Giovanni Vitrotti

direttore della fotografia e regista cinematografico italiano
Giovanni Vitrotti nel 1910 vestito da cosacco

Giovanni Battista Vitrotti, detto "Vitrutìn", (Torino, 16 novembre 1882Roma, 1º dicembre 1966), è stato un direttore della fotografia e regista cinematografico italiano.

BiografiaModifica

Fratello maggiore di Giuseppe Paolo, iniziò la sua attività artistica in un primo tempo nella pittura ma è il nuovo mezzo di espressione a portarlo, a 21 anni, verso quella che diventerà la sua vera professione: la fotografia. Nel 1903 ottenne la medaglia d’oro al Concorso di Fotografia Sportiva della Società della Stampa di Torino. Grazie alla notorietà che riuscì a conquistare come abile e raffinato fotografo, entrò in rapporto con Arturo Ambrosio che fu titolare di una delle più antiche “Manifatture cinematografiche”: la Ambrosio Film di Torino, presso la quale lavorò fin dalla sua costituzione avvenuta nel 1906. Tra le produzioni a soggetto dell’Ambrosio in cui fu impiegato come fotografo e operatore vanno citati Gli ultimi giorni di Pompei (1908), Il diavolo zoppo (1909), Didone abbandonata (1910) , La Gioconda (1912), Il fornaretto di Venezia (1914), Teodora (1922), e le numerose comiche con interpreti i personaggi di Robinet (Marcel Fabre), Fricot (Ernesto Vaser) e Gigetta (Gigetta Morano).

Come avvenne per la maggior parte degli operatori alle origini del cinema, i primi lavori di Vitrotti furono delle vedute, dei documentari illustrativi e le riprese cosiddette “dal vero” filmate nel 1905: Briganti in Sardegna, La corsa di Brescia, Le corse a Mirafiori. Nel 1906 realizzò, fra gli altri i film La corsa Susa-Moncenisio, Il Concorso Ippico di Torino, Manovre Alpine, Regina a Gressoney e, con tutta probabilità, i primi filmati pubblicitari italiani: Estratto di carne e Seccotine. Nel luglio del 1907 Vitrotti si sposò con Angela Ercules ed ebbero quattro figli: il primo Virgilio (1908-1928), Felicita "Tina" (1911-1953), che esordì anch'essa nel mondo del cinema col nome d’arte di Mary Dorian, l'operatore e regista Giovanni Alberto "Gianni" (1922-2009), che ebbe un’importante carriera di operatore, e l'operatore Franco (1923-2011).

Nel 1908 Giovanni si recò a Messina per filmare le rovine provocate dal terremoto. Nel 1910 venne inviato in Russia dalla sua Casa per girarvi dei film nel grande teatro di posa della Thiemann & Reinhardt. Dopo il rientro da questo viaggio, passò prima da Malta per realizzare un reportage cinematografico, poi si fermò in Turchia e a Tunisi. Nell’estate 1911 infine ripartì per il secondo viaggio in Russia. Un ritorno che si dimostrò molto proficuo per i documentari di attualità, ripresi a volte in maniera rischiosa e rocambolesca. I travelogues vennero realizzati a Mosca, Tbilisi, Baku, Ani, Erevan e nelle zone turche dell’Ararat. Documentò usi e costumi delle popolazioni tartare e cosacche e si spinse fino in Persia.

Prima del suo rientro in Italia nel 1911, fece tappa a Tripoli per filmare la guerra italo-turca. Ritornato a Torino, riprese altri “dal vero”: dall’Esposizione Internazionale alla visita del Re d’Inghilterra, per poi ritornare a viaggiare all’estero, dapprima in Turchia, in Bulgaria, in Serbia, in Austria e nel Montenegro. In Dalmazia poi girò una serie di documentari sulle città della costa. Nel 1913 venne inviato in Svizzera, in Francia e in Spagna. Alla fine dello stesso anno abbandonò l’Ambrosio Film (alla quale ritornerà nel 1919) e fondò a Torino, con un gruppo di soci, la Leonardo Film che produsse una ventina di pellicole fino al 1915.

Quando la Prima Guerra Mondiale era già al suo secondo anno, nel marzo del 1916 fu richiamato e destinato al 6° Genio Ferrovieri. Dal settembre 1916 passò alla sezione Fotocinematografica del Quartiere Generale del Comando Supremo del Regio Esercito e inviato in zona di operazioni con le mansioni di cineoperatore e fotografo. Si trovò così a documentare le battaglie dell’Isonzo, il fronte del Trentino, la successiva liberazione delle città, la visita nel 1918 del Re d'Italia Vittorio Emanuele III a Trieste, oltre ai tanti episodi di distruzione e di dolore, spostandosi nel fango e nell’acqua delle trincee per essere più vicino alle azioni.

