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Il duca Cesarini (in abito scuro e gorgiera). Giovanni Ferri, detto Giovanni senese, (attribuito). Corteo del Prefetto di Roma Taddeo Barberini nel rione Ponte, particolare.

Il duca Giovan Giorgio Cesarini, detto Giangiorgio II Cesarini (Roma, 1590Roma, 23 giugno 1635), è stato un nobile italiano, secondo duca di Civitanova Marche.

BiografiaModifica

Figlio dei nobili Livia Orsini e Giuliano II Cesarini, duca di Civitanova, successe al padre nella primogenitura della famiglia.[1]

Fu duca di Civitanova e gonfaloniere perpetuo del popolo romano.[2] Fece edificare la villa Cesarini di Genzano (Palazzo Sforza-Cesarini) in luogo di quella degli Antonini, come dimostra il ritrovamento in loco di busti appartenuti a tale famiglia.[3]

Durante il suo marchesato la comunità di Genzano ricevette dal cardinale camerlengo un'ordinanza di pagare per tre anni nove scudi, come contributo al mantenimento delle truppe mercenarie corse, chiamate a presidiare Roma (1628).[4]

A Civita Lavinia riuscì ad apportare vari benefici, primo tra tutti, forni d'acqua l'interno del paese. Inoltre curò la benefica istituzione di un monte frumentario.[4]

In occasione del suo matrimonio Civita Lavinia con Genzano e Ardea gli offrirono una lettiga del valore di 200 scudi.[4] Sposò Cornelia Gaetani di Filippo duca di Sermoneta, che il 26 luglio 1649 si ritirò nel monastero di S. Caterina di Siena in Roma. Da Cornelia Gaetani ebbe due figli maschi, il duca Giuliano III e Filippo, prelato; e una femmina, Alessandra, monaca di S. Caterina.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b Nicola Ratti, Notizie delle famiglie: Della famiglia Cesarini, in Della famiglia Sforza: parte II, Roma, Salomoni, 1795, p. 264.
  2. ^ Leone Allacci, Drammaturgia, Venezia, Giambatista Pasquali, 1755, p. 463.
  3. ^ Pompeo Litta, Famiglie celebri di Italia. Cesarini di Roma, Milano, Tipografia del Dott. Giulio Ferrario, 1821.
  4. ^ a b c Alberto Galieti, Il castello di Civita Lavinia [collegamento interrotto], in Archivio della R. Società Romana di Storia Patria, vol. 32, 1-2, 1909, pp. 231-232.

Voci correlateModifica

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