Gediminas

granduca di Lituania (1316-1341)

Gediminas, italianizzato in Gedimino[1] (in bielorusso: Гедымін?, traslitterato: Hiedymin; 1275 circa – Vilnius, 1341), è stato granduca di Lituania dal 1316 fino alla sua morte.

Gediminas
Gedimin grav xvii.jpg
Raffigurazione di Gediminas nelle cronache di Alessandro Guagnini pubblicate nel 1578
Granduca di Lituania
Stemma
Stemma
In carica 1316 -
1341
Predecessore Vytenis
Successore Jaunutis
Nascita 1275 circa
Morte Vilnius, 1341
Luogo di sepoltura Veliuona, Lituania
Dinastia Gediminidi
Padre Butvydas?
Consorte Jewna
Figli Algirdas
Kęstutis
Liubartas
Jaunutis
Manvydas
Narimantas
Karijotas
Elisabetta
Maria
Eufemia
Aldona
Religione paganesimo

Ritenuto uno dei personaggi più significativi della storia medievale lituana, è stato associato per importanza a Mindaugas, fondatore del ducato di Lituania nel XIII secolo e fautore del completamento del processo di formazione dello Stato lituano. A Gediminas viene riconosciuto il merito di aver plasmato un'identità più consapevole e stabile del Granducato di Lituania, diventato sotto il suo dominio una delle principali potenze dell'Europa orientale.

Grazie alle efficaci campagne militari compiute durante la sua lunga parentesi al potere, durata un quarto di secolo, Gediminas riuscì a espandere i suoi possedimenti verso est e verso sud, raggiungendo quasi le coste del Mar Nero. Si guadagnò numerosi alleati grazie ad una attenta politica matrimoniale per i propri figli, attuata con potenze limitrofe ostili all'Ordine teutonico.

A lui si deve la costruzione della città di Vilnius, capitale della Lituania, da cui la sua dinastia, quella dei Gediminidi, esercitò il potere nei decenni successivi e che in seguito giunse a governare anche la Polonia, l'Ungheria e la Boemia.

Un ultimo lascito riguardò il campo religioso, in quanto, tramite il ricorso a una strategia caratterizzata da temporeggiamenti e ambigue promesse di conversione indirizzate alla Santa Sede e ad altri sovrani cristiani, Gediminas permise al paganesimo, in particolare alla mitologia lituana, di sopravvivere ancora nel XIV secolo, respingendo con successo i tentativi di cristianizzazione della Lituania.

BiografiaModifica

Origini familiariModifica

 
Ritratto immaginario di Vytenis nella Genealogia dei Sapieha, conservata presso Kodeń, in Polonia (1709). Predecessore di Gediminas, il suo legame parentale con quest'ultimo resta incerto.

Gediminas nacque intorno al 1275, un periodo storico relativamente al quale le fonti scritte inerenti alla Lituania risultano assai lacunose.[2] Questa penuria di testi ha impedito agli studiosi moderni di ricostruire in maniera affidabile la discendenza di Gediminas, i primi anni di vita e la sua ascesa al potere. Il legame con il suo predecessore Vytenis (granduca dal 1295 al 1316) è stato oggetto di diverse teorie accademiche; in estrema sintesi, si è ipotizzato che Gediminas fosse suo fratello,[2] suo figlio, suo cugino o un suo stalliere.[3] Per diversi secoli, sono però circolate soltanto due versioni relative alle sue origini. Secondo una delle due ricostruzioni, frutto di una cronaca redatta molto tempo dopo la sua morte dai Cavalieri teutonici, che furono avversari di lunga data della Lituania, Gediminas fu uno stalliere di Vytenis e uccise quest'ultimo per assicurarsi il trono.[3] Una versione alternativa, che considera Gediminas figlio di Vytenis, è contenuta nelle Cronache lituane, stilate anch'esse dopo la morte di Gediminas.[3] Tuttavia, quando Gediminas divenne granduca aveva quasi la stessa età del suo predecessore, motivo per cui questo legame parentale è da ritenersi improbabile.[3] Entrambe le tradizioni risultano inverosimili: la cronaca tedesca appare infatti una ricostruzione tendenziosa stilata da una fazione avversa ai baltici, mentre la cronaca lituana offre una ricostruzione fantasiosa e non avvalorata da prove concrete.[3]

Ricerche recenti indicano che il progenitore della dinastia dei Gediminidi potrebbe essere Skalmantas (o Skumantas).[4] Volgendo lo sguardo ancora più indietro e concentrandosi sugli anni ottanta del Duecento, come detto probabilmente i più oscuri della storia basso-medievale della Lituania, lo storico lituano Zigmantas Kiaupa ritiene che non sia possibile escludere l'ipotesi di un legame tra Skalmantas e Traidenis, l'influente granduca lituano rimasto al potere dal 1270 al 1282.[5] È noto che nel 1295 il misterioso sovrano di nome Pukuveras, sovente identificato con Butvydas e ritenuto da taluni il padre di Gediminas,[6] cedette il trono a Vytenis, rimasto al potere da quell'anno fino al 1316.[5] Allo stesso modo della Visuotinė lietuvių enciklopedija, lo storico britannico Stephen Christopher Rowell ha avanzato l'ipotesi secondo cui, nel ventennio 1295-1315, Gediminas visse a Trakai e fu poi assegnato alla difesa dei confini settentrionali e occidentali, come risulterebbe dalla menzione dell'assedio di un castello chiamato «Gedimin-Burg», situato in Samogizia, nella Lituania occidentale.[7] Alla morte di Vytenis, la successione al titolo di granduca risultò pacifica; vari studiosi hanno teorizzato che, semplicemente, non si palesarono altri pretendenti che si ritenevano più meritevoli.[2]

Granduca di LituaniaModifica

 
Evoluzione territoriale del Granducato di Lituania nell'Europa orientale dal 1263 al 1434

Nel XIII secolo e nell'ambito di una crociata compiuta in Lituania con il pretesto di convertirla, le sistematiche incursioni degli ordini religiosi cavallereschi, nello specifico i Cavalieri teutonici e l'Ordine di Livonia, avevano da tempo coalizzato tutte le tribù lituane e cristallizzato il processo di formazione dello Stato baltico.[8] Quando, a circa quarant'anni di età, Gediminas si insediò al potere (1316),[9] ereditò un dominio che versava in buona salute e che includeva porzioni delle odierne Lituania, Bielorussia, Polonia e Ucraina.[10] Sin dalla sua ascesa, il sovrano si dimostrò subito attivo in politica estera, con il proposito di contrastare gli attacchi dei cristiani e al contempo ampliare i suoi confini soggiogando i fragili principati orientali della vecchia Rus' di Kiev.[11] In patria cercò frattanto di attuare riforme in ambito militare e amministrativo, occupandosi anche di supervisionare la costruzione di postazioni difensive.[12]

