Gens Petronia

famiglie romane che condividevano il nomen Petronius

La gens Petronia fu un'importante gens della Repubblica e dell'Impero romano.

OriginiModifica

L'origine dei Petronii non era romana, ma etrusca, umbra o sabina. Nella città umbra di Perusia (moderna Perugia) sono state ritrovate delle urne cinerarie con iscrizioni etrusche; un ramo della famiglia ebbe in seguito il cognomen Umbrinus; a Montepulciano è attestato l'aruspice Gaio Petronio, figlio di Crispina (l'indicazione della madre è tipico della cultura etrusca); a Praeneste (moderna Palestrina) esistono antiche tombe del VII-VI secolo che recano il nome etrusco "Petruni".

Petronii dell'epoca repubblicanaModifica

I Petronii compaiono solo nel II secolo a.C. nella storia romana.

Petronii dell'epoca imperialeModifica

Petronii senza cognomen; Petronii TurpilianiModifica

Il ramo più importante della famiglia fu quello dei Petronii senza cognomen (anche se alcuni membri pare avessero il cognomen Turpilianus). Questo ramo della famiglia era di chiara discendenza sabina.

Petronii NigriModifica

I Petronii Nigri furono probabilmente imparentati strettamente con i Petronii senza cognomen e con i Petronii Turpilliani.

Petronii Umbri(ni)Modifica

  • Gaio Petronio Umbrino;[11]
    • Petronia, figlia del precedente, sposa Galeo Tettieno;[12]
    • Quinto Petronio Umbro, figlio di Gaio, legato di Nerone nel 54;[13]
      • Marco Petronio Umbrino, figlio del precedente, console suffetto dell'81[14]
        • Marco Petronio Cremuzio, figlio del precedente, arvale nell'87.[15]

Altri Petronii del I secoloModifica

Nel I secolo sono attestati anche:

  • Petronio Musa, farmacologo[16]
  • Petronio Aristocrate (34-62), di Magnesia, filosofo, amico e insegnante di Aulo Persio Flacco
  • Aulo Petronio Lurcone, console suffetto del 58[17]
  • Petronio Prisco, bandito nel 65 per aver partecipato alla cospirazione di Pisone[18]
  • Marco Petronio Flacco e Marco Petronio Narcisso, menzionati come cavalieri in Pannonia nel 61[19]
  • Petronio Urbico, procuratore in Norico nel 68[20]

Petronii Probi(ani)Modifica

Tra il IV e il VI secolo i Petronii Probi diedero all'impero diversi consoli:

  • Petronio Probino, figlio del precedente, console nel 341, praefectus urbi nel 345-346

Quando l'imperatore Teodosio I, dopo aver sconfitto l'imperatore Eugenio (molto tollerante nei confronti dei pagani), manifestare la propria vicinanza alla fazione cristiana del Senato romano, nominò consoli per il 395 i due figli minori di Sesto Petronio Probo, Anicio Ermogeniano Olibrio e Anicio Probino; il terzo figlio di Petronio Probo, Anicio Petronio Probo, fu nominato console del 406 insieme all'imperatore Arcadio, un grande onore per la famiglia e l'ennesimo segno della lealtà della famiglia dei Petronii Probi alla dinastia teodosiana. Il poeta Claudio Claudiano compose un panegirico per il consolato di Olibio e Probino; fu solo dopo questa composizione, e probabilmente grazie al patronato degli Anicii Petronii, che fu fatto oggetto dell'attenzione imperiale. Stando allo storico Zosimo, quando nel 409 Prisco Attalo usurpò il trono di Onorio (figlio e successore di Teodosio), gli Anicii furono l'unica famiglia senatoriale romana a non esultare. Infine, è possibile che l'Anicio Olibrio che sposò la figlia di Valentiniano III e divenne imperatore fosse discendente di Anicio Ermogeniano Olibrio e quindi imparentato con gli Anicii Petronii.[21]

NoteModifica

  1. ^ Polibio, XXXII 28.3.
  2. ^ PIR² P 270
  3. ^ PIR² P 314
  4. ^ PIR² P 269
  5. ^ PIR² P 323
  6. ^ PIR² P 315
  7. ^ a b PIR² P 294
  8. ^ PIR² P 266
  9. ^ PIR² P 812
  10. ^ PIR² P 832
  11. ^ PIR² P 319
  12. ^ PIR² P 324
  13. ^ PIR² P 318
  14. ^ PIR² P 320
  15. ^ PIR² P 278
  16. ^ PIR² P 293
  17. ^ PIR² P 284
  18. ^ PIR² P 297
  19. ^ AE 1998, 1056
  20. ^ PIR² P 322
  21. ^ Hans Lejdegård, «Some notes on an ivory diptych and the reputation of an emperor», in Lars Karlsson, Susanne Carlsson e Jesper Blid Kullberg (a cura di), ΛΑΒΡΥΣ, Studies presented to Pontus Hellström, Boreas. Uppsala Studies in Ancient Mediterranean and Near Eastern Civilizations 35, Uppsala 2014, ISBN 978-91-554-8831-4, pp. 183–4.