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Gesù per i non-religiosi. Recuperare il divino al cuore dell'umano

Gesù per i non-religiosi.
Recuperare il divino al cuore dell’umano
Titolo originaleJesus for the Non-Religious
Altri titoliJesus for the Non-Religious. Recovering the Divine at the Heart of the Human
ChristandThorns.jpg
Cristo e la corona di spine[1]
AutoreJohn Shelby Spong
1ª ed. originale2007
1ª ed. italiana2012
Generesaggio
Sottogenerestoria, teologia
Lingua originaleinglese
PersonaggiGesù Cristo
ProtagonistiGesù storico
SerieMiraggi
Preceduto daThe Sins of Scripture: Exposing the Bible's Texts of Hate to Reveal the God of Love
Seguito daEternal Life: A New Vision: Beyond Religion, Beyond Theism, Beyond Heaven and Hell

Gesù per i non-religiosi (Jesus for the Non-Religious, 2007) è un'opera del saggista e teologo statunitense John Shelby Spong, vescovo episcopale e già rettore della Chiesa episcopale degli Stati Uniti d'America, ora in pensione.[2]

Indice

ContenutiModifica

Spong mette in discussione gran parte dell'interpretazione tradizionale che ha per tanto tempo circondato il Gesù storico, dal racconto della sua nascita miracolosa da una vergine al resoconto della sua ascensione cosmica verso il cielo alla fine della sua vita terrena. Spong mette in dubbio la storicità delle idee che Gesù sia nato a Betlemme, che abbia avuto dodici discepoli, e che le storie di miracoli debbano essere descrizioni di eventi soprannaturali. L'autore rimuove quindi tutte quelle incrostazioni mitiche che permeano la sua persona, mettendo in grado di vedere il vero Gesù, una figura straordinariamente viva e vivificante che tutti necessitano di incontrare, una figura eroica che ha rivelato la divinità attraverso la sua umanità. Parla inoltre direttamente a quei critici contemporanei del cristianesimo che chiamano Dio una "illusione" e che scrivono lettere alla "nazione cristiana" affermando che il cristianesimo sia diventato malvagio e distruttivo.[3]

Spong invita i suoi lettori a guardare Gesù attraverso la lente sia delle scritture ebraiche che della vita liturgica della sinagoga del primo secolo. Respingendo come irrilevante la disputa sulla natura di Gesù che ha consumato la leadership della chiesa per i primi 500 anni di storia cristiana, Spong propone un nuovo modo di intendere la divinità di Cristo: come la dimensione ultima di una umanità compiuta, completa, universale. Spong dichiara che i cristiani tradizionali che ancora si aggrappano ai superati concetti del passato, non gradiranno questo suo libro; tuttavia, anche gli scettici del XXI secolo non saranno più così sicuri che rifiutare Gesù sia la via giusta da percorrere. Spong offre Gesù per i non-religiosi come base per un dialogo significativo tra religiosi e secolari, aprendo la porta ad un cristianesimo vibrante in un mondo post-cristiano.[4]

CitazioneModifica

«La croce non è un luogo di tortura e di morte; è piuttosto il ritratto dell'amore di Dio che è visibile quando si può dare tutto ciò che si è e tutto ciò che si ha. La croce diventa così il simbolo della presenza di Dio che ci chiama a vivere, amare ed essere. Si distingue per un amore che abbraccia le diversità umane di razza, tribù, nazione, genere, orientamento sessuale, essere mancino, essere destrimano, e ogni altra varietà che possiamo trovare nella vita. La chiamata del Dio sperimentato in Cristo è semplicemente la chiamata a essere tutto ciò che ognuno di noi è: una chiamata a offrire, attraverso l'essere della nostra umanità, il dono di Dio a tutti gli esseri umani, mediante la costruzione di un mondo in cui ognuno possa vivere più pienamente, amare più prodigalmente e avere il coraggio di essere tutto ciò che può essere. Questo è il nostro modo di vivere la presenza di Dio. Dio ha a che fare con la vita, con l'amore e con l'essere. La chiamata di Gesù quindi non è una chiamata a essere religiosi. Non ci chiama a sfuggire i traumi della vita, a trovare la sicurezza, a possedere la pace della mente. Tutte queste cose sono inviti a una idolatria da patto sulla vita. La chiamata di Dio attraverso Gesù è una chiamata a essere pienamente umani, ad abbracciare l'insicurezza senza costruire steccati di protezione, ad accettare l'assenza di pace della mente, come un requisito dell'umanità. È vedere che Dio è l'esperienza della vita, dell'amore e dell'essere che s'incontra ai bordi di un'umanità ampliata. E sicuramente ciò che intendeva l'autore del quarto Vangelo quando ha citato Gesù proclamare così il suo scopo: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza» (Giovanni 10:10). La religione chiamata cristianesimo sta morendo, vittima di una visione del mondo in espansione. L'esperienza di Dio in Gesù, sulla quale il cristianesimo è stato costruito, è nuovamente all'alba e creerà col tempo nuove forme attraverso le quali questa nuova visione potrà vivere. Quando Gesù sarà stato liberato dalla prigione della religione, saranno possibili una rinascita e una riforma. Gesù per i non-religiosi comincia a essere intravisto. (...). Anticipo e aspetto la nuova esplosione di Gesù nella coscienza umana.»

(Spong, "La croce come ritratto umano dell’amore di Dio", cap. 25 de Gesù per i non-religiosi, Massari, 2012[5])

EdizioniModifica

  • John Shelby Spong, Gesù per i non-religiosi. Recuperare il divino al cuore dell'umano, a cura di don Ferdinando Sudati, traduzione di Barbara Buzzetti e Silvana Gobbi, Massari, Bolsena, 2012
  • John Shelby Spong, Jesus for the Non-Religious, tascabile, HarperCollins, 2008, pp. 336, ISBN 978-0060778415.

NoteModifica

  1. ^ Dipinto a olio di Carl Heinrich Bloch, ca. 1890.
  2. ^ Biografia sul Sito ufficiale di Spong.
  3. ^ J.S. Spong, Jesus for the Non-Religious, HarperOne, 2007, pp. 25-36. In merito alla "illusione" e alle "lettere alla nazione", si vedano anche i libri di Richard Dawkins e Sam Harris rispettivamente.
  4. ^ J.S. Spong, Jesus for the Non-Religious, HarperOne, 2007, pp. 25-36.
  5. ^ Vedi anche ADISTA documenti n° 26 del 7.7.2012

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica