Giornate Antropologiche

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Le Giornate Antropologiche, o Special Olympics, furono una manifestazione organizzata congiuntamente dal Department of Anthropology e dal Department of Physical Culture della Louisiana Purchase Exposition, consistente in una serie di competizioni olimpiche che opponevano l'uno contro l'altro gruppi primitivi sia in specialità civilizzate che in competizioni selvagge. Le Giornate, chiamate dalla stampa dell'epoca anche Giochi Tribali[1], si svolsero tra il 12 e il 13 agosto 1904[2] a St. Louis, Missouri, presso il sito della Louisiana Purchase Exposition (LPE). L'esposizione, informalmente nota come St. Louis World Fair, fu organizzata per celebrare il centennale dell'acquisizione del territorio della Louisiana, precedentemente francese, da parte degli Stati Uniti.

La progettazioneModifica

Due sono le personalità da tenere in considerazione per comprendere lo svolgersi delle Giornate Antropologiche: quella di William McGee, a capo del Department of Anthropology, e quella di J.E. Sullivan, a capo del Department of Physical Culture.

McGee teneva particolarmente alla relazione tra Department of Anthropology e Department of Physical Culture, e per questo intendeva dare il via al più esaustivo paragone antropometrico di tipi umani mai condotto.[3] Il dipartimento di Antropologia aveva a questo scopo allestito un laboratorio in grado di impiegare le più avanzate tecnologie per misurare la variabilità umana. Oltre alle misure tradizionali (peso, altezza, forma del cranio, colore della pelle etc.) gli antropologi annunciarono che avrebbero preso in considerazione anche abilità fisiche come la forza e la resistenza. Lo studio avrebbe rivelato il valore fisico delle differenti razze umane[4].

Lo studio fu fortemente influenzato dalla componente filosofica del Darwinismo sociale, che considerava lo sviluppo del corpo umano come una componente importante del progresso. Gli organizzatori della Louisiana Purchase Exposition volevano dunque dimostrare la superiorità della cultura americana mostrandone la superiorità fisica. Queste erano le idee espresse dal Department of Physical Culture, sotto la guida di J.E.Sullivan. La glorificazione del sano corpo maschile sarebbe chiaramente avvenuta durante quella che Sullivan riteneva la più esaustiva esposizione della cultura fisica mai organizzata[5], le Olimpiadi.

Sullivan considerava le competizioni atletiche un luogo privilegiato per testare le teorie sul fitness e sui benefici dell'esercizio fisico[6]. Per questo motivo, durante la LPE cercò di identificare i tipi di esercizi e di farmaci che accrescevano le performance, sottoponendo tutti gli atleti a test antropometrici specifici.

Pierre de Coubertin, presidente dell'IOC (International Olympic Commitee), non presenziò alle olimpiadi di St. Louis del 1904, probabilmente come atteggiamento di protesta nei confronti dell'organizzazione delle giornate antropologiche.[7] La sua critica verso la manifestazione fu piuttosto aspra: in Olympism si legge “Nowhere else but in America would anyone have dared to put such a thing in the program of an Olympiad. But for the Americans, all is permitted.”[8] Per de Coubertin i giochi olimpici erano simbolo della 'missione civilizzatrice dell'atletica': solo gli sport occidentali erano considerabili attività civili mentre i giochi popolari e gli sport indigeni non potevano essere niente più che divertimento.[9] I commenti di de Coubertin sono stati variamente interpretati[10], espressione di preoccupazione tanto quanto di razzismo, in entrambi i casi testimoniano il legame che si andava formando nell'opinione pubblica dell'epoca, sotto la spinta dell'antropometria, tra abilità sportiva e predisposizione razziale.

In ogni caso, l'organizzazione statunitense (liberata dall'influenza di de Coubertin, che aveva profondamente condizionato le precedenti edizioni europee) promosse i Giochi della III Olimpiade come una festa pan-americana volta a magnificare l'espansionismo verso ovest[11] e a pubblicizzare lo sforzo di assimilazione nei confronti di immigrati e gli indigeni.[12]

Perché a St. LouisModifica

Nel periodo dell'esposizione universale di St. Louis l'antropologia era una disciplina in erba, che tentava di conquistarsi un posto nell'accademia attraverso il riconoscimento del suo status scientifico. Per McGee la LPE era il posto perfetto per dimostrare che l'antropologia era la più importante scienza mai concettualizzata, sotto la quale tutte le altre si sarebbero riunite. Le Giornate Antropologiche, inoltre, furono progettate proprio per mostrare che l'antropologia era in grado di fornire la chiave per la comprensione dei nativi e della loro posizione nel mondo moderno, spiegando al tempo stesso quanto la razza influenzi gli aspetti della vita, inclusa l'abilità atletica[13].

Del resto fin dall'edizione di Parigi del 1889 gli zoo umani erano stati un cardine delle esposizioni universali e fornivano dimostrazione delle nozioni antropologiche di razza, 'progresso' e 'civilizzazione'.

A ciò si aggiunga che, nel pensiero europeo, l'idea dell'atleta naturale e quella dell'uomo primitivo erano già da tempo in relazione[14]. Nella scala evolutiva del Darwinismo sociale gli 'atleti naturali' erano infatti associati al primo stadio di sviluppo, vicino all'esistenza animale, per questo motivo essi erano ritenuti capaci di competere ad alto livello in discipline non incontrate in precedenza e per le quali non avevano ricevuto allenamento.

Eventi di confronto e misurazione tra 'atleti culturali' e 'atleti naturali' non erano affatto nuovi alla scena sportiva[15], ma quello che distingue le giornate antropologiche dagli eventi precedenti fu la dichiarazione (più volte ribadita dagli organizzatori) di scientificità delle misurazioni.

Dalla riproposizione dei giochi olimpici nel 1896 ad Atene, gli Stati Uniti avevano inoltre usato le competizioni atletiche per misurare la forza della nazione e il suo valore[16]: le prime olimpiadi sul territorio statunitense avrebbero senza dubbio fornito nuove opportunità di affermare il valore della nazione americana rispetto agli avversari[17].

OrganizzazioneModifica

Le esibizioni erano progettate per illustrare l'evoluzione dell'uomo dallo stato 'selvaggio', attraverso la 'barbarie', alla 'civiltà', così come delineata nella tassonomia[18] di Lewis Henry Morgan.

Nessuno dei nativi che parteciparono aveva esperienza negli sport olimpici, né aveva idea di cosa ci si aspettasse da loro. Questo avvenne per due motivi principali, oltre a quelli già citati: a supervisionare e organizzare l'evento fu assegnato Stephen C. Simms, che però ricevette l'incarico con una sola settimana di anticipo; per il comitato olimpico la valenza collaterale delle giornate era di pubblicizzare l'evento olimpico ufficiale, e le stranezze derivanti da una scarsa preparazione non interferivano con questo scopo.

All'arbitraggio fu assegnato il dr. Luther H. Gulick, figlio di un missionario protestante, ritenuto la maggiore autorità nazionale in materia di educazione fisica[19].

SvolgimentoModifica

Vestiti in costumi indigeni e divisi in squadre secondo affinità etnica e stesso livello di sviluppo secondo la scala di Morgan, gli atleti aborigeni competevano in gare di atletica leggera e sport di presunta matrice 'indigena'[20]. La gara fu modellata secondo il protocollo olimpico, per questo motivo i partecipanti non vennero remunerati, e ciò portò al fatto che molti nativi rifiutarono di prendervi parte. Le istruzioni vennero date ai partecipanti solo in inglese e poco prima di ogni evento, senza che fosse data possibilità di esercitarsi[21].

Lo Spalding's Official Athletic Almanac riporta un resoconto delle giornate, che furono così suddivise: il primo giorno (11 agosto) le varie tribù gareggiarono tra di loro nelle diverse specialità selezionate, il secondo giorno (12 agosto) ci furono le finali tra coloro che erano risultati primi e secondi durante la giornata d'apertura.

