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Giovanni Cariani

pittore italiano

Giovanni Busi, detto il Cariani (Fuipiano al Brembo, 1485 circa – Venezia, 1547), è stato un pittore italiano.

Indice

BiografiaModifica

Giovanni era figlio di un altro Giovanni detto Cariano o Zanino e di donna Caterina. Non si conosce la sua data di nascita, ma viene indicata tra il 1480 e il 1490, viene citato in un documento del 29 aprile 1509 che lo nomina testimone e magistro pittore, quindi doveva aver compiuto i vent'anni come voleva la legge veneta[1].
Firmò i primi lavori: I. Carianus, Ioanes Cariani, Io. Carianus de Busis aggiungendo a volte anche Bergomeus[2]. Membro della famiglia Busi, originaria della Val Brembana, più esattamente proprio del comune di San Pellegrino, ma si formò a Venezia, dove il padre era stato nominato preco et ministerialis curiae palatii e comandador ministerial de San Marco nel 1508, cariche importanti. Sposò la veneziana Giovanna Nadal, dal cui testamento redatto l'11 agosto 1517, risulterebbe che non avesse avuto figli naturali, ma avessero adottato una figlia di nome Adriana. Il Cariani adottò una seconda figlia di nome Pierina ma da un secondo matrimonio con una certa Angela nel 1541 ormai cinquantenne. Il Cariani si spostò a Bergamo il 15 agosto 1517, ed a Bergamo iniziò una intensa attività pittorica di alta qualità, con libertà di espressione senza condizionamenti. La presenza del Lotto non condizionerà i suoi lavori, molto più mistica l'arte del veneziano, reale e costruttiva quella del Cariani, anche se sicuramente tra i due sono intercorsi rapporti di lavoro.

L'attività dell'artista può essere divisa in tre periodi precisiː il primo periodo a Venezia in età giovanile, dove risentì dell'ambiente artistico che gravitava attorno al Bellini e al Giorgione, come dimostrano alcune sue opere, fra queste il Suonatore di liuto conservata al museo di Strasburgo, il secondo periodo dal 1517 al 1523 a Bergamo, dove iniziò una sua forma artistica personale e libera, il terzo periodo di nuovo a Venezia dove mantenne però attiva la collaborazione con Bergamo. dove forse fece ritorno in anni successivi.

Giovanni Busi operò in Lombardia, fra Bergamo e Crema, tra il 1517 e il 1523, forse ritornandovi intorno al 1530, inserendosi probabilmente nel gruppo gravitante intorno al Giorgione, subendo soprattutto l'influenza di Sebastiano del Piombo.

Venne chiamato a Bergamo forse da Francesco Albani, padre del futuro cardinale Giovanni Gerolamo, da lui ritratto in modo straordinario, vestito e ornato con una grossa collana d'oro, come lo aveva descritto il Sanudo; gli Albani, originariamente Lazzari da Albano Sant'Alessandro, erano una famiglia che vantava medici a quel tempo notissimi in città. Il primo lavoro svolto a Bergamo fu la Pala di San Gottardo ora conservata a Milano che non ottenne però i favori desiderati, il Cariani infatti non ottenne commissioni dagli ambienti ecclesiastici cittadini, ma solo fuori provincia[3].

Bergamo godeva in quegli anni di un importante panorama artistico, essendo presenti sia il Lotto che il Previtali, fu un risveglio culturale, essendo città periferica, scossa da più di un evento bellico, godette di un suo importante rinascimento. Il Cariani, che a Bergamo era stato scelto dalle autorità per decorare la nuovissima loggia dei mercanti nella piazza Nuova, "la loza et la fazzada noua sopra la piazza noua verso la cittadella", visibile ancora il suo militare suonatore di flauto[4], manifestò nella sua opera capitale, la Pala di San Gottardo, in borgo Canale, la sua adesione al gusto tizianesco e la sua contrapposizione al Lotto.

