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Frine (Barzaghi)

statua in marmo dello scultore Francesco Barzaghi
Frine
Francesco Barzaghi (1839-1892) Frine (1872).jpg
AutoreFrancesco Barzaghi
Dataintorno al 1863
Materialemarmo
Dimensioni170×56×52 cm
UbicazioneGalleria d'Arte Moderna, Milano

Frine denudata al cospetto dei giudici è un'opera scultorea in marmo realizzata dal milanese Francesco Barzaghi (1839-1992) intorno al 1863. Fu presentata alla Esposizione universale di Parigi del 1867 con titolo di Phryné[1] ed è conservata alla Galleria d'Arte Moderna di Milano.

Indice

Storia e descrizioneModifica

Il marmo del Barzaghi, realizzato intorno al 1863, rappresenta la Mnesarete, figlia di Epicle, più nota come Frine, notissima etera o cortigiana dell'antica Grecia. Celebre per la sua bellezza fu indicata dal commediografo Posidippo come "l'etera di gran lunga più celebre", e fu nei secoli rappresentata da pittori e scultori. Fu processata per empietà, partecipazione a feste oscene nel Liceo, promiscuità di tiasi maschili e femminili, l'introduzione di una nuova divinità (il culto misterico di Isodaite) e, secondo una possibile interpretazione, dilapidazione del patrimonio altrui. Fu prosciolta dalle gravissme accuse che avrebbero potuto portarla alla pena di morte grazie all'estemo tentativo di Iperide, suo difensore, che sentendo la causa persa avrebbe strappato la tunica di Frine svelandone il seno davanti ai giudici, che si convinsero della sua innocenza dato che la bellezza non può essere colpevole. La statua del Barzaghi ritrae Frine proprio nel momento in cui appare denudata di fronte ai giudici in una posa che ricorda molto il famoso quadro di Jean-Léon Gérôme intitolato Il processo di Frine (1861).

La statua venne presentata alla Seconda Esposizione nazionale di Belle Arti di Milano del 1872,[2] dove venne acquistata dalla Deputazione provinciale milanese.

La statua del Barzaghi mostra Frine in piedi perfettamente scolpita nelle sue voluttuose forme femminili, con una descrizione realista del corpo del soggetto e del seno: il braccio destro si alza a coprire il viso in un moto di vergogna, la mano sinistra, mutilata delle dita, si copre le parti intime.

Per la perfetta descrizione delle nudità di Frine la statua sollevò un certo stupore all'Esposizione di Milano ma fu sicuramente ammirata. Ne scriveva nel 1873 Yorick figlio di Yorick, pseudonimo dello scrittore Pietro Coccoluto Ferrigni, nel suo Fra quadri e statue : strenna-ricordo della seconda Esposizione nazionale di belle arti:,[3]

«Certo la molle e graziosa attitudine, le forme eleganti, il disegno corretto, la testa in cui si rivela una certa tal quale ingenuità mista a un po’ di civetteria e ad un tantino d’ orgoglio, la delicatezza del lavoro, la morbidezza delle carni, il finito del1’ esecuzione fanno di quella statua una delle opere d’arte più ammirate e più simpatiche della pubblica mostra, e come dicevo più sopra, tolgono alla nudità il suo carattere disonesto e impudico.»

E ancora il Rondani nei suoi Scritti d'arte del 1874:[4]

«il Barzaghi mi pare che sia entrato nello spirito del suo argomento figurando Frine atteggiata di compostezza; dote eccellente in ogni opera di scultura e ancor più in questa, ove la calma, la dignità la perfezione delle forme servono a tenere i riguardanti in bilico tra il senso e il sentimento. Qnesta donna, infatti, a volta a volta ci stimola gli appettiti e ci solleva al vagheggiamento della bellezza ideale; sempre però in una atmosfera non del tutto pura, perché la Frine non è (e non debbo essere) una statua casta. Il Barzaghi, in somma, ha volato mostrarci una bellezza per noi pericolosa, e ad onor dell’artista, si deve pur dire che tra questo concetto di voluttìi, vagheggiato, come per molte ragioni è palese, dal Barzaghi, e 1’opera in cui si è incarnato (qui il vocabolo va a capello) c’è armonia perfetta, fusione sicché formano una cosa sola.»

Lo scultoreModifica

Francesco Barzaghi fu scultore prolifico che divise la sua attività di artista fra monumenti pubblici e statue di genere. Sua massima opera il Monumento a Napoleone III (Milano, 1880) oggi al Parco Sempione. In seguito fu autore di altri monumenti dedicati a personaggi pubblici; a Milano realizzò, tra gli altri, i monumenti ad Alessandro Manzoni (1883) in piazza San Fedele, a Francesco Hayez (1890) in piazzetta Brera e a Luciano Manara (1894, inaugurato dopo la morte dell'autore) ai Giardini di Porta Venezia.

NoteModifica

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica