Giani Stuparich

scrittore italiano

Giovanni Domenico Stuparich, detto Giani (Trieste, 4 aprile 1891Roma, 7 aprile 1961), è stato uno scrittore italiano, decorato della medaglia d'oro al Valor Militare.

Acquaforte. Ritratto di Giani Stuparich eseguito dall'amico Francesco Chiappelli, 1936 circa.

BiografiaModifica

 
Giani Stuparich e Umberto Saba. Anni Cinquanta, Libreria Antiquaria Saba, Via S. Nicolò, Trieste.

Riflettendo sulla propria esistenza, è proprio Giani Stuparich a tracciare una linea di rottura tra gli anni tranquilli che precedettero lo scoppio del conflitto e quelli che invece seguirono il 1918, separando idealmente la storia della sua esistenza in due versanti e distribuendo in due diversi libri la storia della propria vita: Ricordi istriani (1961) comprende il periodo che va dall’infanzia al 1914, mentre Trieste nei miei ricordi (1948) si spinge fino al 1947.

Gli anni giovanili: «Ricordi istriani»Modifica

Giani Stuparich nasce a Trieste, all'epoca ancora parte dell'Impero austro-ungarico, il 4 aprile 1891 da padre lussignano, Marco Stuparich, e da madre triestina di religione ebraica, Gisella Gentilli. Fin dall'infanzia, Giani e Carlo Stuparich vengono educati dal padre all'italianità, e questo sentimento patriottico viene poi ulteriormente rafforzato durante l’esperienza scolastica presso il ginnasio comunale di Trieste (il ginnasio-liceo “Dante Alighieri” di cui lo stesso Giani sarà docente di lettere dal 1919 al 1942), dove vengono consacrati alla lingua di Dante, Petrarca e Carducci.

Terminato il liceo, Giani Stuparich compie un viaggio nel cuore dell’Europa, durante il quale si gode arte e cultura in piena libertà, iniziando così a maturare un ideale di unità sovranazionale. Questa sua visione “europeista” trova conferme e ulteriori spunti di riflessione durante gli studi presso l'Università di Praga. Il secondo anno di studi lo trascorre in Italia, grazie a una borsa di studio concessa ai giuliani frequentanti un ateneo imperial-regio: qui frequenta l'Università di Firenze, dove si laurea nell'aprile 1915 in letteratura italiana con una tesi su Niccolò Machiavelli. Finalmente capace di vedere con i suoi occhi quelle meraviglie italiane di cui aveva sempre sognato, il giovane inizia a gravitare nell’orbita della «Voce», dove incontra proprio Scipio Slataper, con il quale instaura un solido legame di amicizia e di rispetto reciproco.

La frattura della Grande Guerra e l'esperienza al fronteModifica

Europeista convinto, il giovane Stuparich è costretto dallo scoppio della Prima Guerra mondiale a mettere da parte i propri sogni di unione e dialogo pacifico tra nazioni: consapevole di come il conflitto sia un male necessario per porre un freno al potere dell'Impero austro-ungarico, nel 1915 egli si arruola come volontario nel 1º Reggimento dei Granatieri di Sardegna. Con lui Carlo, il fratello minore, e Scipio Slataper.

Dopo due mesi di combattimenti, i due fratelli vengono richiamati nelle retrovie, uno a Vicenza e l’altro a Verona, dove trascorrono un breve periodo per frequentare uno degli improvvisati corsi per ufficiali. Questa breve parentesi di calma si chiude qualche mese dopo, nella primavera del 1916, quando ritornano in prima linea come sottotenenti sul fronte del Trentino per combattere nella difesa eroica contro gli austriaci della Strafexpedition.

L’esperienza bellica, che lo vede impegnato con il grado di Sottotenente, priverà Giani sia del caro amico, caduto il 3 dicembre 1915 sul Monte Podgora, che dell'amato fratello: il 30 maggio 1916, Carlo Stuparich, rimasto isolato con il suo reparto sul Monte Cengio e circondato dagli austriaci, si suicida pur di non cadere nelle mani del nemico, ottenendo per questo una medaglia d’oro al valor militare. Giani Stuparich viene invece catturato e fatto prigioniero il giorno dopo, ormai esausto e ferito, e costretto a due anni di prigionia in un lager ungherese a Sigmundsherberg – dal giugno 1916 all’ottobre 1918 – nascosto sotto il falso nome di Giovanni Sartori. Si conclude così l’esperienza di guerra di Giani, insignito con decreto dell'11 maggio 1922 della medaglia d'oro al valor militare per le azioni di Monfalcone, Oslavia e Monte Cengio.

Il ritorno e gli anni del Fascismo: «Trieste nei miei ricordi»Modifica

Terminato il conflitto, nel 1918 Stuparich torna a Trieste e sposa con rito civile Elody Oblath. Tra i due, nonostante l'intima amicizia che li lega, la guerra aveva lasciato una frattura che non poteva in alcun modo essere sanata. Dal matrimonio nascono tre figli: Giovanna (nata nel 1919), Giordana (nel 1921) e Giancarlo (nel 1923). Inizialmente impegnato nel mondo del giornalismo come collaboratore per il «Lavoratore» e per «L’Azione», il letterato lascia ben presto la realtà delle pubblicazioni periodiche per dedicarsi a una vita di insegnamento: nel settembre del 1921 nel inizia la sua carriera da insegnante, entrando come docente di italiano in quello stesso Ginnasio-Liceo (ora “Dante Alighieri”) di cui era stato studente. Conserverà la cattedra fino al 1942, con all'attivo ventitré anni di insegnamento vissuti come un dovere morale nei confronti di se stesso e dei suoi studenti, con lo scopo di trasmettere loro umanità, umiltà, dirittura morale e rispetto.

I primi anni dopo il ritorno dal fronte vedono la necessità, da parte del letterato, di chiudere i conti con il suo doloroso passato e di placare così il suo senso di colpa per la morte del fratello: ecco quindi che le prime opere sono dedicate proprio a loro, con la pubblicazione degli Scritti letterari e critici di Slataper e di Cose e ombre di uno di Carlo prima, e con la stesura della monografia Scipio Slataper (uscita nel 1922 sui «Quaderni della Voce») e dei tanto sofferti Colloqui con mio fratello (pubblicati nel 1925) poi. Del 1929 sono invece, per le stampe dei Fratelli Buratti, i Racconti, pubblicazione resa possibile anche grazie all’intermediazione dell’amico Montale, che ne farà una recensione sulla rivista «Solaria».

Durante gli anni del Fascismo, il triestino ripiega su se stesso chiudendosi nel proprio isolamento, incapace di accettare l’ideologia propugnata dal partito e quell’inconcepibile fanatismo della guerra per la guerra che Mussolini andava professando, contagiando soprattutto i giovani e quella generazione che non era partita per il fronte. Le opere che escono in questi anni sono attraversate da un chiaro antifascismo. In contrapposizione alla violenza bellica esaltata dal Fascismo come atto eroico, Stuparich si trova a ripercorrere quei dolorosi anni in trincea, raccontandone la tragica verità. Attingendo all’esperienza di vent’anni prima, l’autore cerca di mostrare ai giovani infervorati dal desiderio di sangue e di potenza cosa effettivamente il conflitto abbia significato per coloro che lo avevano vissuto sulla propria pelle. Come un monito, la Grande Guerra torna quindi sulle pagine di Guerra del ’15 e, qualche anno più tardi, di Ritorneranno.

La pubblicazione nel 1938 delle leggi razziali rende il clima insopportabile per l’autore, figlio e marito di ebree, il quale lascia l’insegnamento nell'autunno del 1942 venendo affidato alla Soprintendenza ai Monumenti e alle Gallerie di Trieste. La situazione peggiora drasticamente l'8 settembre 1943, con il proclama di armistizio letto in radio da Pietro Badoglio e con la conseguente occupazione della città di Trieste da parte delle truppe tedesche. In questo clima di tensione e di paura, la notte del 25 agosto 1944 il letterato viene svegliato da un capitano delle S.S. che lo conduce, insieme alla moglie Elody e alla madre Gisella (l’adorata sorella Bianca era morta a novembre dell’anno precedente), alla Risiera di San Sabba, adibita dai nazisti a campo di deportazione e di sterminio; sarà l’intervento del vescovo di Trieste, Antonio Santin, e del prefetto di Trieste, Bruno Coceani, a porre fine a quei sofferti sette giorni di prigionia.

A seguito della resa incondizionata della Germania nazista, l'Europa e l'Italia sono libere, mentre Trieste passa prima sotto il controllo dei soldati dell’esercito di Tito e, successivamente, conosce una divisione del suo territorio in due aree: la zona A, sotto il controllo anglo-americano, e la zona B, sotto quello jugoslavo. Bisognerà attendere altri nove anni per vedere finalmente Trieste tornare a far parte dell’Italia, con il Memorandum d’intesa di Londra del 5 ottobre 1954. Di Trieste, quella città che negli anni precedenti era stata centro irradiatore della cultura mitteleuropea e che aveva conosciuto così un momento di grande fioritura, non rimane che una periferica realtà di confine. I sogni di Giani Stuparich erano andati in frantumi.

Gli ultimi anni del letterato si consumano quindi in una sofferta attesa della morte, che sopraggiunge nelle prime ore del pomeriggio del 7 aprile 1961, a seguito di complicanze cardiache post-intervento all’addome. Giani Stuparich si spegne così a settant'anni appena compiuti, giusto in tempo per vedere pubblicato Il ritorno del padre, opera antologica che raccoglie alcuni dei testi più belli dell’autore, regalo per il suo settantesimo compleanno da parte di Pier Antonio Quarantotti Gambini e altri amici.

Riposa assieme al fratello Carlo nel Cimitero monumentale di Sant'Anna a Trieste.

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare
«Irredento e fiera tempra di soldato, col fratello si dedicò volontariamente dall’inizio della nostra guerra, alla liberazione della sua terra natia. Ferito, non gravemente, in uno dei primi combattimenti, non volle abbandonare il campo della lotta e si curò ambulatorialmente rimanendo in linea. Con elevatissimo amor patrio, abnegazione ed eroica fermezza, sebbene esonerato dai servizi di prima linea, volle invece costantemente per sé i più rischiosi, eseguendo parecchie ardite ricognizioni quale capo di pattuglia, sfidando così anche la morte col capestro. In cruenta ed impari lotta, anziché porsi in salvo, come ripetutamente da superiori era stato invitato a fare, a capo di un manipolo pressoché annientato, si slanciò attraverso una zona battutissima dal fuoco nemico. Sistemata una linea, di poco retrostante alla prima, riusciva a disciplinare in essa truppe disorganizzate dalla perdita di propri Ufficiali. Ferito si rifiutava di abbandonare il proprio reparto, dando così luminoso esempio di belle virtù militari. Basso Piave, 2 luglio 1918.[1]»
— 11 maggio 1922

OpereModifica

I primi articoli pubblicati con la firma di Stuparich vedono la nascita negli anni di studio presso l'Università di Praga e sono legati alla sua volontà di studiare la situazione politica e sociale delle nazioni facenti parte dell’Impero austro-ungarico, iniziando dall’osservazione della popolazione ceca a lui così vicina. Il prodotto di quest’analisi è una serie di articoli e saggi spediti a «La Voce», pubblicati sulla rivista con i titoli I tedeschi dell’Austria («La Voce», n. 2, 9 gennaio 1913), Gli Czechi (n. 16, 17 aprile 1913) e La Boemia czeca (n. 26, 26 giugno 1913 e n. 27, 3 luglio 1913) e contenuti nel volume La Nazione Czeca, uscito nel 1915 per la casa editrice Francesco Battiato.

Il periodo in seguito alla conclusione del primo conflitto mondiale conosce invece la pubblicazione della monografia Scipio Slataper (uscita nel 1922 sui «Quaderni della Voce»), opera che può essere vista come una sorta di racconto autobiografico narrato in terza persona, e dei tanto sofferti Colloqui con mio fratello (editi da Treves nel 1925). Definiti da Svevo «un libro che pare un tempio»,[2] i Colloqui cercano di trovare una soluzione definitiva alla sua condizione di reduce e di elaborare il dolore e il lutto lasciati dalla guerra.

Del 1929 sono invece, per le stampe dei Fratelli Buratti, i Racconti, mentre del 1931 è Guerra del '15, edito da Treves e pubblicato verso la fine dell'anno con la dedica «A mia sorella» (ma l'opera era già uscita a puntate sulla «Nuova Antologia» a partire dal 16 luglio 1930, con il sottotitolo Dal taccuino di uno volontario). Nel 1933 scrive La Grotta (racconto lungo) pubblicato prima nella rivista Occidente (luglio-settembre 1933), ripubblicato nel 1935 in Nuovi Racconti (Treves, Milano) con il quale vince il primo premio per l'Epica alle Olimpiadi di Londra del 1948.Tra il 1935 e il 1936 escono invece Sentire, Ragionare e Amare, mentre nel 1941, questa volta per le stampe di Garzanti, il romanzo Ritorneranno, accolto con numerose critiche e attacchi da parte della rivista fascista «La Porta Orientale». L'anno successivo è invece il turno de L'Isola, edito da Einaudi e considerato da molti critici, tra cui Enrico Falqui, il suo capolavoro.

Seguono le pubblicazioni di racconti brevi e lunghi: Pietà del Sole (Sansoni, Firenze 1942), Stagioni alla fontana (Garzanti, Milano, 1942), Notte sul porto (Tumminelli, 1942), Giochi di Fisionomia (Garzanti, Milano, 1942), L'altra Riva (Garzanti, Milano, 1944) e Ginestre (Garzanti, Milano, 1946).

Nel 1948 pubblica Trieste nei miei ricordi (Garzanti) e nel 1953 il secondo romanzo, Simone. Nel 1955, lo Zibaldone di Trieste pubblica le Poesie 1944-47, mentre nel 1961 i Ricordi Istriani, opera poi ampliata e ripubblicata postuma nel 1964, con una bibliografia critica a cura di Anita Pittoni. Nel 1961, pochi giorni prima della morte dello scrittore, esce presso Einaudi Il ritorno del padre, l'opera antologica comprendente i vari racconti di Stuparich curata da Pier Antonio Quarantotti Gambini.

 
Lapide indicante le onorificenze concesse ai soldati che combatterono sul Monte Cengio.

Adattamenti teatrali e cinematograficiModifica

Liberamente tratto dagli scritti di Scipio Slataper, Elody Oblath, Giani Stuparich e Bertha von Suttner è Anime inquiete a Trieste, spettacolo teatrale di Sabrina Morena tenutosi a Trieste, presso il Caffè San Marco, il 17 dicembre 2014.

Dal racconto Un anno di scuola (uscito una prima volta ne I Racconti), ripubblicato più volte da Einaudi, il regista Franco Giraldi ricavò un film tv per la Rai, intitolato in maniera omologa (Un anno di scuola). La produzione del 1977 ebbe molto successo, come pure quella del 1979, questa volta di Pino Passalacqua e sempre per la Rai, de L'isola.

Trasmissioni radiofonicheModifica

L'opera Piccolo Cabotaggio (Eri, Torino, 1955), raccoglie le conversazioni radiofoniche tenute da Stuparich per Radio Trieste.

Il 4 novembre 1948, per la prima trasmissione de Gli scrittori al microfono di Rai Radio, dal titolo Donne e scrittori, Stuparich è chiamato insieme agli alrti autori a tratteggiare le donne della sua città e della regione in cui è nato o che meglio conosce, scegliendo quindi le triestine. (Cronologia della radio e della televisione. 1: 1945-1975).

Nel 2011, per il Terzo Programma Radiofonico della Rai Radio della Regione Friuli Venezia Giulia, Giusy Crioscione racconta, con la regia di Daniela Picoi nel programma Le stagioni di una vita, I luoghi di Stuparich di Giusy Criscione, ottenendo così otto puntate: La casa e il giardino; L'Istria e la Dalmazia: l'infanzia e la giovinezza; Praga - Firenze: le due città della formazione di Stuparich; La Grande Guerra di un volontario triestino; Il Carso in pace e in guerra: dell'amicizia; La Risiera di San Sabba: Stuparich politico; La montagna, le Dolomiti: luoghi di scrittura - Giani Stuparich professore; La città di Trieste: ricordi, emozioni. Lo stesso anno, la nipote era intervenuta con un discorso sui luoghi amati dal nonno in occasione del convegno internazionale, tenutosi a Trieste nei giorni 21-22 ottobre 2011, dal titolo Giani Stuparich tra ritorno e ricordo.

