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«Uomo versatissimo in ogni sorta di scienze»

(De Angelis, 1710[1])

Giovanni Maria Moricino (Brindisi, 10 marzo 1558Brindisi, settembre 1628) è stato un medico e scrittore italiano, autore di una storia della città di Brindisi, rimasta manoscritta e poi pubblicata a proprio nome da Andrea Della Monaca.

Indice

BiografiaModifica

Figlio di Gianfrancesco e di Teodora Taccone, sorella del poeta latino Nicola. Si dedicò sin da giovane agli studi di scienze e letteratura, guadagnandosi la stima e l'ammirazione dei letterati del suo tempo.

La tragica fine dell'unico figlio, il sedicenne Francesco (m. 1571), caduto da un albero di gelso moro, gli provocò un dolore immenso che lo accompagnò per tutta la vità, in parte confortato da un'incrollabile fede in Dio. In quella funesta occasione compose anche l'epitaffio in latino

«Usque adeo gaudent morientium mora cruore
mora rubent iterum sanguine, nate, tuo.
E moro moreris, Moricine lapsus et istud
nomen et omen erat: dant tibi mora mori.
[2]

che fece iscrivere nel sepolcro fatto realizzare nella chiesa dei francescani di Brindisi in una cappella in stile barocco dedicata a San Francesco.

Nel 1595, alla morte del vescovo brindisino Ayardi, era il medico personale dell'alto prelato e per questo subì un processo, risoltosi poi favorevolmente, di sospetto avvelenamento. Tutto ciò non gli fu di alcun danno al prestigio, poiché fu successivamente anche eletto sindaco della sua città (1605-1606) e insegnò l'arte medica a Monopoli e Mesagne con grande profitto.

Grazie ad un ampio lavoro di erudizione (la sua ricchissima biblioteca, dispersa dopo la sua morte, era nota a Brindisi) e con l'aiuto degli estratti dei Regesti della Regia Camera di Napoli fornitigli dall'amico e concittadino Ferrante Fornari, scrisse una storia di Brindisi ("Dell'antiquità e vicissitudini della città di Brindisi e della di lei origine sino al 1604")[3]; il manoscritto fu in seguito utilizzato dal carmelitano Andrea Della Monaca per la sua Memoria historica della città di Brindisi (Lecce 1674), che il Pedio ha dimostrato essere in massima parte opera di plagio letterario.

Alla morte, avvenuta a Brindisi nel settembre del 1628, anche i suoi resti furono collocati nella cappella di San Francesco dove aveva dato degna sepoltura al figlio.

NoteModifica

  1. ^ Domenico De Angelis, Le vite de' letterati salentini, I, Firenze 1710, p. 18.
  2. ^ Ancora oggi le more godono del sangue dei mortali, una seconda volta, o figlio, le more rosseggiano del tuo sangue. O Moricino, caduto da un moro, tu muori: così - giacché codesto tuo nome era anche un triste presagio - le more morte ti danno
  3. ^ manoscritto inedito conservato nella Biblioteca arcivescovile Annibale Deleo a Brindisi

BibliografiaModifica

  • Edoardo Pedio, Il manoscritto di Giovanni Maria Moricino e la Storia di Brindisi del P. della Monaca, in "Rivista Storica Salentina", VI, 1904, pp. 364–374;
  • Pasquale Camassa, Brindisini illustri, Brindisi 1909;
  • Gianni Jacovelli, Medici letterati brindisini tra 1500 e 1600, in "Brundisii Res" XV (1983), pp. 33–48;
  • Alberto Del Sordo, Ritratti brindisini; presentazione di Aldo Vallone, Bari 1983,, pp. 77–83.

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN89251872 · ISNI (EN0000 0000 6205 3934