 
Obiettivi cineprese di Giovanni Vitrotti ex Museo MICS Roma

Alla fine del 1918 fu congedato e ritornò all’Ambrosio Film; già si cominciavano ad avvertire le prime avvisaglie della crisi che avrebbe gravato sul cinema e che i sarebbe inasprita a tal punto da indurre buona parte dei cineasti ad emigrare in America, Francia e Germania. Così, agli inizi del 1921 Giovanni Vitrotti, con la crisi del cinema italiano, si trasferì con la famiglia a Berlino, dove lavorò per le Case tedesche Phoebus, la Terra-Film, la May-Film e la National-Film. Vi restò per dieci anni partecipando alla realizzazione di 42 film. Nella sua casa del quartiere berlinese di Charlottenburg nel 1922 nacque il figlio Gianni Alberto, la stessa abitazione che diventò punto di riferimento della colonia italiana dei cineasti emigrati. Nel 1930 si recò in Polonia e sarà operatore di Moralność pani Dulskiej (regia di Boleslaw Newolin), il primo film sonoro della cinematografia polacca. Nel 1932, con l’avvento del Nazismo, le leggi sull’immigrazione lo costrinsero a ritornare definitivamente in Italia. In questi anni il Fascismo organizzava i più grossi tentativi di propaganda cinematografica attraverso l’Istituto Nazionale Luce e i cineoperatori assunti non sono molti: si dovettero perciò utilizzare anche le collaborazione esterne. Vitrotti, che continuò a lavorare per le produzioni di film, fu chiamato più volte per riprendere molteplici manifestazioni sportive: da Torino, nel periodo dal 1936 al 1939, registrò dei servizi di calcio, pattinaggio e sci per il Giornale Luce. Nel maggio 1938, Giovanni fu inviato a Napoli per riprendere la grande esercitazione aerea presso il poligono di Furbara organizzata in onore del viaggio in Italia di Adolf Hitler. Nell’aprile del 1942 fu assunto dalla Settimana Incom per realizzare alcuni servizi.

In quel periodo, i due figli Franco e Gianni Alberto cominciarono a lavorare nel cinema sotto la guida del padre. Con entrambi i figli cresciuti alla sua scuola, Giovanni produsse numerosi documentari didattici, folcloristici e culturali, che ottennero premi e riconoscimenti ai festival internazionali di Venezia, Berlino ed Edimburgo. Dopo un fecondo e lungo lavoro dietro la macchina da presa, Giovanni Vitrotti si spense a Roma il 1 dicembre 1966. Così venne a mancare all'età di 84 anni uno dei pionieri italiani del cinema che si ricorda e si celebra non solo per una carriera di grandi collaborazioni, ma anche e soprattutto per le sue idee acute e innovative.

Filmografia parzialeModifica

Direttore Artistico / RegistaModifica

  • Briganti in Sardegna (1905)
  • Un cappello nella minestra (1905)
  • Sua Maestà il Re all'Esposizione (1907)
  • Cinzano - Vendemmia del Vermouth (1907)
  • Cinzano - Vendemmia del Moscato (1907)
  • L'orfanella di Messina (1909) / regia e fotografia
  • L'industria del legno in Cadore (1909) / regia e fotografia
  • Il prigioniero del Caucaso (Kavkazskij plennik) (1911)
  • Tradimento (Izmena) (1911)
  • Il Demone (Demon) (1911)
  • Costruzione del nuovo stabilimento Fiat a Mirafiori (1940)
  • Dal Gran Paradiso alla Sella di Ivrea (1950)
  • Il Carnevale d'Ivrea (1954)
  • Le isole Borromee (1964)

Direttore della fotografia / OperatoreModifica

Riconoscimenti e premiModifica

  • Gran Diploma d'Onore e Medaglia d'oro, Esposizione Nazionale di Fotografia Artistica e Cinematografica, Milano
  • Diploma d'Onore e Coppa d'argento , Esposizione del Foto-Club d'Arte, Torino (premio dedicato dalla Casa Seblussner di Francoforte sul Meno)
  • Grande Coppa d'argento degli Artisti del Teatro Imperiale di Mosca (Film storici), Mosca
  • Grande Medaglia d'oro - 1. Premio, Esposizione Mondiale di Fotografia artistica e Cinematografica, Bruxelles
  • Gran Diploma d'onore e Medaglia d'oro, Esposizione Internazionale Fotografia Artistica, Torino
  • Encomio Speciale delle LL.A.R. i Duchi di Genova, Film epoca Napoleonica - Castello Reale d'Agliè, Agliè
  • Diploma d'Onore, Concorso Internazionale di Cinematografia, Torino

BibliografiaModifica

  • Maria Adriana Prolo, “Un operatore italiano in Russia”, in Cinema, n. 125, 1941, p. 154-157.
  • Marucci Vascon Vitrotti, Un pioniere del cinema: Giovanni Vitrotti, Trieste, G. Coana & figli, 1970.
  • Arrigo Frusta, “I ricordi di uno della pellicola”, in Bianco e Nero, n. 2, 1953, p. 32-40.
  • Fascicolo speciale di “Griffithiana” prevalentemente dedicato a Giovanni Vitrotti; Griffithiana n.26-27, Le Giornate del Cinema Muto: [Pordenone 29 settembre – 4 ottobre 1986], Gemona, Cineteca del Friuli, p. 7-63.
  • AA.VV.,“La dinastia dei Vitrotti”, in Enciclopedia monografica del Friuli-Venezia Giulia, vol. 3.4 “La Storia e la Cultura”, 1981, Udine, Istituto per l'Enciclopedia del Friuli-Venezia Giulia, p. 2236-2239.
  • Mario Bernardo (a cura di), Quel ‘Vitruttin’ di casa Ambrosio, in “40. Anniversario”, 1990, p. 36-41.
  • Julia Prokopenko, "Giovanni Vitrotti and other exotic Aesthetes", in Journal of Film Preservation; Vol. 25, Fasc. 53, (Nov 1996), Bruxelles, 17-20.
  • Elisabetta Vitrotti, Giovanni Vitrotti 1882-1966 : pioniere del cinema, Trieste, 2000 (Stampato in occasione della presentazione delle opere dell'Archivio Vitrotti, realizzata in collaborazione con la Cineteca Regionale del Friuli Venezia Giulia).
  • AA.VV. (a cura di Richard Abel), "Giovanni Vitrotti", in Encyclopedia of Early Cinema, Abingdon-Oxfordshire, Taylor & Francis Ltd, 2005, p. 936.

Collegamenti esterniModifica

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