Gerry Schum

gallerista tedesco

Gerry Schum (Colonia, 15 settembre 1938Düsseldorf, 23 marzo 1973) è stato un gallerista tedesco, che scavalcò le tradizionali istituzioni di promozione dell'arte e proponendo la televisione come luogo deputato.

BiografiaModifica

Studiò a Monaco di Baviera all'Istituto per il Film e la Televisione e a Berlino presso l'Accademia del Film e della Televisione. Produssee subito nel 1967 due documentari per la TV sul mercato dell'arte. Fu importante per aver proposto nel dibattito critico film e video come mezzi autonomi per la produzione e la comunicazione dell'arte contemporanea, che potevano aggirare il sistema dell'arte (musei e gallerie) attraverso la trasmissione televisiva delle opere video prodotte, sottraendole così alla privatizzazione e alla tesaurizzazione praticata dal collezionismo.[1] Si impose all'attenzione internazionale con il suo film Land Art, che documentava le grandi installazioni prodotte dagli artisti americani di Earth Art collocate nei deserti degli Stati Uniti che andavano a modificare e interagire sul paesaggio naturale. Nel 1969 annuncia l'apertura a Düsseldorf la sua Television Gallery, proponendo film di otto artisti. Trasferito in video Land Art[2] fu acquistato e trasmesso nell'aprile 1969 da una rete televisiva berlinese, la Freies Berlin, e l'anno successivo Schum produsse Identifications intervistando le azioni di innumerevoli artisti come Joseph Beuys, Mario Merz, Alighiero Boetti, Daniel Buren, Walter De Maria, Richard Long e Giliberto Zorio. Come sempre accade la novità di Land art fu mostrata negli spazi d'arte più importanti d'America e d'Europa, ispirando nuovi scenari di business consentiti dall'uso del video, dando il via a molte imprese (anche italiane) che tentarono il successo con la produzione di Videoarte.

NoteModifica

  1. ^ Schum: scavalcando "l'eterno triangolo di studio, galleria, collezionista."
  2. ^ Il titolo del film fu un neologismo coniato da Schum che fu subito utilizzato come nuovo nome della Earth Art, che da allora cadde in disuso.

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