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Giovanni Fornasini

presbitero, antifascista e partigiano italiano

BiografiaModifica

Giovanni Remo Fornasini nasce il 23 febbraio 1915 a Pianaccio (Lizzano in Belvedere), da Angelo detto Anselmo e Maria Guccini[1]. Ordinato sacerdote il 28 giugno 1942 dal cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca di Corneliano, viene nominato vicario della parrocchia di Sperticano, il 21 agosto 1942 diviene parroco.

Il 25 luglio 1943 fa suonare a festa le campane, quando viene a conoscenza della destituzione di Mussolini, si impegna attivamente nella resistenza ed è vicino alla brigata partigiana "Stella Rossa", difende come può dalle angherie dei nazisti la popolazione, riuscendo a salvare diversi parrocchiani.

Viene ucciso a bruciapelo a Casaglia di Caprara da un ufficiale tedesco accusato apertamente da Don Giovanni dei delitti compiuti a Marzabotto, il suo corpo decapitato verrà ritrovato alla fine dell'inverno.

Il 18 ottobre 1998 a Marzabotto, il cardinale Giacomo Biffi, dà inizio al processo canonico di beatificazione assieme ad altri due sacerdoti Ferdinando Casagrande e Ubaldo Marchioni, considerati "martiri di Monte Sole".

OnorificenzeModifica

Data del conferimento: 1944

  Medaglia d'oro al valor militare
«Nella sua parrocchia di Sperticano, dove gli uomini validi tutti combattevano sui monti per la libertà della Patria, fu luminoso esempio di cristiana carità. Pastore di vecchi, di madri, di spose, di bambini innocenti, più volte fece loro scudo della propria persona contro efferati massacri condotti dalle SS. germaniche, molte vite sottraendo all’eccidio e tutti incoraggiando, combattenti e famiglie, ad eroica resistenza. Arrestato e miracolosamente sfuggito a morte, subito riprese arditamente il suo posto di pastore e di soldato, prima tra le rovine e le stragi della sua Sperticano distrutta, poi a San Martino di Caprara dove, pure, si era abbattuta la furia del nemico. Voce della Fede e della Patria, osava rinfacciare fieramente al tedesco l’inumana strage di tanti deboli ed innocenti richiamando anche su di sé le barbarie dell’invasore e venendo a sua volta abbattuto, lui Pastore, sopra il gregge che, con estremo coraggio, sempre aveva protetto e guidato con la pietà e con l’esempio.[2]»
— San Martino di Caprara (Bologna), 13 ottobre 1944

RiconoscimentiModifica

Gli sono state intitolate la scuola elementare di Porretta Terme e una via di Bologna, un cippo lo ricorda nel cimitero di San Martino di Caprara, con altri quattro parroci ( ...) anche loro assassinati dalle SS.Gli è stata intitolata la piazza antistante la chiesa parrocchiale a Pianaccio.

NoteModifica

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica