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Giovanni Fogliani Sforza d'Aragona

politico e diplomatico italiano
Giovanni Fogliani

Segretario di Stato del Regno di Napoli
Durata mandato 17 giugno 1746 –
6 ottobre 1755
Monarca Carlo VII
Predecessore José Joaquín de Montealegre
Successore Bernardo Tanucci

Marchese Giovanni Fogliani Sforza d'Aragona (Piacenza, 3 ottobre 1697Castelnuovo Fogliani, 10 marzo 1780) è stato un politico e diplomatico italiano, al servizio del Regno di Napoli e di Sicilia.

BiografiaModifica

Giovanni Sforza d'Aragona
Marchese
Nascita Piacenza, 3 ottobre 1697
Morte Castelnuovo Fogliani, 10 marzo 1780
Dinastia da Fogliano
Padre Giuseppe Sforza d'Aragona
Madre Rosa Malvicini Fontana
Religione cattolicesimo

Giovanni Fogliani apparteneva a una famiglia aristocratica di Piacenza legata tradizionalmente ai Farnese; seguì pertanto Elisabetta Farnese, quando costei nel 1714 si recò in Spagna per sposare il vedovo re Filippo V. Nel febbraio 1730 ne sposò una dama di compagnia, la baronessa Maria Teresa De Ala, nel mentre l'appoggiava negli sforzi di procurare ai propri figli un trono negli stati italiani su cui i Farnese vantavano diritti di successione. Fogliani fu pertanto uno dei gentiluomini di camera che nel 1731 accompagnarono l'infante don Carlo, il quindicenne figlio di Filippo V e di Elisabetta Farnese, quando costui, in forza del trattato di Siviglia (1729), si recò in Italia per assumere la guida del Ducato di Parma e Piacenza e far valere i diritti sul Granducato di Toscana.

Successivamente, dopo che Carlo di Borbone ebbe ottenuto il trono di Napoli (1734) e della Sicilia (1735), Fogliani ebbe numerosi incarichi diplomatici: venne inviato in Toscana, a Genova, in Gran Bretagna e nei Paesi Bassi, senza tuttavia ottenere mai grandi successi. Ciononostante, nella primavera del 1746 Fogliani venne chiamato a Napoli per assumere le cariche di segretario di stato, di Ministro degli affari esteri, della Casa reale, della Guerra, del Tesoro, della Marina e del Commercio, in sostituzione del Montealegre, il precedente segretario di stato di origine spagnola esautorato perché ritenuto dalla regina Maria Amalia troppo riformatore e troppo legato alla politica della Spagna. Giocarono a favore del Fogliani l'origine italiana e l'indole prudente, dote quest'ultima che lo faceva ritenere adatto soprattutto alla normale amministrazione.

Fogliani fu rimosso dalla guida del governo per non essere riuscito ad assicurare la trasmissibilità del regno delle Due Sicilie ai figli di Carlo di Borbone. Infatti, al trattato di Aquisgrana (1748), che pose fine alla guerra di successione austriaca, venne stabilito che alla morte di Ferdinando VI di Spagna, privo di eredi, sarebbe successo Carlo di Barbone, il quale avrebbe lasciato il trono delle Due Sicilie non ai propri figli, ma al fratello Filippo, duca di Parma e Piacenza; Filippo, a sua volta, avrebbe ceduto Parma all'Austria e Piacenza al re di Sardegna. Il Fogliani, che aveva anche perso l'appoggio di Maria Amalia, fu sostituito agli Affari esteri, e agli altri incarichi dal Tanucci, il quale tuttavia non divenne formalmente "segretario di stato" in quanto tale carica venne soppressa[1].

Nel giugno 1755 il Fogliani fu nominato viceré di Sicilia. Mantenne inizialmente buoni rapporti con la nobiltà palermitana, mentre nell'aprile di due anni dopo rimase vedovo della consorte. Affrontò tuttavia in modo molto maldestro la prima grave emergenza: la carestia del 1763-64. Ai primi segni di mancanza di grano, nel 1763, ne dimezzò per decreto il prezzo, provocando in tal modo la sparizione del cereale dal mercato. Creò poi una "Giunta frumentaria" per acquistare grano a qualsiasi prezzo da rivendere al prezzo dimezzato, e per reperire i fondi introdusse tasse sulla neve, sul carbone, sul vino, sulle porte e sulle finestre. Venne vietato ai contadini di utilizzare il grano per la semina. Fece poi accogliere in vecchi edifici statali, con divieto di muoversi, i poveri giunti a Palermo dal resto della Sicilia; scoppiata nel mese di marzo 1764 una epidemia di colera, ordinò che fossero espulsi da Palermo e che ritornassero nei luoghi di origine[2]. Nel 1772-73, in occasione di una nuova carestia, la popolazione di Palermo ripose la propria fiducia sul capo del Senato (pretore) Cesare Gaetani principe di Cassaro. La morte improvvisa del Cassaro, nel corso di un'operazione eseguita dal chirurgo del Fogliani, venne attribuita dai palermitani all'azione del Fogliani, sospettato di essere in combutta con gli accaparratori di grano[3]. La disistima per il Fogliani scatenò infine la rivolta del Palermitani (19-20 agosto 1773); Fogliani fuggì da Palermo e si rifugiò a Messina[4]

Nell'estate 1774 tornò quindi a Napoli, dove fu accolto bene dal re Ferdinando, ma non da Bernardo Tanucci. Si recò allora in Spagna, ma per l'ostilità del conte d'Aranda nel gennaio 1775 tornò a Napoli dove, con i suoi intrighi, riuscì a far destituire il Tanucci. Nel 1779 si ritirò nel suo paese natale. [5]

NoteModifica

  1. ^ Harold Acton, I Borboni di Napoli, 1734-1825; traduzione italiana di Adele Pina Vacchelli, Firenze : Giunti-Martello, 1985, p. 96 (on-line)
  2. ^ Giuseppe Biundi, «Intorno all'abolizione delle tasse sul pane e sulle paste a Palermo, Memoria». Atti della Accademia di scienze, lettere e arti di Palermo, 3:1-40, 1839 (on-line)
  3. ^ N. Caeti, «La cacciata del viceré Fogliani», Arch. stor. siciliano, n.s., XXXIV (1909), pp. 325-356; XXXV (1910, on-line), pp. 81-112; XXXVI (1911), pp. 126-137
  4. ^ Luigi Del Pozzo, Cronaca civile e militare delle Due Sicilie sotto la dinastia borbonica : dall'anno 1734 in poi, compilata da monsignor Luigi Del Pozzo, Napoli : dalla Stamperia Reale, 1857, p. 3 (on-line)
  5. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/fogliani-sforza-d-aragona-giovanni_(Dizionario_Biografico)/

BibliografiaModifica