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Gian Galeazzo Serbelloni

nobile e militare italiano
Gian Galeazzo Serbelloni
Duca di San Gabrio fino al 1796
Direttore della Repubblica Cisalpina (1797)
In carica 1774 –
1796
Predecessore Gabrio Serbelloni, III duca di San Gabrio, VI conte di Castiglione
Successore Abdicazione
Trattamento Sua Grazia poi Cittadino
Altri titoli Conte di Castiglione Lodigiano, Grande di Spagna, Feudatario di Romagnano, Marchese d'Incisa, Consignore di Castelnuovo Belbo, feudatario di Gorgonzola, di Camporicco e di Cassina de' Pecchi
Nascita Milano, 6 luglio 1744
Morte Milano, 7 marzo 1802
Dinastia Serbelloni
Padre Gabrio Serbelloni, III duca di San Gabrio
Madre Maria Vittoria Ottoboni
Religione Cattolicesimo

Gian Galeazzo Serbelloni (Milano, 6 luglio 1744Milano, 7 marzo 1802) è stato un militare italiano. Fu Conte di Castiglione Lodigiano, Grande di Spagna, Duca di San Gabrio, Feudatario di Romagnano, Marchese d'Incisa, Consignore di Castelnuovo Belbo, feudatario di Gorgonzola, di Camporicco e di Cassina de' Pecchi. Rinunciò ai suoi titoli abbracciando la causa repubblicana all'arrivo di Napoleone.

Indice

BiografiaModifica

I primi anni e la carriera nella milizia austriacaModifica

Gian Galeazzo Serbelloni era figlio di Gabrio Serbelloni, III duca di San Gabrio e della Duchessa Maria Vittoria Ottoboni. Egli ebbe come precettore nei primi anni vita il celebre poeta milanese Giuseppe Parini.

Alla morte del padre, ottenne il titolo di Duca ed intraprese la carriera militare ed amministrativa nella città di Milano, seguendo una tradizione ormai diffusa nella sua famiglia da molte generazioni: egli divenne infatti Maestro di campo della Milizia (polizia cittadina).

Nel 1775 venne nominato Sovrintendente generale dello stesso corpo armato e nel medesimo anno venne coinvolto nello scandaloso caso dell'arresto di Carlo Sala. Questi, costretto a farsi frate e poi fuggito in Svizzera, era tornato in Lombardia per darsi al furto in chiese e monasteri. Braccato, venne arrestato nel 1775 e condannato a morte, non prima senza un tentativo di redenzione che venne operato dallo stesso Gian Galeazzo Serbelloni, il quale gli offrì di sua tasca la cifra di 100.000 lire per indennizzare dei danni da lui causati qualora si fosse pentito, ma questi rifiutò e venne decapitato.

Sotto l'aspetto pratico, nella Milizia Urbana Gian Galeazzo si impegnò per la creazione di una nuova divisa da destinare a questo corpo, con un colore verde e bianco che spinse poi la tradizione popolare a vezzeggiare gli appartenenti a questo corpo col termine "remolazitt" (remolacci, rapette).

Gian Galeazzo rimase in carica per un'altra ventina d'anni come Sovrintendente generale alla milizia, distinguendosi per serietà d'operato e buona condotta. Nell'aprile del 1796, però, si trovò a dover fronteggiare un nemico unico nel suo genere, il giovane generale Napoleone Bonaparte. Egli ottenne quindi il comando delle forze cittadine col compito di difendere il Castello Sforzesco ed il palazzo reale.

Schierato coi rivoluzionariModifica

Gian Galeazzo era però schierato a favore dei rivoluzionari in quanto pensava che essi avrebbero ridonato l'indipendenza a Milano e fu per questo che fu ben lieto di accogliere Napoleone nel suo palazzo quando questi entrò definitivamente nel capoluogo lombardo. Egli fu ambasciatore dunque della comunità milanese in Francia ed a Parigi perorò la causa della mitigazione della tassa di 20.000.000 di franchi imposta a Milano da Napoleone come indennità di guerra. La legazione non ottenne alcun effetto, ma il Serbelloni uscì fortificato da questo esperimento e gli venne concesso di scortare sino a Milano la moglie di Napoleone in visita in Lombardia.

Divenuto nel frattempo presidente della municipalità (sindaco) di Milano, divenne presidente del Direttorio esecutivo della Repubblica Cisalpina al momento della sua costituzione nel luglio del 1797. Nominato ambasciatore della nuova repubblica lombarda in Francia, a Parigi apprende dell'invasione austriaca della lombardia. Ritornato in Lombardia con Napoleone, qui si preoccupa di redigere una nuova costituzione per l'allora Repubblica Italiana ai Comizi di Lione, venendo nominato membro della Consulta di Francia.

Appena rientrato da Lione, il 7 marzo 1802 a Milano Gian Galeazzo muore e viene sepolto nella cappella di Gorgonzola, imponendo per testamento l'erezione di un ospedale e di una chiesa in loco. Alla sua morte il titolo ducale dei Serbelloni passò al fratello secondogenito Alessandro, che diede vita alla casata Serbelloni Sfondrati Della Riviera (il cognome Sfondrati fu aggiunto in virtù di una donazione ereditaria di un amico) e poi ai discendenti di un altro fratello, il Conte Marco, prefetto napoleonico. Questi ultimi si chiameranno Crivelli Serbelloni e si estingueranno nel 1918. I proprietari attuali del Palazzo Serbelloni e della villa sul Lago di Como della madre di Giangaleazzo sono invece i discendenti dell'unica figlia di Giovanni Galeazzo, Luigia Busca Arconati, le famiglie Gola e Lalatta. Altri rami collaterali hanno aggiunto al proprio cognome Cetti quello di Serbelloni.

Matrimonio e figliModifica

Nel 1771 sposò Teresa Castelbarco Visconti di Simonetta, dalla quale ebbe una sola figlia femmina, Maria Luigia (n.1772), che sposò il marchese Ludovico Busca Arconati Visconti.

Albero genealogicoModifica

Gian Galeazzo Serbelloni, IV duca di San Gabrio Padre:
Gabrio Serbelloni, III duca di San Gabrio
Nonno paterno:
Giovanni Serbelloni, II duca di San Gabrio
Bisnonno paterno:
Gabrio Serbelloni, I duca di San Gabrio
Trisnonno paterno:
Giovanni Serbelloni, II conte di Castiglione
Trisnonna paterna:
Luigia de Marini
Bisnonna paterna:
Livia Lante Montefeltro della Rovere
Trisnonno paterno:
Ludovico Lante Montefeltro della Rovere
Trisnonna paterna:
Olimpia Cesi
Nonna paterna:
Maria Giulia Trotti Bentivoglio
Bisnonno paterno:
Antonio Trotti Bentivoglio, III conte di Casal Cermello
Trisnonno paterno:
Gian Galeazzo Trotti Bentivoglio, II conte di Casal Cermello
Trisnonna paterna:
Paola Cuttica
Bisnonna paterna:
Costanza Litta
Trisnonno paterno:
Agostino Litta, III marchese di Gambolò
Trisnonna paterna:
Maria Ferrer
Madre:
Maria Vittoria Ottoboni
Nonno materno:
Marco Ottoboni, I duca di Fiano
Bisnonno materno:
Agostino Ottoboni
Trisnonno materno:
Marco Ottoboni
Trisnonna materna:
Vittoria Tornielli
Bisnonna materna:
Paolina Bernardo
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?
Nonna materna:
Giulia Boncompagni
Bisnonno materno:
Gregorio Boncompagni, V duca di Sora, II co-principe di Piombino
Trisnonno materno:
Ugo Boncompagni, IV duca di Sora
Trisnonna materna:
Maria Ruffo
Bisnonna materna:
Ippolita Ludovisi, II co-principessa di Piombino
Trisnonno materno:
Niccolò I Ludovisi, I principe di Piombino
Trisnonna materna:
Costanza Pamphilj

BibliografiaModifica

  • P. Colussi Ascesa e declino dei Serbelloni, Milano, 2008
  • AA.VV., Serbelloni in Il libro della nobiltà lombarda, Milano 1978, vol. II, pp. 366-7 (Trivulziana Cons Araldica 65)
  • F. Arese, Genealogie patrizie milanesi, in D. Zanetti, La demografia del patriziato milanese nei secoli XVII, XVIII, XIX, Pavia, Università di Pavia 1972, pp. A80-A81, A153-A158 (Brera CONS MI 703 M1)
  • C. Manaresi La famiglia Serbelloni, in Studi in onore di C. Castiglioni, Milano, Giuffrè 1957, pp. 361-387 (Trivulziana Arch E 556)
  • Fiorella Cerini, Una famiglia e un patrimonio: i Serbelloni tra Settecento e Ottocento in Storia in Lombardia, Ed. Franco Angeli
Controllo di autoritàVIAF (EN218544439 · ISNI (EN0000 0001 4035 7686 · SBN IT\ICCU\IEIV\069134
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