Giovanni Castriota

patriota albanese

Giovanni I Castriota (in albanese Gjon Kastrioti, in tedesco Johannes; anche Ivan[1]; Distretto di Mat – 2 maggio 1437; secondo altre fonti nel 1442), padre dell'eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Scanderbeg, fu un principe albanese, che governò il principato Castriota nel nord dell'odierna Albania dal 1389 fino alla sua morte nel 1437. Nel 1389 combatté contro gli ottomani al fianco di suo padre Pal Castriota nella Battaglia della Piana dei Merli (anche: Battaglia del Kosovo). Mentre suo padre morì nella battaglia, Giovanni sopravvisse e divenne un vassallo al servizio del sultano Murad II, una forma comune di tributo, che capitò anche a numerosi altri principi albanesi.

Stemma araldico dei Castriota

NomeModifica

Nei vari documenti il nome "Giovanni" si trova scritto in tanti modi diversi quanti furono gli interlocutori stranieri: veneziani, ragusani, monaci serbi, sultani ottomani. Poiché la lingua albanese, nel Medioevo, non era una lingua liturgica e non aveva ancora sviluppato una propria tradizione scritta, sembra logico che il suo nome si trova trascritto in base alla lingua in cui veniva scritto il documento.[2]

Nei documenti occidentali lo troviamo come "Joan, Janus, Iouan, Johannes, Yuan, Ivan, Juvan, [...] Giovanni, [...] Iohannes", nei documenti preparati dal suo ufficio in slavo antico appare come "Ivan" (Иван o Иванb). La cancelleria del monastero di Hilandar trascriveva il nome di Giovanni secondo gli standard stabiliti dalla tradizione dell'antica ortografia slava.[3]

Nei defter ottomani, Gjon è registrato come "Juvan" e la sua proprietà è registrata come Juvan-ili (la terra di Juvan). Ciò suggerisce che la forma del suo nome, con molta più probabilità doveva Juvan o Jovan. Il nome Jovan è ancora oggi diffuso in alcune regioni dell'Albania, sia tra gli albanesi di confessione ortodosso che tra quelli di fede cattolica.[4] Lo scrittore albanese Aurel Plasari sostiene che la famiglia Kastrioti appartenesse al credo ortodosso, più precisamente alla Chiesa ortodossa dell'area serba.[5]

BiografiaModifica

La maggior parte delle fonti tace sulla sua infanzia. È noto che la famiglia Castriota, che apparteneva alla tribù dei Mirditi meridionali, si stabilì vicino all'odierno confine con il Montenegro e il Kosovo.[6]

Giovanni ereditò da suo padre Pal due villaggi: Sinë e Gardi-Bassa sulle pendici ad ovest del fiume Drin nella regione di Dibër, nel nord-est dell'Albania.[6][7]

I suoi equilibri politici nei rapporti con gli Ottomani, Venezia, Ragusa e altri governanti locali, lo avevano portato ad espandere i territori del suo principato sui resti del regno serbo[8] e a controllare i passaggi in gran parte dei Balcani sud-occidentali, soprattutto dopo la grande sconfitta ad Ankara degli eserciti ottomani da parte dei timuridi nel 1402.[9]

La prima coalizione balcanica anti-ottomanaModifica

 
Situazione politica nei Balcani Occidentali alla vigilia della battaglia della Piana dei Merli (1389)

Il primo progetto di una coalizione balcanica anti-ottomana risale al 1359, appena cinque anni dopo l'arrivo degli ottomani in Europa. I principati albanesi, insieme ai principi bosniaci e bulgari, risposerò alla richiesta di aiuto dei serbi contro i conquistatori ottomani.[10] Il 15 giugno 1389, la coalizione dei popoli balcanici (albanesi, bosniaci, bulgari, valacchi, serbi, ungheresi e dalmati) fu sconfitta nella Battaglia della Piana dei Merli da Murad I, sultano dell'Impero Ottomano. Giovanni I Castriota combatté al fianco di suo padre Pal, che morì nella battaglia. Successivamente, gli ottomani si stabilirono nei Balcani centrali (Macedonia e Bulgaria). I tre principi albanesi Đurađ II Balšić e Teodoro II Muzaka, sotto il comando di Giovanni, si ritirarono all'interno dei loro confini, ma riuscirono a resistere agli ottomani e fondarono un'entità cristiana albanese che si estendeva dal confine meridionale di Ragusa al Golfo di Patrasso.[11]

Giovanni, vasallo ottomano e venezianoModifica

Giovanni I, come molti altri Signori albanesi, divenne vassallo ottomano a partire dal 1389, ciò significava che doveva rendere omaggio al Sultano e doveva sostenere le guerre dello stesso nei Balcani[12] con un suo esercito. Nel 1402 Giovanni sostenne il Sultano Bayezid I nella battaglia di Ankara, una battaglia tra gli ottomani e i timuridi nella quale questi ultimi vinsero.[9]

In una fase di indebolimento militare del Sultano, Giovanni riuscì con le sue truppe e con l'aiuto della ricchezza acquisita durante il vassallaggio ottomano ad espandere le sue proprietà fino al mare. Secondo lo storico e archivista austriaco Heinrich Kretschmayr, Giovanni era considerato “discretamente potente in Albania”, era diventato cittadino della Repubblica di Venezia e della Repubblica di Ragusa e governava come vassallo ottomano e come “temuto comandante” nella zona da Durazzo fino a Dibër.[13]

 
I Balcani meridionali intorno al 1410 con il piccolo regno di Giovanni I Castriota a nordovest

Per poter sfuggire alla crescente pressione degli Ottomani, Giovanni, aveva stabilito buoni rapporti con la Repubblica di Venezia; nel 1406 era stato registrato negli archivi veneziani come “dominus partium Albanie[14] e nel 1409 come ”magnifici domini Johannis Castrioti[15] e, per ottenere protezione contro gli ottomani, Giovanni era diventato vassallo della Repubblica di Venezia, l'unico paese cattolico a lui vicino. Ma quando Giovanni non vide un interesse da parte di Venezia per un conflitto armato contro il sultano, nel 1410 tornò al servizio degli ottomani, ma questo gli costò caro. Come accennato in precedenza, dovette rendere omaggio al Sultano e contribuire con un esercito alle sue guerre nei Balcani. Inoltre, dovette consegnare il figlio maggiore Stanisha come pegno per la sua fedeltà, convertirsi all'Islam, cedere la regione strategicamente importante di Dibra, la sua fortezza di Sfetigrad (oggi Kodžadžik nell’odierna Macedonia del Nord) e quella di Kruja. In cambio, il Sultano si impegnò a far crescere il ragazzo nella sua fede (cattolica) e a succedere al padre dopo la sua morte. Ancora una volta, Giovanni fu in grado di espandere la sua sfera di controllo nei suoi territori con il prestigio e le fortune che si era guadagnato alla corte del Sultano.

Nel 1413, nei documenti veneziani, Giovanni viene citato come “dominus partis Bosine”.[16] Nel 1420 il suo territorio arrivò a est quasi fino a Prizren, nell'odierno Kosovo, e a ovest fino ad Alessio nell'odierna Albania.[17] Il 28 gennaio 1423 ”Juannus Castrioti” divenne “unus ex dominis Albanie“.[18] Ma il sultano, reso sospettoso dal troppo potere di un vassallo, nel 1423[13] chiese in ostaggio gli altri tre figli Reposh, Costantino e Giorgio,[19] che furono condotti alla sua corte di Adrianopoli dove furono istruiti nell'Islam.[6]

