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Franco Dal Cin

imprenditore e dirigente sportivo italiano
Franco Dal Cin (a destra) all'Udinese nel 1983, insieme a Zico.

Francesco Dal Cin, detto Franco (Vittorio Veneto, 1943[1][2]), è un imprenditore e dirigente sportivo italiano.

BiografiaModifica

«Ero partito povero e tale sono rimasto. Se rifletto però dal calcio ho avuto grandissime soddisfazioni, la mia vita è stata degna di essere vissuta.[3]»

(Franco Dal Cin)

In gioventù fu calciatore, ma si ritirò presto a causa di una nefrite[2]. Ha successivamente alternato l’attività di imprenditore con quella di Dirigente Sportivo. Dopo la fugace esperienza all'Inter divenne un fornitore di servizi legati al mondo dello sport: fu organizzatore di eventi legati al calcio, al calcetto e al biliardo[4].

Dopo la caduta della "cortina di ferro", divenne anche consulente esterno per trattative di mercato nell'Est europeo[4]: la sua Sport Trade[5], con sede a Milano, ha portato Mychajlyčenko alla Sampdoria, Kolyvanov al Foggia, Dobrovol'skij al Genoa, Simutenkov nella “sua” Reggiana. Per un breve periodo ha anche fatto parte del Consiglio di Amministrazione della Dinamo Mosca[3]. Si è occupato anche del commercio dei diritti televisivi, con l'acquisto delle prime due partite dall’Est europeo, nel 1988, con le immagini della gara Stella Rossa Belgrado-Milan[2].

Dopo il fallimento del Venezia ha abbandonato il mondo del calcio: oggi abita a Udine e ha un ufficio a Milano, dove si occupa di fotovoltaico[6], viaggiando molto all'estero, tra Belgio e Germania[3].

Anche il figlio Michele è entrato nel mondo del calcio, diventando dirigente (è stato Presidente del Conegliano negli anni novanta, e Direttore Generale del Venezia) e procuratore. Franco Dal Cin Ha anche un'altra figlia, Mara[7].

DirigenteModifica

Conegliano (1972-1980)Modifica

Come Dirigente sportivo inizia nel 1971 al neonato Clodiasottomarina[2], squadra di Chioggia formatosi dalla fusione del Clodia con il Sottomarina, ma nel 1972 passa al Conegliano, che milita in Serie D, club appena acquistato dall'industriale veneto del gelato Teofilo Sanson, che lo nomina Direttore Sportivo: nasce un binomio che scriverà pagine importanti sia nella storia del Conegliano che, in seguito, dell'Udinese. Con il suo avvento viene valorizzato il vivaio: nel giro di pochi anni il Settore Giovanile diventa uno dei più importanti d'Italia, tanto da conquistare il titolo di Campione d´Italia con la formazione "Berretti" nel 1976 e nel 1978. Inoltre, sempre nel 1976, la Juniores vince a sorpresa il "Trofeo Sanson" (una sorta di Torneo di Viareggio che si disputava nel Veneto negli anni 70 con cadenza biennale), eliminando Napoli, Atalanta, Bayern Monaco e, in finale, Olimpia Lubiana. Parallelamente crebbe il rendimento della prima squadra: nel 1978 ottiene la promozione nella neonata Serie C2, e nel campionato seguente termina al quinto posto in classifica, piazzamento che a tutt'oggi è il migliore nella storia del calcio a Conegliano[8]

Udinese (1976-1984)Modifica

Sanson, intanto, nel 1976 aveva acquistato l'Udinese, facendo diventare il Conegliano una sorta di consociata: al termine della stagione 1979-80, infatti, Gerolin, Giorgio Papais, Strappa e Loris Pradella passano a vestire la maglia dei bianconeri in Serie A. In quello stesso anno Dal Cin lo seguì diventandone il Direttore Generale[9]. Da allora e fino al 1980 Sanson fu allo stesso tempo proprietario delle due squadre, per poi decidere di vendere quella veneta e così anche Dal Cin lasciò definitivamente il Conegliano per dedicarsi completamente all'Udinese. Saranno anni di soddisfazioni per entrambi: nel 1978 ebbero l'idea di apporre il primo marchio nella storia del calcio, la scritta Sanson, sui pantaloncini bianconeri[2]. Lì ebbe ufficialmente il via l'epoca delle sponsorizzazioni[3]. Fu confermato anche nel 1981 a seguito del cambio di proprietà, con Lamberto Mazza della Zanussi, colosso degli elettrodomestici, nuovo proprietario.

Nel 1983, invece, fu l'artefice del clamoroso arrivo a Udine di Arthur Antunes Coimbra, detto Zico[2]. Disse Dal Cin: «Grazie agli sponsor riuscimmo a pagare il suo stipendio. Fu un'operazione di grande effetto, riempimmo lo Stadio Friuli con ben 50.000 spettatori per più di metà delle partite. Anche in giro per la penisola facevamo l'esaurito, fu la mia più grande soddisfazione personale»[10]. Juventus, Napoli e Roma furono bruciate dal tempismo di Dal Cin, che riuscì ad assicurarselo per 6 miliardi di Lire (di cui però solo 3,6 pagati dall'Udinese: il resto veniva versato da una società esterna, la Grouping Limited, che avrebbe usato l'immagine di Zico)[11], attraverso una complessa operazione che comprendeva anche la cessione dei diritti d'immagine del giocatore. Tutt'oggi il campione brasiliano è considerato il colpo di mercato più grande nella storia dei friulani[12]. Tuttavia, alla fine della stagione, a causa di alcuni contrasti con il Presidente Lamberto Mazza, nel frattempo subentrato a Sanson, decise di dimettersi dall'incarico[10].

«Fu veramente un peccato che la dirigenza dell’epoca ebbe dei problemi e le lotte tra il presidente Mazza e Dal Cin indebolirono la squadra. Dal Cin aveva un’ottima visione del calcio italiano e progetti per costruire una buona squadra. Quando fu costretto a lasciare il club eravamo tra i primi in classifica ma poi fummo abbandonati a noi stessi, includendo anche problemi di arbitraggio[10]»

(Zico)

Quando poi nel 1985 il Cavalier Mazza decise di vendere l’Udinese che aveva a sua volta rilevato da Sanson, egli gli suggerì di cederla alla famiglia Pozzo, anziché a Maurizio Zamparini[13], che così ripiegò sul Venezia. Collaborò con l'Udinese anche dopo la fine della successiva esperienza all'Inter, fino alla fine degli anni ottanta. Fu lui a suggerire a Giampaolo Pozzo di acquistare Giuseppe Dossena[14].

Inter (1984-1985)Modifica

Nell'agosto 1984 passa all'Inter in qualità di Direttore Sportivo, rimanendoci fino al dicembre 1985[4]. Sarà un’esperienza amara che Dal Cin non ricorderà mai in positivo[3], a causa di un rapporto non idilliaco con Ernesto Pellegrini. Di lui ebbe a dire: «Al Presidente proposi di portare Zico in nerazzurro, lui rispose che aveva già Liam Brady»[2].

Reggiana (1993-2002)Modifica

Nel 1993 acquista per conto della famiglia Fantinel (che in seguito rilevò la Triestina[3]) la maggioranza delle azioni della Reggiana per circa 9 miliardi di Lire, presentando subito l’idea e un progetto per la costruzione di un nuovo Stadio privato che verrà costruito grazie anche all’intervento delle istituzioni (sponsor e comune) ma soprattutto grazie alla risposta dei tifosi che sottoscrissero abbonamenti pluriennali[15].

La prima pietra del nuovo Stadio, da edificare in un'area non urbanizzata alla periferia della città, viene posta il 25 settembre 1994: otto mesi dopo, il 15 aprile 1995, si gioca la prima partita ufficiale contro la Juventus di Marcello Lippi, in seguito vincitrice dello scudetto. Il calcio italiano, per la prima volta, si dota di uno stadio di proprietà di una squadra e non di una pubblica amministrazione. Non solo: è anche il primo impianto battezzato con il nome di uno sponsor, in questo caso l'azienda casearia Giglio, il cui nome campeggiava sulle maglie dei granata. Finanziato interamente da privati e costato 25 miliardi di Lire, il “Giglio” presenta una serie di strutture decisamente avveniristiche per l'epoca, dai palchetti con frigobar e televisione satellitare alle telecamere a circuito chiuso, passando per le panchine riscaldate con tanto di linea telefonica. Un impianto innovativo anche in materia di sicurezza: vengono sistemati dei tornelli – prontamente, e paradossalmente, rimossi – e si studia un sistema di vendita dei biglietti simile all'attuale Tessera del tifoso[16].

In quello stesso anno come biglietto da visita portò a Reggio Emilia Paulo Futre, il portoghese vice Pallone d'Oro[3]. Inoltre avviò forti legami di cooperazione con l’Africa, allo scopo di tesserare giovani nigeriani promettenti: fu così che vestirono il granata, tra gli altri, Oliseh, Martins e Makinwa[2]. Nel 1997 si ebbero novità a livello societario: la presidenza passò dal gruppo Fantinel all’imprenditore reggiano Luciano Ferrarini. La panchina viene affidata, soprattutto su scelta di Dal Cin, a Mircea Lucescu, suo vecchio pallino[15]. Ma la stagione termina con la retrocessione e da allora saranno anni bui, determinati dai pesanti debiti contratti per la costruzione dello Stadio. Lo stesso Dal Cin giustificherà il passivo a causa di un contenzioso con il Comune di Reggio, che non gli ha permesso la realizzazione di un Centro commerciale che, a suo dire, avrebbe permesso alla Reggiana di avere forti liquidità. Per far fronte a tale mancanza ha quindi dovuto vendere buona parte del parco giocatori[17]. Nel 1999 arriva anche la retrocessione in Serie C1. La protesta dei tifosi, stanchi però degli anni di cocenti delusioni sfocia in una manifestazione pubblica per le vie e le piazze di Reggio Emilia l'11 maggio 2002, unendo ultras, tifosi, e simpatizzanti che chiedono a gran voce il cambio al timone della società. Cambio che avviene il 9 luglio 2002 dopo una lunga trattativa con la cessione della società granata ad Ernesto Foglia (già proprietario del Brescello), che indica come presidente il reggiano Chiarino Cimurri[15].

