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1leftarrow blue.svgVoce principale: Caterina Sforza#Biografia.

Giacomo Feo (Forlì, 1471 circa – Forlì, 1495), servitore di Girolamo Riario, signore di Imola e Forlì, è noto per essere stato a lungo l'amante di Caterina Sforza, contessa di Forlì.

BiografiaModifica

La Contessa Caterina Sforza si innamorò[1] di lui, fratello ventenne di Tommaso Feo, il castellano che le era rimasto fedele nei giorni seguenti l'assassinio del marito. Lo sposò, ma in segreto, per non perdere la tutela dei figli e, di conseguenza, il governo del suo Stato[2].

Giacomo fu nominato castellano della rocca di Ravaldino al posto del fratello, e fu insignito con un ordine cavalleresco da Ludovico il Moro. Da questo matrimonio[3] nacque un figlio: Bernardino, in seguito chiamato Carlo, in onore del re Carlo VIII, che aveva concesso a Giacomo il titolo di barone di Francia.

 
Caterina Sforza, moglie segreta di Giacomo Feo.

Tutte le cronache del periodo riportano come Caterina fosse follemente innamorata del giovane Giacomo. Si temette[4] anche che volesse togliere lo Stato al figlio Ottaviano per darlo all'amante. Essa aveva sostituito i castellani delle rocche dello Stato con i suoi parenti più stretti: alla rocca di Imola Gian Piero Landriani, marito di sua madre, a quella di Forlimpopoli Piero Landriani, suo fratello di sangue, mentre a Tommaso Feo dette in moglie la sorella Bianca Landriani. A Tossignano invece vi fu una congiura per prendere possesso della rocca da parte dei fedelissimi di Ottaviano, i quali avevano progettato di uccidere sia Caterina che Giacomo. La Contessa lo venne a sapere e fece imprigionare e giustiziare tutti i congiurati. Immediatamente sventata, questa congiura fu subito seguita da quella di Antonio Maria Ordelaffi, non rassegnato alla perdita di Forlì, ma anche questa fallì.

La potenza di Giacomo intanto era aumentata a dismisura ed egli era temuto e odiato da tutti, anche dagli stessi figli di Caterina. In un'occasione schiaffeggiò in pubblico il maggiore di essi, senza che nessuno avesse il coraggio di difendere il ragazzo.[senza fonte] Dopo questo episodio la situazione a Forlì si fece molto difficile e i fedeli di Ottaviano decisero di liberare la città dal dominio di Giacomo Feo. Nel 1490 fu oggetto di una prima congiura ordita da Ottaviano, ma questa fallì.

La sera del 27 agosto del 1495, di ritorno da una battuta di caccia, Caterina, la figlia Bianca, alcune dame di compagnia, stavano sedute sulla carretta di corte, seguite a cavallo da Ottaviano, suo fratello Cesare e Giacomo, oltre che da numerosi staffieri e soldati. Giacomo venne assalito e ferito mortalmente, rimanendo vittima di una congiura di cui erano al corrente anche i figli della contessa.[senza fonte] Lo stesso Gian Antonio Ghetti, organizzatore principale del riuscito complotto, si recò da Caterina soddisfatto dell'esito, convinto che il primo ordine di uccidere Giacomo fosse partito proprio da lei e dal cardinale Riario. Ma Caterina era all'oscuro di tutto e la sua vendetta fu terribile. Quando era morto il suo primo marito, la vendetta si era svolta secondo i criteri della giustizia del tempo[5], ora invece seguì l'istinto accecato dalla rabbia di aver perduto l'uomo amato[6]. Caterina non si limitò a perseguire le donne delle famiglie traditrici, perseguì anche i figli, addirittura quelli ancora in fasce, perfino le amanti e i loro bambini vennero presi e giustiziati. In molte pagine le cronache riportano le torture e la spaventosa morte di moltissime persone. Estirpò intere famiglie di cui non si sentì più parlare.[senza fonte]

Il coinvolgimento sentimentale di Caterina le impedì di comprendere i motivi politici che avevano ispirato il complotto, il quale, visto il grande numero di persone coinvolte, fu lungamente e accuratamente preparato. Ad esso avevano aderito quasi tutti i sostenitori dei Riario, convinti che Caterina stessa avesse dato tacitamente il suo consenso. Essi volevano sostenere il potere dei Riario e liberare la contessa dalla prigionia psicologica in cui l'amante la teneva. Invece il furore con cui Caterina rispose all'assassinio di Giacomo, le fece perdere[7] la benevolenza dei suoi sudditi, che mai più riconquistò.

Per onorare la memoria del defunto Giacomo Feo, Caterina fece realizzare la Cappella Feo, all'interno della Chiesa di San Biagio, facendola affrescare da Melozzo da Forlì e Marco Palmezzano. La cappella fu distrutta completamente sotto i bombardamenti del 1944.

DiscendenzaModifica

Giacomo e Caterina ebbero un unico figlio, Bernardino Carlo, nato nel 1489 o nel 1490.

NoteModifica

  1. ^ Brogi, p. 132.
  2. ^ Brogi, p. 133.
  3. ^ Alcune fonti storiche attestano che solo mentre stava per morire Caterina avrebbe confessato di avere contratto matrimonio con Giacomo Feo (Graziani, Venturelli, p. 143); mentre altre riportano che dopo i funerali di Giacomo, Caterina rivelò pubblicamente che egli era suo marito. (Brogi, p. 157).
  4. ^ Brogi, p. 137.
  5. ^ Secondo i costumi dell'epoca la vendetta era un legittimo dovere. (Brogi, p. 157).
  6. ^ Brogi, p. 158.
  7. ^ Graziani, Venturelli, p. 198.

BibliografiaModifica

  • Antonio Perria, I terribili Sforza. Trionfo e fine di una grande dinastia, Milano, SugarCo Edizioni Srl, 1981.
  • Cecilia Brogi, Caterina Sforza, Arezzo, Alberti & C.Editori, 1996.
  • Natale Graziani Gabriella Venturelli, Caterina Sforza, Cles, Arnoldo Mondadori Editore, 2001, ISBN 88-04-49129-9.
  • Cinzia Demi, Caterina Sforza, Fara, 2010, ISBN 8895139801.
  • Frédérique Verrier, Caterina Sforza et Machiavel ou l'origine du monde, Vecchiarelli, 2010, ISBN 8882472728.
  • Cesare Marchi, Giovanni dalla Bande Nere, Milano, 1981, ISBN non esistente..

Collegamenti esterniModifica