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Indice globale della fame

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L'Indice globale della fame (o GHI, Global Hunger Index) è uno strumento multi-statistico per descrivere la situazione relativa alla fame nei diversi paesi. Il GHI misura i progressi e i fallimenti nella lotta contro la fame. Il GHI è aggiornato una volta l'anno.

L'Indice è stato adottato e poi stato sviluppato dall'International Food Policy Research Institute (IFPRI) e pubblicato per la prima volta nel 2006, in collaborazione con l'ONG tedesca Welthungerhilfe. Dal 2007 partecipa alla pubblicazione anche l'ONG irlandese Concern Worldwide. L'edizione 2018 è frutto di un progetto congiunto di Welthungerhilfe e Concern Worldwide, mentre IFPRI ha fatto un passo indietro rispetto al suo coinvolgimento nel report.

Dal 2008 è pubblicato in varie lingue, tra cui l'italiano, quest'ultimo a cura di Cesvi.[1][2][3][4][5][6][7][8][9] [10] [11] Ogni anno viene pubblicato un aggiornamento dei risultati.

L'Indice Globale della Fame 2018 - il tredicesimo di una serie annuale - presenta una misurazione multidimensionale della fame nazionale, regionale e globale, riassunta in un punteggio numerico che rende conto dei diversi aspetti della fame. Sulla base del punteggio di GHI è stilata una classifica dei paesi, che mette a confronto i punteggi attuali con quelli degli anni passati. Il GHI 2018 mostra che in molti paesi e a livello globale la fame e la malnutrizione sono diminuite dal 2000; ma in alcune parti del mondo i due fenomeni persistono o si sono addirittura aggravati. Dal 2010 per 16 paesi il livello di fame non è cambiato o è persino aumentato.

Oltre alla classificazione, il rapporto dell'Indice Globale della Fame si occupa ogni anno di un focus specifico: nel 2018 il focus tematico riguarda la relazione tra fame e migrazione forzata.[11] Tra i focus degli anni precedenti vi sono:

  • Denutrizione infantile tra i bambini di età inferiore ai due anni (2010).[3]
  • Innalzamento e volatilità dei prezzi alimentari durante i recenti anni e i loro effetti sulla fame e la malnutrizione (2011)[4]
  • Come assicurare la sicurezza alimentare e l'uso sostenibile delle risorse, in un contesto di scarsità delle fonti naturali di cibo (2012)[5]
  • Come rafforzare la resilienza comunitaria delle comunità contro la sotto- e la malnutrizione (2013).[6]
  • La fame nascosta, una forma di denutrizione causata da carenze di micronutrienti (2014).[7]
  • La relazione tra fame e conflitti armati (2015).[8]
  • Il raggiungimento dell'Obiettivo di Sviluppo Sostenibile "Fame Zero" entro il 2030 (2016).[9]
  • Le sfide di fame e disuguaglianza (2017).[10]

Una mappa interattiva consente ai fruitori di visualizzare i dati dei diversi anni e ingrandire specifiche regioni o paesi.

Calcolo dell'IndiceModifica

L'Indice classifica i Paesi lungo una scala di 100 punti, dove 0 rappresenta il miglior valore possibile (assenza di fame) e 100 il peggiore, anche se nessuno dei due valori estremi viene mai raggiunto nella realtà. Più alto è il valore, peggiore è lo stato nutrizionale di un Paese. Valori inferiori a 10,0 mostrano un'incidenza della fame bassa, mentre tra 10 e 19,9 il valore è moderato. Valori tra 20 e 34,5 segnalano una situazione di grave fame, mentre valori tra il 35,0 e il 49,9 livelli allarmanti. Oltre il 50, il problema della fame è considerato estremamente allarmante.[11]

Il GHI combina 4 indicatori: 1) la percentuale di denutriti sul totale della popolazione 2) la proporzione di bambini sotto i 5 anni che soffrono di ritardo nella crescita; 3) la proporzione di bambini sotto i 5 anni che soffre di deperimento 4) il tasso di mortalità tra i bambini al di sotto dei 5 anni.[11]

I dati e le proiezioni usati per il GHI 2018 sono relativi agli anni dal 2013 al 2017 e rappresentano i dati più recenti disponibili per ognuno dei 4 componenti. I dati relativi alla proporzione di denutriti provengono da l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO). I dati per il deperimento e l'arresto della crescita infantile provengono dall'UNICEF, dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization, WHO), dalla Banca Mondiale, oltre che dal sempre aggiornato database globale della WHO sulla Crescita e la Malnutrizione Infantile, dai più recenti rapporti delle Indagini Statistiche Sanitarie (Demographic and Health Surveys, DHS) e delle Indagini Campione a Indicatori Multipli (Multiple Indicator Cluster Surveys, MICS), e dalle tabelle statistiche dell’UNICEF. I dati sulla mortalità infantile provengono dal Gruppo Interagenzie delle Nazioni Unite per la stima della mortalità infantile (IGME).[11] Quando le fonti originali dei dati non erano disponibili, le stime per gli indicatori del GHI si sono basate sui dati più recenti a disposizione.

Trend globali e regionaliModifica

Secondo l'Indice Globale della Fame 2018, il livello di fame e malnutrizione del mondo è di categoria grave, con un punteggio di GHI di 20,9. Rispetto al 29,2 del 2000, c’è stato un calo del 28%. Nonostante ciò, i livelli di fame sono ancora gravi e allarmanti in 51 paesi, ed estremamente allarmanti in un paese.

La geografia della fame presenta grandi variazioni da una regione all’altra. I punteggi di GHI 2018 dell’Asia meridionale e dell’Africa a sud del Sahara, rispettivamente a 30,5 e 29,4, indicano un livello di fame grave. Questi punteggi sono in netto contrasto con quelli di Asia orientale e Sud-est asiatico, di Vicino Oriente e Nord Africa, di America Latina e Caraibi, e di Europa dell’Est e della Comunità degli Stati Indipendenti, dove i punteggi vanno da 7,3 a 13,2, oscillando tra un livello di fame basso e moderato. [11]

Sia in Asia meridionale che in Africa a sud del Sahara i tassi di denutrizione, arresto della crescita infantile, deperimento infantile e mortalità infantile sono inaccettabilmente alti. Il tasso di arresto della crescita infantile dell’Asia meridionale è sceso rispetto al 2000, passando da circa la metà a oltre un terzo di tutti i bambini, ma si tratta pur sempre del più alto tasso regionale di arresto della crescita a livello mondiale. Inoltre, il tasso di deperimento infantile dell’Asia meridionale è leggermente aumentato rispetto al 2000. In termini di denutrizione e mortalità infantile, l’Africa a sud del Sahara ha i tassi più alti. Qui i conflitti e le avverse condizioni climatiche – in alcuni casi in modo separato, in altri come fattori congiunti – hanno aggravato la situazione della denutrizione. La guerra pregiudica anche lo stato nutrizionale dei bambini e ha un impatto evidente sulla mortalità infantile: i 10 paesi con il più alto tasso di mortalità infantile al mondo sono tutti in Africa a sud del Sahara, e 7 di essi sono considerati stati fragili. [11]

RankingModifica

Paesi con livello di fame estremamente allarmante (GHI ≥ 50), o allarmante (GHI tra 35,0 e 49,9)
Indice Globale della Fame[10]
Rank Paese 2000 2005 2010 2018
119   Repubblica Centrafricana 50,5 49,6 41,3 53,7
118   Ciad 51,4 52,0 48,9 45,4
117   Yemen 43,2 41,7 34,5 39,7
116   Madagascar 43,5 43,4 36,1 38,0
115   Zambia 52,0 45,8 42,8 37,6
114   Sierra Leone 54,4 51,7 40,4 35,7
113   Haiti 42,7 45,2 48,5 35,4
Paesi con livello di fame grave (GHI tra 34,9 e 20)
Rank Paese 2000 2005 2010 2018
112   Sudan - - - 34,8
111   Afghanistan 52,3 43,2 35,0 34,3
110   Timor Est - 41,8 42,4 34,2
109   Corea del Nord 40,3 32,9 30,9 34,0
108   Liberia 48,4 42,0 35,2 33,3
107   Zimbabwe 38,7 39,7 36,0 32,9
106   Pakistan 38,3 37,0 36,0 32,6
105   Uganda 41,2 34,2 31,3 31,2
103   Nigeria 40,9 34,8 29,2 31,1
103   India 38,8 39,2 32,2 31,1
102   Mozambico 49,1 42,4 35,8 30,9
101   Comore 38,0 33,6 30,4 30,8
99   Niger 52,5 42,6 36,5 30,4
99   Repubblica del Congo 37,8 37,2 32,2 30,4
98   Gibuti 46,7 44,1 36,5 30,1
97   Papua Nuova Guinea 30,9 28,2 34,3 29,7
95   Tanzania 42,4 35,8 34,1 29,5
95   Angola 65,6 50,2 39,7 29,5
93   Guinea-Bissau 42,4 40,3 31,0 29,1
93   Etiopia 55,9 45,9 37,2 29,1
92   Guinea 43,7 36,8 30,9 28,9
91   Ruanda 58,1 44,8 32,9 28,7
90   Mali 44,2 38,7 27,5 27,8
89   Burkina Faso 47,4 48,8 36,8 27,7
88   Mauritania 33,5 29,7 24,8 27,3
87   Malawi 44,7 37,8 31,4 26,5
86   Bangladesh 36,0 30,8 30,3 26,1
85   Costa d'Avorio 33,7 34,7 31,0 25,9
84   Botswana 33,1 31,2 28,4 25,5
83   Laos 48,0 35,8 30,3 26,1
80   Togo 39,1 36,4 27,1 24,3
80   Namibia 30,6 28,4 30,9 24,3
80   Benin 37,5 33,5 28,1 24,3
78   Lesotho 32,5 29,7 26,3 23,7
78   Cambogia 43,5 29,6 27,8 23,7
77   Kenya 36,5 33,5 28,0 23,2
76   Swaziland 28,9 27,6 26,7 22,5
75   Gambia 27,3 26,2 22,3 22,3
74   Iraq 26,5 24,9 24,4 22,1
73   Indonesia 25,5 26,5 24,5 21,9
72   Nepal 36,8 31,4 24,5 21,2
71   Camerun 41,2 33,7 26,1 21,1
70   Guatemala 27,5 23,8 22,0 20,8
69   Filippine 25,9 21,6 20,6 20,2

— = Dati non disponibili o non presentati. Alcuni paesi non esistevano nei loro confini attuali nell'anno o periodo di riferimento

A causa della mancanza di dati, non è stato possibile calcolare il punteggio di GHI 2018 per Bahrain, Bhutan, Burundi, Comore, Repubblica Democratica del Congo, Guinea Equatoriale, Eritrea, Libia, Moldavia, Qatar, Somalia, Sud Sudan, Siria e Tajikistan.

Focus rapporto GHI 2018: migrazione forzata e fameModifica

Il saggio del GHI 2018 esamina i rapporti tra fame forzata e fame, due sfide interconnesse che colpiscono alcune delle regioni più povere e segnate dai conflitti del mondo. A livello globale si stima che vi siano 68,5 milioni di sfollati, di cui 40 milioni di sfollati interni, 25,4 milioni di rifugiati e 3,1 milioni di richiedenti asilo. Per queste persone, la fame può essere sia una causa che una conseguenza della migrazione forzata. L'aiuto agli sfollati in condizioni di insicurezza alimentare deve essere rafforzato in quattro settori chiave: • riconoscere e affrontare fame e sfollamento come problemi politici; • adottare approcci più olistici ai contesti di sfollamento protratto, orientando il supporto allo sviluppo; • fornire aiuto agli sfollati nelle loro regioni di origine e • riconoscere che la resilienza degli sfollati non è mai del tutto assente e dovrebbe costituire il punto di partenza per fornire sostegno.

L'Indice Globale della Fame 2018 offre delle raccomandazioni per fornire una risposta più efficace e olistica alla migrazione forzata e alla fame. Tra queste c'è l'invito a concentrare le risorse su quei paesi e gruppi di persone che richiedono più supporto, a fornire soluzioni di lungo periodo per gli sfollati e ad aumentare gli impegni e le responsabilità a livello internazionale.

Focus rapporto GHI 2017: le disuguaglianze della fameModifica

Il 2017 evidenzia l'irregolarità dei progressi registrati nel ridurre la fame nel mondo e come le disuguaglianze in termini di potere siano alla base di una nutrizione ineguale.

Per raggiungere lo scopo ultimo degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite – "Non lasciare indietro nessuno" –, è necessario un approccio alla fame e alla malnutrizione che sia più attento nel recepirne la distribuzione irregolare, e più vigile nel riconoscere le disuguaglianze di potere che intensificano gli effetti che povertà e marginalizzazione hanno sulla malnutrizione. Il rapporto sottolinea l'importanza di utilizzare analisi per dare un nome a tutte quelle forme di potere che mantengono le persone affamate e malnutrite; l'importanza di progettare interventi strategicamente localizzati dove viene esercitato il potere; la necessità di rafforzare il potere di chi è affamato e malnutrito per sfidare e resistere alla perdita di controllo sul cibo di cui si nutrono.[10]

Focus rapporto GHI 2016: Obiettivo Fame ZeroModifica

Anche se secondo l’Indice Globale della Fame 2016 la comunità internazionale non è ancora sulla strada giusta per realizzare il secondo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, si registra un declino del 29% dal 2000 del tasso di fame globale – segno che un preciso impegno politico può far sì che l’obiettivo sia realistico e raggiungibile. Grazie alle riflessioni di David Nabarro, Consigliere Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite sull’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e i Cambiamenti Climatici, il GHI 2016 ci offre degli spunti teorici e pratici su come la cornice degli obiettivi di sviluppo sostenibile ci aiuterà a sconfiggere la fame nel mondo attraverso un piano trasformativo e inclusivo che integra approcci nuovi e innovativi, che mettano insieme attori diversi pronti a schierarsi per l’obiettivo comune di eliminare la povertà e la fame.[9]

Focus rapporto GHI 2015: i conflitti armati e la sfida della fameModifica

Il capitolo sulla relazione tra fame e conflitti mostra che il periodo in cui le grandi carestie causavano più di un milione di morti è finalmente finito. In ogni caso, c'è una chiara connessione tra conflitti armati e fame. La maggior parte dei paesi con i peggiori punteggi del 2015 hanno vissuto o vivono attualmente delle situazioni di conflitto. Comunque, la fame esiste anche in assenza di conflitti, come mostrano molti paesi in Asia Meridionale e Africa.

La diminuzione delle guerre è però in fase di stallo. A meno che i conflitti armati vengano ridotti o eliminati, ci sono poche speranze per vincere la fame.[8]

Focus rapporto GHI 2014: la sfida alla fame nascostaModifica

La fame nascosta è una forma di sottonutrizione che si verifica quando l'assunzione e l'assorbimento di vitamine e minerali/microelementi (come zinco, iodio e ferro) sono troppo bassi per garantire buone condizioni di salute e di sviluppo. Tra i fattori che contribuiscono alla carenza di micronutrienti troviamo: cattiva alimentazione, aumento delle esigenze di micronutrienti durante fasi specifiche della vita, come la gravidanza, e problemi di salute come malattie, infezioni o parassiti che si possono propagare in ambienti insalubri con scarse condizioni igienico-sanitarie. In situazioni non di emergenza, la povertà è il fattore principale che limita l'accesso a cibo adeguato e nutriente. In più, i Paesi in via di sviluppo si stanno spostando da una dieta basata su cibi poco processati ad una basata su cibi e bevande molto processati, ricchi di energia ma poveri in micronutrienti. Più di 2 miliardi di persone in tutto il mondo soffrono la fame nascosta. I suoi effetti possono essere devastanti, e portare al ritardo mentale, compromettere la salute, diminuire la produttività e persino causare la morte. I suoi effetti sono particolarmente acuti durante i primi 1.000 giorni, dal concepimento ai 2 anni di vita del bambino, e avere gravi conseguenze fisiche e cognitive. Oltre a inficiare la salute umana, la fame nascosta può impedire anche lo sviluppo socioeconomico, soprattutto in Paesi a basso e medio reddito.

Le carenze di vitamine e minerali incidono significativamente sulle persone e le società colpite, sia in termini di costi sanitari che di perdita di capitale umano e riduzione della produttività economica. La fame nascosta compromette la crescita e l'apprendimento, limita la produttività e perpetua il ciclo continuo della povertà. Le perdite di produttività economica dovute a carenze di macronutrienti o micronutrienti si aggirano intorno ai 2 miliardi di dollari l'anno.

Una delle strategie più efficaci per prevenire in modo sostenibile la fame nascosta consiste nel diversificare la dieta. Una dieta sana contiene un buon equilibrio e una buona combinazione di macronutrienti (carboidrati, grassi, e proteine); micronutrienti essenziali; e altre sostanze come le fibre. Tra i modi efficaci per diversificare la dieta vi sono la promozione degli orti domestici, il cambiamento delle abitudini di nutrizione dei bambini più piccoli, la fortificazione, che aumenta le quantità di micronutrienti presenti negli alimenti durante la trasformazione industriale; l'uso di integratori; e il bio-arricchimento.[6]

Focus rapporto GHI 2013: La resilienza comunitaria per la sicurezza alimentare e nutrizionaleModifica

Molti dei Paesi in cui il livello di fame è "allarmante" o "estremamente allarmante" sono particolarmente vulnerabili alle crisi: nel Sahel africano, le popolazioni sono annualmente vittime della siccità, e devono affrontare conflitti violenti e calamità naturali in un contesto globale che diventa sempre più volatile (crisi economiche e finanziarie, crisi dei prezzi alimentari).

L'incapacità di affrontare queste crisi ha messo in discussione il successo finale di molti programmi di sviluppo. Le popolazioni hanno ancora meno risorse per resistere alle successive crisi. 2.6 miliardi di persone nel mondo vivono con meno di 2 dollari americani al giorno. Per loro, una malattia in famiglia, un mancato raccolto dovuto alla siccità o l'interruzione dell'invio di denaro da parte di parenti che vivono all'estero può innescare una spirale negativa da cui non possono uscire da soli.

Non è quindi sufficiente supportare le popolazioni durante le emergenze e, una volta che l'emergenza è passata, iniziare programmi di sviluppo a lungo termine. Al contrario, emergenza e assistenza per lo sviluppo devono essere concettualizzate in modo tale da aumentare la resilienza delle popolazioni agli shock.

L'Indice Globale della Fame individua tre strategie di coping. Minore è l'intensità dello shock, minore è l'entità di risorse che devono essere usate per affrontarne le conseguenze:[6]

  • Assorbimento: capacità o risorse usate per ridurre l'impatto di una crisi senza cambiare lo stile di vita (es. vendere del bestiame)
  • Adattamento: Una volta che la capacità di assorbimento è esaurita, vengono intraprese delle azioni per adattare lo stile di vita alla situazione senza però attuare cambiamenti drastici (es. usare dei semi resistenti alla siccità)
  • Trasformazione: se le capacità di adattamento non sono sufficienti per affrontare l'impatto negativo di una crisi, vengono intrapresi cambiamenti più profondi e a lungo termine del comportamento e dello stile di vita (es. i membri di tribù nomadi diventano agricoltori sedentari perché non possono tenere il proprio bestiame)

A partire da questa analisi, gli autori presentano diverse raccomandazioni strategiche:[6]

  • Superare le barriere istituzionali, finanziarie e concettuali tra i settori dell'aiuto umanitario e dello sviluppo
  • Eliminare le politiche che indeboliscono la resilienza delle popolazioni. Usare il Diritto al Cibo come base per lo sviluppo di nuove politiche.
  • Implementare programmi pluriennali flessibili, che siano finanziati in modo da consentire approcci multi-settoriali alle crisi alimentari croniche.
  • Comunicare che migliorare la resilienza è vantaggioso dal punto di vista economico e migliora la sicurezza alimentare e nutrizionale, specialmente nei contesti fragili.
  • Monitorare e valutare da un punto di vista scientifico le misure ed i programmi che hanno l'obiettivo di aumentare la resilienza.
  • Coinvolgere attivamente le popolazioni locali nella pianificazione e nell'implementazione di programmi mirati alla resilienza.
  • Migliorare la nutrizione delle madri e dei figli attraverso interventi nutrizionali specifici per evitare che le crisi a breve termine portino a problemi legati alla nutrizione più avanti nella vita o nelle future generazioni.

