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Giò Stajano

scrittrice, giornalista e attrice italiana

«Ero l'unico frocio d'Italia!»

(Giò Stajano)
Giò Stajano con Alberto Moravia e Carmen Llera negli anni Ottanta

Maria Gioacchina Stajano Starace Briganti di Panico, detta Giò, nata Gioacchino Stajano Starace Briganti di Panico (Sannicola, 11 dicembre 1931Alezio, 26 luglio 2011), è stata una scrittrice, giornalista, attrice e pittrice transessuale italiana.

Negli anni Sessanta, prima dell'intervento chirurgico di riattribuzione del sesso (1983), fu celebre come uno dei primi omosessuali pubblicamente dichiarati in Italia.

BiografiaModifica

«Ho aperto io le porte agli omosessuali. Sono stato il primo omosessuale dichiarato in Italia»

(Giò Stajano)
 
Stajano con Novella Parigini e una sua modella nella Fontana della Barcaccia a Roma alla fine degli anni Cinquanta. (Sembra che la foto abbia ispirato a Federico Fellini la celebre scena del bagno di Anita Ekberg nella Fontana di Trevi in La dolce vita)

Nata Gioacchino Stajano Starace, conte Briganti di Panico, era la nipote del gerarca fascista Achille Starace. Raccontò che, bambino, il nonno lo diede in braccio a Benito Mussolini e in quell'occasione fece pipì addosso al duce[1]. A dodici anni, alla caduta del fascismo, i genitori si separarono; Gioacchino frequentò il collegio dei Gesuiti di Mondragone. Terminato il liceo, si trasferì a Firenze, dove frequentò l'Accademia d'arte.

Successivamente si spostò a Roma e seguì alcuni corsi presso la facoltà di architettura all'Università La Sapienza. Nel 1956, durante l'edizione annuale della Fiera d'Arte di via Margutta a Roma, Stajano espose i suoi quadri, ottenendo un discreto successo di pubblico. Conobbe De Chirico, Guttuso e Moravia, diventò amico di Novella Parigini e iniziò a frequentare gli ambienti che poi Fellini racconterà ne La dolce vita[2].

Nel 1959 pubblicò Roma capovolta, un testo autobiografico, che racconta le sue folli scorribande nell'alta società romana e contemporaneamente descrive la realtà omosessuale nell'Italia dell'epoca. Il testo, esplicitamente gay, fu sequestrato dalle autorità con l'accusa di propagandare idee contrarie alla pubblica morale e dannose per il costume. Cosa che contribuì ovviamente a focalizzare l'attenzione della stampa scandalistica sull'autore e a consacrare Giò Stajano come l'omosessuale più famoso d'Italia.

 
Giò Stajano in una foto dei primi anni Sessanta

Subito dopo Roma capovolta Stajano si affrettò a pubblicare Meglio l'uovo oggi (inizialmente, Meglio l'uomo oggi), sempre sulla vita omosessuale di Roma, nel quale si alludeva in maniera non troppo velata all'omosessualità di vari personaggi pubblici, fra i quali l'ex re d'Italia Umberto II, da lui definito "Umbertina". Fece seguito un altro libro-scandalo, Roma erotica.

Anche questi testi furono sequestrati poco dopo la loro uscita nelle librerie, ma non senza avere venduto un certo numero di copie e contribuito ad accrescere ulteriormente la celebrità dell'autore. Diventò uno dei protagonisti della “dolce vita” romana[3]. Aprì un locale, ispirò Fellini facendo il bagno nella fontana di piazza di Spagna prima che Anita Ekberg lo facesse nella fontana di Trevi e ottenne una parte nel film La dolce vita (che però, a causa di un litigio con il regista, non fu inserita nell'edizione del film per le sale, ma fu poi aggiunta nelle edizioni restaurate per la TV e per le videocassette/DVD).[4]

Oltre che con Fellini, lavorò con Steno, Dino Risi, Riccardo Freda. Tra il 1958 e il 1961 collaborò con il settimanale scandalistico Lo Specchio. Nel 1961, convocato per essere interrogato dalla magistratura nell'ambito dello scandalo dei “balletti verdi” nel bresciano, per protesta si presentò in pretura vestito da donna a lutto, sferruzzando un gomitolo di lana nera.

Sul finire degli anni Sessanta divenne collaboratore del settimanale di costume e attualità, nonché erotismo, Men, nel quale rispondeva con un tono fra il bizzarro e il sibillino alle lettere dei lettori omosessuali nella rubrica Il salotto di Oscar Wilde: questa rubrica fu in assoluto il primo (e per molti anni, l'unico) spazio rivolto ad un pubblico gay nell'editoria italiana. Nel 1971 Stajano divenne anche il direttore del periodico. Nel corso degli anni Ottanta prese parte ad alcuni fotoromanzi pornografici per la collana Supersex[5].

