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Fulvio Testi

diplomatico e poeta italiano
il conte Fulvio Testi

Fulvio Testi (Ferrara, 23 agosto 1593Modena, 28 agosto 1646) è stato un diplomatico e poeta italiano.

Annoverato fra i principali esponenti della letteratura barocca del Seicento, fu al servizio del duca d'Este a Modena, ricoprendo anche alti incarichi, tra i quali quello di governatore della Garfagnana. La sua produzione poetica affronta temi civili e ha toni solenni, mostrando la passione politica di un Testi duramente antispagnolo e, quindi, favorevole ai Savoia. Accusato di tradimento, per aver tentato di stringere relazioni con la corte di Francia, fu rinchiuso in carcere, dove morì poco dopo.

«Se fosse venuto in età meno barbara, e avesse avuto agio di coltivare l'ingegno suo più che non fece, sarebbe stato senza controversia il nostro Orazio, e forse più caldo e veemente e sublime del Latino»

(Giacomo Leopardi, Lettere, a cura di F. Flora, Mondadori, Milano 1949, p. 174)

BiografiaModifica

Figlio di Giulio e Margherita Calmoni, studiò prima lettere e filosofia dai gesuiti a Modena, poi poesia privatamente a Bologna. Cominciò presto a comporre sonetti, acquistando una certa fama già fin dal 1611, prima ancora di entrare al servizio, come copista di cancelleria, per la Corte Estense. Il suo primo volume di versi, che vide la luce a Venezia nel 1613 e fu dedicato ad Alfonso III d'Este, s'inscriveva nell'alveo dell'Idillio barocco e, in particolare, del marinismo. In quello stesso anno, Testi viaggiò tra Napoli e Roma, dove strinse amicizia con Alessandro Tassoni, per rientrare a Modena nell'estate del 1614. Nell'autunno successivo si sposò con Anna Leni.

Le sue Rime, pubblicate nel 1617, che erano anticipate dalla dedica a Carlo Emanuele di Savoia, contenevano anche delle ottave che, scritte nel 1615 e più conosciute con il titolo Il pianto d'Italia[1], configuravano delle ingiurie in chiave antispagnola, tanto che, in seguito alle rimostranze della Spagna presentate al Ducato di Modena, lo stampatore, Giuliano Cassiani, fu arrestato e il Testi costretto alla fuga. Processato in contumacia, il poeta ferrarese venne esiliato. Tuttavia, a seguito di una supplica, il 5 febbraio 1619 ricevette la grazia da Cesare d'Este. Nell'estate seguente, il citato duca di Savoia, avendo nel frattempo appreso delle sofferenze patite dal Testi, lo volle ricompensare, insignendolo della croce di cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, mentre il duca estense lo elevò al rango di "virtuoso di camera".

Da quel momento la sua vita fu caratterizzata da una lunga serie di viaggi a carattere diplomatico, in particolare tra Vienna, Roma, Venezia e Torino, in seguito ai quali, nell'aprile del 1635, ottenne un feudo e il titolo comitale. Alla fine di quello stesso anno fu nominato ambasciatore alla Corte di Spagna: imbarcatosi a Vado, dove s'incontrò con Gabriello Chiabrera, che aveva conosciuto a Roma, partì alla volta di Madrid il 10 marzo 1636. L'ufficio in Spagna, ove fu insignito della croce di Santiago, durò esattamente un anno (ma vi farà ritorno nel 1638): al rientro a Modena, nel marzo del 1637, ricevette la carica di segretario di Stato. Nel 1640, stufo della vita di corte (salvo ritornarvi dal 1642), in cui non godeva di particolari simpatie, anche perché sempre considerato un parvenu, chiese e ottenne, da Francesco I d'Este, il governo della Garfagnana.

Dopo alcune missioni diplomatiche, cercò dei contatti per trasferirsi alla corte francese, conducendo trattative segrete con il cardinale Mazarino. Scoperto, nel gennaio 1646 venne rinchiuso nella fortezza di Modena, dove troverà la morte sette mesi più tardi. Secondo una tesi smentita già, a suo tempo, da Girolamo Tiraboschi, si era inizialmente ipotizzato che la prigionia fosse motivata dal risentimento di Raimondo Montecuccoli, al quale Testi aveva dedicato un'ode non molto lusinghiera: a tal riguardo Ugo Foscolo, avallando l'interpretazione del Tiraboschi, ricordava, tuttavia, che quell'ode era sì dedicata al principe di Montecuccoli, ma indirizzata agli estensi[2].

Testi ricevette sepoltura nella Basilica di San Domenico a Bologna.

Opere principaliModifica

 
Frontespizio della tragedia L'Isola di Alcina del Testi

LiricheModifica

PoliticheModifica

EpistolariModifica

  • Fulvio Testi, Opere scelte, vol. II (Lettere), Modena, Presso la Società tipografica, 1817.
  • Fulvio Testi, Lettere inedite in nome del duca Francesco I. a Francesco Sassatelli, luogotenente di Vignola, s.e., Modena 1841.
  • Fulvio Testi, Lettere inedite, in Memorie di religione, di morale e di letteratura, Modena, Real tip. Soliani, 1843, pp. 49-85 (t. XV) e 333-346 (t. XVI).
  • Alfredo Lazzari (a cura di), Quattro lettere inedite di Fulvio Testi, Faenza, Conti, 1872.
  • Fulvio Testi, Lettere, 3 voll. (1609-1633, 1634-1637, 1638-1646), a cura di Maria Luisa Doglio, Laterza, Bari 1967.

NoteModifica

  1. ^ Fulvio Testi, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.  
  2. ^ Ugo Foscolo, Opere edite e postume, vol. I: Prose letterarie, Firenze, Le Monnier, 1850, p. 490.

BibliografiaModifica

  • Miscellaneo di lettere del Conte D. Fulvio Testi, s. l. n. a.;
  • Girolamo Tiraboschi, Vita del conte d. Fulvio Testi, Modena, presso la Società Tipografica, 1780.
  • Domenico Perrero, Il Conte Fulvio Testi alla corte di Torino negli anni 1628 e 1635. Documenti inediti, Milano, Daelli & C., 1865.
  • Giovanni De Castro, Fulvio Testi e le corti italiane nella prima metà del secolo XVII, Milano 1875;
  • Venceslao Santi, Fulvio Testi e Carlo Emanuele I di Savoia, in Rivista europea, 16 gennaio 1880;
  • Domenico Perrero, L'arresto e la morte del conte Fulvio Testi, ibid., 1880;
  • Adolfo Venturi, Velasquez e Francesco I d'Este, in Nuova Antologia, 1º settembre 1881;
  • Achille Neri, in Rassegna nazionale, 16 novembre 1886;
  • Giovanni Ognibene, Una missione del conte Fulvio Testi alla corte di Spagna, Modena 1886;
  • Annibale Campani, Il Testi nella Garfagnana, in Il Panaro, 12 giugno 1887;
  • Annibale Campani, L'arresto e la morte di Fulvio Testi, ibid., 2 e 9 ottobre 1887;
  • Annibale Campani, La nomina di Fulvio Testi al governo della Garfagnana, in Rassegna emiliana, giugno 1888;
  • A. Lazzeri, Quattro lettere inedite di Fulvio Testi, Faenza 1892.
  • Giuseppe Rua, Poeti della corte di Carlo Emanuele I, Torino 1899;
  • Elina Massano, La vita di Fulvio Testi, Firenze 1900;
  • Francesco Bartoli, Fulvio Testi autore di prose e poesie politiche, Città di Castello 1900;
  • Antonio Belloni, Testiana, in Frammenti di critica letteraria, Milano 1903;
  • Raimondo Salaris, Fulvio Testi e un poemetto anonimo del secolo XVII, in Rassegna bibliografica della letteratura italiana, 1903;
  • Livio Migliorini, Sul governo di Fulvio Testi in Garfagnana, in Archivio Storico Italiano, V, vol. 34, nº 235, 1904, pp. 180-183, JSTOR 44459583.
  • Venceslao Santi, Il processo e la condanna di Fulvio Testi nel 1617, in Giornale storico della letteratura italiana, LIV (1909);
  • Giuseppe Rua, Letteratura civile italiana del Seicento, Milano 1910;
  • Luigi Fassò, Dal carteggio di un ignoto lirico fiorentino, in Miscellanea in onore di R. Renier, Torino 1912;
  • Gioacchino Caprera, Fulvio Testi poeta, Noto 1922;
  • Graziella Monachesi, Anime ribelli del '600, in La cultura moderna, 1927, n. 2;
  • Graziella Monachesi, La tragica fine di un poeta diplomatico, ibid., n. 7;
  • Graziella Monachesi, La coscienza romana e nazionale nella lirica di Fulvio Testi, in La cultura moderna, 1927, n. 9;
  • Vittorio Di Tocco, Ideali d'indipendenza in Italia durante la preponderanza spagnuola, Messina 1927;
  • Benedetto Croce, Storia dell'età barocca in Italia, Bari 1929, passim;
  • Antonio Belloni, Il Seicento, 2ª ed., Milano 1929, pp. 132-40;
  • Carlo Zaghi, Fulvio Testi e Ottaviano Magnanini, in La civiltà moderna, 1931, n. i.
  • Gualtiero Medri, Schede note e appunti per una bibliografia delle opere di Fulvio Testi, S.t.e.r., Rovigo 1949.
  • Cecilia Rizza, Sulla fortuna di Fulvio Testi nella Francia del secolo XVII, in Lettere Italiane, vol. 9, nº 2, Aprile-Giugno 1957, pp. 145-167, JSTOR 26245943.
  • Maria Luisa Doglio, Intorno alle lettere edite e inedite di Fulvio Testi, in Lettere Italiane, vol. 16, nº 4, Ottobre-Dicembre 1964, pp. 425-444, JSTOR 26248731.
  • Giuseppe Ottone, Sullo stile epistolare di Fulvio Testi, in Aevum, Anno 44, Fasc. 5/6, settembre-dicembre 1970, pp. 486-493, JSTOR 25820969.
  • Giovanni Getto, Il barocco letterario in Italia, Mondadori, Milano 2000.

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