Focus rapporto GHI 2012: Garantire la sicurezza alimentare in un contesto di scarsità di terra, acqua ed energiaModifica

La fame è sempre più legata al modo in cui vengono usate le risorse agricole, idriche ed energetiche. La crescente scarsità di queste risorse mette sempre più sotto pressione la sicurezza alimentare. Molti fattori contribuiscono alla crescente scarsità di risorse naturali:[5]

  1. Cambio Demografico: considerati gli attuali trend, la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone entro il 2050. Inoltre, sempre più persone vivono in aree urbane. La popolazione urbana si nutre in modo diverso dalla popolazione delle aree rurali, consumando meno cibi di base e più carne e latticini
  2. Maggiore reddito e uso insostenibile delle risorse: con la crescita dell'economia globale, le persone più abbienti consumano più cibo che richiede molta più acqua ed energia per essere prodotto. Si possono permettere di non essere efficienti nel loro uso di risorse.
  3. Politiche inadeguate e istituzioni deboli: quando le politiche, come quelle sull'energia, non sono testate per le conseguenze che hanno sulla disponibilità di acqua e terra, possono non portare benefici. Un esempio sono le politiche sui biocarburanti dei Paesi industrializzati: visto che mais e zucchero vengono usati per produrre biocarburante, ci sono meno terra e acqua disponibili per produrre il cibo.

I segnali di una crescente scarsità di risorse agricole, idriche ed energetiche sono: l'aumento dei prezzi dell'energia e del cibo, il massiccio incremento di investimenti su larga scala sulla terra arabile (il cosiddetto land grabbing), l'incremento della degradazione delkla terra arabile causato da uno sfruttamento eccessivo (ad es., la crescente desertificazione), l'incremento del numero di persone che vivono in regioni con scarsa disponibilità idrica e la perdita di terra arabile causata dal cambiamento climatico. L'analisi delle condizioni globali ha portato gli autori del GHI 2012 a formulare le seguenti raccomandazioni strategiche sull'importanza di:[5]

  • Garantire i diritti alla terra e all'acqua
  • Mettere gradualmente fine ai sussidi non necessari
  • Creare una cornice di riferimento macro-economica positiva
  • Investire nello sviluppo di tecnologie agricole che promuovano un uso efficace di terra, acqua ed energia
  • Supportare gli approcci che favoriscono un uso più efficiente ed efficace di suolo, energia e acqua lungo tutta la catena del valore
  • Prevenire e combattere lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali attraverso strategie di monitoraggio di acqua, terra ed energia e dei sistemi agricoli
  • Aumentare l'accesso delle donne all'istruzione e della salute riproduttiva, in modo tale da affrontare il cambiamento demografico
  • Aumentare i redditi e diminuire le disuguaglianze economiche e sociali e promuovere stili di vita sostenibili
  • Mitigare gli effetti del cambiamento climatico e l'adattamento ad esso attraverso un ri-orientamento dell'agricoltura.

Focus rapporto GHI 2011: Impennate e volatilità dei prezzi alimentariModifica

Il GHI 2011 analizza gli elevati e instabili prezzi alimentari, individuando tre fattori chiave per l'aumento dei prezzi dei prodotti agricoli e della loro volatilità. L'aumento delle contrattazioni sui futures, contratti a termine delle materie prime (in cui rientrano i prodotti alimentari), che sono passate negli ultimi anni da meno di un milioni al mese a svariati milioni. L'espansione della produzione (specie di mais) destinata alla produzione di biocarburanti e così sottratta all'alimentazione umana ed animale. Le crescenti condizioni meteorologiche che estreme causate dal cambiamento climatico che danneggiano i raccolti, penalizzano gli agricoltori e condizionano i mercati locali ed internazionali spesso privi di informazioni tempestive sulle riserve alimentari disponibili nei momenti critici. Il rapporto avanza alcune raccomandazioni per limitare la volatilità e la crescita dei prezzi:[4]

  • ridurre le politiche distorsive basate su sovvenzioni alla produzione di biocarburanti;
  • incentivare l'uso di biocarburanti derivati da prodotti di scarto;
  • migliorare l'informazione commerciale, scoraggiando gli speculatori con regole più severe, limitando le deroghe;
  • riprendere la discussione per un accordo internazionale sul clima dopo l'accordo di Kyoto
  • migliorare le assicurazioni agricole e le politiche energetiche di basso impatto;
  • investire nelle produzioni locali, evitando restrizioni alle esportazioni;
  • varare una politica di maggiore informazione sulle riserve mondiali sulla base delle proposte del G20 (AMIS: Agriculture Market Information System);

Infine il rapporto propone di rafforzare la resilienza dei poveri attraverso:

  • una migliore preparazione alle emergenze;
  • il sostegno ad una agricoltura adattabile al clima:
  • l'ampliamento delle entrate non agricole dei poveri;
  • il rafforzamento dei sistemi di base: acqua, sanità, istruzione, igiene;
  • la creazione di reti di protezione sociale.

