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Gabinio Barbaro Pompeiano (latino: Gabinius Barbarus Pompeianus; ... – febbraio 408) fu un politico pagano dell'Impero romano d'Occidente, che, in qualità di praefectus urbi di Roma, si trovò ad affrontare la minaccia dell'esercito visigoto di Alarico I.

BiografiaModifica

Pompeiano aveva una proprietà a Baiae che confinava con una di Quinto Aurelio Simmaco; i due ebbero una disputa sull'esatta definizione del confine fino al 398, quando Pompeiano vendette la sua proprietà. Nel 400 ricevette una lettera da Simmaco che si è conservata.

Tra il 400 e il 401 fu proconsole d'Africa.

Nel 408, con l'imperatore Onorio rinchiuso nella capitale Ravenna, l'esercito visigoto di Alarico I calò su Roma, minacciando la città.

Pompeiano, che all'epoca era praefectus urbi, venne a sapere che la città di Narnia si era salvata dal pericolo ripristinando gli antichi riti fulgurali pagani, e decise quindi di organizzare, nel dicembre del 408, la tradizionale processione dei senatori al Campidoglio (e per questo è considerato un pagano, sebbene Zosimo affermi che era cristiano). Il rito, approvato segretamente anche dal papa Innocenzo I, non fu poi messo in pratica, in quanto, alla resa dei fatti, non si trovarono senatori disposti a partecipare alla processione: il Senato romano era, infatti, composto ormai da cristiani.

Pompeiano iniziò delle contrattazioni con Alarico, allo scopo di comprare la salvezza della città: aveva intenzione di trovare i fondi tramite una colletta tra le famiglie senatoriali. Si decise di inviare ai Visigoti oro e argento, e Pompeiano e Palladio furono incaricati di provvedere alla raccolta: i senatori si opposero al finanziamento (tra questi vi erano Melania e Valerio Piniano), quindi Piniano raccolse le ricchezze necessarie espropriando ulteriormente i templi pagani della città.

Secondo la Vita Melaniae, fu ucciso dalla folla in occasione di una sommossa causata da problemi nella distribuzione del pane al popolo.

BibliografiaModifica