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Giorgio Cosmacini (Milano, 10 febbraio 1931) è un medico, filosofo, saggista e accademico italiano.

Indice

BiografiaModifica

FormazioneModifica

Giorgio Cosmacini nasce a Milano il 10 febbraio del 1931, si diploma con il massimo dei voti e si iscrive alla facoltà di medicina a Pavia. Il padre, architetto di professione, muore nel gennaio del 1950 a causa di un cancro ai polmoni, mentre Giorgio, stava frequentando il secondo anno di medicina.[1] Nel 1951 decise di trasferirsi a Pavia per seguire più assiduamente le lezioni e le esercitazioni del terzo anno di università. In questo periodo gli fu diagnosticata una cardite reumatoide, dovuta allo stress per la morte del padre. Nello stesso anno si recò in viaggio in Francia con la madre, vide il Tour de France e assistette, negli studi di Radio France, all'intervista radiofonica fatta ai due campioni Bartali e Coppi.[2] Durante la sua permanenza a Limoges conobbe l'anziano medico della famiglia Quinque, proprietari del più rinomato negozio di porcellane della città, il quale gli regalò un'opera di Bichat: “La vie et la mort”, per insegnargli che la vita doveva essere definita e compresa a partire dalla morte.[3] Gli studi medici a Pavia procedettero per il meglio, tanto da ricevere esenzioni dalle tasse universitarie per gli ottimi risultati ottenuti. Dopo che l'esondazione del Ticino ebbe inondato Pavia, si trasferì nel palazzo Vistrarino, che poi abbandonò negli ultimi anni di università, durante i quali si dedicò anima e corpo allo studio e al tirocinio in clinica. Nel pomeriggio del 12 luglio 1954, a ventitré anni, si laureò in medicina con un biennio di anticipo rispetto al normale corso di studi.[4]

Nella scelta della laurea specialistica fu molto indeciso tra il corso in odontoiatria o in radiologia, ma nel frattempo gli fu offerto un ruolo di “volontario tappabuchi”, per colmare le inefficienze dell'ospedale Busto Arsizio. Il suo nuovo impiego prevedeva l'esecuzione di pratiche endovenose e la sperimentazione di nuove soluzioni farmaceutiche sui malati. Nonostante il suo notevole impegno durante il tirocinio, non aveva ancora acquisito l'esperienza necessaria per eseguire correttamente queste pratiche e soffriva di un complesso di inferiorità. Questo svanì quando fu affiancato ad un compagno di corso che gli fece da "mentore" e gli insegnò anche ad entrare in confidenza col malato.

Sotto le armiModifica

Nel gennaio del 1955 finisce il suo apprendistato e, chiamato alle armi, si presenta alla Scuola di Sanità Militare di Firenze. Questa esperienza diviene propizia allo studio della patologia traumatica, dell'assistenza bellica, delle urgenza di guerra, delle aggressioni da armi atomiche, chimiche, biologiche, dell'organizzazione sanitaria nelle varie emergenze e calamità.[5] Lasciò anche spazio per la frequentazione di un “Corso di igiene pratica” presso l'Università di Firenze, che seguì assiduamente nelle ore serali, ottenendo il relativo diploma in data 24 maggio 1955.[6] Finita l'esperienza militare fiorentina, ulteriore pedana di lancio per la sua carriera, viene nominato sottotenente e assegnato all'Ospedale Militare di Milano, dopo essere risultato secondo in graduatoria. Rientrato da Firenze, le trasformazioni di modernizzazione di quel periodo di benessere generale lo riguardarono in prima persona: viveva a casa propria, al mattino prendeva il tram che lo portava all'Ospedale Militare di Baggio, passava tre o quattro ore nel “Reparto II medicina”, rincasava per il pranzo, aveva il resto della giornata a disposizione, si incontrava con la fidanzata e gli amici prima o dopo cena. Da lui stesso questo periodo fu definito: “Una pacchia: pagata, in sovrappiù”.[7]

La morte di don Carlo GnocchiModifica

La morte di don Carlo Gnocchi a soli 53 anni, avvenuta alla fine di febbraio 1956, rattrista profondamente Giorgio.[8] Difatti, il sacerdote fu il padre spirituale del medico nella sua infanzia. Anche se Giorgio, da tempo, non aveva più uno stretto legame con lui, i suoi insegnamenti gli rimasero impressi per tutta la vita: “Non dimenticarti di essere buono”.[9]

