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Giancarlo Baghetti

pilota automobilistico italiano

CarrieraModifica

Gli iniziModifica

Giancarlo Baghetti nacque in una famiglia benestante, visto che il padre era un imprenditore dell'industria siderurgica, e fin da giovanissimo si appassionò all'automobilismo.[1] Nel 1956 cominciò a prendere parte a gare in salita con un'Alfa, ottenendo diversi successi e ben figurando alla Mille Miglia di quell'anno.[2]

Passato alle competizioni a ruote scoperte nel 1959, l'anno seguente si impose all'attenzione degli addetti ai lavori con diverse vittorie in Formula Junior e con la conquista della Coppa FISA, a seguito del quale la Federazione italiana decise di affittargli una vettura per correre un Gran Premio di Formula 1 nel 1961, preferendolo a Lorenzo Bandini e dando inizio a una rivalità fra i due.[2]

Formula 1Modifica

L'esordio e l'anno in Ferrari (1961-1962)Modifica

L'esordio di Baghetti in Formula 1 avvenne, alla guida della vettura messagli a disposizione dalla FISA, al Gran Premio di Siracusa, gara extra campionato, in cui stupì gli addetti ai lavori qualificandosi al secondo posto e vincendo la gara, davanti a piloti ben più esperti, come Dan Gurney e Jack Brabham.[3] Tre settimane dopo Baghetti riuscì a ripetersi al Gran Premio di Napoli. L'esordio in una gara valida per il campionato avvenne il 2 luglio 1961 nel Gran Premio di Francia, favorito sia dai due successi conquistati che dalla decisione di Olivier Gendebien di abbandonare la Ferrari.[3] Al volante di una Ferrari 156 F1 messa a disposizione dalla Federazione Italiana Scuderie Automobilistiche dopo la vittoria della Coppa l'anno precedente, pur essendosi piazzato in 12ª posizione durante le qualifiche, Baghetti vinse il gran premio: in Formula 1 è il primo e unico caso di vittoria nella gara d'esordio di un pilota se si esclude quella di Nino Farina nel 1950.

 
Baghetti a Monza nel 1962

Nel 1961 Baghetti partecipò ad altri due Gran Premi, sempre su Ferrari 156 della Scuderia Sant Ambroeus di Eugenio Dragoni: quello di Gran Bretagna e quello d'Italia. In entrambe le occasioni fu costretto al ritiro, dopo essere partito rispettivamente al 19º e 6º posto. Sul circuito brianzolo, Baghetti segnò il suo unico giro più veloce in carriera.

Visti i buoni risultati ottenuti, per il 1962 venne assunto come pilota ufficiale della Ferrari.[2] L'annata si rivelò, per un insieme di fattori, molto difficile e Baghetti non riuscì a replicare i successi dell'anno precedente. All'esordio stagionale ottenne subito un quarto posto in Olanda e giunse quinto in Italia. Il suo miglior risultato fu comunque un secondo posto al Gran Premio del Mediterraneo, gara non valida per il campionato. A fine anno Baghetti decise di seguire Phil Hill ed altri ferraristi, tra cui l'ingegner Carlo Chiti, alla A-T-S dopo che questi avevano lasciato la Ferrari.

Il passaggio alla A-T-S e gli ultimi anni (1963-1967)Modifica

L'esperienza alla A-T-S partì con grandi aspettative, visti anche gli ingenti finanziamenti di cui sembrava inizialmente disporre la scuderia, ma contrasti tra i soci interni, che portarono all'uscita dal team di Giovanni Volpi e Jaime Ortiz Patino, ridimensionarono notevolmente il budget.[4] La progettazione della vettura inoltre partì in ritardo e, vista la perdita dei finanziatori, non erano possibili grandi sviluppi.[4] Baghetti prese parte a cinque Gran Premi, accusando sempre pesanti distacchi e concluse solo una gara in 15ª posizione, staccato di 23 giri.

Nel 1964 Baghetti approdò alla Scuderia Centro Sud ma, alla guida di una BRM P 57, non combinò nulla nei 6 gran premi disputati.

Tra il 1965 ed il 1967, Baghetti corse tre gran premi senza risultati.

Partecipò anche alla Targa Florio cogliendo due secondi posti nelle edizioni del 1962 e 1966.

Dopo il ritiroModifica

Nel 1967, mentre assisteva al Gran Premio di Monaco, fu protagonista di un notevole atto di coraggio: fu tra i primi (insieme all'amico principe Juan Carlos) a soccorrere Lorenzo Bandini, intrappolato nella sua Ferrari in fiamme.

Dopo il ritiro dall'agonismo fu per anni, fino alla morte (avvenuta nel 1995 per un cancro), condirettore della rivista automobilistica Auto Oggi.

Baghetti riposa nel cimitero monumentale di Milano.[5][6]

Risultati in F1Modifica

1961 Scuderia Vettura                 Punti Pos.
FISA[7]/Sant Ambroeus Ferrari 156 1 Rit Rit 9
1962 Scuderia Vettura                   Punti Pos.
Ferrari 156 4 Rit NA 10 5 NA 5 11º
1963 Scuderia Vettura                     Punti Pos.
A-T-S 100 NA Rit Rit NA NA NA 15 Rit Rit 0
1964 Scuderia Vettura                     Punti Pos.
Scuderia Centro Sud BRM P57 NA 10 8 12 Rit 7 8 0
1965 Scuderia Vettura                     Punti Pos.
Brabham BT7 Rit 0
1966 Scuderia Vettura                   Punti Pos.
Reg Parnell Racing Ferrari 246 F1-66 NC 0
1967 Scuderia Vettura                       Punti Pos.
Lotus 49 Rit 0
Legenda 1º posto 2º posto 3º posto A punti Senza punti Grassetto=Pole position
Corsivo=Giro più veloce
Solo prove/Terzo pilota Non qualificato Ritirato/Non class. Squalificato Non partito

NoteModifica

  1. ^ Cristiano Chiavegato, L'addio a Baghetti un campione di stile, in La Stampa, 28 novembre 1995, p. 33.
  2. ^ a b c Giovanni Notaro, Giancarlo Baghetti, ufficiale e gentiluomo, omniauto.it. URL consultato il 17 gennaio 2015.
  3. ^ a b (EN) Felix Muelas, Mattijs Diepraam, A bright light that faded quickly, forix.com, agosto 1999. URL consultato il 19 gennaio 2015.
  4. ^ a b ATS la caduta degli angeli ribelli, autosprint.corrieredellosport.it, 20 marzo 2013. URL consultato il 17 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  5. ^ Comune di Milano, App di ricerca defunti Not 2 4get.
  6. ^ Codex, Pavia (IT) - http://www.codexcoop.it, Scultura - Monumento sepolcrale - Edicola Famiglia Baghetti - Gianni Remuzzi - Milano - Cimitero Monumentale, Non identificato – Fotografie – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 27 febbraio 2017.
  7. ^ Con la scuderia FISA (Federazione Italiana Scuderie Automobilistiche) solo nel GP di Francia.

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