 
Mappa delle attività militari durante la rivolta albanese dal 1432 al 1436

Infine, Giovanni divenne un alleato di Venezia nella battaglia di Tessalonica (1428-1430), che, dal 1423, apparteneva a Venezia. Giovanni, come i veneziani, fu sconfitto dagli ottomani. Quattro suoi castelli furono rasi al suolo e due convertiti per alloggiare delle guarnigioni ottomana;[20] le sue terre, in gran parte, vennero poste sotto l'amministrazione ottomana cosi che, Giovanni, si dovette ritirare nella stretta zona montuosa che gli era stata lasciata. Da questo momento, il Sultano Murad II è stato in grado di esercitare il suo potere nella regione albanese quasi senza ostacoli con un'amministrazione, che aveva principalmente lo scopo di calcolare le tasse e gli altri oneri dovuti dagli agricoltori e dai proprietari terrieri che suscitò l'ira della popolazione. Tra il 1435 e il 1438, nell'Albania centrale e meridionale, nella valle del fiume Shkumbin e nell'area di Argirocastro, ci furono una serie di rivolte armate anti-ottomane dei contadini guidate da Giorgio Arianiti, futuro suocero di Scanderbeg, che furono soppresse sanguinosamente.[21]

Dopo il 1430, il figlio di Giovanni, Giorgio Castriota che dal 1423 viveva come ostaggio alla corte di Murad II e dove, contrariamente alla promessa del Sultano fatto a suo padre, era stato convertito all'Islam e istruito secondo le tecniche militari musulmane (Giannizzeri), era coinvolto così tanto nelle operazioni belliche del Sultano nei Balcani che vari documenti e lettere di rappresentanti veneziani sollecitarono il padre Giovanni ad utilizzare il potere paterno affinché il figlio smettesse con le incursioni nei territori che appartenevano alla Repubblica di Venezia.

Giovanni morì il 2 maggio 1437 (secondo altre fonti nel 1442). Dopo la sua morte, Murad II assegnò il Principato d'Albania all'albanese rinnegato Hasàn Bey Versdesa. Con questo atto, il Sultano ruppe il patto a suo tempo concluso con Giovanni I Castriota secondo il quale, dopo la sua morte, uno dei suoi figli avrebbe ereditato i suoi domini.[22] Giorgio che, mentre era ostaggio alla corte ottomana aveva ricevuto il nome "Iskender" (Alessandro), nel 1438, dopo la morte dei suoi fratelli maggiori Reposh e Costantino, per i suoi servizi, venne mandato dal Sultano nella sua patria come Bey (titolo onorario militare) e Wali (governatore provinciale) di Misia, Skuria e Jonima (capitale Kruja).[23]

ReligioneModifica

La religione di Giovanni fu influenzata dall'equilibrio internazionale delle forze politiche. Secondo i documenti del monastero serbo Hilandar sul Monte Athos, Giovanni era un fedele della Chiesa ortodossa del Patriarcato serbo.[24]

Durante la sua vita, Giovanni, insieme alla sua Casa, cambiò più volte religione. Fan Stilian Noli, storico, politico e vescovo ortodosso albanese, scrisse nella biografia su “George Castrioti Scanderbeg”: “In materia di religione, Giovanni Castriota fosse un tipico albanese. Non era un fanatico seguace di alcuna fede, ma la cambiava in base ai suoi mutevoli orientamenti politici. Come alleato di Venezia (1407) era cattolico romano; come sostenitore di Stefan Lazarević della Serbia (1419–1426) era serbo ortodosso; come alleato di Murat II (1430-1438) era musulmano e tornò ad essere nuovamente cattolico romano dal 1438 come alleato e cittadino onorario di Venezia e Ragusa (oggi Dubrovnik); e morì da buon cristiano nel 1443.” (Altre fonti danno come data di morte il 2 maggio 1437.) Anche altri principi albanesi del Medioevo perseguirono questa politica.[25][26]

Secondo Oliver Jens Schmitt, professore di storia dell'Europa sudorientale all'Università di Vienna, i Castriota, originariamente, avevano rapporti con il mondo serbo-ortodosso. Ad esempio, Giovanni aveva donato la cosiddetta “torre albanese" al monastero serbo di Hilandar, dove anche il figlio Stanisha, per un po', ha vissuto come monaco.[27]

I rapporti apparentemente frivoli con le religioni avevano almeno due motivi: per gli albanesi, la sicurezza politica era più importante della religione, e la tolleranza verso quelli di fede diversa era abbastanza comune all'epoca ed era praticata anche dagli ottomani, i quali non facevano proselitismo, ma “compravano le anime cristiane". Oltre a rigidi obblighi, la conversione all'Islam ha portava riduzioni delle tasse e altri vantaggi pratici. I governanti ottomani non erano particolarmente interessati alla serietà del convertito nei confronti della nuova religione.

