Giovanni da Prato

vescovo cattolico italiano
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Giovanni da Prato, O.F.M.
vescovo della Chiesa cattolica
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Deceduto1515
 

Giovanni da Prato (Prato, ... – 6 marzo 1515) è stato un vescovo cattolico italiano.

Incerto il vero nome di battesimo. Nominato, negli atti comunali di Prato semplicemente come Giovanni di Domenico da Prato, in vari altri documenti ecclesiastici viene chiamato Giovanni Vittorio di Domenico da Prato e non è neppure chiara la sua appartenenza familiare. Secondo alcuni era della famiglia dei Trombetta, secondo altri dei Dagomari.

Ma la confusione a proposito di Giovanni da Prato non riguarda solo il suo nome e cognome. Non è sicuro neppure se sia o non sia lui quel Giovanni da Prato chiamato da Lorenzo il Magnifico a fare da tutore ai figli Piero e Giovanni anche se numerosi indizi lo indicherebbero come tale.

Ultimo qui pro quo su Giovanni da Prato è l'ordine religioso al quale apparteneva. Ferdinando Ughelli tramandò che fosse benedettino e allora altri storici, basandosi sull'Ughelli, lo riportarono come tale quando invece era francescano e dell'ordine dei frati minori conventuali.

Di sicuro fu lettore di Fisica all'Università di Pisa nel 1484, fu confessore e cappellano del cardinale Guillaume d'Estouteville, detto il Cardinale Rotomagense, fu penitenziere di Aquitania, e il 7 marzo 1504 venne nominato da Giulio II, del quale era pure confessore, vescovo dell'Aquila. Per le turbolenze politiche del periodo, il 1º giugno 1506, lasciò fisicamente la diocesi, ma non il titolo di vescovo[1], con la scusa di dover curare degli affari personali in Lombardia e Veneto[2].

Alla fine del 1507 ritornò in Toscana come da «due lettere del Comune di Prato a lui, piene di devozione e di benevolenza: e i cittadini onoraronlo e donaronlo quando venne a Prato l'ultimo di dicembre 1507; come attesta un'epigrafe esistente nella chiesa di S. Francesco, ch' egli consacrò il 15 di gennaio dell'anno seguente»[3]. Una settimana dopo passò a Montevarchi dove «avendo seco il Capellano, il nipote, due Servitori, il barbiere, lo staffiere ed il vetturale con sette cavalcature»[4] rimase cinque giorni per inaugurare i rifacimenti della chiesa annessa al monastero di San Ludovico.

Nel 1515 papa Leone X lo sciolse dalla diocesi dell'Aquila e lo fece vescovo, in partibus, di Tebe. Ma Giovanni morì pochi giorni dopo.

Restano nel laurenziano codice XX -plut. 47- tre lettere ad Joannem Pratensem scritte da Poggio Bracciolini pubblicate poi a Parigi nel 1723 in calce all'opera di Poggio De varietate fortunae.

NoteModifica

  1. ^ Giuseppe Cappelletti, Le chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, Venezia, 1870 [1]
  2. ^ Arch. Vat. Regesta, vol. 986 c. 281
  3. ^ Cesare Guasti, Bibliografia pratese, compilata per un da Prato, Prato, 1844, pag. 300
  4. ^ Aldo Anselmi, Il convento e la chiesa di San Ludovico Vescovo di Tolosa dei Francescani minori conventuali in Montevarchi, Montevarchi, Dattiloscritto, s.d., conservato in Accademia Valdarnese del Poggio, pag. 2

BibliografiaModifica

  • Cesare Guasti, Bibliografia pratese, compilata per un da Prato, Prato, 1844
  • Giuseppe Cappelletti, Le chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, Venezia, 1870 [2]
  • Alessandro Ferrajoli, Il ruolo della corte di Leone X in Archivio della Società romana di storia patria a cura di Deputazione romana di storia patria, Roma, 1913