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Gennadio (... – 598 o 600) è stato un esarca bizantino, esarca d'Africa dal 591 al 598 ca.

BiografiaModifica

Nel 578 era già magister militum per Africam, ovvero comandante supremo delle truppe bizantine in Africa. In quello stesso anno, per attestato di Giovanni di Biclaro, Gennadio inflisse una grave sconfitta ai Mauri, uccidendo il loro re Garmul:

(LA)

«Gennadius magister militum in Africa Mauros vastat, Garmulem, fortissimum regem, qui iam tres duces superius nominatos Romani exercitus interfecerat, bello superat et ipsum regem gladio interfecit.»

(IT)

«Gennadio magister militum in Africa stermina i Mauri, supera in guerra Garmul, re fortissimo, che aveva ucciso tre duci già nominati in precedenza dell'esercito romano, e uccide con la spada lo stesso re.»

(Giovanni di Biclaro, Cronaca, anno 578.)

L'iscrizione CIL VIII, 2245 lo attesta come patricius e magister militum in Africa al tempo di Tiberio II (578-582); un'altra iscrizione (CIL VIII, 12035) attesta che mantenne la carica di patricius anche durante il regno di Maurizio (582-602), ricevendo inoltre la dignità di console onorario. Durante il suo mandato difese con successo l'Africa dalle incursioni dei Mauri, che sembra si fossero rivoltati di nuovo nel 589,[1] ricevendo per questi motivi le congratulazioni di Papa Gregorio Magno (591).[2]

Nel luglio 591 viene definito, per la prima volta, in un'epistola di Papa Gregorio Magno, exarchus Africae (esarca d'Africa);[3] l'esarca era una nuova carica creata ex novo dall'Imperatore Maurizio ed era il viceré con autorità sia civile che militare che amministrava per conto dell'Impero i territori occidentali; vi era un esarca in Italia e uno in Africa; Gennadio è il primo esarca d'Africa attestato dalle fonti, ma si ignora quando assunse la carica; il terminus ante quem della nomina a esarca è il luglio del 591, data della lettera di Papa Gregorio.

Durante il suo mandato, ricevette numerose lettere da Papa Gregorio Magno, nei quali il pontefice lo esortava ad intervenire in questioni riguardanti la Sardegna e Corsica (all'epoca sotto la giurisdizione di Cartagine)[4] come anche a perseguitare con vigore gli eretici donatisti[5] e vigilare su irregolarità commesse dal concilio di vescovi numidiani.[6] Nel 595 soppresse ancora una volta una rivolta dei Mauri.[7] Si ritirò o perì tra il settembre/ottobre 598 e il luglio 600.

NoteModifica

  1. ^ Teofilatto Simocatta, III,4; Teofane Confessore, AM 6080.
  2. ^ Papa Gregorio Magno, I,72.
  3. ^ Papa Gregorio Magno, I,59.
  4. ^ Papa Gregorio Magno, I,59, IX,11 e VII,3.
  5. ^ Papa Gregorio Magno, I, 72-73.
  6. ^ Papa Gregorio Magno, IV,7.
  7. ^ Teofilatto Simocatta, VII,6.

BibliografiaModifica

  • Giovanni di Biclaro, Cronaca
  • Teofilatto Simocatta, Storie
  • Papa Gregorio Magno, Epistole
  • Teofane Confessore, Cronaca