test di associazione verbale secondo Rapaport in clinica psichiatrica, in Giornale di Psichiatrie e di Neuropatologia, vol. 81, nº 4, 1953, pp. 725–737, PMID 13142364.
  • Contributo allo studio psicopatologico e clinico degli stati ossessivi, in Rassegna di Studi Psichiatrici, vol. 43, nº 2, maggio 1954, pp. 269–310, PMID 13186170.
  • Su alcuni aspetti della moderna psicoterapia: analisi fenomenologica dell’«incontro», in Rivista Sperimentale di Freniatria e Medicina Legale delle Alienazioni Mentali, vol. 78, nº 2, giugno 1954, pp. 239–264, PMID 13225524.
  • con Gianfranco Dalla Barba, A proposito della risposto «maschera» nel Test di Rorschach, in Rivista Sperimentale di Freniatria e Medicina Legale delle Alienazioni Mentali, vol. 78, nº 2, giugno 1954, pp. 433–436, PMID 13225535.
  • In tema di «pensiero dereistico». Considerazioni sul concetto di «distacco dalla realtà», in Archivio di Psicologia, Neurologia e Psichiatria, vol. 16, nº 1, 1955, pp. 87–108, PMID 14362874.
  • Sull’impiego del Plexonal (Sandoz) nel trattamento sedativo e nella narcoterapia, in Giornale di Psichiatrie e di Neuropatologia, vol. 83, nº 3, 1955, pp. 671–672, PMID 13305896.
  • con Pessina G, La «reazione immagine» del psiconevrotico ossessivo al Test di associazione verbale, in Rassegna di Studi Psichiatrici, vol. 45, nº 2, marzo–aprile 1956, pp. 344–359, PMID 13350592.
  • con Pessina G, Il Test di associazione verbale e il Test Wechsler Bellevue in un gruppo di soggetti a sintomatologia isterica, in Rassegna di Studi Psichiatrici, vol. 45, nº 3, 1956, pp. 475–498, PMID 13359749.
  • Il corpo nell’ipocondria e nella depersonalizzazione. La struttura psicopatologica dell’ipocondria, in Rivista Sperimentale di Freniatria e Medicina Legale delle Alienazioni Mentali, vol. 80, 1–2, giugno 1956, pp. 159–185, PMID 13351471.
  • Il corpo nell’ipocondria e nella depersonalizzazione. La coscienza del corpo e il sentimento di esistenza corporea nella depersonalizzazione somatopsichica, in Rivista Sperimentale di Freniatria e Medicina Legale delle Alienazioni Mentali, vol. 80, nº 3, agosto 1956, pp. 453–490, PMID 13360063.
  • L’azione della cloropromazina sull’esperienza delirante primaria, in Rivista Sperimentale di Freniatria e Medicina Legale delle Alienazioni Mentali, vol. 81, nº 3, settembre 1957, pp. 787–798, PMID 13506504.
  • Delirio di negazione e ossessione della negazione, in Rivista Sperimentale di Freniatria e Medicina Legale delle Alienazioni Mentali, vol. 81, nº 2, luglio 1957, pp. 506–510, PMID 13466972.
  • A proposito del «dreamy state» e della depersonalizzazione nevrotica. Comunicazione al XII Congresso nazionale della Società italiana di neurologia, in Rivista Sperimentale di Freniatria e Medicina Legale delle Alienazioni Mentali, vol. 81, nº 2, luglio 1957, pp. 371–378, PMID 13466958.
  • Il sentimento di estraneità nella malinconia. Contributo psicopatologico e clinico, in Giornale di Psichiatrie e di Neuropatologia, vol. 85, nº 3, 1957, pp. 627–645, PMID 13480553.
  • con Gianfranco Dalla Barba, La «sindrome organica di Rorschach» in un gruppo di parkinsoniani postencefalitici, in Rassegna di Studi Psichiatrici, vol. 46, nº 2, 1957, pp. 225–230, PMID 13441961.
  • con Gianfranco Dalla Barba, A proposito della «sindrome paranoide nella concezione antropologica», in Giornale di Psichiatrie e di Neuropatologia, vol. 85, nº 3, 1957, pp. 677–680, PMID 13480557.
  • con Gianfranco Dalla Barba, Su alcuni aspetti del protocollo schizofrenico, in Giornale di Psichiatrie e di Neuropatologia, vol. 85, nº 3, 1957, pp. 671–675, PMID 13480556.
  • con Gianfranco Dalla Barba, Il significato delle risposte chiaroscuro, in Giornale di Psichiatrie e di Neuropatologia, vol. 85, nº 2, 1957, pp. 391–399, PMID 13462245.
  • con Gianfranco Dalla Barba, Il rifiuto alla V tavola di Rorschach, in Archivio di Psicologia, Neurologia e Psichiatria, vol. 18, nº 1, gennaio–febbraio 1957, pp. 17–24, PMID 13436182.
  • con Gianfranco Dalla Barba, Dolore psicotico ed ansia nevrotica nel protocollo Rorschach del depresso, in Rivista Sperimentale di Freniatria e Medicina Legale delle Alienazioni Mentali, vol. 81, nº 3, settembre 1957, pp. 640–653, PMID 13506499.
  • con Gianfranco Dalla Barba, A proposito dell’«esaltazione» come modalità schizofrenica, in Rivista Sperimentale di Freniatria e Medicina Legale delle Alienazioni Mentali, vol. 81, nº 3, settembre 1957, pp. 565–580, PMID 13506495.
  • con Fontanari D, Il ruolo del sistema nervoso vegetativo nelle sindromi neuropsichiatriche menopausali, in Rassegna di Neurologia Vegetativa, vol. 15, ottobre 1960, pp. 131–151, PMID 13865560.
  • Il silenzio nel dialogo con lo psicotico, in Giornale di Psichiatrie e di Neuropatologia, vol. 92, 1964, pp. 787–793, PMID 14304149.
  • Ansia e malafede. La condizione umana del nevrotico, in Rivista Sperimentale di Freniatria e Medicina Legale delle Alienazioni Mentali, vol. 88, giugno 1964, pp. 392–404, PMID 14174407.
  • Corps, regard et silence. L’énigme de la subjectivité en psychiatrie, in L’Evolution Psychiatrique (Paris), vol. 30, nº 1, 1965, pp. 11–26, PMID 14312492.
  • Silence in the dialogue with the psychotic, in Journal of Existentialism, vol. 6, nº 21, 1965, pp. 99–102, PMID 5840813.
  • con Antonio Slavich, A proposito delle dinamiche di gruppo in una comunità terapeutica. Il ruolo degli alcoolisti, in Giornale di Psichiatrie e di Neuropatologia, vol. 94, nº 1, 1966, pp. 93–106, PMID 5947389.
  • con Franca Ongaro, Un problema di psichiatria istituzionale. L’esclusione come categoria socio-psichiatrica, in Rivista Sperimentale di Freniatria e Medicina Legale delle Alienazioni Mentali, vol. 90, nº 6, dicembre 1966, pp. 1484–1503, PMID 5999615.
  • Appunti di psichiatria istituzionale, in Recenti Progressi in Medicine, vol. 46, nº 5, maggio 1969, pp. 486–506, PMID 5409229.
  • Problems of law and psychiatry: the Italian experience, in International Journal of Law and Psychiatry, vol. 3, nº 1, 1980, pp. 17–37, PMID 7409955.
  • Crisis intervention, treatment and rehabilitation, in World Hospitals, vol. 16, nº 4, novembre 1980, pp. 26–27, PMID 10249500.
  • Con G. Gallio: La vocazione terapeutica. Per un'analisi critica alla “via italiana” alla riforma psichiatrica (1950-1978) in Salute mentale. Pragmatica e complessità, 2 voll. a c. di A. Debernardi, R.Mezzana, B. Norcio, Centro Studi e ricerche regionale per la salute mentale, Regione Friuli-Venezia Giulia, Trieste, 1992.
  • Il malato artificiale, Torino, Einaudi, 1969.
  • Corso di aggiornamento per operatori psichiatrici, 1979, su triestesalutementale.it.
  • La chiusura dell'ospedale psichiatrico, 1976, su triestesalutementale.it.
  • Le contraddizioni della comunità terapeutica, 1970, su triestesalutementale.it.
  • La distruzione dell'ospedale psichiatrico come luogo di istituzionalizzazione, 1964, su triestesalutementale.it.
  • Franco Fornari, La violenza, a cura di Graziella Controzzi, Gian Piero Dell'Acqua, Firenze, Vallecchi, 1978.
  • Franca Ongaro (a cura di), L'utopia della realtà (raccolta di saggi scritti tra il 1963 e il 1979), Contributi di Maria Grazia Giannichedda. Collana: Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, Einaudi, 2005, ISBN 88-06-17669-2.
  • Franca Ongaro, La nave che affonda, a cura di S. Taverna, A. Pirella, Psichiatria e antipsichiatria a dieci anni da "L'istituzione negata" un dibattito, Roma, Savelli, 1978.
  • E. Venturini (a cura di), Il giardino dei gelsi, Torino, Einaudi, 1979.
  • Luigi Onnis, Giuditta Lo Russo (a cura di), Dove va la psichiatria?, Pareri a confronto su salute mentale e manicomi dopo la nuova legge, Milano, Feltrinelli, 1980.
  • Dove va la psichiatria? Intervista a Eugenio Borgna a cura di Roberto Camarlinghi, su psychiatryonline.it. URL consultato il 15 febbraio 2010 (archiviato dall'url originale il 15 giugno 2011).
  • Intervista a Pier Aldo Rovatti sul rapporto di Franco Basaglia con la filosofia del 900, su radioradicale.it.
  • Intervista a Nico Casagrande: Basaglia gli anni di Gorizia. A cura di Francesco Bollorino e Lisa Attolini., su pol-it.org.