La transizioneModifica

 
Giò Stajano in abiti femminili negli anni Sessanta

Con la nascita del movimento gay, a cui Giò Stajano non aderì mai, e con i cambiamenti sociali della fine degli anni Sessanta, calò l'interesse intorno al personaggio scandaloso che aveva fatto discutere le cronache. Nel 1983 tornò però alla ribalta sottoponendosi a un'operazione di riattribuzione chirurgica del sesso a Casablanca, prendendo il nome di Maria Gioacchina. Dopo questo intervento rilasciò la sua prima intervista al giornalista Francesco D. Caridi de Il Borghese, settimanale per il quale Giò Stajano aveva scritto degli articoli di mondanità firmati con lo pseudonimo "Pantera Rosa", dove prendeva di mira soprattutto l'aristocrazia romana. Nel 1992 pubblicò infine la sua autobiografia, intitolata La mia vita scandalosa, divenendo così l'unica scrittrice italiana ad aver pubblicato testi prima e dopo il cambio di sesso.[senza fonte]

Gli ultimi anniModifica

Negli ultimi anni la sua ricerca interiore la portò al riavvicinamento alla religione cattolica: dichiarò alla stampa, con grande battage pubblicitario, di voler entrare in un monastero femminile, ma di non poterlo fare unicamente a causa del suo cambio di sesso, non riconosciuto legittimo dalla Chiesa cattolica. Infine trovò accoglienza presso le monache di Betania del Sacro Cuore a Vische, in qualità di suora laica. Tra le ultime apparizioni pubbliche, l'intervista concessa a Paolo Bonolis a Il senso della vita nel 2008 e quella di Piero Chiambretti nella trasmissione Chiambretti Night nel novembre 2009. Morì in una casa di riposo di Alezio il 26 luglio 2011, all'età di 79 anni e venne sepolta nella cappella di famiglia a Sannicola.[senza fonte]

Opere (selezione)Modifica

  • Roma capovolta, Quattrucci, Roma, 1959
  • Meglio l'uovo oggi, Quattrucci, Roma, 1959
  • Le signore sirene, Quattrucci, Roma, 1961
  • Vita d'uomo, Tipografia Giolitti, Roma, 1962 (ripubblicato da Quattrucci nel 1967 con il titolo Il letto stretto)
  • Gli uni e gli altri, Conte, Lecce, (1963?)
  • Roma erotica, Società Editoriale Attualità, Milano, 1967
  • La mia vita scandalosa, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 1992
  • Pubblici scandali e private virtù. Dalla dolce vita al convento, con la collaborazione di G. Vaira, Manni, Lecce, 2007
  • Esercizi d'amore, Manni Editore, Lecce, 2008
  • La mia vita (non più) scandalosa. Scritti inediti di Giò Stajano, a cura di S. Cipressa, Ed Insieme, Terlizzi (Ba), 2014.

FilmografiaModifica

CuriositàModifica

  • Al giornalista Francesco D. Caridi, che le chiedeva: « Chissà che direbbe tuo nonno Achille Starace se ti vedesse, lui che voleva tutti gli italiani maschi e forti... », Stajano rispose: « Direbbe che dopo tanta virilità in famiglia, un po' di relax ci vuole. »[6]
  • L'essere nipote di uno dei massimi gerarchi del regime fascista le valsero le attenzioni "galanti" del segretario dell'MSI Giorgio Almirante: ogni volta che quest'ultimo la incontrava, le faceva un inappuntabile e ironico baciamano. L'episodio venne raccontato dal giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco[7]

NoteModifica

  1. ^ Il "fico" del regime - YouTube
  2. ^ Raccontò l'Italia del vizio, muore Giò Stajano prima trans italiana - Linkiesta.it
  3. ^ La dolce vita di Giò da Roma a Sannicola - Repubblica.it
  4. ^ Addio a Giò Stajano, prima trans d'Italia, in la Repubblica, Gruppo Editoriale L'Espresso, 27 luglio 2011. URL consultato il 22 maggio 2014.
  5. ^ (EN) Supersex Magazine, su Vintage Erotica Forums. URL consultato il 28 agosto 2015.
  6. ^ Addio a Giò Stajano, prima trans d'Italia, La Repubblica, 27 luglio 2011
  7. ^ Gli autori, cinemagay.it

BibliografiaModifica

  • Cecilia Gatto Trocchi, Vita da trans, Editori Riuniti, Roma, 1995 (intervistato con il falso nome di "Claretta").
  • Willy Vaira, Pubblici scandali e private virtù. Dalla dolce vita al convento, Manni, Lecce, 2007.
  • Giovanni Ciacci, La contessa. La scandalosa vita di Giò Stajano, Salani, Milano, 2018.

Voci correlateModifica

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