Gioia Tauro

comune italiano
Gioia Tauro
comune
Gioia Tauro – Stemma Gioia Tauro – Bandiera
Gioia Tauro – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
Città metropolitanaCoat of Arms of the Province of Reggio-Calabria.svg Reggio Calabria
Amministrazione
SindacoAldo Alessio (lista civica) dal 26-5-2019
Territorio
Coordinate38°26′N 15°54′E / 38.433333°N 15.9°E38.433333; 15.9 (Gioia Tauro)
Altitudine29 m s.l.m.
Superficie39,87 km²
Abitanti19 078[1] (31-1-2022)
Densità478,51 ab./km²
Comuni confinantiPalmi, Rizziconi, Rosarno, San Ferdinando, Seminara, Taurianova
Altre informazioni
Cod. postale89013
Prefisso0966
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT080038
Cod. catastaleE041
TargaRC
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)[2]
Nome abitantigioiesi
Patronosant'Ippolito martire
Giorno festivo13 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gioia Tauro
Gioia Tauro
Gioia Tauro – Mappa
Posizione del comune di Gioia Tauro nell'ambito della città metropolitana di Reggio Calabria
Sito istituzionale

Gioia Tauro è un comune italiano di 19 078 abitanti[1] della città metropolitana di Reggio Calabria in Calabria.

Centro agricolo, commerciale e industriale della provincia, si affaccia sul mar Tirreno (presso la foce del Petrace) e dà il nome al golfo (da Capo Vaticano a Punta Pezzo) e alla piana omonima[3].

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

««[....] Ed ecco Gioia tra due brevi fiumi che dalla spiaggia bianca e rilucente si spande col suo mare d'oliveti verso l'interno della vasta Piana[....]»»

(Antonio Orso, La costa tirrenica da Capo Vaticano a Reggio Calabria)

La costa gioiese, che si estende per circa 7,76 Km, è bagnata dal mar Tirreno. La costa comprende un tratto di spiaggia balneabile di circa 2,34 Km, composta da sabbia fine e ghiaino, soprattutto verso la riva e con qualche emergenza di scoglio.

L'arenile è bagnato da un mare cangiate dall’azzurro al blu, cristallino e limpido, con fondali non troppo profondi.

Gioia Tauro è delimitata da due fiumi Metramo (o Mesima) a Nord e Petrace, l'antico Métauros, a Sud, e dalle rupi del Sant'Elia e del Monte Poro; quest'ultimo separa le Piane di Gioia Tauro e Sant'Eufemia. Alle sue spalle la località è abbracciata dai declivi dell'Aspromonte, dove una serie di valli consente l'attraversamento de massiccio sino a raggiungere la Locride[4]

Il fiume Petrace discende dal fianco settentrionale dell' Aspromonte, misura 27 Km con un bacino di 461,3 Kmq. Questo fiume viene citato anche nella mitologia greca, con il mito di Oreste.[5]

La città è attraversata anche dal fiume Budello, formato da tre ruscelli: Pèlissa, Lavina, Drosi (ora detto Canciano). Questi confluiscono sotto la scarpata nord-ovest di Rizziconi e danno origine al fiume Budello che scorre lungo la contrada " Valle Amena" di Gioia Tauro e sfocia accanto alla diga foranea sud del Porto della città.[6]

Origini del nomeModifica

Il nome ha origini medievali[senza fonte]e nei secoli ha subito molte variazioni, infatti ritroviamo in vari documenti il nome Zoa, Joha, Geolia, Gioja.

Gioja o Geolia comincia a comparire in carte angioine del sec. XIII.

StoriaModifica

Età anticaModifica

Gioia Tauro ha origine dalla magno-greca Metauros, sorta intorno al VII secolo sull'altopiano coincidente con l'attuale centro cittadino, la cui esistenza è stata confermata in numerose campagne di scavi. I reperti archeologici rinvenuti sono custoditi presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, il Museo Metauros[7] cittadino e presso il Metropolitan Museum di New York qui giunti, probabilmente, a causa della dispersione nel mercato antiquario americano sul finire dell'Ottocento con l'arrivo di un'ondata imponente di migranti da ogni parte della Calabria.

La città vantava una vivace produzione artigianale di ceramiche, bronzi, anfore attiche e corinzie e si distingueva anche per una fervida attività culturale: nel 630 a.C. vi nacque uno dei più grandi lirici greci, Tisia (detto Stesicoro).

Nel 445 a.C. viene invasa dai Bruzi ed essendo posta al confine tra la Repubbliche di Locri e Reggio è continuamente devastata. Intorno al III secolo a.C. si notano contatti con Roma. Nei cantieri navali di Metauros, come in quelli di Ipponio (Vibo Valentia) e Rhegium (Reggio Calabria), si approntano le navi che serviranno nelle guerre puniche ai Romani. Questi, nel 201 a.C., si insediano sul territorio e, oltre a mutare il nome in Metauria, provvedono nel 130 a.C. a far passare da qui la via Popilia (pressoché l'attuale tracciato dell'autostrada A3) e a realizzare nuovi impianti urbani con sistema ortogonale. Col passare dei secoli, però, la città diviene una semplice stazione navale identificata col nome del vicino fiume Metauros (oggi Petrace) e così viene ricordata durante il regno di Tiberio (14-37 d.C.).

Nel 69 d.C. pare rianimarsi fino a quando due ondate di pestilenza, nel 166 e nel 189, non ne provocano il quasi totale spopolamento.

Età medievaleModifica

Nel 568, è preda dei Longobardi che la devastano e costringono i pochi abitanti a riparare nella Piana ove vi rimangono fino al Mille. I superstiti, nell'883, subiscono anche le prime scorrerie dei pirati.

La città riappare, con la denominazione di Johe, nel 1271 in un registro di Carlo I d'Angiò. Per l'importanza strategica lungo la costa ospita, il 30 marzo 1283, il primo parlamento della storia ove il pontefice Onorio IV, con dignitari, ecclesiastici, feudatari e rappresentanti della Piana discutono e approvano dei “capitula” per fermare l'imminente invasione degli aragonesi che, attestatisi a Johe nel giugno 1284, vengono colpiti invece dalla malaria.

Nel 1305 è possedimento di Ruggiero di Lauria e segue le vicende del casale di Terranova ma, non molto tempo dopo, passa a Nicolò Joinville. La moglie di questi, Margherita di Laurìa, la dona in eredità al proprio nipote Roberto Sanseverino nel 1341 e successivamente ereditata dai figli di questi, Ruggiero e Roberto, e poi da Enrico Sanseverino, detto il Ribelle, conte di Terranova e signore di Gioja che verrà ucciso nel 1422 dal re Ladislao.

Intorno al 1425 le famiglie Borgese e Caracciolo ne sono feudatarie e sono tra i dignitari che prendono parte alla “Congiura dei baroni”. Quando, nel 1444, Antonio Centelles riconquista la Calabria per il re Alfonso I, i capitani Grimaldi e Baldassino incendiano la città.

Età modernaModifica

Nel 1479 viene acquistata per 80.000 ducati dal barone Aniello Arcomone e ha una notevole parte nel successivo periodo delle guerre fra gli spagnoli e i francesi per il predominio sul regno di Napoli. Il 21 aprile 1503, infatti, la battaglia di Gioja (passata alla storia come la terza “battaglia di Seminara”) determinerà la vittoria di Ferdinando il Cattolico sul francese monsignor d'Aubigny.

Nel 1535, ancora un 21 aprile, si registra un'invasione di pirati che si scontrano con gli 80 soldati della locale guarnigione costiera del capitano Francesco Ruiz che erano riusciti ad avvistarli. Il viceré don Pedro de Toledo, quindi, dispone la costruzione (nel 1565) di nove torri di guardia lungo tutto il golfo dove, in ognuna di esse, vi avrebbero stazionato i Cavallari (guardie a cavallo) in comunicazione visiva tra loro. Ma, la domenica delle palme del 1568, vi è un nuovo sbarco di pirati con il rapimento di numerosi cittadini.

Il 10 marzo 1574 la città, per 280.000 ducati, diviene possedimento della famiglia Genovese Grimaldi, che la terrà in feudo fino al 1806.

La notte del 24 giugno 1625 Gioja viene assaltata dai corsari sbarcati da cinque galee. I Cavallari segnalano il pericolo, ma non vengono creduti. Nell'occasione si registrano 10 persone rapite che verranno successivamente riscattate. Un nuovo assalto di pirati si verifica il 20 giugno 1638, malgrado il vicario generale Giovan Tommaso Blanch avesse informato i sindaci delle terre di Rosarno e Gioja del pericolo imminente.

Nel 1653, in seguito alla riforma operata dal papa Innocenzo X, viene soppresso il convento basiliano.

La fine del secolo XVII e l'immediato inizio del XVIII vede realizzate le vecchie aspirazioni da Elisabetta Farnese a cui viene riconosciuto e assegnato il Regno. Don Carlo, infatti, suo primogenito, nel suo viaggio per Palermo (dove verrà incoronato Re il 3 giugno 1735) viene ospitato a Gioja dal principe Gian Francesco Grimaldi.

Il 5 febbraio 1783 la città è interessata dal “Flagello della Calabria”, un terribile terremoto. Nel borgo “Piano delle Fosse” fuoriescono dal suolo enormi correnti di fango che in un attimo distruggono i granai e provocano la totale perdita del vino e dell'olio. Si registrano pure 18 morti (fra i quali 7 bambini) e i danni ammontano a 100.000 ducati.

È protagonista nell'impresa dei Sanfedisti in Calabria ove il cardinale Ruffo è presente il 21 febbraio 1799 allorquando l'uditore Angelo di Fiore chiede, da Gioja, a Francesco Prestia e Antonio Romano in Mileto di procurare alloggi necessari per 10.000 persone.

Appena tre anni dopo si registrano nuovi invasioni di algerini e tunisini ma costoro fanno naufragio e vengono catturati. Nel 1805 Napoleone, accusando i Borbone di tramare contro di lui, pone termine alla dinastia. Ma nel 1807 la propaganda borbonica è particolarmente attiva tanto che, sui muri cittadini, appaiono i manifesti per incitare la gente alla rivolta. Viene distaccato così il IV reggimento di linea al comando del generale Gallone.

Età contemporaneaModifica

Riconquistato il Regno, nel 1814, i Borbone aprono Gioja ai commerci con Napoli istituendo poi un regolare servizio marittimo nel 1844 e facilitando l'arrivo di moltissimi amalfitani che diverranno la spina dorsale del commercio cittadino. Ma anche dei Borbone la popolazione è stanca e comincia a manifestare sempre più apertamente per la causa italiana. I patrioti gioiesi Francesco Gullace e Carmelo Silipigni vengono catturati nel 1848 e condannati al confino. Il 24 agosto 1860 Garibaldi conquista la città anche se deve contrastare le ormai esauste armate borboniche. Il 17 marzo 1861 viene proclamato il regno d'Italia. Due anni più tardi, il 26 marzo, viene concesso a Gioja di fregiarsi dell'appellativo “Tauro”.

Gli impianti industriali sorti subito dopo l'Unità (1864), le migliorate condizioni economiche generali, l'imminente arrivo della ferrovia (1887) portano il Comune a proporre, nel 1874, a quello di Rosarno la costruzione di un porto. Gli amministratori rosarnesi, malcelando l'invidia per il ricco commercio gioiese, rispondono negativamente ben due anni dopo. Ma ormai il dado è tratto. Viene decisa (1911-1924) anche la costruzione di due linee ferroviarie a scartamento ridotto (le odierne Ferrovie della Calabria).

Pagine gloriose le scrivono i combattenti gioiesi nella guerra italo-turca, nella prima guerra mondiale, nella guerra d'Africa, nella guerra di Spagna e nella seconda guerra mondiale. Quest'ultima guerra recherà gravi lutti alla popolazione che subisce ben tre bombardamenti (1943).

Ma altrettanti pagine gloriose le scrive la marineria gioiese facendo registrare negli anni cinquanta un imponente traffico marittimo che portano la città a emergere nel meridione d'Italia per il dinamismo commerciale. Fioriscono così molte industrie e opifici.

Nei successivi anni settanta, in seguito anche a un'imponente rivolta di popolo passata alla storia come i "moti di Reggio" viene deciso di costruire un gigantesco porto al servizio di un fantomatico V centro siderurgico (che non verrà mai costruito). Il porto, aperto al traffico dal 25 luglio 1991, è oggi utilizzato soprattutto come terminal containers.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Strage di Gioia Tauro.

Alle 17.10 del 22 luglio 1970 il treno direttissimo Palermo - Torino venne fatto deragliare da un ordigno esplosivo nei pressi della città, in uno degli attentati correlati ai Moti di Reggio.

Nel 1991, nel 2008 e nel 2017 il comune viene sciolto per 'Ndrangheta.[8]

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Palazzi StoriciModifica

Palazzo BaldariModifica

Palazzo Baldari, è un edificio settecentesco situato nel centro storico. Considerato uno dei simboli storici della città, venne utilizzato dai Borboni come gendarmeria, lungo il corso del secolo divenne anche Caserma dei Carabinieri.

Storicamente, tale costruzione fu testimone di quando, il 25 agosto 1860, il sindaco Luigi Baldari ospitò, nel palazzo, Giuseppe Garibaldi durante il suo viaggio di ritorno dalla Sicilia in seguito alla Spedizione dei Mille.

Sotto la pavimentazione del palazzo sono state ritrovate le mura medievali di epoca angioina - aragonese (dal XIII al XV secolo D. C.).

Urbanisticamente rappresenta uno dei palazzi più grandi presenti all’interno del centro storico della città. Entrato pienamente in uso dall'inizio del XXI secolo è divenuto quasi un corpo unico con la Scalinata, inaugurata nell'anno 2004, che lo collega alla piazza sottostante, rinnovando e rendendo fruibile un angolo della Città fino a quel momento dimenticato. Il Palazzo si è conquistato l’importane ruolo di salotto culturale della Città dove, tra l’altro, si sono svolte alcune tra le più importanti manifestazioni socio–culturali, mostre, Convegni, Congressi, Seminari, ecc..[9][10][11]

Opificio ex GasliniModifica

Nasce come una raffineria adibita alla lavorazione delle sanse, verso la fine dell'Ottocento nacque la raffineria Mazzorana, filiale con sede a Bari che produceva oli, saponi e affini.

L'opificio venne ceduto ad una società Calabro- Lombarda nel 1908 e successivamente nel 1933 venne acquisito dalla nota olearia ligure Gaslini, da cui l'edificio prese i nome.

Lo stabilimento era struttura di riferimento per quasi tutti i frantoi della Piana che confluivano gli avanzi della macinazione delle olive considerato uno dei più importanti stabilimenti della Calabria. Gli avanzi della macinazione delle olive venivano lavorati ulteriormente producendo le sanse esauste impiegate come combustibile per le caldaie dello stesso stabilimento. Queste quindi venivano bruciate solo parzialmente, lasciando il cosiddetto "nozzuleddhu" che veniva usato per alimentare i "brasceri" (in passato unica fonte di riscaldamento nelle case.)

All'interno le attività di produzione rimasero attive fino alla seconda guerra mondiale e chiuse definitivamente alla fine degli anni '60. La raccolta e la lavorazione delle olive ha sempre fatto parte della tradizione gioiese: la raccolta avveniva a terra, mescolando olive “buone” e “cattive” per l’estrazione dell’olio.

Dell’antica raffineria rimane visibile e quasi intatto il suo prospetto centrale e una delle due torri originali, nonostante l’incuria e l’abbandono.

ChieseModifica

Chiesa di Sant'AntonioModifica

Anticamente la chiesa di S. Antonio era dedicata a Sant'Ippolito Martire. Il primo documento che menziona la parrocchia di Sant'Ippolito di Gioia Tauro risale al 1507 ed è una bolla di Papa Giulio II. Nel 1783 un terremoto rase al suolo quasi tutti i paesi della Piana e a Gioia si riuscì a ristrutturare l'unica chiesa all'epoca presente. Al suo interno vi era un unico altare e la struttura esterna presentava una torre campanaria provvista di orologio. Seppur in precarie condizioni la chiesa riuscì a mantenere le sue funzioni fino al 1928, quando un violento terremoto causò gravi danni alla struttura. In quello stesso anno fu offerto dal marchese Augusto Ruggero Serra di Cardinale un pezzo di terreno nel nuovo rione Gagliano dove venne costruita, su progetto dell'architetto Faustino Roncoroni, quella che è diventata la chiesa di Sant'Ippolito Martire, aperta al culto nel 1933. Nell'Aprile 1930, dove vi erano le macerie della vecchia chiesa fu costruita una nuova struttura dedicata alla figura di Sant'Antonio da Padova.[12][13]

Duomo di Sant'Ippolito MartireModifica

Il Duomo di Gioia Tauro, i cui lavori di costruzione iniziarono nel 1930 su un ampio terreno donato gratuitamente dalla famiglia Serra di Cardinale, fu consacrato ed aperto al culto tre anni dopo. La facciata, di gusto semplice, ha tre portali d'accesso. Al centro è presente il rosone, contente il volto di Cristo al centro e i quattro simboli degli Apostoli evangelisti. L'interno si presenta con una navata centrale grande e due laterali più piccoli, sono presenti anche tre absidi. Nella navata centrale, che ha un soffitto a capriate, si trova la statua di Sant'Ippolito Martire (Patrono della Città), in legno, risalente al XVI secolo e le reliquie di San Pacifico e san Giovanni XXIII.

La chiesa, inoltre, custodisce un crocifisso ligneo, un quadro raffigurante la Vergine del Rosario e la statua di Sant'Andrea.

Di pregio le tele della Madonna del Carmine e del martirio di Sant'Ippolito, quest'ultima opera di un anonimo pittore del XIX secolo. Presenti inoltre le dodici vetrate policrome realizzate da Giuseppe Niglia.[14]

Il Duomo possedeva sin dal 1937 un piccolo organo dotato di 700 canne. Nel 1990 subì un restauro e fu fatta costruire, vicino al presbiterio, una consolle di comando con tastiera e pedaliera collegata alle canne elettricamente. Nel 2004, per volere di don Francesco Laruffa e l'aiuto dei fedeli, l'organo fu potenziato con l'aggiunta di un gruppo di canne a quelle già esistenti ed una nuova consolle a due tastiere. L'organo fu inaugurato l'11 agosto 2004 con un concerto tenuto dal M° Vincenzo De Gregorio, direttore del conservatorio San Pietro a Majella di Napoli che eseguì alcuni capolavori della musica organistica.[15]

Le vetrate Artistiche del Duomo.Modifica

Lungo le navate laterali del Duomo, troviamo le vetrate policrome ideate nel 1983 da Mons.Francesco Laruffa e realizzate dall'artista Giuseppe Niglia. L'artista nasce a Polistena compie i suoi studi tra Napoli e Roma, presso l'Accademia di Belle Arti e nella scuola di scultura di Michele Guerrisi. Alcune sue opere sono custodite in alcune chiese del Vaticano e a Roma. Molte sono le opere presenti anche in Calabria.

Le vetrate conservate all'Interno del Duomo sono vetri cotti a gran fuoco e saldati a piombo, vetri pregiati, soffiati e d’altissima qualità.[16][17]

Quadro del martirio di Sant'IppolitoModifica

La vita cristiana del santo patrono, fu limitata ad appena quattro o cinque giorni, tempo trascorso tra la conversione al cristianesimo e il martirio, lo rese importante per la circostanza legata alla vicenda del martirio di un grande diacono, san Lorenzo. Negli atti di san Lorenzo si afferma che il martire Ippolito era un ufficiale addetto alla sorveglianza di Lorenzo, nel periodo in cui si trovava in prigione, e fu da questo convertito e battezzato. Assistente al martirio di San Lorenzo, per questo motivo tacciato di aver disonorato la divisa per questo motivo venne martirizzato anch'esso, trascinato furiosamente da cavalli selvaggi.

 
Martirio di Sant'Ippolito

Nell'opera olio su tela, a destra possiamo notare delle donne affrante, poco dietro degli uomini che osservano e indicano la scena centrale, quella del martirio, Sant'Ippolito con mani e piedi legati a due cavali che vengono frustati da un uomo per farli correre più veloce e trascinare il santo. La scena è sormontata da due angeli che dall'alto osservano la scena e sorreggono una corona di luce.

Il dipinto venne considerato anonimo fino al 2020, quando l'architetto Carmelo Raco, con un'analisi personale pubblicata sul Quotidiano del Sud attribuisce il dipinto a Diego Grillo nipote del più famoso Zimmatore.[12][18]

Chiesa San Francesco da PaolaModifica

Costruita nel 1989 e dedicata a san Francesco da Paola, grande santo calabrese,

La struttura è formata da un'unica navata a emiciclo. La copertura a vela ha una struttura in cemento armato a grande campata. Il portone d'ingresso è in bronzo con bassorilievi che riproducono momenti della vita di San Francesco, la Crocifissione, la Risurrezione di Cristo e alcuni momenti significativi per il quartiere in cui sorge la chiesa. Da segnalare le vetrate artistiche. All'interno è custodita una Via Crucis a bassorilievo.

Chiesa Maria Santissima di PortosalvoModifica

La chiesa costruita all'inizio del '900 nel quartiere marina. Con dedicazione a Maria SS. di Portosalvo la chiesa anticamente si presentava con una navata costruita per metà in muratura con soffitto di legno a forma di volta e con tegole nostrali, e metà costituita per circa due metri in muratura e sollevata in legno con tetto di lamiera. All'interno vi erano tre altari: quello maggiore in muratura con tre gradini a predella in marmo, uno in muratura e uno in legno.

L'abside era divisa dalla chiesa da una balaustra in ghisa, non vi era il campanile ma erano due ferri su cui erano appese due piccole campane.

La statua della Madonna di Portosalvo fu commissionata all'artista Giuseppe Malecore di Lecce dalla famiglia Gambardella. Lo stesso artista anni dopo portò a termine la statua della Madonna Immacolata che si trova nell'omonima chiesa di Gioia. In passato la chiesa faceva parte dell'unica parrocchia di S.Ippolito Martire. Uno dei primi coauditori della chiesa Maria di Portosalvo fu don Giuseppe Vicari che resto a Gioia fino al 1908.

Con bolla del 14 aprile 1948 fu istituita dal vescovo mons. Enrico Nicodemo, una nuova parrocchia sotto il titolo di Santa Maria di Porto Salvo e fu nominato parroco il coadiutore sacerdote Giuseppe Minà.

Nel 1995 fu demolita la vecchia chiesa parrocchiale e iniziarono i lavori per una nuova costruzione diretti dall'ing. Paolo Martino.

Consacrata il 18 novembre 2001 e dedicata sempre alla Madonna di Porto Salvo, la chiesa e si presenta con un'unica navata di costruzione moderna.

Il 9 magio 2013 la nuova chiesa ebbe in dono uno splendido Crocifisso ligneo del '500, di scuola veneta, del Giorgione, appartenuto per secoli all'antico nobile casato dei Malatesta.

L'8 settembre avvengono i festeggiamenti in onore della Madonna di Porto Salvo. Vi è un comitato chiamato "Portatori della Madonna di Porto Salvo" di cui fanno parte molti giovani della città che durante le festività vestono la casacca da marinaio. Da più di trent'anni i festeggiamenti vedono una intensa partecipazione popolare.

La funzione si svolge secondo un rito antico: viene portata in spalla da dei dei giovani (chiamati marinai) per tutto il quartiere della marina, la processione giunge poi in spiaggia dove la statua viene posizionata su un grosso barcone e portata in mare per la benedizione. Oggi ad accompagnare la statua vi sono dei natanti della Guardia Costiera e dei Vigili del fuoco. La processione si conclude poi con la grande corsa della statua verso la chiesa. Tale corsa, chiamata "fuiuta" avviene tra due ali di folla che osannano e salutano la Madre sventolando un fazzoletto bianco.[19]

Chiesa San Gaetano CatanosoModifica
RicorrenzeModifica
Chiesa Località Festeggiamenti
Duomo consacrato a Sant'Ippolito Centro 13 agosto
Chiesa di Sant'Antonio Piano delle Fosse 13 giugno
Chiesa di Maria SS. di Porto Salvo Quartiere Marina 8 settembre
Chiesa dell'Immacolata Quartiere Stazione 8 dicembre
Chiesa di San Francesco di Paola Quartiere Monacelli 2 aprile
Chiesa della Sacra Famiglia Quartiere Mazzagatti 30 dicembre
Chiesa di San Gaetano Catanoso SS. 111 20 settembre

CulturaModifica

Museo archeologicoModifica

 
Museo archeologico Metauros

Il museo è ospitato presso il settecentesco Palazzo Baldari, la struttura è situata presso il centro storico il cosiddetto “Piano delle Fosse”. Il museo propone al pubblico la storia di Metauros, dalle origini greche, passando per l'epoca romana, sino alla fase medievale. Il complesso museale fu aperto al pubblico il 25 Maggio 2012.[20]

 
.

Area grecaModifica

Metauros, la città magno-greca da cui ha origine Gioia Tauro, sorgeva sulla riva destra del fiume Metauro (oggi Petrace) e si sviluppava molto probabilmente sull'altopiano coincidente con l'attuale centro cittadino. La località fu molto ambita dai Greci, non solo perché si prestava alla costruzione del porto e presentava un ricchissimo e fertilissimo entroterra agricolo, ma anche perché presentava uno sbocco nel mare Tirreno.

Prima dell'arrivo dei greci, abitava questo territorio un altro popolo chiamato Enotri, una popolazione locale con usi e tradizioni proprie. Gli oggetti che usavano sono visibili all'interno delle vetrine: vasi, tazze fatte a mano senza utilizzare il tornio, strumento che dal VII secolo a.C. in poi verrà utilizzato per dare forma alla ceramica. I greci si stabilirono quindi in un luogo già abitato entrando in sintonia con gli abitanti. Le maggiori informazioni del passato della città magno greca in poi le abbiamo grazie ad un importante ritrovamento, quello della grande necropoli trovata in contrada Due pompe (sono state portate alla luce 1500 ma l'area funebre doveva essere molto più estesa, e comprendeva tombe ad inumazione e ad incinerazione e molti sono stati i corredi funebri venuti alla luce: anfore, coppe, lucerne, vasi da molte e diverse zone del Mediterraneo.

Alcuni di questi materiali sono davvero rari, come il vasellame proveniente da Sparta, dall'attuale Siria, dalle isole Greche e da Messina, dall'Attica.[13]

Area romanaModifica

Come nel caso della città magno greca, anche per quella romana, sono i ritrovamenti tombali ad aiutarci. Grazie alle sepolture siamo in grado di ricostruire la vita quotidiana. Attraverso gli oggetti ritrovati posiamo capire i rituali, sia greci che romani. Gli usi e i costumi di tutti i giorni, come le lucerne più articolate rispetto alle greche, decorati con motivi vari (a conchiglia, con scritte-bolli).

Un discorso approfondito meritano i manufatti di vetro soffiato rinvenuti in alcune ricche sepolture: balsamari, bicchiere in vetro, e le due bottiglie decorate. Le due bottiglie, on decorazione a motivi floreali, ci riportano ad un ambito prettamente orientale riconducibile a prodotti fenicio-siriana, testimoniando sia la vivacità degli scambi commerciali di Metaurum che la presenza di una classe agiata nella comunità.

Altre testimonianze importanti provengono dalla casa/villa romana scavata in località Pietra: sono stati scoperti i ruderi di una casa romana, riconducibili al II secolo d.C., dove vennero ritrovati frammenti di condutture in piombo, lastrine in marmi vari che decoravano lo stesso edificio e numerosissimo materiale fittile lucerne chiodi e monete.

Tra i reperti segnaliamo gli Oscilla: piccoli dischi oggetti di carattere sacro, venivano appesi tramite corde o catenelle ai portici dei giardini oppure ai rami degli alberi nelle domus, e i pesi da telaio in terracotta, per tessere la stoffa attività legata alle donne.[9]

Area medievaleModifica

Nel periodo medievale si assiste alla fondazione del villaggio fortificato di Johe, le prime attestazioni risalgono al 1271.

La piccola collezione medievale presente all'interno del museo custodisce elementi di carattere quotidiano, come piatti tegami, ciotole in ceramica ingobbiata e smaltata.

Centro storico: "Piano delle Fosse"Modifica

 
Piano delle fosse
 
Vista dal centro storico

Il Piano delle fosse rappresenta il centro storico di Gioia Tauro e rappresenta il primo nucleo abitativo dopo l'epoca greca e romana di stile medievale.

Il borgo sorge su una collinetta a 30m sopra il livello del mare. Durante la dominazione spagnola, tra il XVI e il XVIII secolo, la città venne fortificata con mura di cinta rafforzate da torri d'avvistamento per difendersi dalle incursioni dei Saraceni.

 
Portale della vecchia chiesa
 
Vicolo con vista

Il centro storico presenta due piazze a base quadrata, da queste si snodano delle stradine irregolari che vanno a formare l'intero centro storico. In una delle piazze è presente un portale in pietra inglobato in un edificio privato sulla cui sommità vi è incisa la scritta I.H.S (Iesus Hominum Salvator), presumibilmente si tratta della prima chiesa cittadina.

Il borgo oggi ospita la chiesa di Sant'Antonio ed alcuni palazzi, tra cui l'antico palazzo Baldari. Di notevole interesse è anche il largo affaccio intitolato al Caporale Antonio Barone da cui si ha una veduta parziale della città e del mare e in condizioni meteorologiche favorevoli si può ammirare lo Stromboli e alcune Isole Eolie.[11][21]

 
Largo affaccio - largo Barone

GastronomiaModifica

La struncatura e le sue originiModifica

 
Struncatura

La struncatura è un piatto tipico del patrimonio culinario gioiese.

Gioia Tauro è stata luogo di arrivo di molti commercianti provenienti dal litorale amalfitano, divenendo il principale sbocco di esportazione della provincia.

Tra i pionieri amalfitani giunti a Gioia Tauro, una parte cospicua era costituita da venditori di pasta che fecero diventare Gioia un vero e proprio centro commerciale di generi alimentari e in particolare anche della pasta.

Nella città vi era un grosso pastificio, gestito dalle più importanti famiglie di commercianti amalfitani dove vi lavoravano operai specializzati provenienti dalla Costa Amalfitana, ma anche giovani gioiesi.

Secondo la tradizione questi commercianti utilizzavano le scopature di magazzino, raccoglievano quindi i residui di farina e crusca da terra, e li impastavano creando un tipo di pasta dal colore scuro chiamata "Struncatura". Per motivi igienici la pasta doveva essere utilizzata solo come pasto per gli animali ma, dato il suo costo bassissimo, veniva consumata anche dalle classi meno abbienti di Gioia Tauro. Per correggere o attenuare il grado di acidità della pasta, questa veniva condita con salse molto piccanti, in particolare con acciughe salate, aglio, olio e peperoncino.

Successivamente i commercianti di Gioia Tauro, di origine amalfitana, ordinavano la struncatura in alcuni pastifici della provincia di Salerno: questa, avvolta in carta ruvida, veniva commerciata esclusivamente nella piazza di Gioia.

La struncatura oggiModifica

 
La struncatura

La struncatura oggi viene ancora utilizzata e venduta e la sua ricetta negli anni venne cambiata e migliorata.

Il colore scuro è ora determinato dall'uso di farine integrali, la callosità è dovuta all'uso di grano duro e alla grossolana trivellazione della farina, non più ai difetti della pastificazione come avveniva un tempo.

Molti sono i ristoranti gioiesi dove la struncatura può essere gustata nella versione ammollicata con le acciughe o con la nduja. Vi sono anche vari pastifici dove viene conservata e venduta nei pacchi di carta proprio come avveniva un tempo.

Dal 2014, annualmente (nel mese di agosto) presso il Lungomare di Gioia Tauro, si svolge la “Sagra della Struncatura”, organizzata dall'associazione "Pro Gioia" con la collaborazione del comune di Gioia Tauro e numerose associazioni gioiesi.[22]

SportModifica

La città ha una lunga tradizione sportiva ospita ben 2 impianti sportivi: lo stadio Comunale, costruito nel 1934 ed in corso di intitolazione al grande Calciatore Gioiese Cesare Giordano, e lo stadio Polivalente.

Hanno sede nel comune le società di calcio: A.S.D. Gioiese Football Club, A.S.D. Real Gioia e A.S.D. Saint Michel.

A.S.D. Gioiese Football ClubModifica

Meglio nota come Gioiese, è una società calcistica italiana con sede nella città La società fu fondata nel 1967, ed è l' erede della storica A.C. Gioiese, fondata nel 1918. Tale sodalizio cessò la propria attività nel 2003, dopo aver disputato il campionato di Seconda Categoria. Nel frattempo, diverse società si fecero carico della tradizione sportiva cittadina; inizialmente il Calcio Riunite nel 2002, successivamente il G.S. Gioia Tauro ed infine la L.C. Nuova Gioiese, società che disputava l'attività agonistica ininterrottamente dal 1967, che nel 2019 ha assunto l'attuale denominazione.

ClimaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Gioia Tauro (Fiume Budello).
Gioia Tauro[23] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 14,214,616,018,622,526,929,630,127,523,219,215,714,819,028,923,321,5
T. min. mediaC) 8,48,49,311,314,618,521,221,719,616,012,99,98,911,720,516,214,3
Precipitazioni (mm) 118938558351416225611010812733817852274842

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[24]

Etnie e minoranze straniereModifica

Al 31 dicembre 2020, gli stranieri regolari a Gioia Tauro erano 1 299. Le principali comunità rappresentate erano le seguenti[25]:

Infrastrutture e trasportiModifica

StradeModifica

Gioia Tauro è servita dall’omonimo svincolo autostradale sull’autostrada A2 e dalla SS18 Tirrena Inferiore. Trasversalmente, la SS111 di Gioia Tauro e Locri (riclassificata in SP1) permette il collegamento con le zone interne della Piana e con i centri abitati di Taurianova, Cittanova, Gerace e Locri, con innesto sulla SS106 Jonica.

PortoModifica

 
Porto di Gioia Tauro

Nel territorio comunale si trova il porto di Gioia Tauro, situato tra i comuni di Gioia Tauro e San Ferdinando. È principalmente un hub di trasbordo che collega le reti globali e regionali che attraversano il Mediterraneo[26].

FerrovieModifica

(In lavorazione...)

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Gioia Tauro.

AmministrazioneModifica

Questo è l'elenco degli amministratori della città dal 1809:[27]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1809 1815 Giovanni Attisani Sindaco
1815 1818 Filippo Dornana Sindaco
1818 1820 Francesco Antonio Romeo Sindaco
1820 1821 Carmine Rugiero Sindaco
1821 1827 Francesco Rosario Attisani Sindaco
1827 1831 Carmine Sorace Sindaco
1831 1840 Francesco Rosario Attisani Sindaco
1840 1853 Luigi Baldari Sindaco
1853 1855 Michele Caprì Sindaco
1855 1865 Luigi Baldari Sindaco
1865 1869 Giuseppe Lombardo Sindaco
1869 1872 Francesco Tranfo Sindaco
1872 1881 Angelo Briglia Sindaco
30 luglio 1881 13 settembre 1881 Pasquale Plateroti Sindaco
1881 1885 Francesco Tranfo Sindaco
1885 1896 Francesco Tripodi Sindaco
1896 1908 Francesco Bianchi
Pietro Baldari
Ferdinando Rescigno
Sindaco
1908 1909 Francesco Tripodi Sindaco
1909 1910 Antonio Pecoraro Commissario governativo
1910 1911 Pietro Baldari Sindaco
1911 1913 Ferdinando Antonio Romeo Sindaco
1913 1921 Pietro Baldari Sindaco
1921 1930 Francesco Storace Tripodi Sindaco / Podestà
1930 1930 Domenico Mannino Commissario prefettizio
1930 1931 Antonio Teresi Commissario prefettizio
1931 1932 Vittorio Sandicchi Commissario prefettizio
1934 1935 Antonio Lacquaniti Commissario prefettizio
1935 1935 Antonio Lagani Podestà
1936 1936 Pasquale De Gori Commissario prefettizio
1937 1937 Antonio Careri Commissario prefettizio
1937 1945 Antonio Cordopatri Podestà / Commissario prefettizio
1946 1950 Ferdinando Gullace Sindaco
1950 1951 Antonio Rizzo Commissario prefettizio
1951 1953 Ferdinando Gullace Sindaco
1953 1954 Nicola Gentile Pro Sindaco
1954 1957 Ferdinando Gullace Sindaco
1957 1964 Rocco Sciarrone Sindaco
1964 1965 Antonio Arlacchi Sindaco
1965 1967 Arcangelo Surace Assessore anziano
1967 1970 Pietro Sorace Sindaco
1970 1981 Vincenzo Gentile Sindaco
1981 1985 Antonino Pedà Partito Comunista Italiano Sindaco
1985 1987 Vincenzo Gentile Sindaco
1987 1988 Giuseppe Cento Sindaco
1988 1988 Giuseppe De Stefano Commissario prefettizio
1988 1988 Giuseppe Strangi Sindaco
1989 1990 Guseppe De Stefano Commissario prefettizio
1991 1991 Giuseppe Strangi Sindaco
1991 1995 Pietro Mattei
Paolo Piazza
Tommaso Priolo
Commissione straordinaria [28][29]

Di seguito l'elenco dei sindaci eletti direttamente dai cittadini (dal 1995):

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 25 gennaio 1996 Aldo Alessio Partito Democratico della Sinistra sindaco
25 gennaio 1996 9 giugno 1996 Grazia Maria Giunta Partito Democratico della Sinistra sindaco [30]
9 giugno 1996 26 settembre 1996 Aldo Alessio Partito Democratico della Sinistra sindaco
26 settembre 1996 27 aprile 1997 Oreste Iovino commissario straordinario
27 aprile 1997 13 maggio 2001 Aldo Alessio Partito Democratico della Sinistra Democratici di Sinistra sindaco
13 maggio 2001 29 maggio 2006 Giorgio Dal Torrione Centro Cristiano Democratico Unione di Centro sindaco
29 maggio 2006 23 aprile 2008 Giorgio Dal Torrione lista civica di centro-destra sindaco [31]
23 aprile 2008 29 marzo 2010 Mario Fasano Domenico Galati Gerardo Bisogno commissario straordinario [28][32]
29 marzo 2010 9 giugno 2014 Renato Bellofiore Partito Democratico sindaco [33][34]
9 giugno 2014 31 maggio 2015 Raffaele Ruberto commissario straordinario
31 maggio 2015 30 dicembre 2016 Giuseppe Pedà Area Popolare sindaco [35]
30 dicembre 2016 15 maggio 2017 Domenico Fichera commissario straordinario [36]
15 maggio 2017 9 giugno 2019 Franca Tancredi Vito Turco Berardino Nuovo commissario straordinario [28][37]
26 maggio 2019 in carica Aldo Alessio lista civica sindaco [38]

NoteModifica

  1. ^ a b Bilancio demografico anno 2022 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Gioia Tauro/Treccani, su treccani.it. URL consultato il 16 settembre 2017.
  4. ^ F. Mazza, Gioia Tauro, storia, cultura economia, Rubbettino.
  5. ^ S. Mermolia, Il Petrace, fiume di Gioia Tauro, Depa.
  6. ^ V. Savoia, I fiumi di Gioia Tauro - Petrace e Budello.
  7. ^ [1] Archiviato il 19 febbraio 2016 in Internet Archive.
  8. ^ Sciolto Consiglio comunale di Gioia Tauro
  9. ^ a b comune.gioiatauro.rc.it, https://www.comune.gioiatauro.rc.it/index.php?action=index&p=384.
  10. ^ F. Mazza, Gioia Tauro storia, cultura ed economia, Rubbettino, 2004.
  11. ^ a b M. Marino, Gioia che cambia, Barbaro, 1995.
  12. ^ a b V.Savoia, Vita religiosa a Gioia Tauro dalle origini ad oggi, nuove edizioni Barbaro, 2005.
  13. ^ a b P. Vissicchio, Gioja Tauro, Vicende storiche cittadine da Metauros ad oggi, 1995.
  14. ^ comune.gioiatauro.rc.it, https://www.comune.gioiatauro.rc.it/index.php?action=index&p=347.
  15. ^ V.Savoia, Vita religiosa a Gioia Tauro dalle origini ad oggi, Nuove edizioni Barbaro.
  16. ^ digilander.libero.it, https://digilander.libero.it/pro.../le_vetrate_del_duomo.htm.
  17. ^ google.com, https://www.google.com/search?q=giuseppe%20niglia%20....
  18. ^ lastoriadigioiatauro.blogspot.com, https://lastoriadigioiatauro.blogspot.com/2020/08/il-martirio-di-santippolito.html.
  19. ^ V. Savoia, 70º anniversario della parrocchia di Maria SS. di Porto Salvo 1948/2018.
  20. ^ Museo di Metauros, su turismo.reggiocal.it.
  21. ^ M. Marino, La Gioia perduta.
  22. ^ V. Savoia e Gioia Tauro, città della struncatura.
  23. ^ https://it.climate-data.org/location/13960/
  24. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  25. ^ Statistiche demografiche ISTAT, su demo.istat.it. URL consultato l'8 marzo 2022.
  26. ^ Il Nostro Network, su contshipitalia.com, 13 novembre 2014. URL consultato il 27 luglio 2016.
  27. ^ I Sindaci, Comune di Gioia Tauro
  28. ^ a b c Commissione straordinaria ex art. 143 TUEL (ente sciolto per infiltrazioni mafiose)
  29. ^ Mattei e Piazza sono stati sostituiti da Attilio Battaglia e Renato Stranges.
  30. ^ sindaco facente funzioni
  31. ^ Gioia Tauro, azzerato il consiglio, liberainformazione.
  32. ^ Comune sciolto per infiltrazioni mafiose [2].
  33. ^ Gioia Tauro. Renato Bellofiore è il nuovo sindaco , ReggioPress.
  34. ^ Il sindaco conferma le dimissioni, sarà sciolto il Consiglio di Gioia Tauro: maggioranza divisa Archiviato il 23 ottobre 2015 in Internet Archive., Il Quotidiano del Sud.
  35. ^ Giuseppe Pedà sindaco di Gioia Tauro, La Gazzetta del Sud.
  36. ^ Gioia: Schiavone lancia l’assemblea per la grande coalizione, InquietoNotizie.
  37. ^ Comune sciolto per infiltrazioni mafiose.
  38. ^ Aldo Alessio è il nuovo sindaco di Gioia Tauro: "risolleveremo la città", su Stretto Web, 10 giugno 2019. URL consultato l'11 giugno 2019.

BibliografiaModifica

  • Antonio De Salvo, Notizie storiche e topografiche intorno a Metauria e Tauriana, ed. De Angelis, 1886;
  • Antonio De Salvo, Ricerche e studi storici intorno a Palmi, Seminara e Gioia Tauro, ed. Lopresti, 1889;
  • Rocco Liberti, Gioia Tauro spigolature storiche, ed. Barbaro, 1963;
  • Antonio Orso, Gioia Tauro, ed. Barbaro, 1977;
  • Rocco Liberti, Gli antichi casali scomparsi di Terranova, ed. Barbaro, 1980;
  • Pietro P. Vissicchio, Gioja Tauro - Vicende storiche cittadine da Metauros ad oggi, ed. Ausonia, 1995;
  • AA.VV., Gioia Tauro - storia, cultura, economia, ed. Rubbettino, 2004;
  • Vittorio Savoia, Vita religiosa a Gioia Tauro, ed. Barbaro, 2005.
  • Franca Balsamo De Luca, Geolja, ed. Virgiglio, 1995
  • Rossella Priolo Poetessa-Scrittrice. Antologie AA. VV.
  • Rocco Ruggiero(a cura),La Collezione ALAGNA,Gioia Tauro Piazza Mercato, 23,EA Edizione, Luglio 2013

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN152428401 · SBN REAL000200 · LCCN (ENn79023296 · GND (DE4238183-6 · WorldCat Identities (ENlccn-n79023296
  Portale Provincia di Reggio Calabria: accedi alle voci di Wikipedia che parlano della Provincia di Reggio Calabria