Politica religiosaModifica

Verso l'ortodossiaModifica

Se, da una parte, Gediminas intendeva fondare una dinastia che avrebbe dovuto rendere la Lituania sicura, dall'altra desiderava plasmare un'identità più consapevole del suo Paese nello scacchiere geopolitico europeo.[13] Un importante risultato raggiunto a ridosso del suo insediamento al potere come granduca, verosimilmente agevolato da quanto già fatto da Vytenis, riguardò la costituzione della metropolia ortodossa della Lituania tra 1315 e 1317.[14] In passato, il patriarca ecumenico di Costantinopoli, che deteneva il primato di autorità sulle comunità ortodosse, aveva sempre cercato di preservare l'unità ecclesiastica di tutti i territori della vecchia Rus'.[15] Tuttavia, forse in cerca di supporto militare ed economico in quello che in futuro sarebbe stato giudicato «un momento di confusione storica» e «un'anomalia», si scelse di sedare le dispute tra i vari esponenti religiosi e i giochi di potere in atto nella vecchia Rus' costituendo due metropolie separate.[16] Una di esse era detta «di Kiev e di tutta la Rus'», mentre l'altra, nota come metropolia della Lituania, era compresa entro i confini del Granducato e abbracciava in particolare molte delle regioni soggiogate da Gediminas durante le sue campagne di conquista orientali.[16] La sede principale del metropolita della Lituania era situata in Rutenia Nera e la sua autorità si estendeva su tutta la Rus' occidentale in possesso o nell'orbita del Granducato, come nel caso di Navahrudak e del Principato di Turov e Pinsk rispettivamente.[16] Tra il 1317 e il 1330, si ha notizia di un solo uomo di chiesa alla guida della metropolia lituana, tale Teofilo, ritenuto uno «strumento politico nelle mani di Gediminas», ma permangono dubbi sul tema.[17] Il raggiungimento di questo risultato, che consentiva alla Lituania di vantare una metropolia ortodossa in patria, va considerato parte del processo di affermazione dello Stato di Gediminas a livello internazionale.[18]

Nel 1330 Teognoste il Greco riuscì a ricompattare la frammentazione e ricucì lo strappo tra le comunità ortodosse situate nella Rus' occidentale e nella Rus' orientale, adducendo come pretesto lo scarso numero di fedeli cristiani circoscritti nel territorio del Granducato di Lituania.[19] Successivamente, Algirdas, figlio di Gediminas e granduca dal 1345 al 1377, fu nuovamente in grado di ospitare un metropolita esclusivamente preposto per la Lituania nel 1355.[20]

Verso il cattolicesimoModifica

«Che mi battezzi il Diavolo!»

(Gediminas, novembre 1324[21])

La necessità di ottenere le simpatie del mondo cattolico, oltre che di quello ortodosso, spinse Gediminas ad avviare intensi negoziati diplomatici con la Santa Sede, chiedendo l'intervento in veste di intermediario dell'arcivescovo di Riga.[22] Negli ultimi mesi del 1322, inviò delle lettere in latino a papa Giovanni XXII (Lettere di Gediminas), in cui sollecitava un intervento per fermare le aggressioni dei crociati, informandolo altresì dei privilegi già concessi ai domenicani e ai francescani arrivati a quell'epoca in Lituania per diffondere il cattolicesimo.[23] In questa missiva resta oscuro il passaggio «fidem catholicam recipere».[24][25] Non è il chiaro se il sovrano lituano avesse chiesto agli emissari inviati da Roma di far ritorno soltanto dopo averlo battezzato oppure se volesse semplicemente comunicare, a titolo di gesto compiuto in buona fede, l'intenzione di non compiere repressioni verso i sudditi cattolici residenti in territorio baltico.[24] Interpretando la storia a piacimento, nelle lettere Gediminas faceva notare come già Mindaugas, primo e unico re della Lituania a rivestire una corona, avesse nel secolo precedente abbracciato il cattolicesimo e avesse convertito «ogni suo suddito», e come, a causa dell'aggressività dei Cavalieri teutonici, avesse ceduto alla tentazione di riabbracciare i riti tradizionali.[26]

Avendo, come sperava, suscitato l'interesse della Santa Sede, Gediminas inviò nel 1323 altre missive, stavolta rivolte alle principali città della Lega anseatica, nelle quali offriva libero accesso ai propri domini a uomini di ogni classe sociale e professione, dai nobili ai cavalieri, dai commercianti agli agricoltori. A tutti prometteva inoltre condizioni lavorative uguali a quelle delle terre di provenienza.[23] Come trapela chiaramente dai toni, la politica di accoglienza incentivata nelle lettere perseguiva l'intento di presentare la Lituania agli occhi dell'Europa come una realtà stabile e desiderosa di far crescere la propria economia.[27] La consapevolezza del fatto che l'isolamento dei baltici non potesse durare per sempre viene ritenuto da Eric Christiansen un grande merito; Gediminas intuì che il processo di crescita del Granducato doveva passare da una politica di apertura dei canali diplomatici con l'estero.[28] Allo scopo di garantire la pace per la propria terra, egli si lasciò ancora una volta andare a false e vaghe promesse di conversione, tornando a sottolineare come l'aggressività degli ordini cristiani stesse spingendo i Lituani a rigettare il cattolicesimo.[29] Nonostante le ostilità sul fronte stessero proseguendo anche per colpa di Gediminas, il 10 agosto 1323 vari ordini religiosi, i legati pontifici di Riga e l'Ordine di Livonia si riunirono per discutere della proposta di tregua che il lituano aveva avanzato nelle proprie lettere e per discutere della credibilità delle promesse di conversione contenute nelle stesse.[30] Per sciogliere il dubbio, si scelse di inviare degli emissari in Lituania a settembre; questi furono accolti cordialmente da Gediminas e gli sentirono dire che «Dio sa quel che vuole il mio cuore», esternazione che non contribuiva granché a chiarire i suoi reali intenti.[31]

 
L'accordo di pace tra Gediminas e l'Ordine di Livonia del 2 ottobre 1323

A seguito di questi eventi, Gediminas restò in attesa di sapere cosa la controparte avrebbe deciso di fare, sperando ovviamente in un trattato quanto più vantaggioso possibile.[32] Il 2 ottobre 1323, verosimilmente su pressione di Roma, che seguiva attentamente gli sviluppi relativi a un'ipotetica conversione, venne infine suggellata a Vilnius una pace tra il Granducato e l'Ordine di Livonia.[33] La tattica intrapresa dal granduca offre un quadro della situazione religiosa dell'epoca, in quanto conferma che l'elemento pagano fosse ancora assai influente in Lituania, tanto da spingere il sovrano a non inimicarsi i propri sudditi.[34] Secondo l'interpretazione dello storico canadese Andres Kasekamp, pur essendo il potere saldamente in mano ai pagani, i cristiani ortodossi in Lituania erano diventati almeno il doppio rispetto ai primi.[35]

L'accordo di ottobre sanciva la cessazione dei combattimenti tra la Lituania e la Livonia (Terra Mariana) per i successivi quattro anni; si precisava inoltre che per la definitiva entrata in vigore occorreva la ratifica del papa.[36] I Cavalieri teutonici intervennero nella vicenda e insistettero nell'ipotesi di battezzare essi stessi Gediminas, ma quando questi rifiutò essi lo attaccarono nel 1324, ritenendo che il trattato dell'ottobre del 1323 vincolasse soltanto l'Ordine di Livonia.[37][nota 1] Sempre per ripicca, Werner von Orseln, Gran maestro teutonico, ordinò di imprigionare e talvolta uccidere i messaggeri inviati da Gediminas verso il mondo cristiano, distruggendo le lettere che portavano con sé o rimuovendone il sigillo reale.[38] Questo gesto, unito alle rappresaglie militari e alla scelta di siglare un'alleanza con il Principato di Novgorod, ostile alla Lituania, perseguiva lo scopo di spingere Gediminas a rompere apertamente il trattato, come si sperava in Prussia.[39] Pur essendosi rivolto ai cofirmatari perché ponessero fine alle aggressioni, le procedure di ratifica avanzarono con estrema lentezza e il granduca fu costretto a resistere fino all'agosto del 1324, quando il papa ratificò finalmente l'accordo.[40] A ottobre, il legato pontificio giunto a Riga estese la validità del patto a tutti e due gli ordini cavallereschi.[40] Nel novembre dello stesso anno, i legati della Santa Sede arrivarono a Vilnius, convinti di poter procedere all'esecuzione del battesimo in tempi rapidi, ma quando incontrarono Gediminas questi dichiarò, alla presenza di una ventina di nobili giunti da varie regioni del Granducato, che egli non aveva mai espresso un simile desiderio e che, piuttosto, preferiva farsi ungere dal Diavolo.[21] Criticando i delegati stranieri in quanto rappresentanti di una fede che agiva in maniera irrispettosa e bellicosa verso i pagani, egli si assicurò che la cerchia di aristocratici presenti potesse comprendere di persona le sue reali intenzioni, ovvero di non convertirsi. Al contempo comunicò agli emissari, in parte nella stessa sede e in parte più tardi tramite delle lettere, che desiderava prolungare la pace con i cristiani, che rispettava il ruolo del Santo Padre e che ormai le condizioni per un ipotetico battesimo erano svanite.[41] Alla fine, nonostante tutte le vicissitudini, la validità del trattato venne confermata e rimase in essere fino al 1328-1329, quando le incursioni compiute dai crociati ricominciarono.[42] Nel gennaio del 1325, due abati cistercensi testimoniarono comunque che nel frattempo Gediminas aveva ucciso o ridotto in schiavitù più di 8 000 cristiani localizzati nel Granducato o nelle immediate vicinanze.[28]

Analizzando le lettere, lo storico Eric Christiansen ha affermato di non credere che il sovrano abbia mai avuto una reale intenzione di abbracciare il cristianesimo e ha giudicato le sue mosse il frutto di un'oculata tattica diplomatica.[21] Qualora la conversione si fosse realizzata, egli avrebbe perso il sostegno degli abitanti della Samogizia e dell'Aukštaitija, estremamente legati alle tradizioni religiose baltiche, così come dei Rus' ortodossi, che giunsero a minacciare Gediminas di morte se avesse davvero deciso di battezzarsi.[43] La sua strategia si basava sulla necessità di ottenere il sostegno del papato e di altre potenze occidentali nel conflitto con l'Ordine teutonico, garantendo libertà di culto ai cattolici che si trovavano nel suo regno e fingendo di perseguire un interesse personale per la religione cristiana.[44] Alla stessa opinione si accoda Claudio Carpini, il quale ha ritenuto che la politica di «bilanciamento dinamico» attuata da Gediminas passasse dal bisogno di dimostrarsi ora vicino alla Chiesa ortodossa ora a quella cattolica «a seconda del momento, consapevole che la posta in gioco era la sopravvivenza stessa del Granducato».[45]

Politica diplomatica e militareModifica

In OccidenteModifica
 
Lituani combattono i Cavalieri teutonici in un bassorilievo del XIV secolo del castello di Malbork

La Lituania era oggetto del desiderio tanto dei Cavalieri teutonici, i quali volevano assoggettarla per congiungere i territori posseduti in Livonia (odierna Lettonia ed Estonia) con quelli amministrati in Prussia (grosso modo la Polonia orientale costiera e l'Oblast' di Kaliningrad, oggi Russia), tanto del mondo ortodosso e del patriarcato di Mosca, con quest'ultimo che sperava di estendere la sua autorità sui sudditi russi, uno scenario questo ben noto a Gediminas.[46] Il sovrano lituano confidò nell'ipotesi che i duchi ortodossi suoi sudditi potessero concedergli immediato soccorso militare contro le aggressioni teutoniche. Tuttavia, sarebbe stato irrealistico ipotizzare che tale tattica avrebbe stravolto l'esito della lunga guerra in corso con i nemici occidentali della Lituania, in quanto questi ultimi si dimostrarono a più riprese disposti a investire risorse ingentissime pur di soggiogare la Lituania.[47]

Mentre tesseva canali diplomatici con gli abitanti di Riga, non soddisfatti del governo esercitato sulla loro città dall'Ordine di Livonia, e con la Santa Sede, nell'estate del 1323 Gediminas si adoperò sul piano militare, scatenando un attacco diversivo verso il Ducato di Estonia e dirigendo il grosso delle truppe fino alla foce del fiume Nemunas.[48] In quel frangente, Gediminas riuscì a impossessarsi della roccaforte cristiana di Memel, oltre a spingersi in cerca di ricchezze in Sambia, anch'essa in mano teutonica, e nella Terra di Dobrzyń, posseduta invece dal duca di Masovia.[48] L'attacco a quest'ultima regione perseguiva uno scopo ulteriore e avvenne forse su sollecito di Venceslao di Płock, marito di una figlia di Gediminas, Elisabetta di Lituania, e interessato, allo stesso modo del sovrano lituano, a inserirsi nella lotta in corso per la supremazia sull'area.[49] In virtù delle numerose perdite subite dai crociati, da Christiansen stimate tra morti e prigionieri in 20 000 unità, gli ordini cavallereschi furono costretti a prendere seriamente in considerazione l'ipotesi di intavolare quelle trattative che avrebbero infine portato alla pace dell'ottobre del 1323.[50]

Gediminas si rese conto che era opportuno giungere a rapporti più distesi anche con un'altra potenza situata a ridosso dei suoi confini, ovvero la Polonia.[51] Per questo motivo, tra il 1325 e il 1328 strinse relazioni cordiali con il re Ladislao I, suggellando la tregua grazie a un nuovo matrimonio, quello tra sua figlia appena battezzatasi, Aldona, con il figlio di Ladislao, Casimiro III.[52] Quando Werner von Orseln, l'energico Gran maestro dell'Ordine teutonico, riuscì a convincere Roma a proclamare una nuova crociata contro i pagani nel 1325, finì per violare la pace lituano-livoniana del 1323 che era stata estesa anche al suo Stato. La coalizione polacco-lituana appena costituitasi sferrò nel 1326 un'incursione nella Marca di Brandeburgo e in Masovia, due terre bramate dalla corona polacca e ritenute ree di aver stretto rapporti di cooperazione con la Prussia, riportando a casa un grande bottino e numerosi prigionieri.[53]

La situazione geopolitica si complicò nel 1328, quando gli abitanti di Riga, insorti contro i Cavalieri di Livonia per via delle limitazioni imposte nei commerci verso la Rus' e la Lituania, sollecitarono Gediminas a intervenire affinché li aiutasse a scacciare i loro signori.[54] Avendo risposto positivamente alla richiesta di soccorso, il sovrano lituano imperversò con le sue truppe nelle zone interne della Terra Mariana, spingendo il Gran maestro di Livonia, Eberhard von Monheim, a pianificare una controffensiva avvalendosi dell'assistenza di Giovanni I di Boemia.[55] Quest'ultimo, che aveva deciso di partecipare a una crociata contro i pagani, nel febbraio del 1329 riuscì a prevalere sui suoi nemici a Medvėgalis, nel Granducato, convertendo in quel frangente 6.000 Lituani al cristianesimo; tuttavia, essi tornarono ad abbracciare il vecchio credo quando il boemo se ne andò.[55] Nel mese successivo, il Gran maestro cinse d'assedio la ribelle Riga e la costrinse alla resa nel marzo del 1329.[56] I cittadini furono costretti a rompere ogni legame con il Granducato e ad accettare la presenza di una guarnigione teutonica di stanza in città.[57] Il supporto esterno di Gediminas alla rivolta avvenuta a Riga contro il clero e l'Ordine di Livonia costò la rottura dei rapporti pacifici tessuti negli anni passati con l'arcidiocesi dell'odierna capitale lettone.[58] Tempo dopo, nel settembre del 1330, Gediminas approfittò della guerra polacco-teutonica in corso e scatenò un grande attacco in direzione della Prussia meridionale.[59] Benché questa campagna li avesse avvantaggiati, i soldati polacchi raggiunsero quelli lituani soltanto in un secondo momento, suscitando l'ira di Gediminas, il quale si aspettava il loro supporto.[59] Nel 1331, gli scontri tra i crociati e i guerrieri baltici ricominciarono, trascinandosi in Samogizia, ovvero la regione che i cristiani intendevano conquistare, fino al 1334.[60]

Il naufragio della strategia religiosa interlocutoria di Gediminas e la fragilità della Polonia, provata dalla guerra con i teutonici fino al 1332 e vincolata al rispetto di una tregua fortemente richiesta da Casimiro III, spinsero lo Stato monastico a sfruttare il momento favorevole. Così, fu proclamata una nuova crociata nel 1336 che raccolse diversi sostenitori dall'Europa occidentale e che provocò seri danni al Granducato.[58] Constatata l'impossibilità di arrestare l'offensiva del nemico, i soldati lituani posti a difesa dell'importante presidio di Pilėnai preferirono suicidarsi in massa pur di non arrendersi agli ostili.[61] Il rigido inverno rese impossibile proseguire i combattimenti, ma nella primavera del 1337 il duca Enrico XIV di Baviera, uno dei partecipanti stranieri alla crociata, supervisionò la costruzione di un castello sulle rive del fiume Nemunas, che prese in suo onore il nome di Bayerburg (tradizionalmente identificata con Raudonė) e che fu realizzato in sole tre settimane.[62] I teutonici riponevano grandi speranze in questa struttura per la sua posizione strategica e, pertanto, Gediminas si lanciò subito contro la roccaforte per tentare di espugnarla, ma venne respinto e il suo alleato nei combattimenti, il duca di Trakai, perse la vita in quel frangente.[62] Nel 1338, qualche mese dopo la sconfitta lituana riportata nella battaglia di Galialaukė, fu stipulata una tregua decennale con l'Ordine di Livonia che, pur non placando definitivamente la situazione, in quanto alcuni combattimenti su scala minore si trascinarono fino alla morte di Gediminas, pose un freno a operazioni su larga scala come quella del 1336.[63]

In OrienteModifica
 
Castello di Gediminas a Lida (ricostruzione)

Mentre si preoccupava dei suoi nemici a nord e a ovest, Gediminas proseguì le campagne di espansione in numerosi principati slavi situati più a sud e ad est, già indeboliti da conflitti interni.[64] Al contempo, continuò ad applicare l'efficace strategia di combinare matrimoni tra i suoi figli e le sue figlie con principi o principesse orientali; rientrano in questa categoria le nozze celebrate dai suoi figli Algirdas e Liubartas a Vicebsk e a Volodymyr, rispettivamente.[65] Dopo aver sconfitto 23 km a sud-ovest il principe di Kiev Stanislao e i suoi alleati nella battaglia sul fiume Irpin', Gediminas espugnò Belgorod, Minsk, Vicebsk, Navahrudak, Perejaslav, Ovruč, Žytomyr e cinse d'assedio Kiev nel 1323 per un mese, lasciandola a seguito della vittoria in gestione a suo fratello Teodoro.[66] Grazie a queste conquiste e all'imposizione di tributi ad alcune città vassalle, il Granducato riuscì ad esercitare una certa ingerenza nelle vicende di Kiev anche negli anni 1330, giungendo quasi fino alle coste del mar Nero.[67] A scapito delle lotte con i cristiani, le quali sono ben documentate, è difficile seguire con precisione le tappe successive delle campagne militari eseguite a est, considerata la penuria di fonti, la contraddittorietà e l'incertezza delle date di ogni evento saliente, specie tra il 1325 e il 1340.[68] Tra le poche informazioni certe si segnalano la conquista del Principato di Turov e Pinsk, che si sviluppava nel bacino del fiume Pryp"jat', e della Podlachia, una regione compresa nell'orbita del Principato di Galizia-Volinia.[34] È possibile che, in un certo qual modo, quest'ultima acquisizione fosse legata al già citato matrimonio di Liubartas con una principessa della Volinia, funzionale a creare una più stretta connessione tra la Lituania e la terra di provenienza della nobildonna.[69] Le guerre di successione della Galizia-Volinia esplose nel 1340 spinsero tutte le potenze confinanti, inclusa la Lituania, ad avanzare un qualche pretesto per intervenire nel conflitto e approfittare delle difficoltà del principato, lacerato dalle dispute intestine.[34]

Riguardo ad altri principati orientali, Gediminas proseguì le relazioni cordiali già in corso con il Principato di Tver' in quello che sarebbe stato un rapporto pacifico di lunga durata, tenendo conto che tale tendenza fu la stessa anche nel secolo immediatamente successivo.[70] Nel 1320, concesse sua figlia Maria a Dimitri di Tver, con il matrimonio che ebbe luogo subito dopo la morte di Michail Jaroslavič, padre dello sposo.[70] Tver', ancor più della Lituania, confidava nel supporto strategico della controparte, essendo impegnata nella lotta con il Granducato di Mosca per la supremazia politica e militare nella Russia.[70] Al contempo i baltici cercarono di preservare buoni legami con Mosca e rientrò in quest'ottica il matrimonio tra Anastasia, figlia di Gediminas, e Simeone di Russia nel 1333.[71] La rivalità tra Vilnius e Mosca appariva tuttavia troppo forte perché potesse essere appianata esclusivamente con un matrimonio, una spiegazione questa che chiarisce come mai già nel 1335 emersero dei conflitti.[71] La prospettiva di un'eventuale collaborazione tra il granduca di Lituania e l'omologo della Moscovia è destinata a rimanere appunto soltanto un'ipotesi, in quanto nessuno dei figli di Anastasia e Simeone sopravvisse all'infanzia; un simile scenario, che per ovvi motivi non poteva risultare a priori noto a Gediminas, rese poco proficuo il risultato delle nozze combinate nel medio e lungo termine.[71] Anelando alla possibilità di diventare indipendente da Novgorod, Pskov trovò un alleato nella Lituania, che governò di fatto la città dal 1329 al 1337 insediando il deposto principe di Vladimir Alessandro I di Tver', nipote del granduca baltico in quanto figlio di Dimitri e di Anastasia di Lituania.[72] Non mancò di unirsi alla lista dei sostenitori di Vilnius il Principato di Smolensk, considerando che la sua guida, Ivan Aleksandrovič, aveva ben compreso la necessità di preservare la pace per far proseguire i redditizi scambi commerciali che, tramite la Dvina occidentale, portavano a Riga e ad altri porti situati sulle coste baltiche.[72]

Va infine segnalata l'evoluzione degli ondivaghi rapporti diplomatici intrattenuti con un'altra grande potenza dell'estrema Europa orientale, l'Orda d'Oro. Gediminas si avvalse del supporto dei Tartari contro l'Ordine teutonico nel 1319,[73] ma l'anno successivo furono suoi avversari quando ingaggiò battaglia in Galizia-Volinia.[74] Nel 1324, la visita di alcuni emissari del gran khan Uzbek a Vilnius lascia intendere come le relazioni fossero distese.[75] In un primo momento, il khan non intervenne a seguito delle conquiste effettuate da Gediminas nel territorio della vecchia Rus' di Kiev, limitandosi a continuare a esigere il pagamento dei tributi a quelle città che, pur essendo state espugnate dai baltici, erano ritenute ancora vincolate dai precedenti impegni. La riscossione avveniva per mezzo dell'intervento di funzionari tartari che agivano in veste di esattori delle tasse, i basqaq.[76] Dal canto suo, il Granducato tollerò questa situazione e non versò mai direttamente esso stesso i dazi pretesi dall'Orda d'Oro.[77] Le condizioni mutarono nel 1333, anno in cui i Tartari scatenarono una campagna militare contro la Rus' orientale diretta contro Smolensk, come detto sostenitrice di Gediminas, ma non riuscendo a saccheggiarla ne devastarono i dintorni e fecero vari prigionieri.[77] All'aggressione avevano partecipato anche combattenti moscoviti, malgrado non direttamente il principe Ivan I, il quale giunse soltanto nel 1338 nel territorio dell'Orda d'Oro, forse per rinsaldare il suo legame con un nemico di Gediminas.[77] Nel 1339 i Tartari attaccarono Tver' e, con la scusa di voler convocare il principe nella capitale Saraj, gli tesero un agguato e lo assassinarono, verosimilmente per lanciare un monito a Gediminas e intimarlo a non interferire più con le terre vicine all'Orda d'Oro.[77] Forti del supporto delle truppe giunte da Mosca e da altre città russe, i Tartari si lanciarono nuovamente all'assalto di Smolensk, imbattendosi ancora una volta in una sconfitta.[77] Malgrado questi screzi, nel 1340 i rapporti si riappacificarono e Gediminas poté concentrarsi su altre questioni politiche che lo tenevano impegnato.[78]

Politica internaModifica

 
Il sogno di Gediminas sul lupo di ferro in una tela del 1835 di Aleksander Lesser. Museo nazionale di Varsavia, Polonia

Le scelte di politica interna di Gediminas, altrettanto articolate quanto quelle relative agli affari esteri, si estrinsecarono in più settori, riguardando il miglioramento dell'efficienza dell'esercito lituano in combattimento, l'adozione di un atteggiamento di tolleranza verso il clero cattolico e ortodosso presente nel suo territorio, la costituzione di un migliore apparato amministrativo, lo sviluppo e l'ammodernamento delle pratiche agricole e la costruzione di postazioni difensive ai confini dei suoi domini e nelle città principali, tra cui Vilnius.[12] Sin dal suo insediamento, si circondò di un consiglio che lo guidava nel processo decisionale e in quello legislativo.[79]

In campo economico si deve ricordare la sua iniziativa di aprire i confini ai commercianti e ai professionisti di vario genere. Richiamare venditori da ogni angolo d'Europa attirò anche comunità ebraiche, le quali prosperarono particolarmente durante il suo governo.[80] Grazie a un'unione di intenti che favorì la costituzione di rotte sicure dall'attacco dei banditi, due accordi siglati nel 1323 e nel 1338 con l'Ordine di Livonia garantirono il diritto di transito ai commercianti di fede pagana e cristiana lungo un grosso asse che, se da una parte includeva le città della Lega Anseatica e la moderna Lettonia, dall'altra comprendeva la Lituania e alcuni insediamenti della Rus' occidentale, ovvero Polack e Vicebsk.[81] Nel novembre del 1338, fu stipulata un'intesa simile tra la Lituania e il Principato di Smolensk.[72] Nonostante le iniziative intraprese in ambito economico, durante l'amministrazione di Gediminas il Granducato continuò a non disporre di una propria valuta, con gli scambi che avvenivano per mezzo della cosiddetta moneta lunga (in lituano Lietuviškas ilgasis), un sottile lingotto d'argento dal peso compreso tra i 108 e i 196,2 grammi.[82]

Per quanto concerne la capitale del Granducato, egli la trasferì dapprima nella città di Trakai, di recente costruzione, spostandola una seconda volta in modo permanente a Vilnius qualche tempo dopo il 1320.[83] L'odierna capitale lituana viene menzionata per la prima volta in documenti scritti nel gennaio del 1323.[84] Secondo una leggenda, durante una battuta di caccia Gediminas sognò un lupo fatto di ferro che si trovava su una collina e ululava in modo strano, quasi pareva migliaia di lupi stessero facendo con lui lo stesso verso in contemporanea.[85] Egli rivelò la sua visione al suo sacerdote, Lizdeika, e questi gli disse che il sogno andava interpretato come un segno del fatto che andasse costruita una città nel punto esatto in cui il lupo ululava. Il granduca decise dunque di ereggere una fortificazione sulla confluenza dei fiumi Vilnia e Neris, ovvero il luogo visto in sogno.[83] Secondo Rowell, il nucleo della città originario era costituito dal castello di legno del sovrano, circondato da mura di pietra e da tutti gli edifici che permettevano di supplire alle esigenze della corte (uffici degli scribi, degli interpreti, ecc.).[84]

Mentre permise alle comunità monastiche cattoliche di entrare nel Granducato e interagire con i propri fedeli e con gli stranieri di passaggio, punì senza ripensamenti ogni tentativo di conversione dei Lituani pagani o volto a denigrare l'antico credo locale.[86] In questo contesto si spiega l'esecuzione di due frati francescani giunti dalla Boemia di nome Ulrico e Martino intorno al 1339-1340, colpevoli di aver condannato in pubblico a più riprese le credenze lituane.[87] Quando Gediminas ordinò loro di abiurare le loro prediche, essi rifiutarono e il sovrano li fece uccidere.[87]

Morte e successioneModifica

 
La quercia di Bayerburg (oggi Raudonė), sotto la quale Gediminas, secondo la tradizione, fu ferito a morte da un dardo di balestra

Sulla base delle fonti a disposizione, è noto che Gediminas morì nell'inverno tra 1341 e 1342.[88] Nata sulla base di una confusione ascritta al cronista polacco Jan Długosz, una leggenda locale vuole invece che il sovrano morì nel corso dell'assalto alla fortezza dei crociati di Bayerburg del 1337, colpito da un dardo che lo trafisse mentre si trovava ai piedi di una quercia situata a ridosso della struttura difensiva.[89] Data la sua scomparsa improvvisa dagli scritti crociati senza che sia menzionato un qualche scontro, è più verosimile desumere che non perì combattendo su un campo di battaglia.[90] Di recente uno studioso lituano, Alvydas Nikžentaitis, ha ricondotto l'episodio della sopraccitata esecuzione dei frati Ulrico e Martino del 1339-1340, rei di aver denigrato la mitologia baltica, a un possibile complotto contro il granduca ordito da Giovanni I di Boemia.[91] Stando all'autore, quando la prospettiva di conversione di Gediminas sfumò, Giovanni cospirò ed eliminò il sovrano con l'intento di far ricadere il dominio pagano entro l'area d'influenza della Boemia. Rowell ha definito questa ricostruzione «interessante», ma ha sottolineato come Giovanni si unì alle guerre sante anche molto più lontano, in Spagna, e non si interessò davvero alla prospettiva di imporre la sua egemonia in territorio baltico.[91]

Gediminas morì da pagano e il suo funerale fu contornato da un grande funerale in stile tradizionale, in occasione del quale si realizzò una grande pira e vennero compiuti dei sacrifici umani.[92] Nella speranza di preservare quanto già posseduto e quanto conquistato in vita, suddivise l'amministrazione delle varie aree del Granducato tra i suoi figli e cedette il ruolo di autorità centrale a Jaunutis.[93] Così, sulla base del resoconto fornito dalle cronache lituane e dei legami di sangue forgiati dai vari Gediminidi, si è ricostruito che Manvydas ricevette Kernave e Slonim, Narimantas Pinsk, Algirdas Krėva e Vicebsk, Karijotas Navahrudak, Kęstutis Trakai e la Samogizia e infine Liubartas la Volinia.[94] Nessuna menzione viene invece riservata dalle fonti a un eventuale lascito destinato alle figlie.[95] Jaunutis non si dimostrò però in grado di controllare i disordini esplosi nel paese e andò incontro alla deposizione nel 1345 per opera dei suoi fratelli Algirdas e Kęstutis.[96]

TitolaturaModifica

In latino, il titolo di Gediminas veniva riportato per esteso come Gedeminne Dei gratia Letwinorum et multorum Ruthenorum rex, traducibile in "Gediminas, per grazia di Dio, re dei lituani e dei molti ruteni".[97] Nelle sue lettere al papato del 1322 e 1323, egli aggiunge Princeps et Dux Semigalliae (Principe e duca di Semigallia).[98] In lingua basso-tedesca il suffisso è Koningh van Lettowen, la versione corrispettiva della formula latina Rex Lethowyae (significano entrambi "Re di Lituania").[97] Il diritto di Gediminas di impiegare il termine rex, di cui il papato ne rivendicava la facoltà di concessione dal XIII secolo in poi, non fu universalmente riconosciuto dalle fonti cattoliche.[98] Per questo motivo si parla di lui in uno scritto chiamandolo rex sive dux ("Re o Duca"). Papa Giovanni XXII, in una lettera al re di Francia, si riferiva a Gediminas come «colui che si definisce rex».[98] Nelle sue missive, il pontefice etichetta il sovrano baltico quale rex quando si rivolge a lui (regem sive ducem, "re o duca").[98]

DiscendenzaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Famiglia di Gediminas.
 
Gediminidi della dinastia jagellonica nel 1521

Non è chiaro quante mogli ebbe Gediminas, ma la Cronaca di Bychowiec ne menziona tre: Vida di Curlandia, Olga di Smolensk e Jewna di Polock, di fede ortodossa e morta nel 1344 o 1345.[99] La maggioranza degli storici e delle opere di riferimento moderne afferma che la moglie di Gediminas fosse Jewna, in quanto ritiene che un ipotetico matrimonio con una principessa orientale di sicuro sarebbe stato testimoniato da qualche fonte.[100]

Un'altra opera sostiene che Gediminas ebbe due mogli, una pagana e un'ultima ortodossa, ma questa ricostruzione si riscontra soltanto nella Jüngere Hochmeisterchronik, una cronaca della fine del XV secolo che ritiene Narimantas un fratellastro di Algirdas.[101] Un filone di studiosi ha considerato credibile una simile testimonianza, in quanto così si spiegherebbe la designazione da parte di Gediminas, altrimenti incomprensibile, di nominare un figlio di mezzo, ovvero Jaunutis.[102] Forse, seguendo questa ricostruzione, Jaunutis andrebbe considerato quale il primogenito di Gediminas e della sua seconda moglie. Tuttavia, altri accademici, incluso Rowell, hanno ritenuto l'ipotesi delle due sole consorti inaffidabile.[100]

Si ritiene che Gediminas abbia avuto sette figli e sei figlie, di cui qui di seguito viene riportato un albero genealogico.[103]

Rilevanza storicaModifica

Il granduca consolidò il potere di una nuova dinastia lituana, quella dei Gediminidi, il cui ramo cadetto degli Jagelloni riuscì in futuro a ricoprire posizioni politiche di spicco nella Polonia, nell'Ungheria, e nella Boemia.[104] A Gediminas viene inoltre attribuito il merito di aver avviato, o quantomeno accelerato notevolmente in epoca posteriore al primo sovrano della Lituania unita Mindaugas (regnante dal 1230 circa al 1263), il processo di espansione del Granducato; per questo, in maniera un po' enfatica, viene talvolta definito il "vero" fondatore dello Stato.[105]

Altri autori sono apparsi più cauti nei propri giudizi, in quanto hanno ritenuto che, se da un lato le manovre del granduca permisero di acquisire vari territori a sud e a est, i rapporti con il mondo cristiano e con gli ordini cavallereschi divennero tesi negli anni a venire.[34] La sua incapacità di superare il veto di quella fetta della nobiltà che rifiutava di convertirsi al cristianesimo ridusse probabilmente la portata delle sue riforme innovatrici e non risolse il problema dell'isolamento in Europa, considerando che la Lituania veniva ancora ritenuta un territorio remoto.[34] Tuttavia, secondo Claudio Carpini, fu addirittura un frate domenicano e suo influente consigliere a dissuaderlo dal prendere seriamente in esame l'ipotesi della conversione, ritenendo che i crociati non avrebbero tollerato lo scenario di una Lituania totalmente autonoma.[47] Il coinvolgimento in guerre con la Polonia, l'Ungheria (nell'ambito delle guerre di Galizia-Volinia) e la Moscovia ebbe delle ripercussioni che i successori di Gediminas avrebbero a loro spese affrontato.[34]

Resta pur vero che l'obiettivo principale di Gediminas riguardò per tutta la vita quello di impedire agli ordini cristiani di sottomettere la Lituania e vi riuscì.[34] La sua politica di tolleranza religiosa portò allo sviluppo di un Paese multiculturale e multietnico; con particolare riferimento alla religione ortodossa, egli cercò di strumentalizzarla proponendosi come difensore di quella fede, nella speranza di rafforzare l'autorità lituana nelle terre orientali.[106] Alla sua morte garantì alla Lituania il definitivo riconoscimento come Stato centralizzato e come temibile potenza militare, ma è innegabile che la sua espansione fu favorita dall'assimilazione di vari piccoli principati orientali avvenuta senza spargimenti di sangue e soltanto organizzando matrimoni combinati efficacemente organizzati, facendo leva sulla paura di un nemico comune, stringendo redditizi accordi commerciali e ricorrendo alla diplomazia.[107]

Influenza culturaleModifica

 
La moneta commemorativa dal valore di 50 litas realizzata in onore di Gediminas nel 1996

Il racconto della fondazione della capitale fu fonte di ispirazione per i poeti romantici, in particolare per Adam Mickiewicz, il quale riassunse in versi la storia nel quarto libro del suo Pan Tadeusz.[108]

L'Ordine del granduca Gediminas (in lituano Lietuvos viijojo kunigaikščio Gedimino Ordino Karininko kryžius) deve il suo nome al sovrano medievale; istituito con una legge promulgata dal Parlamento lituano il 16 febbraio 1928, il riconoscimento viene assegnato a cittadini lituani che si sono distinti «per particolari meriti civili e nei confronti nell'Amministrazione» e la medaglia si compone delle colonne di Gediminas al centro e di varie linee stilizzate esterne.[109]

Gediminas è raffigurato su un litas commemorativo d'argento emesso nel 1996[110] e il suo nome è stato assegnato a diverse infrastrutture in tutta la nazione, come ad esempio un ponte presso Kupiškis e una celebre strada di Vilnius, viale Gediminas. Una sua scultura, assieme a quella del nipote Vitoldo, è presente tra quelle realizzate nel monumento del 1862 dedicato al Millenario della Russia a Novgorod.

Il gruppo di musica folk lituano dei Kūlgrinda ha pubblicato un album nel 2009 intitolato Giesmės Valdovui Gediminui, che significa "Inni al re Gediminas".[111]

In BielorussiaModifica

Gediminas è ampiamente celebrato anche in Bielorussia, in quanto ritenuto una figura importante nella storia nazionale. Nel settembre 2019, è stato inaugurato un monumento a Gediminas a Lida.[112] Esiste inoltre un viale chiamato Bulvar Hiedymina sempre a Lida, nonché svariati esercizi commerciali che recano il suo nome; è stata infine dedicata a Gediminas una tipologia di birra, ora non più in commercio, dal birrificio Lidskaje piva con sede a Lida.[113]

NoteModifica

EsplicativeModifica

  1. ^ Sin da quando fu costituito nel 1237, l'Ordine di Livonia risultava una branca dell'Ordine teutonico, ma ciò non gli impedì di esercitare in maniera tutto sommato autonoma la sua autorità sulla Terra Mariana. L'Ordine teutonico, invece, amministrava lo Stato monastico dei Cavalieri Teutonici, in Prussia.
  2. ^ Secondo Maciej Stryjkowski, questa figlia dal nome ignoto avrebbe sposato Davide di Grodno, un comandante militare particolarmente fidato di Gediminas. Tuttavia, sulla base delle fonti oggi a disposizione quest'ipotesi è da ritenersi priva di fondamento: Rowell, p. 82.

BibliograficheModifica

  1. ^ Gedimino, granduca di Lituania, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 29 agosto 2022.
  2. ^ a b c Rowell, pp. 56, 63; Kiaupa, p. 111; Sužiedėlis, p. 323; Christiansen, p. 153.
  3. ^ a b c d e Rowell, pp. 53-55.
  4. ^ Kiaupa, pp. 111-112; Rowell, pp. 54-55.
  5. ^ a b Kiaupa, p. 111.
  6. ^ Rowell, p. 54.
  7. ^ Rowell, pp. 68, 72; VLE.
  8. ^ Plakans, p. 64.
  9. ^ Plakans, p. 51; Christiansen, p. 154; Kiaupa, p. 114.
  10. ^ Plakans, p. 63, mappa 3.
  11. ^ Kiaupa, p. 114; Rowell, pp. 83-84.
  12. ^ a b Janonienė et al., p. 68; Sužiedėlis, p. 114; VLE.
  13. ^ Janonienė et al., p. 65; Kiaupa, p. 114.
  14. ^ Kiaupa, p. 114; Rowell, p. 157.
  15. ^ Rowell, p. 157.
  16. ^ a b c Rowell, pp. 157-158.
  17. ^ Kiaupa, p. 114; Rowell, p. 159.
  18. ^ Rowell, p. 188.
  19. ^ Rowell, p. 162.
  20. ^ Rowell, pp. 162, 165.
  21. ^ a b c Christiansen, p. 153.
    «[Q]uando gli emissari papali gli chiesero finalmente di unirsi alla Chiesa, nel novembre del 1324, disse soltanto: "Che mi battezzi il Diavolo!". [...] La sua incipiente conversione era stata una finzione o, piuttosto, una sensata manovra diplomatica.»
  22. ^ Kiaupa, p. 114; Sužiedėlis, p. 114.
  23. ^ a b Kiaupa, p. 114; Sužiedėlis, p. 114; Christiansen, p. 153.
  24. ^ a b Davies, pp. 39-40; Rowell, p. 196.
  25. ^ Si riporta un estratto della lettera in esame (Chartularium Lithuaniae res gestas magni ducis Gedeminne illustrans, pp. 114-115):
    (LA)

    «Ista enim, pater reverende, vobis scripsimus, ut sciatis quare progenitores nostri in errore infidelitatis et incredulitatis decesserunt. Nunc autem, pater sancte et reverende, studiose supplicamus ut flebilem statum nostrum attendatis, quia parati sumus vobis, sicut ceteri reges christiani, in omnibus obedire et fidem catholicam recipere dummodo tortoribus predictis, videlicet magistro predicto et fratribus in nullo teneamur.»

    (IT)

    «Infatti, Santo Padre, vi scriviamo queste cose affinché voi sappiate perché i nostri antenati sono morti nell'errore dell'infedeltà e della miscredenza. Ora però, Santo e Venerato Padre, chiediamo vivamente che voi rivolgiate la vostra attenzione sul nostro deplorevole stato, perché noi, come gli altri re cristiani, siamo pronti a obbedirvi in tutto e a ricevere la fede cristiana, a condizione che gli aggressori prima menzionati, cioè il [Gran] maestro e i fratelli [teutonici e livoniani], non ci opprimano in alcun modo.»

    Per un'analisi più approfondita di tutte le lettere di Gediminas, sia pur riportate in lingua inglese, si rinvia a Lituanus (1969).
  26. ^ Rowell, pp. 195-196.
  27. ^ Carpini, p. 74, nota 2; Kiaupa, p. 114.
  28. ^ a b Christiansen, p. 153.
  29. ^ O'Connor, p. 15; Kiaupa, p. 114; Sužiedėlis, p. 114.
  30. ^ Rowell, p. 210; Sužiedėlis, p. 114.
  31. ^ Rowell, pp. 210-211.
  32. ^ Rowell, p. 211.
  33. ^ Rowell, pp. 30, 211; Kiaupa, p. 115.
  34. ^ a b c d e f g Kiaupa, p. 117.
  35. ^ Kasekamp, p. 24.
  36. ^ Rowell, pp. 189, 211-212.
  37. ^ Rowell, pp. 212, 214; Kiaupa, p. 115.
  38. ^ Christiansen, pp. 160-161; Rowell, p. 214.
  39. ^ Rowell, p. 215: Christiansen, p. 160.
  40. ^ a b Rowell, p. 215.
  41. ^ Rowell, p. 222; Carpini, p. 135.
  42. ^ Rowell, p. 223; Kiaupa, p. 115.
  43. ^ Rowell, pp. 222-223; Kiaupa, p. 115.
  44. ^ Rowell, p. 198; Christiansen, p. 153.
  45. ^ Carpini, pp. 34, 36.
  46. ^ Carpini, pp. 34-35.
  47. ^ a b Carpini, p. 35.
  48. ^ a b Christiansen, p. 160.
  49. ^ Rowell, p. 99.
  50. ^ Christiansen, p. 160; Rowell, pp. 209-210.
  51. ^ Kiaupa, p. 115; Christiansen, pp. 160-161.
  52. ^ Christiansen, p. 147.
  53. ^ Christiansen, p. 161; Kiaupa, p. 115; Rowell, p. 234.
  54. ^ Rowell, p. 242; Christiansen, p. 161.
  55. ^ a b Rowell, p. 120; Christiansen, p. 173.
  56. ^ Rowell, p. 243; Christiansen, p. 161.
  57. ^ Rowell, p. 243.
  58. ^ a b Kiaupa, p. 116.
  59. ^ a b Rowell, p. 247.
  60. ^ Kiaupa, pp. 115-116.
  61. ^ Kiaupa, p. 116; Rowell, pp. 253-254.
  62. ^ a b Rowell, p. 254.
  63. ^ Christiansen, p. 161; Kiaupa, p. 116; Rowell, pp. 259, 263; VLE.
  64. ^ Janonienė et al., p. 65; Bugajski, p. 125.
  65. ^ Kiaupa, p. 114; Rowell, p. 61.
  66. ^ Rowell, pp. 84, 97; Sužiedėlis, p. 114.
  67. ^ Bugajski, p. 125; Rowell, p. 100.
  68. ^ Kiaupa, pp. 116-117.
  69. ^ Akiner, p. 22; Kiaupa, p. 114; Rowell, p. 84.
  70. ^ a b c Rowell, pp. 89-90.
  71. ^ a b c Rowell, p. 90.
  72. ^ a b c Rowell, p. 85.
  73. ^ Akiner, p. 22.
  74. ^ Rowell, p. 112.
  75. ^ Kiaupa, p. 115.
  76. ^ Rowell, pp. 112-113.
  77. ^ a b c d e Rowell, p. 113.
  78. ^ Rowell, p. 114.
  79. ^ VLE.
  80. ^ Kasekamp, p. 24; O'Connor, p. 15.
  81. ^ O'Connor, p. 15; Rowell, pp. 61, 79.
  82. ^ Rowell, p. 79.
  83. ^ a b (EN) Jonathan Bousfield, Baltic States, Rough Guides, 2004, pp. 111-112, ISBN 978-18-58-28840-6.
  84. ^ a b Rowell, p. 72.
  85. ^ Sužiedėlis, p. 136.
  86. ^ (EN) Guyda Armstrong e Ian N. Wood, Christianizing Peoples and Converting Individuals, Brepols, 2000, p. 23, ISBN 978-25-03-51087-3.
  87. ^ a b Rowell, pp. 275-276; Davies, p. 40.
  88. ^ Akiner, p. 22; Rowell, p. 270.
  89. ^ (EN) Aleksander Pluskowski, The Archaeology of the Prussian Crusade: Holy War and Colonisation, Routledge, 2013, p. 369, ISBN 978-11-36-16281-7.
  90. ^ Rowell, p. 270.
  91. ^ a b Rowell, p. 277.
  92. ^ Davies, p. 40; Rowell, p. 131.
  93. ^ Rowell, p. 280; Kiaupa, p. 118; Carpini, p. 36.
  94. ^ Kiaupa, p. 118; Rowell, p. 280.
  95. ^ Rowell, p. 280.
  96. ^ Cardini, p. 74; Carpini, p. 75.
  97. ^ a b Rowell, p. 63.
  98. ^ a b c d Rowell, p. 64.
  99. ^ (LT) Juozas Jurginis, Legendos apie lietuviu̜ kilme̜, Vaga, 1971, p. 51.
    «Gediminas turėjo tris žmonas: Vidą, Olgą ir Jaunę. [Gediminas ebbe tre mogli: Vida, Olga e Jaune.
  100. ^ a b Rowell, p. 88.
  101. ^ Rowell, p. 88, nota 25.
  102. ^ Kiaupa, p. 118.
  103. ^ Rowell, pp. XXX, 280, nota 64.
  104. ^ Norkus, p. 61.
  105. ^ Plakans, p. 51; Sužiedėlis, p. 114; Bugajski, p. 173.
  106. ^ Davies, p. 40; Janonienė et al., p. 66.
  107. ^ Rowell, pp. 59, 115-116; Janonienė et al., p. 65.
  108. ^ Adam Mickiewicz, Messer Taddeo: (Pan Tadeusz), a cura di Silvano De Fanti, Marsilio Editori spa, 2018, pp. 199-200, ISBN 978-88-317-4426-3.
  109. ^ (EN) Order of the Lithuanian Grand Duke Gediminas, su adamkus.president.lt. URL consultato il 28 agosto 2022 (archiviato dall'url originale il 27 febbraio 2013).
  110. ^ (EN) Caratteristiche del litas d'argento dedicato a Gediminas, su coin-database.com. URL consultato l'11 giugno 2020.
  111. ^ Kūlgrinda - Giesmės Valdovui Gediminui, su Discogs. URL consultato l'11 giugno 2020.
  112. ^ (EN) Roman Pratasevič, Monument to Duke Gedymin of Lithuania unveiled in Lida, su Radio europea per la Bielorussia, 8 settembre 2019. URL consultato l'11 giugno 2020.
  113. ^ (BE) Піўная серыя «ВКЛ», su lidskae.by. URL consultato l'11 giugno 2020.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN244378682 · ISNI (EN0000 0000 3647 0662 · CERL cnp00587286 · LCCN (ENn94017942 · GND (DE118746545 · BNF (FRcb128172050 (data) · J9U (ENHE987007393172705171 · WorldCat Identities (ENlccn-n94017942