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Giggi Spaducci (Roma, 25 dicembre 1889Roma, 4 settembre 1976) è stato un commediografo, poeta dialettale italiano.

BiografiaModifica

Romano de Roma, nacque al tempo della Roma umbertina a Trastevere in Via Garibaldi 14, da Nicola ed Erminia Latini; passò i primi anni della sua fanciullezza ne l'urione'’ per poi trasferirsi ai Monti e negli ultimi anni al Tuscolano.

Il nostro Giggi nei suoi Ricordi de scòla apparsi nel 1963 su Cronache d'altri tempi, di cui fu collaboratore assiduo per tanti anni, ci ha lasciato una gustosissima cronaca in vernacolo dei primi anni della sua fanciullezza, trascorsi nella scuola elementare "Regina Margherita" in Via Santa Maria dell'Orto. Qui, sempre primo della classe, frequentò le classi elementari ma le condizioni economiche della famiglia non gli permisero di proseguire gli studi tanto brillantemente intrapresi. Era "figlio di mestiere" diceva. Suo padre era infatti "scrittore di mostre" e Giggi era destinato a continuare l'arte paterna per aiutare la famiglia. Così fu finché da scrittore di mostre passò con gli anni al ruolo di "poeta-libraio". Cambiati infatti il gusto e lo stile, che mandarono a monte le vecchie mostre di bandone e i vetrinoni, Giggi fu costretto a cambiare mestiere e nel 1940 si improvvisò “libraio d'occasione” acquistando presto una certa pratica che gli permise di affrontare dignitosamente la vita.

OpereModifica

Giggi fu lavoratore instancabile e pur nelle difficoltà, che nella sua vita furono tante, coltivò sempre la sua grande passione per il teatro e la poesia romanesca. La sua attività di scrittore e poeta romanesco fu intensa. Nel febbraio 1905 apparve la sua prima poesia sul periodico dialettale La Trasteverina e continuò poi a pubblicare versi e prose in tutti i periodici dialettali nonché su Il Messaggero. Fu direttore e fondatore del periodico dialettale Er Marchese der Grillo, edito nel 1950. Le sue poesie sono raccolte nei volumi: ‘'Du' bòtte a la romana'’, Tip. Morara 1918, che ripubblicò nel 1952 in edizione riveduta e ampliata, e ‘'Doppo li fochi'’ edito nel 1920. Quest'ultimo, che avrebbe dovuto pubblicare nel 1917, col titolo ‘'Cor permesso de la censura'’, contiene poesie proibite dalla censura nel periodo della prima guerra mondiale. Scrisse anche canzoni per il festival di San Giovanni, meritandosi più d'una medaglia. Giggi Spaducci è stato un prosatore dialettale eccezionale; ci ha lasciato una miniera di ricordi vissuti nella sua Roma scritti con semplicità ma ricchi di particolari resi ancor più efficaci dal dialetto che egli usò come mezzo esclusivo di espressione. Si rammaricava di non poter collaborare alla Strenna dei Romanisti per la difficoltà di esprimersi in lingua. Sul Meo Patacca del 6 agosto 1950, pubblicava una breve storia del ‘'Teatro Romano'’ prezioso contributo per la conoscenza di quel teatro dialettale romano al quale egli dedicò gran parte della sua attività con tanto entusiasmo. Giggi Spaducci ha lasciato una trentina di commedie dialettali e musicali che furono rappresentate dalle Compagnie dialettali del tempo e per ultima, riprese dalla Compagnia di Checco Durante. Ricordiamo le commedie dialettali: - L'Urtima luce e Lassatece passà semo Romani! (Civicusse Romano summe!), Rappresentata al Metastasio nel 1923 dalla Compagnia Bocci-Garbini - Borghesia nova Allo Jovinelli nel 1925 dalla Compagnia Bocci-Garbini. Rielaborata poi come Mia Figlia Baronessa - Li scherzi del core; Quelli che mettono paura'’ (poi: Er più de Lungotevere); Non è proprio così ma dovrebb'esse; Un caso delicato; Servizzio a domicilio; Altro è parlar di morte; Un divorzio in programma; Un tenore de forza; Quello che apre la strada

Le commedie che ha ripreso poi la Compagnia di Checco Durante: - Lassatece passà semo Romani; Fra du' fochi; L'osteria de l'innamorati; Una festa in famiglia; Ditta Ricciardi e figlio; Cicerone

Le commedie musicali rappresentate dalla Compagnia Nando Bruno e Ciro Berardi: - C'era ‘na vorta ‘na perzona onesta; Ma sarà matto lei!; Trucibaldo IV, ovvero li briganti della Fajola; Si nun c'era er compare; Ma che me dai li nummeri?; Il signore è servito; Amore 900; Così è se vogliamo; Vi amo e sarete mio; Commedianti; Ce penso io

Giggi Spaducci conservò fino agli ultimi giorni della sua vita una memoria formidabile che gli consentì di dedicare a Checco Durante, il caro amico scomparso, i suoi ultimi ricordi, apparsi postumi nel dicembre 1976 su Cronache d'altri tempi. Anche la sua vena poetica non si esaurì. Sono dell'agosto 1976 le sue ultime poesie che ci rivelano tutta la tristezza e il rammarico del romano de Roma che ricorda con rimpianto la vita tranquilla e onesta di un tempo ormai tramontato.