CuriositàModifica

Nelle 1925 venne costruito un bivacco alpino intitolato ai fratelli Stuparich. Il Bivacco Carlo e Giani Stuparich, ristrutturato nel 1975, è tuttora gestito dalla Società Alpina delle Giulie, una sezione di Trieste del Club Alpino Italiano. Si trova a 1.587 metri di quota in prossimità del Jof di Montasio.


Le opere di Stuparich sono state tradotte in varie lingue, tra cui tedesco, ceco, olandese, francese, castigliano, ebraico, inglese.

Opere di Stuparich tradotte in francese:

  • De Trieste à Florence in Patrick Mauries Quelques cafés Italiens, Quai Voltaire, Paris, 1987, il testo è tratto da Trieste nei miei ricordi.
  • Ils reviendront (Ritorneranno), ed. Alinea, Aix en Provence, 1988.
  • L'île (L'Isola), ed. Verdier, Paris 1989.
  • Femmes dans la vie de Stefano Premuda (Donne nella vita di Stefano Premuda), ed. C. Bourgois, Paris 1990.
  • Trieste dans mes souvenirs (Trieste nei miei ricordi), ed C. Bourgois, Paris, 1999.

Opere di Stuparich tradotte in tedesco:

  • Die Heimkehr des Vaters (Il ritorno del padre), in “Neue Zücher Zeitung”, Zurich, 9-10-11 luglio 1940.
  • Der Abschied, (L'addio) Italien, Hambog Verlagurg, giugno 1943.
  • Die Insel (L'isola) Berlin-Wien-Leipzig, Bischoff-Verlag, 1946.
  • Nacht über dem Hafen (Notte sul porto), Klagenfurt, Kaiser Verlag, 1948.
  • Ein Sommer in Isola, (Un'estate a Isola, che comprende anche Il ritorno del padre, La casa tranquilla, La promessa della zia Nene, L'isola, Al “Tristano e Isotta”).
  • Ein Schuljahr in Triest (Un anno di scuola), Frieling Verlag, Berlin 2006.
  • Erinnerungen an Istrien (Ricordi istriani), Frieling Verlag, Berlin 2008.
  • Die Ranunkel (L'Erba nocca) Frieling Verlag, Berlin 2009.

Opere di Stuparich tradotte in ceco:

  • Smrt starého kapitána (La fine di un vecchio capitano) in Jaroslav Rosendorfský (a cura di), Moravská knihovna, Brno, 1941, pp. 78–84.
  • Un anno di scuola in ”Cvičebnice italštiny”, Josef Bukáček, Hana Benešová, (a cura di) I ed, Praha, 1959, pp. 449–450; II ed. 1963.

Opere di Stuparich tradotte in inglese:

  • Don Lino's day (La giornata di Don Lino), in “European World”, gennaio-febbraio 1946.
  • Mezzo secolo di automobili – Trieste – Ceralacche e sportivi tra un treno e una gonna a Trieste, in “Esso Rivista”, Roma, settembre-ottobre 1954.

Opere di Stuparich tradotte in ebraico:

  • Lo scrittore e il suo tempo, in “Voce del Kibbutz”, giugno 1962.
  • Ginestre, in “Istruttore”, gennaio 1965.

Opere di Stuparich tradotte in croato:

  • Mornarska načela (Massime di marinaio), “Termini” ag.- sett. 1937 (numero speciale italo-slavo).
  • Otok I druge Price (L'Isola e altri racconti), Ogranak Matice hrvatske u Maolm Losinju Katedra Cakavskog sabora Cres-Losinj ZajednicaTalijana Mali Losinj, 2016.

Opera di Stuparich tradotta in ungherese:

  • A 15-ös haborù-bòl, (brano da Guerra del '15), in “Termini”, Fiume, apr.-mag.-giugno 1942.

Opera di Stuparich tradotta in olandese:

  • Het Eiland (L'isola), Tricht, Goossens 1990.