Focus rapporto GHI 2010: Malnutrizione nella prima infanziaModifica

La malnutrizione tra i bambini ha assunto proporzioni allarmanti: nei Paesi in via di sviluppo sono oltre 195 milioni - circa 1/3 del numero totale - i bambini sotto i 5 anni che soffrono di uno sviluppo fisico non adeguato per la loro età. Quasi un quarto dei bambini sotto 5 anni - 129 milioni - è sottopeso e 1/10 è gravemente sottopeso.
Il problema della malnutrizione infantile non è distribuito uniformemente in tutto il mondo, bensì concentrato in pochi Paesi e regioni. Circa il 90 per cento dei bambini che soffrono di uno sviluppo non adeguato per la loro età vive in Africa e Asia. Nella sola India vive il 42% di tutti i bambini sottopeso.
Recenti studi dimostrano che la finestra cruciale per la lotta contro la malnutrizione infantile è rappresentata dal periodo tra i 9 e i 24 mesi (quindi i 1.000 giorni tra il concepimento e il compimento del secondo anno di età). I bambini che vengono alimentati in modo adeguato nei primi 1.000 giorni di vita sono in grado di evitare danni irreversibili, come il limitato sviluppo fisico e mentale, un sistema immunitario debole, una speranza di vita inferiore. Dopo il completamento del II anno di età, gli effetti della malnutrizione sono sostanzialmente irreversibili.[3]

NoteModifica

  1. ^ Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2008. Bonn, Washington D.C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2008.
  2. ^ Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2009. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2009.
  3. ^ a b c Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2010. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2010.
  4. ^ a b c Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2011. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2011.
  5. ^ a b c d Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2012. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2012.
  6. ^ a b c d e Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2013. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2013.
  7. ^ a b Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2014. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2014.
  8. ^ a b c Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2015. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2015.
  9. ^ a b c Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2016 Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2016.
  10. ^ a b c d Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2017. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2017.
  11. ^ a b c d e f g Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2018. Bonn, Dublino, Milano: Welthungerhilfe e Concern Worldwide. Ottobre 2018.

BibliografiaModifica

  • Lylen Albani e Valentina Prati (a cura di), Indice Globale della Fame 2015: I conflitti armati e la sfida della fame., traduzione di Luigi Cojazzi e Vera Melgari, Milano, Cesvi, 2015.
  • Indice Globale della Fame 2014: La sfida della fame nascosta. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2014, a cura di Nicoletta Ianniello, Valentina Prati e Diego Carangio. Traduzione a cura di Luigi Cojazzi.
  • Indice Globale della Fame 2013: La sfida della fame: sviluppare la resilienza delle comunità per la sicurezza alimentare e nutrizionale, Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2013, a cura di Lylen Albani e Valentina Prati. Traduzione a cura di Luigi Cojazzi.
  • Indice Globale della Fame 2012: La sfida della fame: garantire una sicurezza alimentare sostenibile in un contesto di scarsità di terra, acqua ed energia, Edizione italiana a cura di Cesvi e Link 2007, Milano, ottobre 2012, a cura di Lylen Albani, Vera Melgari e Stefano Piziali.
  • Indice Globale della fame 2011. La sfida della fame: controllare le impennate e l'eccessiva volatilità dei prezzi alimentari, Edizione italiana a cura di Cesvi, COSV e Link 2007, Milano ottobre 2011, a cura di Lylen Albani, Vera Melgari e Stefano Piziali.
  • Indice Globale della fame. La sfida della fame 2010: focus sulla denutrizione infantile. Edizione italiana di Link 2007, Cesvi e COSV, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali, Milano ottobre 2010
  • La sfida della fame 2009. Indice Globale: focus sulla crisi finanziaria e la disparità di genere. Edizione italiana di Link 2007, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali
  • La sfida della fame 2008. Indice Globale 2008. Edizione italiana di Link 2007, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali

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