FilmografiaModifica

NoteModifica

  1. ^ Girolamo Digilio, p.123.
  2. ^ (EN) Giovanna Russo e Francesco Carelli, Dismantling asylums: The Italian Job (PDF), London Journal of Primary Care. URL consultato il 13 maggio 2018 (archiviato il 16 marzo 2017).
  3. ^ Marijke Gijswijt-Hofstra (et.al.), p.213.
  4. ^ (EN) P. Fusar-Poli, D. Bruno, J.P. Machado-De-Sousa e J. Crippa, Franco Basaglia (1924—1980): Three Decades (1979—2009) as a Bridge Between the Italian and Brazilian Mental Health Reform, International Journal of Social Psychiatry, 1979. URL consultato il 6 agosto 2019.
  5. ^ Mario Colucci e Pierangelo Di Vittorio, p.1.
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  22. ^ Edmund Husserl, pp.146-147 Husserl, nella quinta parte di Meditazioni cartesiane, scrive: ... io trovo allora in una determinazione unica il mio corpo, che è appunto l'unico a non essere mero corpo fisico o cosa (Körper), ma ... (Leib), oggetto unico al di dentro della mia falda di mondo astrattiva, ...
  23. ^ Basaglia: Corpo, sguardo e silenzio, pp. 295-296 L'opaca impenetrabilità del corpo che noi avvertiamo e viviamo come la resistenza delle cose è, dunque, la precategorialità di cui parla Husserl, per il quale il corpo si dà come materia (impenetrabile, opaco, passivo) ma proprio nel suo essere tale è contemporaneamente una modalità del corpo-proprio di esperire la materia […] in me c’è dunque un'enigmatica qualità per cui la materia, costitutiva di me stesso, è — nel mio rapporto con le cose — il mio modo di esperire, la mia possibilità di vivere in mezzo all’oggettualità delle cose
  24. ^ Mario Colucci e Pierangelo Di Vittorio Comprendere significa avvicinarsi all'esperienza vivente nei suoi stessi termini, mobilitando non il semplice intelletto, ma tutte le capacità intuitive del nostro animo, per penetrarne l'intima essenza senza ridurla ad ipotesi causali precostituite.
  25. ^ Martin Heidegger.
  26. ^ Eugène Minkowski, p.49: Il contatto vitale con la realtà sembra rapportarsi ai fattori irrazionali della vita. Il contatto vitale con la realtà riguarda molto di più il fondo stesso, l’essenza della personalità vivente nei suoi rapporti con l’ambiente. E questo ambiente, ancora una volta, non è né un insieme di stimoli esterni, né di atomi, né di forze o energie; è un’onda mobile che ci avvolge da ogni parte e che costituisce il mezzo senza il quale non potremmo vivere.
  27. ^ Eugène Minkowski, p.69.
  28. ^ E. Minkowski, Il tempo vissuto, cit., p.64: La simpatia non potrà essere istantanea, vi è sempre in essa della durata, e in questa durata vi sono due divenire, i quali, in perfetta armonia, fluiscono l’uno accanto all’altro. Così facendo essi si penetrano tanto intimamente che, anziché ammettere l’esistenza di un sentimento che quasi per risonanza evocherebbe un sentimento analogo in un altro individuo, si sarebbe piuttosto inclini a considerarlo un sentimento solo che, pur restando uno, si integri in due vite individuali diverse. Si tratta qui di vera partecipazione.
  29. ^ Maurice Merleau-Ponty.
  30. ^ Jean-Paul Sartre.
  31. ^ Frantz Fanon.
  32. ^ Erving Goffman.
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BibliografiaModifica

Fonti
Approfondimenti
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  • John Foot, La "Repubblica dei matti": Franco Basaglia e la psichiatria radicale in Italia, 1961-1968, Milano, Feltrinelli, 2014.
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  • Francesco Parmegiani, Michele Zanetti, Basaglia. Una biografia, Trieste, Lint Editoriale, 2007, ISBN 88-8190-223-0.
  • Vinzia Fiorino (a cura di), Rivoltare il mondo, abolire la miseria. Un itinerario dentro l'utopia di Franco Basaglia, Pisa, ETS, 1994, ISBN 88-7741-771-4.
  • Follia e paradosso. Seminari sul pensiero di Franco Basaglia, Trieste, Edizioni “e”, 1995.
  • Soggetto e istituzione. L’eredità di Franco Basaglia, in L'ippogrifo – Atti e documenti, numero monografico, Pordenone, settembre 1999.
  • J. Ayme, La Psychothèrapie Institutionnelle: origine, histoire, tendences, in Pratiques institutionnelles et thèorie de psychoses. Actualitè de la psychotèrapie institutionnelle, Paris, L’Harmattan, 1995.
  • Oreste Pivetta, Franco Basaglia, il dottore dei matti. La biografia , Dalai Editore, 2012 ISBN 978-8866205692

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