Opere di Stuparich tradotte in castigliano:

  • La Isla (L'isola), Editorial Minuscola, Barcelona 2008.
  • Un año de escuela en Trieste (Un anno di scuola), Editorial Minuscola, Barcelona 2010.
  • Guerra del 15, Editorial Minuscola, Barcelona 2012.

Opera di Stuparich tradotta in catalano:

  • L'illa (L'isola), Editorial Minuscola, Barcelona 2010.

Opera di Stuparich tradotta in portoghese:

  • A Ilha (L'isola), Edições Ahab, Lda., Porto 2009.

NoteModifica

  1. ^ Quirinale - STUPARICH Giovanni
  2. ^ Italo Svevo, Lettera a Benjamin Crémieux del 1927.

Bibliografia (in ordine alfabetico)Modifica

  • Apih Elio, Il ritorno di Giani Stuparich: con lettere inedite, Firenze, Vallecchi, 1988.
  • Benussi Cristina, «Stuparich, Giani», in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 94 (2019).
  • Bertacchini Renato, Stuparich, Firenze, La Nuova Italia, 1968.
  • Contarini Silvia, Giani Stuparich e la trilogia della guerra. Dal «Taccuino di un volontario» a «Ritorneranno», in Gli scrittori e la Grande Guerra, a cura di A. Daniele, Padova, Accademia Galileiana, 2015.
  • Criscione Giusy, Bibliografia della critica su Giani Stuparich, Alcione, Trieste, 2002.
  • Gadda Carlo Emilio, Giani Stuparich - «Guerra del ‘15», in «Solaria», annata VII, fascicolo 2, febbraio 1932.
  • Oblath Stuparich Elody, Confessioni e lettere a Scipio, Torino, Fogola Editore, 1979.
  • Oblath Stuparich Elody, Lettere a Giani, a cura di Criscione Giusy, introduzione di Antignani Gian Marco, nota di Manacorda Giuliano, Roma, Officina Edizioni, 1994.
  • Perosa Giulia (a cura di), Giani e Carlo Stuparich. Lettere di due fratelli. 1913-1916, Trieste, EUT Edizioni Università di Trieste, 2019.
  • Pittoni Anita (a cura di), Bibliografia critica (1916-1963) in Stuparich Giani, Ricordi Istriani, Lo Zibaldone, Trieste, 1964
  • Sandrini Giuseppe, Giani Stuparich: poesia e verità di un «semplice gregario», in Stuparich Giani, Guerra del ’15, a cura di Sandrini Giuseppe, Macerata, Quodlibet, 2015.
  • Senardi Fulvio, Il giovane Stuparich. Trieste, Praga, Firenze, le trincee del Carso, Il ramo d'oro, Trieste, 2007. ISBN 9788-889359303
  • Senardi Fulvio, Giani Stuparich: «Guerra del ‘15», in Scrittori in trincea. La letteratura e la Grande Guerra, a cura di Senardi Fulvio, Roma, Carocci, 2008.
  • Senardi Fulvio, Giani Stuparich testimone e narratore della Grande Guerra, in Trento e Trieste - Percorsi degli italiani d’Austria dal ’48 all’annessione: atti del Convegno, Rovereto, 1-3 dicembre 2011, a cura di Rasera Fabrizio, Rovereto, Edizioni Osiride, 2014.
  • Senardi Fulvio, «L’incancellabile diritto ad essere quello che siamo»: la saggistica politico-civile di Giani Stuparich, Trieste, EUT Edizioni Università di Trieste, 2016. ISBN 978-88-8303733-7
  • Tecchi Bonaventura, Giani Stuparich, granatiere triestino, in «Nuova Antologia», volume CCLXXX, fascicolo 1432, 16 novembre 1931.
  • Thoraval André, Bibliografia degli scritti di Giani Stuparich, Alcione, Trieste 1995.
  • Todero Fabio, Carlo e Giani Stuparich. Itinerari della Grande Guerra sulle tracce di due volontari triestini, Trieste, LINT, 1997.
  • Tomio Chiara, Guerra del '15: il diario-memoria di Giani Stuparich, tesi di laurea triennale, Università degli Studi di Trento.

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