Il Cariani predilesse le tele dal formato quadrato dove posizionava in primo piano i soggetti che dovevano riempire la scena, il Cariani amava riempire la tela, con personaggi pieni, terreni, ma non ingombranti. In particolare rappresentò le donne sempre in maniera molto corposa, sarà questa una delle sue caratteristiche che lo accompagneranno durante il percorso artistico.

Il periodo storico (alto rinascimento) riprende lo stile manieristico caro ai pittori dell'epoca: le opere più conosciute del Cariani si trovano al museo del Louvre (Madonna con Bambino e San Sebastiano, ca. 1528) alla National Gallery of Art di Washington (il Concerto, ca. 1518-1520, già in collezione Giusti a Verona), nel duomo di Bergamo (Madonna dei colombi, ca. 1523) e alla Pinacoteca di Brera (la Pala di San Gottardo che anticipa il patetismo lottesco ed i colori assumono toni acuti e frizzanti).

 
Cariani - Concerto

L'influenza del Lotto emerse anche nella ritrattistica spingendo Cariani ad una acuta ed originale caratterizzazione psicologica dei personaggi, basti pensare al Ritratto di Gentiluomo e Ritratto di uomo con cappello.[5], Finì quindi la sua vita a Venezia a fare il ritrattista[6].

Nell'ultimo periodo, Cariani appare teso alla ricerca nostalgica del giorgionismo e di ampie immagini paesaggistiche, come nel caso della Donna nel bosco al Museo di Berlino.

Non si conosce la data di morte dell'artista, la sua ultima presenza è documentata il 26 novembre del 1547 nel testamento della figlia Pierina facendo coincidere la morte nell'anno seguente.

OpereModifica

Furono molti i lavori eseguiti dall'artista, alcuni autografi, altri solo attribuiti e molti dispersi realizzati in un arco di tempo molto ampio, dalla prima opera datata 1512 Cupidine che siede con l'arco in mano in un inferno per l'abitazione privata di Francesco Zio fino agli ultimi lavori datati 1540, lavori che ha eseguito sia in Bergamo che a Venezia. Molte delle sue opere sono conservate nella pinacoteca dell'Accademia Carrara di Bergamo, altri si trovano sparsi in molti musei internazionali, mentre altre opere sono ancora conservate in collezioni private.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Opere di Giovanni Cariani.

NoteModifica

  1. ^ Pallucchini, p 93
  2. ^ Eduard Safarik, Giovanni Cariani, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 2 gennaio 2018.
  3. ^ Palucchini, p. 32.
  4. ^ Emilio Galante, Il flauto traverso,tecnica acustica, EDT/SidM. URL consultato il 26 maggio 2017.
  5. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, Vol. III, pag. 88.
  6. ^ Marco Bombardieri, I cicli pittorici profaniBergamo del cinquecento. URL consultato il 2 gennaio 2018.

BibliografiaModifica

  • Luciano Gallina, Giovanni Cariani: materiale per uno studio, Bergamo, 1954.
  • Eduard Safarik, BUSI, Giovanni, detto il Cariani, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 15, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1972. URL consultato il 24 giugno 2016.
  • Rodolfo Pallucchini, Francesco Rossi (a cura di), Giovanni Cariani, Bergamo, Credito bergamasco, 1983, ISBN non esistente.
  • Eduard A. Safarik: Una monografia su Giovanni Cariani e un contributo alla conoscenza del suo primo periodo, in Arte Veneta n° 38, 1984.
  • Mauro Zanchi, Simonetta Cavalleri, Giovanni Cariani. Il giorgionesco dal realismo terragno, Ferrari Editrice, Bergamo 2001.
  • Gabriele Cavallini: Giovanni Cariani a Crema: un documento inedito del 1519, in Arte Lombarda n° 146, 147, 148, 2006.
  • Tosca Rossi, Bergamo urbs picta, Konos, 2009.

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