Gaio Silio (console designato 49)

Gaio Silio (in latino: Gaius Silius; 13 circa – 48) è stato un politico romano, console designato per il 49 ma fatto uccidere dall'Imperatore Claudio prima di entrare in carica.

Gaio Silio
Console designato dell'Impero romano
Nome originaleGaius Silius
Nascita13 circa
Morte48
ConiugeGiulia Siliana (...-47);
Valeria Messalina (un solo giorno nel 48, irregolare rapporto di bigamia)
GensSilia
PadreGaio Silio
MadreSosia Galla
Consolato49 (designato)

BiografiaModifica

Silio era figlio dell'omonimo Gaio Silio, console nel 13 e militare distintosi durante la spedizione germanica di Germanico e la rivolta gallica di Floro e Sacroviro (a sua volta figlio di Publio Silio Nerva, amico di Augusto e console nel 20 a.C.), e di Sosia Galla.[1]

Il padre aveva ottenuto per due volte le insegne trionfali per i suoi successi bellici, ma nel 24 fu costretto a suicidarsi, mentre la moglie Sosia venne forzata all'esilio; la coppia, molto vicina ad Agrippina maggiore, la moglie di Germanico, divenne invisa all'Imperatore Tiberio quando questi, fomentato dal Prefetto Seiano, vedeva in continuazione dei congiurati nei sostenitori della vedova di suo nipote. Per questo all'illustre generale vennero gettate infamanti e pretestuose accuse di corruzione e collaborazione col nemico Sacroviro, ed egli preferì suicidarsi con onore invece che fronteggiare un processo farsa.

Nonostante la tragedia occorsa ai suoi genitori e le conseguenti sottrazioni all'ingente patrimonio famigliare, su cui si precipitarono i delatori vicini a Seiano, Gaio Silio riuscì comunque a entrare nei ranghi senatoriali poco prima del 47.

Descritto da Tacito come «il più bel giovane di Roma» e come un giovane intelligente patrizio di grande fascino personale, si era sposato alla nobile e ricca Giulia Siliana, che nel libro XI degli Annales viene definita «famosa per nobiltà, bellezza e lascivia». Nel 47 chiese al Senato una più rigida applicazione dell'antica Lex Cincia, volendo ottenere che non si potessero elargire dai clienti donazioni o compensi a coloro che li patrocinavano in tribunale o gli fornivano servizi legali. Il suo scopo era colpire un nemico politico, Publio Suilio Rufo, genero d'Ovidio, famigerato oratore e accusatore di molti clientes di Gaio stesso. L'orazione di Silio persuase il Senato, ma dopo l'intervento della difesa Claudio ritenne che potessero essere tollerati pagamenti sino alla soglia dei 10.000 sesterzi.

Venne designato console per il 49.

L'Imperatrice Valeria Messalina si invaghì di lui e lo costrinse a divenire il suo amante e a ripudiare la moglie. Narra Tacito che della tresca fosse a conoscenza tutta l'Urbe tranne l'imperatore, soprattutto a causa del comportamento niente affatto cauto della sposa infedele. Pare che all'inizio la più grande preoccupazione di Silio fosse di non farsi scoprire; in seguito tuttavia si sarebbe risoluto ad agire direttamente contro Claudio per prenderne il posto.

Egli era celibe, senza figli, e disposto ad adottare Britannico, il figlio di Messalina e Claudio. Il suo piano era di sposare l'imperatrice, rendendola bigama, e imporsi come sfidante di Claudio per il Principato. Messalina acconsentì al suo piano e nel 48 lo sposò con nozze pubbliche mentre l'imperatore si trovava a Ostia. Questi, informato dal liberto Narciso di quello che stava accadendo, temendo di essere detronizzato, tornò nell'Urbe, fece arrestare la coppia di amanti e li condannò a morte.

Tacito riporta che Silio, all'avvicinarsi di Claudio, abbia mostrato fermezza e disinvoltura. Rifiutò di scappare e anzi prese a dedicarsi agli affari nel Foro; in seguito, nell'ora fatale, davanti all'imperatore, si limitò a chiedere una morte rapida, invece che implorare la grazia o tentare di discolparsi.

NoteModifica

  1. ^ Cassio Dione, LX, 31.3; Tacito, Annales, XI, 35.

BibliografiaModifica

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