FamigliaModifica

Giovanni I Castriota sposò Voisava, la figlia di un sovrano "triballiano", della "pianura triballiana", che corrisponde alla regione tra la Serbia e la Bulgaria, con la quale ebbe nove figli.[28] Secondo Oliver Jens Schmitt, i nomi dei figli di Giovanni testimonierebbero il background della famiglia balcanica-ortodossa e lo stretto rapporto con il mondo bulgaro-serbo. Infatti, i figli si chiamavano Repoš (alfabeto serbo: Репош), Staniša (alfabeto serbo: Станиша), Konstantin (alfabeto serbo: Константин) e Gjergj (italiano: Giorgio, serbo: Đurađ). Le figlie si chiamavano Maria, Jela (abbreviazione di Jelena o Jelisaveta, una forma serba di Elisabetta), Angjelina, Vlaiza e Mamiza.[24]

 Pal
* ?
sp. ?
 
   
 Giovanni I
* ?
sp. Voisava
Alessio
Costantino
 
        
Staniša
† 1446 ca.
Repoš
† 1437/38
Mara
Giorgio I
* 1405; † 1468
Jelena
Mamica
Angjelina (Angelina)
Vlajka

BibliografiaModifica

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  • Franco Demarchi, Minoranze linguistiche tra storia e politica, Trento, Gruppo culturale Civis, 1988.
  • Franco Demarchi, Minoranze linguistiche tra storia e politica, Tirana, Fotokopie Canon sh.p.k., 2013.
  • John Van Antwerp Fine, The Late Medieval Balkans: A Critical Survey from the Late Twelfth Century to the Ottoman Conquest, Michigan, University of Michigan Press, 1994, ISBN 978-0-472-08260-5.
  • Arshi Pipa, Sami Repishti, Studies on Kosova, New York, East European Monographs, 1984, ISBN 978-0-88033-047-3.
  • Peter Giefer, Kosovo: unterwegs im Herzen des Balkans, Berlino, Trescher Verlag, 2010, ISBN 3-89794-141-4.
  • Christine von Kohl, Albanien, Monaco di Baviera, Verlag C.H. Beck, 1998, ISBN 3-406-50902-9.
  • Heinrich Kretschmayr, Geschichte von Venedig, Zweiter Band: Die Blüte, Paderbor o=2012, Salzwasser Verlag, ISBN 9783846006580.
  • John Musachi, Brief Chronicle on the Descendants of our Musachi Dynasty in: Early Albania: A Reader of Historical Texts, 11th-17th Centuries di Robert Elsie, Wiesbaden, Harrassowitz, 2003, pp. 34-55, ISBN 3-447-04783-6.
  • Fan Stilian Noli, Georg Castrioti Scanderbeg (1405-1468), Boston, Università di Boston, 1939.
  • Jeton Omari, Scanderbeg tra storia e storiografia (tesi di laurea), Università degli Studi di Padova - Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell Antichità, 2013/14.
  • M. Emanuela Palmisano, Progetto Scuola-Museo: Argonauti - Mare e migranti, Regione Siciliana, 2010.
  • Agostino Pertusi, Martino Segono di Novo Brdo, vescovo di Dulcigno: un umanista serbo-dalmata del tardo Quattrocento: vita e opere, Istituto storico italiano per il Medio Evo, Roma, 1981.
  • Aurel Plasari, Skënderbeu: një histori politike (Scanderbeg: una storia politica), Rieana, Instituti i Studimeve Shqiptare "Gjergj Fishta", 2010, ISBN 978-9928-136-53-4.
  • Janko Šafařík, Acta archivi Veneti spectantia ad historiam Serborum et reliquorum Slavorum meridionalium, Belgrado, Typographia Principatus Serbia, 1860.
  • Oliver Jens Schmitt, Skanderbeg, Der neue Alexander auf dem Balkan, Ratisbona, Friedrich Pustet, 2009, ISBN 978-3-7917-2229-0.
  • Oliver Jens Schmitt, Skanderbeg et les Sultans: Anatomie d'une rébellion contre l'Empire ottoman in: Schmitt, Südosteuropa und die Adria im späten Mittelalter, Bukarest, Editura Academiei Române, 2012, pp. 345-374, ISBN 978-606-654-037-7.
  • Ludwig von Thallóczy, Illyrisch-Albanische Forschungen, Monaco di Baviera, Duncker & Humblot, 1916.
  • Miranda Vickers, Shqiptarët - Një histori moderne, Bota Shqiptare, 2008, ISBN 978-99956-11-68-2.

NoteModifica

  1. ^ Oliver Jens Schmitt, nella sua biografia di Skanderbeg, usa solo il nome Ivan perché, secondo lui, solo questo nome appare nei documenti contemporanei.
  2. ^ Jeton Omari, Scanderbeg tra storia e storiografia, pp. 37
  3. ^ Jeton Omari, Scanderbeg tra storia e storiografia, pp. 38
  4. ^ Jeton Omari, Scanderbeg tra storia e storiografia, p. 39
  5. ^ Aurel Plasari: Skënderbeu: një histori politike, p. 335
  6. ^ a b c Christine von Kohl, Albanien, p. 39
  7. ^ John Musachi, Brief Chronicle on the Descendants of our Musachi Dynasty, p. 54.
    You should know that the grandfather of Lord Scanderbeg was called Lord Paul Castriota. He ruled over no more than two villages, called Signa (Sina) and Gardi Ipostesi. To this Lord Paul was born Lord John Castriota who became Lord of Mat. And to him was born Lord Scanderbeg. The mother of the said Lord Scanderbeg, i. e. the wife of the said Lord John, was called Lady Voisava Tribalda who was of a noble family.
  8. ^ Oliver Jens Schmitt, Skanderbeg et les Sultans, p. 57
  9. ^ a b John Van Antwerp Fine: The Late Medieval Balkans, p. 422
  10. ^ Franco Demarchi, Minoranze linguistiche tra storia e politica, p. 175
  11. ^ Irvin Faniko: L’evoluzione storico-giuridico della Carta Fondamentale Albanese, pp. 29
  12. ^ Povijesno društro Hrvatske: Historijski zbornik, Volumi 41-42. 1989, p. 24
  13. ^ a b Heinrich Kretschmayr, Geschichte von Venedig, p. 375
  14. ^ Agostino Pertusi, Martino Segono di Novo Brdo, p. 292
  15. ^ Janko Šafařík, Acta archivi Veneti spectantia ad historiam Serborum et reliquorum Slavorum meridionalium, p. 447
  16. ^ Archivio di Stato di Venezia: Acta Albaniae Veneta saeculorum XIV et XV, Parte 1,Volumi 3-4. Typis Josephi Tosini, Venezia 1980, p. 405
  17. ^ Christine von Kohl, Albanien, p. 23
  18. ^ Janko Šafařík, Acta archivi Veneti spectantia ad historiam Serborum et reliquorum Slavorum meridionalium, p. 134
  19. ^ Miranda Vickers, Shqiptarët - Një histori moderne, p. 23
  20. ^ Ludwig von Thallóczy, Illyrisch-Albanische Forschungen, p. 140
  21. ^ Arshi Pipa, Sami Repishti, Studies on Kosova, p. 14
  22. ^ M. Emanuela Palmisano: Progetto Scuola-Museo: Argonauti - Mare e migranti, p. 50
  23. ^ Peter Giefer: Kosovo: unterwegs im Herzen des Balkans, p. 27
  24. ^ a b Jeton Omari: Scanderbeg tra storia e storiografia, nota 19, p. 16
  25. ^ Miranda Vickers, Shqiptarët - Një histori moderne, pp. 35–36
  26. ^ Oliver Jens Schmitt: Skanderbeg. Der neue Alexander auf dem Balkan, p. 20
  27. ^ Oliver Jens Schmitt: Skanderbeg. Der neue Alexander auf dem Balkan, p. 29
  28. ^ Oliver Jens Schmitt: Skanderbeg. Der neue Alexander auf dem Balkan, p. 32

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica