Gabriele Tadino

militare e ingegnere italiano
Gabriele Tadino
Gabriele Tadino.jpg
Ritratto di Gabriele Tadino eseguito da Tiziano Vecelio nel 1538
NascitaMartinengo, 1476-1479
MorteVenezia, 1543
Luogo di sepolturaBasilica dei Santi Giovanni e Paolo (Venezia)
Dati militari
Paese servitobandiera Repubblica di Venezia
SpecialitàIngegnere militare
GuerreGuerra della Lega di Cambrai
Guerra d'Italia del 1521-1526
Battaglie
voci di militari presenti su Wikipedia

Gabriele Tadino (Martinengo, 1476-1479Venezia, 4 giugno 1543) è stato un militare e ingegnere italiano.

VitaModifica

La famigliaModifica

Da Caravaggio dove i suoi antenati erano conosciuti dai Visconti, Michele Tadino nel 1434 si trasferì a Martinengo dove fu medico condotto fino alla sua morte nel 1468 e ottenne la cittadinanza (vicinia) per sé e per i suoi discendenti[1]. Tadino è stato, forse, il più importante tra i cittadini di Martinengo. Era nato nel 1476-79 da Clemente, medico condotto e consigliere comunale per una trentina d'anni, figlio di Michele che in data 26 gennaio 1446 fu nominato medico dell'esercito veneziano da Bartolomeo Colleoni e ottenne la cittadinanza bresciana con diritto di esercitare l'arte medica in Brescia.

Dopo di lui il figlio Clemente continuò l'attività di medico; ebbe quatro figli maschi e una figlia tra i 1474 e il 1481. Dalle date di nascita degli altri figli si deduce che Gabriele nacque tra 1476 e il 1479. L'anno più probabile è il 1478, che farebbe coincidere con il suo sessantesimo compleanno l'anno del ritratto di Gabriele ad opera di Tiziano Vecellio e la dedica da parte della repubblica di Venezia di una medaglia realizzata da Giovanni da Cavino (Padova). Il ritratto eseguito da Tiziano Vecellio nel 1538, ora conservato presso la Cassa di Risparmio di Ferrara, lo ha immortalato per sempre con la sua veste nera di nobile Gerosolimitano mancante dell'occhio destro, perso per un proiettile di archibugio passato attraverso una feritoia mentre esaminava le fortificazioni di Rodi di cui era il sovrintendente.

I primi tre figli, Giovan Francesco, Gerolamo (morto nel 1526) e Gabriele, si dedicarono alla guerra, il quarto figlio Michele continuò la tradizione di famiglia e fu medico condotto di Martinengo, mentre la figlia Tranquilla compare nei documenti due volte: in un tentativo di liberazione di Gabriele prigioniero di Cesare Fregoso, dopo la presa francese di Genova e nel testamento del fratello Gabriele.

Sia Clemente che i figli Giovan Francesco, Gabriele e Michele compaiono molte volte come consiglieri del comune di Martinengo[2].

Carriera militareModifica

Nel 1508 si arruolò nell'esercito della Repubblica di Venezia dopo aver completato gli studi nel campo delle scienze e difese militari.

Nel 1513 ricevette l'incarico delle fortificazioni di Crema; nel 1522 contribuì alla difesa di Rodi contro i Turchi.

Nel 1532 era generale dell'artiglieria imperiale nel secondo assedio di Vienna da parte di Solimano.

MorteModifica

Verrà sepolto a Venezia nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo dove, in quegli stessi anni, si stava erigendo per decreto del Consiglio dei Dieci, il monumento equestre ad un altro importante bergamasco: Bartolomeo Colleoni che il Tadino non conobbe essendo nato lo stesso anno della morte di questo.

Tadino e TartagliaModifica

Si dice che Galileo Galilei abbia chiosato a margine un'opera dialogica di Niccolò Tartaglia (Quesiti ed invenzioni diverse) in cui Tadino è l'interlocutore principale.

Tadino era certamente amico di Tartaglia conosciuto quando questi era bambino e Tadino militare a Brescia già fin dai tempi del sacco di Brescia (1512). Tartaglia gli ha dedicato la sua traduzione prima dell'Euclide megarense.

Non risulta da nessuna fonte che Tadino abbia scritto delle opere sulle fortificazioni.