Venezia (2002-2005)Modifica

Nel 2002, in seguito alla cessione della Reggiana e al contemporaneo acquisto del Palermo da parte di Maurizio Zamparini, Dal Cin rilevò il Venezia, che però versava in una situazione economica disastrosa. Si barcamenò per tenere a galla la società, ma al termine del campionato 2004-05, tra sospetti e voci di combine (vedi il caso Genoa-Venezia), dopo due salvezze miracolose, la squadra venne retrocessa in Serie C1. Nel frattempo Dal Cin – che ricoprì le cariche di Presidente, Amministratore Unico e Amministratore Delegato – aveva fatto entrare nel club un gruppo ligure, capitanato dal discusso imprenditore edile Luigi Gallo; i tifosi, che videro in quell’operazione lo spettro del fallimento, iniziarono a mobilitarsi, con manifestazioni e proponendo un progetto di salvataggio attraverso una Public Company, ma fu tutto inutile: il 22 giugno 2005 la società arancioneroverde venne dichiarata fallita.

Ultimi anniModifica

Nel febbraio del 2011 la FIGC lo ha deferito inibendolo per 5 anni[18].

Nel settembre 2015 il suo nome viene associato ad un possibile acquisto della Triestina[19].

CuriositàModifica

  • Nel corso degli anni novanta è stato Consigliere di Lega per la Serie B[3].
  • In un'intervista del 2009 a L'Unità, ha dichiarato di possedere ancora oggi una Scuola Calcio in Nigeria: «La dirige mio figlio Michele, assieme a Marshall, ex difensore di Reggiana e Genoa, fermato troppo presto da infortuni gravi»[3].

NoteModifica

  1. ^ Marco Bogarelli, non solo Infront. Tutti gli affari del padrone del calcio italico IlFattoQuotidiano.it, 26/11/2014.
  2. ^ a b c d e f g h Dal Cin, l’intervista della discordia in onda stasera SportReggio.it, 09/11/2012.
  3. ^ a b c d e f g h i Vanni Zagnoli - «Ero dieci anni avanti in tutto ma il bilancio alla fine è zero» - Intervista a Franco Dal Cin Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive. L'Unità (Pagina 46), 09/12/2009.
  4. ^ a b c Luca Bottura - Basta con le Coop rosse. La Reggiana ai friulani Corriere.it, 06/05/1993.
  5. ^ Simone Tallone - Il calcio italiano e la perestrojka Pagina2Cento.it, 16/05/2014.
  6. ^ Gabriele Majo - Reggiana: vietato l’accesso al Giglio all’ex proprietario Dal Cin StadioTardini.it, 14/08/2012.
  7. ^ Gabriele Franzini - Reggiana: il mistero della Torre Archiviato il 24 settembre 2015 in Internet Archive. ‘’TeleReggio.it’’, 08/08/2002.
  8. ^ [Carlo Fontanelli. 100 anni di calcio a Conegliano. Geo Edizioni, 2009.]
  9. ^ Inizia l'era Sanson e l'attesa riscossa dell'Udinese Archiviato il 26 settembre 2015 in Internet Archive. Udinese.it.
  10. ^ a b c Zico, storia e leggenda del Galinho
  11. ^ I sessant’anni di Zico… e un po’ di Udinese Futbologia.org, 02/03/2013.
  12. ^ Mimmo Carratelli - Incredibile ma vero Archiviato il 5 marzo 2016 in Internet Archive. CorriereDelloSport.it, 27/08/2010.
  13. ^ Dal Cin: «Moratti mi deve lo Scudetto di Calciopoli» Goal.com, 09/11/2008.
  14. ^ Monica Tosolini - Dal Cin: quando portai Dossena all’Udinese UdineseBlog.it, 10/01/2014.
  15. ^ a b c La gestione Dal Cin Archiviato il 9 marzo 2016 in Internet Archive. ReggianaCalcio.it.
  16. ^ Il “Giglio”, storia del primo Stadio italiano di proprietà VersiliaToday.it, 17/10/2012.
  17. ^ Franco Dal Cin: «È finito in buone mani» GazzettaDiReggio.it, 06/12/2013
  18. ^ Le verità nascoste: Dal Cin, nuova inibizione e nuovo precedente? TuttoJuve.com, 27/02/2011.
  19. ^ Monica Valentino - Triestina: Pari, ma l’attenzione è sulla società MondoUdinese.it, 21/09/2015.