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Giovanni Artieri

giornalista e storico italiano
Giovanni Artieri
Giovanni Artieri.jpg

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature VI, VII
Gruppo
parlamentare
MSI-DN(VI legisl e VII fino al 31 gennaio 1977), DN-CD(dal 1º febbraio 1977)
Incarichi parlamentari
  • 3ª Commissione permanente (Affari esteri): 27 luglio 1976 al 19 giugno 1979 (VI,VII leg.)
  • Commissioni per il parere sugli accordi di Osimo (VII leg.)
  • Commissione parere trattati di Lussemburgo del 1970 (VII leg.)

Dati generali
Partito politico MSI-DN (VI e parte VII legisl.) poi Democrazia Nazionale-Costituente di Destra
Professione Scrittore, giornalista professionista

Giovanni Artieri (Napoli, 25 marzo 1904Santa Marinella, 12 febbraio 1995) è stato un giornalista, saggista e politico italiano.

BiografiaModifica

Artieri iniziò la carriera di giornalista presso Il Mezzogiorno di Napoli, fondato da Matilde Serao per poi proseguire su Il Mattino.[1]

Esponente napoletano, con Francesco Cipriani Marinelli, del movimento novecentista, iniziò la carriera giornalistica collaborando alla rivista "900", Cahiers d'Italie et d'Europe diretta da Massimo Bontempelli.[2]

Per quasi vent'anni inviato speciale de La Stampa di Torino. Come inviato di guerra seguì in prima linea la guerra d'Etiopia aggregato alla 2ª Divisione CC.NN. "28 ottobre" e alla Colonna celere AO durante la marcia su Gondar, la guerra di Spagna e in Finlandia la guerra d'inverno[1].

Nel dopoguerraModifica

Nel 1944 fu tra i fondatori, con Renato Angiolillo, de Il Tempo di Roma, del quale fu anche vicedirettore. Successivamente fu con Leo Longanesi ne Il Borghese. Scrisse una trentina di libri, soprattutto di storia contemporanea o dedicati alla sua città natale, come la trilogia napoletana pubblicata dalla Longanesi: Napoli nobilissima (1955), Funiculì, funiculà (1957), La quinta Napoli (1960). Altre opere furono incentrate sulla vita di Mussolini, la Repubblica Sociale Italiana, la guerra d'Africa, la storia della monarchia. Il suo ultimo volume, del 1995, fu Le guerre dimenticate di Mussolini: Etiopia e Spagna.[1]

Nel 1971 fu eletto consigliere comunale a Roma per il Movimento Sociale Italiano distinguendosi per le battaglie sindacali e il supporto alla CISNAL. Nel 1972 fu eletto senatore della Repubblica per il Movimento Sociale Italiano e rieletto nel 1976 [3]. Nel 1977, durante la VII legislatura, aderì a Democrazia Nazionale - Costituente di Destra probabilmente per l'amicizia che lo legava a Mario Tedeschi e per le sue posizioni liberali.[1]

Negli ultimi anni di vita si era ritirato con la moglie, la scrittrice Ester Lombardo, sposata nel 1932, nella sua villa di Santa Marinella, vicino a Roma. [4] Monarchico, fu nominato da Umberto II membro della Consulta dei Senatori del Regno; successivamente gli fu attribuito dallo stesso il titolo nobiliare di conte. Nel 2005 nel decennale della sua scomparsa, la città di Santa Marinella, i parenti e gli amici gli hanno voluto intitolare una via di questa città.

OpereModifica

  • Il tempo della regina, Sestante, 1950
  • Napoli nobilissima, Longanesi 1955
  • Funiculì, funiculà, Longanesi, 1957
  • La quinta Napoli, Longanesi, 1960
  • Le Quattro Giornate, Marotta, 1963
  • Cronache dell'inquitudine, Il Borghese, 1963
  • Quattro momenti di storia fascista, Berisio, 1968
  • Cronaca del Regno d'Italia, 2 volumi, Milano, Mondadori, 1977-78
  • Napoli, punto e basta?, Milano, Mondadori, 1980
  • Mussolini e l'avventura repubblicana, Milano, Mondadori, 1981
  • Umberto II e la crisi della Monarchia, Milano, Mondadori, 1983
  • Napoli scontraffatta, Milano, Mondadori, 1984
  • Cena con Gesù. Fede e ragione, (con Ester Lombardo), Milano, Mondadori, 1985
  • Quarant'anni di Repubblica, Milano, Mondadori, 1987
  • Prima durante e dopo Mussolini, Milano, Mondadori, 1990
  • Italia mia, Milano, Mondadori, 1992
  • Roghi e duelli, Milano, Mondadori, 1993
  • Le guerre dimenticate di Mussolini, Milano, Mondadori, 1995

OnorificenzeModifica

  Croce di guerra al valor militare
«Corrispondente di guerra, trovatosi presente a combattimenti ed avendo preso parte alle marce su Gondar e su Addis Abeba, ha doto prova di particolari doti di serenità e fermezza di fronte al pericolo. In più occasioni di eccezionali fatiche e disagi ha svolto connobile passione la sua intelligente e proficua attività giornalistica a favore dell'esercito e del paese.»
— Africa Orientale, ottobre 1935-XIII.maggio 1936-XIV[5]

NoteModifica

  1. ^ a b c d Antonio Pannullo, Vent'anni fa se ne andava Giovanni Artieri, figura di spicco del Movimento Sociale, su Secolo d'Italia, 12 febbraio 2015. URL consultato il 19 novembre 2016.
  2. ^ Enciclopedia italiana.
  3. ^ sito Senato
  4. ^ Mimmo Franzinelli, Il duce e le donne, Mondadori, 2013
  5. ^ Istituto Nastro Azzurro (JPG), su decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org. URL consultato il 19 novembre 2016.

BibliografiaModifica

  • Giulio Vignoli, Giovanni Artieri inviato al fronte, in Scritti politici clandestini, Genova, ECIG, 2000, p. 31.

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN113425841 · ISNI (EN0000 0001 0937 1631 · SBN IT\ICCU\CFIV\000119 · LCCN (ENn80070756 · GND (DE119315823 · BNF (FRcb120253017 (data) · BAV ADV10929227 · WorldCat Identities (ENn80-070756