GuerreModifica

Battaglia di AgnadelloModifica

Sacco di BresciaModifica

Fra le molte pagine che si possono leggere sul sacco di Brescia ne ricorderemo una di Ludovico Antonio Muratori: «Terminata la battaglia, si scatenarono gli arrabbiati vincitori per dare il sacco a quell'opulenta e infelice città. Durò questo quasi per due giorni, ne' quali non si può dire quanta fosse la crudeltà di que' cani, giacché in sì fatte occasioni gli armati non san più d'essere non dirò cristiani, ma né pur uomini, e peggiori si scoprono delle fiere stesse» «Si fece conto che vi morissero più di sei mila fra cittadini e veneziani, e fra gli altri Federigo Contarino capitano di tutti i cavalli leggieri della repubblica. Rimasero prigioni Andrea Gritti legato, Antonio Giustiniano podestà, Gian Paolo Manfrone ed altri assaissimi ufiziali» .Tra i quali, afferma il Gallizioli, rimase ferito e prigioniero anche Gabriele Tadino. Liberato, tornò nell'esercito veneziano e tra Brescia e Verona (assediate) combatté con Camillo Martinengo, con Pietro Longhena, Taddeo della Motella, Antonio di Padernello, Vittore e Bartolomeo di Villachiara, Vittore da Barco ed altri capitani minori.[3].

Assedio di PadovaModifica

Gallizioli afferma che in seguito Gabriele partecipò alla difesa di Padova e Carlo Promis aggiunge: «Dopo la sanguinosa battaglia di Ghiaradadda e la sollevazione di Padova egli accorse alla difesa di questa città, dove adoprossi con molta sua gloria, e certamente con infinita e insperata utilità dei prediletti suoi studi di architettura militare, poiché ivi gli fu dato di vedere in opera i nuovi baluardi, e ciò che più monta, di essere ocular testimonio degl'immensi vantaggi, che la nuova fortificazione prestava alla difesa»

Presa di CremonaModifica

Sappiamo che nel 1513 partecipò con Bartolomeo d’Alviano alla presa di Cremona, durante la fase di rioccupazione delle città perse dopo la battaglia di Agnadello.

Assedio di VeronaModifica

Marin Sanudo segnala la presenza di Gabriele tra le fanterie veneziane durante l'assedio di Verona, protrattosi di qualche mese anche dopo la pace di Noyon (agosto '16), perché Verona, ottenuti aiuti di 6000 fanti tedeschi, resistette sino al 24 gennaio del 1517 (fine della lega di Cambrai).

CretaModifica

A Creta contribuì al miglioramento delle fortificazioni come sovrintendente nel 1521. A Candia esiste un bastione tuttora chiamato "bastione Martinengo", rielaborazione in tempi successivi di un torrione rotondo costruito nel 1521.

Assedio di RodiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Rodi (1522).

Gabriele Tadino era sovrintendente alle fortificazioni di Candia quando fu richiesto il suo intervento alla difesa di Rodi, intervento negato dal governatore di Candia. Tadino riuscì a eludere la sorveglianza veneta e con due amici fidati salì sul brigantino con cui era venuto frate Antonio Bosio a sollecitare la sua partenza per Rodi. Fu accolto con grandi onori, entrò nell'ordine dei cavalieri gerosolimitani e divenne il responsabile della difesa della città. Tadino diede il suo notevole contributo nella costruzioni di strumenti per individuare le gallerie in costruzione da parte dei turchi e nella preparazione di contromine, che fecero stragi nell'esercito assediante. Dopo una strenua resistenza durata oltre quattro mesi (l'assedio era cominciato in luglio) in dicembre, anche a causa di numerosi episodi di spionaggio, tra cui quello dell'ammiraglio della flotta, fu presa la decisione di arrendersi a Solimano I. Gli assediati lasciarono l'isola con l'onore delle armi.

Assedio di MarsigliaModifica

Nel contesto della Guerra d'Italia del 1521-1526, il 14 agosto del 1524 Carlo di Borbone e il marchese di Pescara iniziano l'assedio di Marsiglia La notizia della partecipazione di Gabriele Tadino all'assedio è confermata da due manoscritti conservati rispettivamente dalla Biblioteca dell'Escurial e dalla Biblioteca Nacional de Madrid e pubblicati nella Colleción de documentos inéditos (vol. IX e vol XXVIIl). In essi si accenna alla presenza di un altro italiano probabilmente Benedetto da Ravenna che, secondo Maggiorotti, partecipò all'assedio di Marsiglia, che fu sospeso per le grandi difficoltà e anche perché l'esercito di Francesco I si era messo in viaggio per l'Italia.

Assedio di GenovaModifica

Nell'agosto del 1526 Tadino era nel regno di Napoli, dopo aver visitato Barletta di cui era priore, e mentre verificava lo stato delle fortificazioni, fu raggiunto da una lettera di Carlo V che richiedeva la sua urgente presenza a Genova, assediata per mare e per terra dai francesi. Dopo alterne vicende, nelle quali furono feriti mortalmente suo fratello Girolamo e suo cugino Fabrizio, in una battaglia nei pressi di Sampierdarena (agosto 1527) fu sopraffatto dagli uomini di Cesare Fregoso che occupò la città e catturò Tadino che stava fuggendo su una barca, tenendolo prigioniero fino all'ottobre del 1527.

Assedio di Vienna (1532)Modifica

Nel 1532 si era radunato a Vienna un potente esercito (si parla di un numero tra duecento e trecento mila tra soldati, uomini dei presidii e servitori armati) per contrastare l'arrivo di Solimano deciso a conquistare la città. Comandante era Antonio de Leyva, don Ferrante Gonzaga comandante della cavalleria leggera e Gabriele Tadino comandante dell'artiglieria. L'assedio non ci fu perché Solimano giunse alla fine di settembre vicino a Vienna e giudicò l'impresa troppo difficile sia per l'arrivo del maltempo che per l'imponenza dell'esercito a difesa della città.

FortificazioniModifica

CremaModifica

CremonaModifica

CandiaModifica

PamplonaModifica

Fuentarrabia (Hondarribia)Modifica

S. SebastianModifica

MelillaModifica

Castello di Salses e PerpignanoModifica

DocumentiModifica

Ritratto di Tiziano, proprietà della Cassa di Risparmio di Ferrara.

La medaglia di Giovanni da Cavino; una copia all'Accademia Carrara di Bergamo e una ai Musei della città di Brescia[4].

Un ritratto di autore ignoto all'Accademia Tadini di Lovere.

Dedica a Tadino della Traduzione dell'Euclide Megarense ad opera di Tartaglia.[5].

Testamento il 30 maggio 1543 (Gabriele Tadino di Guido Tadini p. 240).

Quesiti ed invenzioni diverse, ad opera di Tartaglia[6].

NoteModifica

  1. ^ 18 ottobre 1449 - Archivio storico Di Martinengo cart. 113 classe IIIA, f. 165 verso
  2. ^ Archivio storico Di Martinengo cart. 113 classe IIIA in numerosi fogli
  3. ^ Ludovico Antonio Muratori, Annali d'Italia, volume IV, p. 293.
  4. ^ vedi volume Gabriele Tadino di Guido Tadino p. 23 e per il Cavino Rivista Alta Padovana numero 13/14 dicembre 2009 p. 165
  5. ^ Niccolò Tartaglia: Euclide Megarense con dedica al Cavalier Gabriele Tadino, Vinegia 1543
  6. ^ Niccolò Tartaglia: Quesiti e inventioni diverse riproduzione in facsimile con parti introduttorie di Arnaldo Masotti - Brescìa 1959, Ed. Ateneo di Brescia

BibliografiaModifica

  • Guido Tadini, Gabriele Tadino priore di Barletta , Ed. Bolis, Bergamo, 1986.
  • Guido Tadini, Vita di Gabriele Tadino da Martinengo priore di Barletta, Ateneo di Bergamo, 1973.
  • Ferdinando Caccia: Gabriele Tadino in Vite di eccellenti architetti militari in appendice alle «Vite de' pittori scultori e architetti bergamaschi» di F.M. Tassi - Bergamo 1793, Stamperia Locatelli.
  • Gio. Batta. Gallizioli: Memorie per servire alla storia della vita di Gabriele Tadino priore di Barletta - Bergamo 1783, Ed. Francesco Locatelli.
  • I. A. Maggiorotti: Gli architetti militari in Il genio italiano all'estero - Roma 1933, Ed. Poligrafica dello Stato.
  • Arnaldo Masotti: Gabriele Tadino e Nicolò Tartaglia. Comunicazione 16 ottobre 1974 - Sede dell'Ateneo di Bergamo - Atti dell'Ateneo di Bergamo 1975.
  • Carlo Promis: Gabriele Tadini di Martinengo in Biografie di ingegneri militari italiani - Torino 1874, Miscellanea di Storia italiana XIV, Ed. Bocca.
  • Carlo Promis: Dell'arte dell'ingegnere e dell'artigliere dalle origini sino al principio del XVI secolo (memoria IV in Francesco di Giorgio Martini - «Trattato») Torino 1841, Ed. Chizio e Mina.
  • Benvenuti - Storia di Crema.
  • Sigismondo Boldoni: Epistolarum liber - Milano 1651, Ed. L. Montiae.
  • Josè Aràntegui y Sanz: Apuntes historicos sobra la artilleria española en la primera mitad del siglo XVI - Madrid 1891, Imprenta del Cuerpo de Artilleria.
  • Leonardo Villena: Sull'apporto italiano alla fortificazione con baluardi - Roma Rivista Castellum 1966 n. 4.
  • Terni - La historia di Crema
  • Bosio: Dell'historia della sacra Religione - Roma 1594, Stamperia Apostolica.
Controllo di autoritàVIAF (EN4015299 · ISNI (EN0000 0000 7859 1980 · LCCN (ENn88055743 · BNF (FRcb12064345f (data) · CERL cnp00554083 · WorldCat Identities (ENlccn-n88055743