EsitiModifica

Gara Vincitore Secondo posto Terzo posto Quarto posto
Running: 100-yard George Mentz, Sioux (11.8s) Artukero, Cocopa (13s) Bonifacio, Teleuche (13.6s) Shamba, Mbuti (14.6s)
Running: 100-meter George Mentz, Sioux (11s) Samdude, Lanal Frank Moore, Pawnee
Running: 440-yard George Rye, Cherokee (63s) Yousuf Hana, Syrian (1m, 6s) Artukero, Cocopa (1m, 6s) Kondola, Afrikan (1m, 10s)
Running: 120-yard hurdles George Mentz, Sioux Tom Moore, Pawnee Poitre, Chippewa Samdude, Lanal Moro
Running: one mile Black White-bear, Crow (5m, 38s) Yousuf Hana, Syrian Len Tau, Tswana
Running: broad jump George Mentz, Sioux (17 ft) Frank Moore, Pawnee (15 ft, 6in) Poitre, Chippewa (15 ft, 3in) Mande Cochero, Samal (15 ft)
Shot Put William Dietz, Rosebud Sioux (33 ft, 10in) Poitre, Chippewa (33 ft, 10in) Black White-bear, Crow (32 ft, 10in) Casimiro, Tehuelche (30 ft, 15in)
Baseball Throw: distance Poitre, Chippewa (266 ft) W. Dietz, Sioux (260 ft) De Poe, River Rock (251 ft) George Mentz, Sioux (239 ft)
Baseball Throw: accuracy Chief Guechico, Tehuelche Tom Moore, Pawnee
Weight Throwing George Mentz, Sioux (15 ft, 11in) Black White-bear, Crow (15 ft, 9in) De Poe, Rock River Lakota (14 ft, 6in) Frank Moore, Pawnee (14 ft, 6in)
Running High Jump George Mentz, Sioux (47 ft, 7in) Black White-bear, Crow Poitre, Chippewa
Archery Skik, Cocopa Sangea, Ainu Shamba, Mbuti
Tug-of-war Tehuelche Asians
Pole-climbing: 50 ft Basilio, Igorot (20s) Bomashubba, African (39s) Sayas, Negrito (42s) Timon, Moro (52s)
Bola Throwing Colojo, Tehuelche Bonifacio, Tehuelche Casimiro, Tehuelche
Javelin Teman, Lanal Shamba, Mbuti Kutoroze, Ainu

Alcuni risultati furono tutt'altro che trascurabili. Un esempio notevole fu la gara di arrampicata sul palo, nella quale tutti i partecipanti batterono il record americano di più di 10 secondi. Il fatto non è espressamente riportato dall'Almanacco ufficiale dei giochi, redatto da Sullivan, che sembra in questa occasione non operare la generalizzazione operata su tutte le altre performance, considerate spregevoli e deludenti[22].

La gara di settembreModifica

Gli esiti delle competizioni si mostravano difficilmente interpretabili a causa delle modalità con cui la gara fu portata avanti e, per questo, diverse furono le reazioni delle due anime dell'organizzazione. Se per Sullivan i dati erano sufficienti per dimostrare le teorie sulla superiorità caucasica e americana, nonché avvalorare l'utilizzo dello sport come mezzo per la formazione fisica e cognitiva dei giovani, il paragone atletico tra le razze era stato fallimentare e McGee non aveva visto realizzato il suo proposito di affermazione del valore scientifico dell'antropologia. McGee decise allora di organizzare una seconda competizione a settembre, perché fosse data al pubblico l'opportunità di vedere il meglio delle tribù primitive affrontarsi in giochi moderni e indigeni di forza, resistenza e abilità[23].

Le gare di agosto si erano svolte senza preparazione atletica alcuna per i partecipanti e questo, agli occhi di McGee, aveva sicuramente inficiato lo scarso risultato. Nonostante la mancata collaborazione di Sullivan, McGee decise di far allenare i gruppi sotto la direzione di Simms, ma senza una preparazione atletica professionale.

L'evento, nominato 'incontro antropologico' poiché Sullivan non permise l'uso delle espressioni 'Special Olympics' o 'Giornate Antropologiche', ebbe un discreto successo: il pubblico raggiunse le 30000 unità, di cui circa 3000 pagarono per avere un posto a sedere[24].

I racconti di “cosa i neri siano capaci di fare con dell'allenamento”[25] ebbero buona risonanza sulla stampa dell'epoca.

ConseguenzeModifica

Gli storici delle olimpiadi, a partire dalle dichiarazioni di de Coubertin, si sono costantemente riferiti alle giornate antropologiche in particolare e ai giochi olimpici di St. Louis in generale come al nadir (ossia il punto più basso) del moderno spettacolo olimpico[1].

Le Giornate Antropologiche fecero parte del continuo sforzo da parte degli Stati Uniti di americanizzare il movimento olimpico: le olimpiadi del 1904 (le prime nelle quali gareggiarono ufficialmente anche neri e nativi[26]) furono infatti usate per pubblicizzare l'eccezionalità americana e per giustificare l'espansionismo[11].

In quanto esempio negativo, i giochi di St. Louis aiutarono a modernizzare in molti modi lo standard delle successive edizioni delle olimpiadi. Divenne infatti chiaro che esse avrebbero dovuto affrancarsi dalle esposizioni universali e il 'modello europeo' di organizzazione divenne l'unico accettato.

Sul piano della storia dell'antropologia le giornate costituiscono un grande e fallimentare esperimento di fusione tra antropologia fisica e culturale.

NoteModifica

  1. ^ a b Dyreson, “The 'Physical Value' of Races and Nations”, The 1904 Anthropology Days and Olympic Games, Ed. Brownell, 2008, p.129.
  2. ^ 'Anthropology Days at the Stadium', Spalding's Official Athletic Almanac for 1905, Ed. Sullivan, p.249.
  3. ^ Dyreson, “The 'Physical Value' of Races and Nations”, The 1904 Anthropology Days and Olympic Games, Ed. Brownell, 2008, p.127
  4. ^ “the physical value of different human races” da W.J. McGee, “Department N – Anthropology”, 88.
  5. ^ “the greatest athletic tournament known to history and the most extended exposition of the science of physical culture that has ever been made” da Sullivan, “Report of the Department of Physical Culture”, 58.
  6. ^ Parezo, “A 'Special Olympics'”, The 1904 Anthropology Days and Olympic Games, Ed. Brownell, 2008, p.82.
  7. ^ Schantz, “Pierre de Coubertin's concepts of Race, Nation and Civilization”, The 1904 Anthropology Days and Olympic Games, Ed. Brownell, 2008, p.156.
  8. ^ Coubertin, Olympism, p.402.
  9. ^ In Olympism si afferma che: “if one wishes to extend to natives in colonized countries what we will boldly call the benefits of 'athletic civilization', they must be made to enter into the broad athletic system with codified regulations and comparative results, which is the necessary basis of civilization”, da Coubertin, Olympism, 704.
  10. ^ Schantz, “Pierre de Coubertin's concepts of Race, Nation and Civilization”, The 1904 Anthropology Days and Olympic Games, Ed. Brownell, 2008, p.156-188.
  11. ^ a b Dyreson, “The 'Physical Value' of Races and Nations”, The 1904 Anthropology Days and Olympic Games, Ed. Brownell, 2008, p.131.
  12. ^ Dyreson, Making the American Team, 73-97.
  13. ^ Parezo, “A 'Special Olympics'”, The 1904 Anthropology Days and Olympic Games, Ed. Brownell, 2008, p.60.
  14. ^ Bale, “From the Anthropology Days to the Anthropological Olympics”, The 1904 Anthropology Days and Olympic Games, Ed. Brownell, 2008, p.325-328.
  15. ^ MacAloon, “Anthropology at the Olympic Games” - nella rassegna non sono citate le giornate antropologiche.
  16. ^ Dyreson, “The 'Physical Value' of Races and Nations”, The 1904 Anthropology Days and Olympic Games, Ed. Brownell, 2008, p.128.
  17. ^ Dyreson, Making the American Team, pp. 73-97.
  18. ^ Morgan, Ancient Society.
  19. ^ Dorgan, Luther Halsey Gulick, 1-5.
  20. ^ Dyreson, “The 'Physical Value' of Races and Nations”, The 1904 Anthropology Days and Olympic Games, Ed. Brownell, 2008, p.143.
  21. ^ Parezo, “A 'Special Olympics'”, The 1904 Anthropology Days and Olympic Games, Ed. Brownell, 2008, p.109.
  22. ^ Parezo, “A 'Special Olympics'”, The 1904 Anthropology Days and Olympic Games, Ed. Brownell, 2008, p.94.
  23. ^ “give the audience a chance to see the pick of the primitive tribes contesting in modern and native games of strength, endurance and agility” - WJ McGee a J. Sullivan, 18 agosto 1904.
  24. ^ Parezo, “A 'Special Olympics'”, The 1904 Anthropology Days and Olympic Games, Ed. Brownell, 2008, p.104.
  25. ^ “what the brown men are capable of doing with training” - “Moros Win Championship of Philippine Natives on Track”, St Louis Globe Democrat, 16 settembre 1904
  26. ^ Parezo, “A 'Special Olympics'”, The 1904 Anthropology Days and Olympic Games, Ed. Brownell, 2008, p.79.

BibliografiaModifica

  • Lew Carlson, Giant Patagonians and Hairy Ainu: Anthropology days at the 1904 St. Louis Olympics, in Journal of American Culture, vol. 12/3, 1989, pp. 19-26.
  • Susan Brownell, The 1904 Anthropology Days and Olympic Games: Sport, Race, and American Imperialism (Critical Studies in the History of Anthropology), University of Nebraska, 2008.
  • Nancy Parezo, Don Fowler, Anthropology Goes to the Fair: The 1904 Louisiana Purchase Exposition (Critical Studies in the History of Anthropology), University of Nebraska, 2009.