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Fulmine
Rn fulmine.JPG
Vista della prua del Fulmine
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipocacciatorpediniere
ClasseFolgore
ProprietàFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
CostruttoriCantieri del Quarnaro, Fiume
Varo1931
Entrata in servizio14 settembre 1932
Destino finaleaffondato in combattimento il 9 novembre 1941
Caratteristiche generali
Dislocamentostandard 1540 t
pieno carico 2100 t
Lunghezza96,23 m
Larghezza9,28 m
Pescaggio4,5 m
Propulsione3 caldaie
2 gruppi di turbine a vapore su 2 assi
potenza 44.000 hp
Velocità38,8 (in realtà 30) nodi
Autonomia3693 mn a ? nodi
Equipaggio6 ufficiali, 159 sottufficiali e marinai
Armamento
Armamento
Note
dati riferiti al 1940

dati presi da https://web.archive.org/web/20120618021359/http://www.regiamarinaitaliana.it/Ct%20classe%20Dardo.html e http://www.trentoincina.it/dbunita2.php?short_name=Fulmine

voci di cacciatorpediniere presenti su Wikipedia

Il Fulmine è stato un cacciatorpediniere della Regia Marina.

Indice

StoriaModifica

Nel 1937-1938 prese parte alla guerra civile spagnola[1].

All'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale faceva parte della VIII Squadriglia Cacciatorpediniere, insieme ai gemelli Folgore, Lampo e Baleno.

Alle 14.10 del 7 luglio 1940 lasciò Taranto unitamente ai gemelli, alle corazzate Giulio Cesare e Conte di Cavour ed alla VII Squadriglia Cacciatorpediniere (Freccia, Dardo, Saetta, Strale) in appoggio ad un convoglio per la Libia (trasporti truppe Esperia e Calitea, motonavi Marco Foscarini, Francesco Barbaro e Vettor Pisani, con la scorta delle torpediniere Orsa, Procione, Orione, Pegaso, Abba e Pilo)[2].

Questa squadra si congiunse poi con la I e II Squadra Navale, prendendo parte alla battaglia di Punta Stilo del 9 luglio[3][4].

Nella notte dell'11 novembre si trovava a Taranto quando il porto fu attaccato da aerosiluranti britannici: il Fulmine fu mancato di poco da un siluro, che andò invece a colpire la corazzata Conte di Cavour[5][6]; il fuoco del cacciatorpediniere abbatté probabilmente quell'aereo, che potrebbe essere stato però colpito invece dal tiro della Cavour[7].

All'inizio del 1941 subì alcuni lavori di modifica, che comportarono lo sbarco di tutte le mitragliere preesistenti e la loro sostituzione con 6 mitragliere da 20 mm[1].

Il 6 gennaio, temporaneamente aggregato alla IX Squadriglia cacciatorpediniere, bombardò, insieme al Carducci, all’Alfieri, al Gioberti ed alla XIV Squadriglia Torpediniere (Partenope, Pallade, Altair, Andromeda), le installazioni militari greche a Porto Palermo, in Albania[8].

Il 9 gennaio bombardò nuovamente, insieme ai cacciatorpediniere Ascari, Folgore e Carabiniere, le posizioni greche a Porto Palermo[8].

Dall'8 al 12 marzo fu di scorta – unitamente ai cacciatorpediniere Turbine e Baleno – ad un convoglio formato dai mercantili Alicante, Arcturus, Rialto e Wachtfels, in navigazione da Napoli a Tripoli[9][4].

Il 12 marzo ripartì da Tripoli per scortare, insieme al gemello Lampo, l’Arcturus ed il Wachtfels di ritorno a Napoli; il convoglio giunse a destinazione il 14[9].

Il 30 aprile appartenne alla scorta indiretta (con gli incrociatori pesanti Trieste e Bolzano, l'incrociatore leggero Eugenio di Savoia ed i cacciatorpediniere Ascari e Carabiniere) di un convoglio formato dai trasporti Birmania, Marburg, Reichenfels, Rialto e Kybfels in navigazione da Augusta e Messina per la Libia carichi di rifornimenti per il Deutsches Afrikakorps (la scorta diretta era costituita dai cacciatorpediniere Euro e Gioberti e dalle torpediniere Castore, Procione ed Orione); sebbene attaccato da aerei e sommergibili il 1º maggio, il convoglio non subì danni[10][4].

Dal 5 al 7 maggio scortò, insieme all’Euro ed alle torpediniere Procione, Cigno, Orsa, Centauro e Perseo, un convoglio composto dai piroscafi Marburg, Kybfels, Rialto, Reichenfels e Marco Polo sulla rotta per Tripoli[11].

Il 16 maggio salpò da Napoli di scorta, insieme ai cacciatorpediniere Turbine, Euro, Folgore e Strale, ad un convoglio composto dai piroscafi Preussen, Sparta, Capo Orso, Motia e Castelverde e dalla nave cisterna Panuco (si aggiunse poi la nave cisterna Superga): le navi giunsero a destinazione il 21, nonostante una collisione tra il Preussen e la Panuco ed un infruttuoso attacco del sommergibile HMS Urge al Capo Orso ed alla Superga[12].

Nello stesso mese scortò anche i mercantili Bosforo, Bainsizza, Duisburg e la nave cisterna Panuco[4].

 
Il Fulmine (a sinistra) ed il cacciatorpediniere Saetta

Il 21 luglio fece parte della scorta (insieme a Folgore, Saetta ed Euro) di un convoglio composto dai piroscafi Maddalena Odero, Nicolò Odero, Caffaro e Preussen in rotta Napoli-Tripoli, cui poi si aggiunsero la nave cisterna Brarena, il cacciatorpediniere Fuciliere e la torpediniera Pallade: aerosiluranti Fairey Swordfish dell'830° Squadron britannico attaccarono le navi l'indomani al largo di Pantelleria, affondando il Preussen e la Brarena[13][4].

Il 13 agosto salpò da Napoli per scortare a Tripoli, insieme ai cacciatorpediniere Vivaldi, Malocello, Strale e Folgore ed alla torpediniera Orsa, un convoglio composto dai trasporti Andrea Gritti, Rialto, Vettor Pisani, Francesco Barbaro e Sebastiano Venier; tale convoglio giunse indenne il 15 nonostante attacchi aerei (durante i quali esplose accidentalmente un cannone del Vivaldi) e subacquei[14].

Il 12 settembre prese parte alle operazioni di soccorso dei superstiti del piroscafo Caffaro, affondato da aerei insieme ad un altro trasporto, il Nicolò Odero[4].

Il 24 settembre scortò (insieme ai cacciatorpediniere Lampo, Oriani e Strale) un convoglio composto dai trasporti Amsterdam, Castelverde e Perla; il convoglio fu forse attaccato da un sommergibile al largo di Pantelleria, ma non esistono conferme da parte britannica[15].

Dal 16 al 19 ottobre fece parte della scorta (cacciatorpediniere Oriani, Gioberti, Folgore, Usodimare, Da Recco, Sebenico) di un convoglio in navigazione da Napoli a Tripoli (trasporti Beppe, Marin Sanudo, Probitas, Paolina e Caterina), cui si aggregarono poi il motopeschereccio Amba Aradam e la torpediniera Cascino; il Beppe fu silurato il 18 dal sommergibile HMS Ursula, dovendo essere preso a rimorchio dal rimorchiatore Max Barendt ed assistito dal da Recco e dalla torpediniera Calliope (giunse a Tripoli il 21), mentre il Caterina affondò nel punto a 62 miglia per 350° da Tripoli in seguito ai danni riportati in un attacco aereo; il resto del convoglio giunse a Tripoli il 19[4][16].

L'affondamentoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia del convoglio Duisburg.

Nella mattinata dell'8 novembre 1941 il Fulmine (al comando del capitano di corvetta Mario Milano) salpò da Napoli per aggregarsi alla scorta del convoglio «Duisburg»: tale convoglio, formato dai trasporti Duisburg, San Marco, Sagitta, Maria, Rina Corrado, Conte di Misurata e Minatitlan (con a bordo in tutto 34.473 t di rifornimenti, 389 automezzi, 243 uomini) era diretto a Tripoli con la scorta dei cacciatorpediniere Maestrale, Grecale, Libeccio, Euro e Alfredo Oriani (cui si aggiungevano, come scorta indiretta, anche gli incrociatori pesanti Trento e Trieste e 4 cacciatorpediniere)[17].

Nella notte successiva il convoglio fu attaccato e distrutto dalla "Force K" britannica (incrociatori leggeri Aurora e Penelope e cacciatorpediniere Lance e Lively): vennero affondati tutti i mercantili, mentre il Grecale riportò gravi danni[17]. Nel combattimento il Fulmine – che si trovava sul lato destro del convoglio – fu tra le prime navi attaccate dalle unità inglesi: cercò di contrattaccare, ma contro la nave aprirono fuoco dapprima il Lance, poi l’Aurora ed infine il Penelope, centrandolo con sei proiettili (senza contare svariate schegge) e spazzandolo con le mitragliatrici pesanti: il primo colpo centrò l'apparato motore e lo mise fuori uso, poi saltò la corrente, il comandante Milano fu gravemente ferito, l'armamento semidistrutto; solo il complesso binato di prua continuò a funzionare, sotto la direzione del tenente di vascello Giovanni Garau, direttore di tiro, sparando in tutto otto colpi[18][19].

Immobilizzato e devastato dai colpi, mitragliato accidentalmente anche dai mercantili, il Fulmine, scosso dall'esplosione di una caldaia, si capovolse e colò a picco all'1.06 del 9 novembre, dopo 12 minuti di combattimento, portando con sé gran parte dell'equipaggio: tra le vittime il comandante Milano, morto dissanguato in mare dopo essere rimasto a bordo sino alla fine, ed il tenente di vascello Garau, inabissatosi volontariamente con la nave[18][19].

Altre vittime si ebbero quando, nella mattinata del giorno successivo, anche il cacciatorpediniere Libeccio, che aveva recuperato i superstiti del Fulmine, fu silurato ed affondato dal sommergibile HMS Upholder[18][19].

Complessivamente dell'equipaggio del Fulmine perirono 141 uomini[18][19]. Alla memoria del comandante Milano e del tenente di vascello Garau fu conferita la Medaglia d'oro al valor militare[20][21].

Il Fulmine aveva effettuato complessivamente 97 missioni di guerra (4 con le forze navali, 14 di caccia antisommergibile, 4 di bombardamento controcosta, 37 di scorta convogli, 7 addestrative e 31 di trasferimento o di altro tipo), percorrendo 29.518 miglia e trascorrendo 68 giorni ai lavori[1].

NomeModifica

Nel dopoguerra nella Marina Militare venne ribattezzata con il nome Fulmine una motocannoniera che costruita prima come vedetta e poi riclassificata corvetta con il nome Sentinella venne trasformata in motocannoniera.

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943, Mondadori, 2002, ISBN 978-88-04-50150-3.
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