Medico della mutuaModifica

L'esperienza dell'Ospedale Militare si conclude nel maggio del 1956 e sul finire dello stesso anno ottiene, in qualità di medico generico, la “convenzione della mutua” o INAM(Istituto nazionale per l'assicurazione contro le malattie) e apre un ambulatorio mutualistico nel quartiere della Barona di Milano.[10] Secondo Giorgio per saper essere medico – “essere” nel senso pieno – non è sufficiente la competenza acquisita, fatta di conoscenza ed esperienza e soggetta ad aggiornamento periodico, è necessaria anche la disponibilità, dote caratteriale permanente, fatta di comprensione e partecipazione. Un buon medico non deve esclusivamente misurare le problematiche della malattia, ma ha l'obbligo di analizzare le qualità psicologiche, sociali ed esistenziali del malato. Fare bene il mestiere di “medico della mutua” non significava gestire un certo numero di “mutuanti”; voleva inoltre dire aver cura di una comunità di persone, ciascuna delle quali con esigenze proprie. Qualche tempo dopo gli viene offerto un posto all'ospedale Fatebenefratelli, in corso di Portanuova, quindi inizia a fare numerose “supplenze” per i colleghi e anche alcune visite a domicilio. Le serie di supplenze più numerose furono quelle a Limito e si protrassero per un anno e mezzo.

La nuova specialistica e il matrimonioModifica

Nel 1958 si iscrisse alla specialistica di radiologia arrivando secondo all'esame di ammissione raggiungendo in quel periodo circa trecento mutuanti.[11] Il 15 settembre 1958 coronò il suo fidanzamento, durato otto anni, e il viaggio di nozze fu su una Fiat Nuova 500. Della nuova utilitaria era il quarto acquirente in Italia e, in quanto tale, la rivista Quattroruote lo ritrasse accanto all'autovettura nuova nell'atto di aprire la portiera davanti all'ambulatorio.[12] Al rientro dal viaggio di nozze dovette rinunciare momentaneamente alla specialistica in radiologia, poiché gli fu offerta una lunga supplenza, ben retribuita e della durata totale di sei mesi, nell'Ospedale Civile “Giuseppe Fornaroli” di Magenta.[13] Dopo la nascita della sua primogenita Paola, decise di continuare gli studi di cardiologia abbozzati durante i mesi di supplenza. Ciò non gli fu possibile, perché il suo precedente corso di specialistica in radiologia non era ancora terminato. Tornò quindi a frequentare i corsi di radiologia e nel giro di un anno, si specializzò con una tesi d'avanguardia: “Il fosforo radioattivo nella terapia della policitemia rubra (morbo di Vaquez)”. In seguito gli fu offerto l'incarico di “assistente radiologo” nel più grande ospedale cittadino: l'Ospedale Maggiore di Milano-Niguarda.[14] Nell'estate del 1960 contrasse un'epatite acuta di tipo A nell'esercizio della professione curando una giovane malata affetta da itterizia.

I primi lavori scientificiModifica

All'inizio degli anni '60 poteva contare su più di mille assistiti ed ebbe la bellissima notizia della nascita della sua secondogenita Barbara.[15] Nel marzo e nell'agosto 1966, sulla più prestigiosa rivista radiologica italiana “La Radiologia Medica”, comparvero i suoi due primi lavori scientifici, dedicati allo studio di due malattie pressoché sconosciute: la “emosiderosi polmonare” e la “sindrome di Dressler consecutiva a infarto miocardico”. Alla fine dell'anno le sue pubblicazioni scientifiche erano ventuno e sul finire del '68 circa settanta.[16] L'Ospedale Maggiore gli conferì il premio di “operosità scientifica”. Scrisse anche un libro, edito da “Minerva Medica”, in collaborazione con l'amico-collega Fiorentino Costa e dedicato a delle malattie della cistifellea relativamente frequenti, ma ignorate da più: le “colecistosi”.

L'esame per la libera docenzaModifica

Nel 1959, quando i suoi mutuanti erano circa millecinquecento[17], decise di realizzare un suo sogno: la libera docenza. Per diventare professore bisognava superare, previa ammissione “per titoli”, degli esami da sostenere a Roma, davanti a una commissione composta da cinque cattedratici del ramo, veri e propri “luminari”. Ma il 30 maggio 1969 il Corriere della Sera pubblicò la notizia che quell'anno il concorso per la libera docenza, sotto decisione del Ministro Ferrari-Aggradi, non si sarebbe svolto.[18] Per lui quel titolo era "un saldo di conto col passato", una garanzia per il suo futuro e un riconoscimento di un ruolo che era congeniale alla sua persona. Finalmente dopo una serie di lettere scambiate con l'onorevole Ferrari-Aggradi e un'ennesima delusione per una “finta ammissione”, il 9 giugno 1971, dopo un breve esame, il radiologo in carriera fu abilitato alla libera docenza con un decreto ministeriale. Quando tale decreto venne notificato, il neo professore non era più assistente all'Ospedale di Niguarda, ma già da sei mesi dirigente, nel Policlinico Universitario, del Servizio di radiologia dell'Istituto di patologia medica.[19]

DocenzaModifica

Attualmente insegna Storia della medicina presso la Facoltà di Filosofia e quella di Medicina e Chirurgia dell'Università Vita-Salute San Raffaele e presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Milano. È considerato il maggiore storico della medicina italiano ed è autore di numerose opere d'argomento storico-medico e filosofico-medico. È collaboratore della pagina culturale del Corriere della Sera.

Il 14 gennaio 2016 il sindaco di Milano Giuliano Pisapia gli conferisce l'Ambrogino d'oro.[20]

PubblicazioniModifica

  • Storia della medicina e della sanità in Italia. Dalla peste europea alla guerra mondiale. 1348-1918, Gius. Laterza & Figli, 1987
  • Una dinastia di medici: la saga dei Cavacciuti-Moruzzi, Rizzoli, 1992
  • La qualità del tuo medico. Per una filosofia della medicina, Laterza, 1995
  • Medici nella storia d'Italia, Laterza, 1996
  • L'arte lunga. Storia della medicina dall'antichità a oggi, Laterza, 1997
  • Il medico ciarlatano. Vita inimitabile di un europeo del Seicento, Laterza, 1998
  • Ciarlataneria e medicina. Cure, maschere, ciarle, Cortina Raffaello, 1998
  • Il mestiere di medico. Storia di una professione, Cortina Raffaello, 2000
  • Introduzione alla medicina (con Claudio Rugarli), Laterza, 2000
  • Biografia della Ca' Granda: uomini e idee dell'Ospedale Maggiore di Milano, Laterza, 2001
  • Medicina e mondo ebraico. Dalla Bibbia al secolo dei ghetti, Laterza, 2001
  • Il male del secolo. Per una storia del cancro, Laterza, 2002
  • Il medico giacobino. La vita e i tempi di Giovanni Rasori, Laterza, 2002
  • Salute e bioetica (con Roberto Mordacci), Einaudi, 2002
  • Lettera a un medico sulla cura degli uomini (con Roberto Satolli), Laterza, 2003
  • La vita nelle mani. Storia della chirurgia, Laterza, 2003
  • Il medico materialista. Vita e pensiero di Jakob Moleschott. Laterza, 2004
  • La mia baracca. Storia della fondazione Don Gnocchi, Laterza, 2004
  • L'arte lunga. Storia della medicina dall'antichità a oggi, Laterza, 2005
  • Il romanzo di un giovane medico (1951-1971), viennepierre edizioni, 2005
  • Le spade di Damocle. Paure e malattie nella storia, Laterza, 2006
  • La religiosità della medicina. Dall'antichità a oggi, Laterza, 2007
  • La peste, passato e presente (con Andrea W. D'Agostino), Editrice San Raffaele, 2008
  • La medicina non è una scienza. Breve storia delle sue scienze di base, Cortina Raffaello, 2008
  • Il medico saltimbanco. Vita e avventure di Buonafede Vitali, giramondo instancabile, chimico di talento, istrione di buona creanza, Laterza, 2008
  • Prima lezione di medicina, Laterza, 2009
  • Il medico e il cardinale, Editrice San Raffaele, 2009
  • Testamento biologico. Idee ed esperienze per una morte giusta, Il Mulino, 2010
  • 10 anni (1935-1945). Como, il lago, la montagna, NodoLibri, 2014
  • Un triennio cruciale (1945-1948). Como, il lago, la montagna, NodoLibri, 2015
  • La forza dell'idea. Medici socialisti e compagni di strada a Milano (1890-1980), L'ornitorinco, 2015
  • Per una scienza medica non neutrale. Tre maestri della medicina tra ottocento e novecento, L'ornitorinco, 2015
  • Medicina Narrata, Sedizioni, 2015
  • Per una scienza medica non neutrale. Tre maestri della medicina in Italia fra Ottocento e Novecento, L'ornitorinco, 2016
  • Il tempo della cura. Malati, medici, medicine, NodoLibri, 2016
  • Elogio della Materia. Per una storia ideologica della medicina. Edra edizioni, 2016
  • Memorie dal lago e ricordi dal confine. Como, il lago, la montagna, NodoLibri, 2017
  • La medicina dei papi, Laterza, 2018

NoteModifica

  1. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.35.
  2. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.49.
  3. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.50.
  4. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.69.
  5. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.87.
  6. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.89.
  7. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.96.
  8. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.98.
  9. ^ Giorgio Cosmacini, "La mia baracca".Storia della Fondazione Don Gnocchi, Laterza, Roma-Bari 2004, p.XX .
  10. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.102.
  11. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.115.
  12. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.117.
  13. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.119.
  14. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.129.
  15. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.145.
  16. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.176.
  17. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.189.
  18. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.190.
  19. ^ Giorgio Cosmacini, "Il romanzo di un giovane medico (1951-1971)", viennepierre edizioni, 2005 pag.197.
  20. ^ Il Sindaco consegna Ambrogino d'Oro al professor Giorgio Cosmacini, su comune.milano.it, 14 gennaio 2016. URL consultato il 9 ottobre 2018.

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Collegamenti esterniModifica

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