Girifalco

comune italiano
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'uccello rapace, vedi Falco rusticolus.
Girifalco
comune
Girifalco – Stemma
Girifalco – Veduta
Panorama su parte del centro storico
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaCoat of Arms of the Province of Catanzaro.svg Catanzaro
Amministrazione
SindacoPietrantonio Cristofaro (lista civica) dal 21-9-2020
Data di istituzione4 maggio 1811
Territorio
Coordinate38°49′N 16°26′E / 38.816667°N 16.433333°E38.816667; 16.433333 (Girifalco)Coordinate: 38°49′N 16°26′E / 38.816667°N 16.433333°E38.816667; 16.433333 (Girifalco)
Altitudine456 m s.l.m.
Superficie43,1 km²
Abitanti5 761[1] (30-11-2019)
Densità133,67 ab./km²
Comuni confinantiAmaroni, Borgia, Cortale, San Floro, Squillace, Vallefiorita
Altre informazioni
Cod. postale88024
Prefisso0968
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT079059
Cod. catastaleE050
TargaCZ
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)[2]
Nome abitantigirifalcesi
PatronoSan Rocco
Giorno festivo16 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Girifalco
Girifalco
Girifalco – Mappa
Posizione del comune di Girifalco all'interno della provincia di Catanzaro
Sito istituzionale

Girifalco (AFI: /ʤiriˈfalko/[3], Cirifarku o Cirifarco in calabrese[4], Girifarcum in latino[5]) è un comune italiano di 5 761 abitanti[1] della provincia di Catanzaro in Calabria. Centro collinare di origini medievali adagiato ai piedi del monte Covello in posizione terrazzata al centro della penisola calabrese e dell'istmo di Catanzaro.

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

 
Vista dall'alto verso nord-ovest

Sorge a nord dei monti delle preserre catanzaresi affacciandosi sull'istmo, nel quale si trova in posizione centrale e proiettato leggermente a nord-est[6][7] adagiato a 456 m s.l.m. (altezza minima 224, massima 889) ai piedi del monte Covello, dai cui punti più elevati si possono osservare entrambi i mari[8]. Il territorio comunale ha una superficie di 43,1 km² e si estende tra la zona montana e submontana del monte Covello e l'altopiano che degrada verso est e in direzione della valle, detta Carìa, che va in direzione del golfo di Squillace[9].

IdrografiaModifica

Girifalco si trova tra due corsi d'acqua, i torrenti Ghetterello e Pesipe. Il primo nasce sulle pendici orientali del monte Covello e attraversa il territorio nella parte sud-est fino al bosco Farnoso[10] e sfociando nelle acque del golfo di Squillace dopo essersi unito al torrente Alessi, che a sua volta nasce nei boschi sud-orientali sul monte sopracitato. Il Pesipe attraversa la parte nord-ovest del territorio scendendo dal monte Covello[11].

StoriaModifica

Origine del nomeModifica

L'etimologia del nome di Girifalco da sempre desta grande incertezza e mistero e le sue origini si perdono nella leggenda, come quella popolare che vuole la nascita del nome da un falco che volteggiava ad ali spiegate nel cielo azzurro dall'alto di una torre, così com'è rappresentato nello stemma cittadino, che venne realizzato nel XVII secolo quando il borgo veniva già denominato così da secoli[12]. Le ipotesi razionali, dunque, sono altre:

Com'è scritto in un vecchio articolo del giornale La tribuna illustrata, il nome fu dato agli abitanti dei villaggi Toco e Carìa (posti leggermente a sud-est dell'attuale centro) distrutti dei saraceni, che in seguito fondarono il nucleo più antico di Girifalco stabilendosi su una rupe per difendersi. Quei primissimi abitanti furono definiti una Sacra Falange e quel termine, in greco (''Ιερή Φάλαγγα'' - ''Ierí Fálanga''), diede il nome al luogo in cui si insediarono[13][14].

Tuttavia il nome Girifalco potrebbe avere origine dalla latinizzazione delle parole ''Ieros'' e ''Fajecon'', Sacri Feaci (Phaiakes, "falchi") gli abitanti di Scheria (Skera)[15][16], città che secondo alcuni studiosi[17] nacque in un punto imprecisato all'interno dell'Istmo di Catanzaro[18].

Giovanni Alessio nel Saggio di toponomastica calabrese lo fa derivare da ''Kurios Falcos'' o ''Dominus Falcus'', ossia Signore/Dio Falco, mentre Niccolò Tommaseo nel Dizionario della lingua italiana, alla voce Girifalco scrive che la prima parte del vocabolo può essere il greco ''ierax'' (sparviero, falco) avendo così la ripetizione dello stesso termine in due lingue diverse[13].

 
Falconieri di Federico II

Ma senza dubbio il rapace ha a che fare con il nome del borgo come affermava, tra gli altri, lo storico e viaggiatore inglese Henry Vollam Morton il quale visitò il sud Italia, e così scrisse su Girifalco[19][20]:

«Sono arrivato in una città di montagna chiamata con il delizioso nome di Girifalco, che è l'italiano di 'gerfalcon', e probabilmente, se uno potesse scavare nella sua storia, potrebbe trovare che il nome risale ai Normanni o probabilmente al più grande dei falconieri, Federico II.»

(Henry Vollam Morton, A traveller in Southern Italy)

All'epoca la caccia con il falco era molto diffusa e i falconieri erano gli ufficiali di corte che addestravano i falconi. È plausibile che dei falconieri Normanno/Svevi risiedessero nella terra di Girifalco, visto che questa zona in alcuni periodi dell'anno costituisce un passaggio obbligato per questi rapaci (tra cui il falco pecchiaiolo) e la zona montana del borgo ma anche la rupe Pietra dei Monaci sono frequentate dal gheppio[21], ed è possibile che diedero il nome, dall'antico vocabolo nordico ''geirfalki'' (girifalco), al luogo dove addestravano questi falchi in onore del rapace del nord Europa, loro terra d'origine[13][22].

Antichità e origini medievaliModifica

Storicamente, la nascita di Girifalco è fatta risalire al dominio bizantino, nel IX secolo. Tuttavia erano presenti degli insediamenti precedenti alla Magna Grecia, come dimostrato da alcuni ritrovamenti nella valle denominata Carìa, nella parte alta del torrente Ghetterello fino al bosco Farnoso[12]. La necropoli, con delle tombe a lastroni di pietra rinvenuta durante gli ultimi anni del XIX secolo dallo storico e archeologo Armando Lucifero nella quale reperì il cranio di Carìa[23][24][25], risale al Neolitico superiore e consente di affermare che nel territorio erano presenti delle popolazioni autoctone che si erano stanziate nella sopracitata valle[26][27][28][29].

Il territorio di Girifalco risulta essere strategico fin dall'antichità, quando il console Marco Claudio Marcello durante la seconda guerra punica, pose i suoi presidi militari sul monte Covello per la particolarità di poter controllare contemporaneamente i due golfi (lo Scilletinico e il Nepetinico) in una località denominata successivamente Setto di Marcello dove sono state ritrovate delle punte di lancia e delle piccole anfore di epoca romana, testimonianza di antiche postazioni in questa terra[30].

Un vecchio articolo del giornale La tribuna illustrata del 7 febbraio del 1937 parla delle sue origini medievali[14]:

«Girifalco deve la sua nascita alla morte di due paesi, Toco e Carìa, distrutti dai Saraceni nell'836. Gli scampati, all'incendio ed al macello, si rifugiarono sopra una rupe chiamata Pietra dei Monaci; e respinsero ogni assalto lanciando, in disperata difesa, le pietre strappate alla montagna. Furono chiamati, quei prodi, una "Sacra Falange", e, da quel loro nome, detto in greco, venne il nome del loro nuovo nido: Girifalco.»

(Girifalco, La Tribuna Illustrata, 7 febbraio 1937, anno XV)
 
Scavi località San Vincenzo
 
Rione Pioppi Vecchi (terra vecchia), primo borgo di Girifalco che il Barrio descrisse, nel 1571, come Girifarcum Castellum.

La presenza dei due antichi villaggi è stata suffragata dai ritrovamenti effettuati nelle località Carìa, Toco e San Vincenzo, sotto la rupe Pietra dei Monaci, dove sono state ritrovate delle tombe a camera risalenti alla metà del VI o VII secolo, circa due secoli prima delle invasioni saracene. I villaggi Toco (dal greco ''toíchoi'', mura o ''teíchos'', muro) e Carìa, erano remoti insediamenti di popolazioni autoctone presenti nella vallata, oppure risalivano all'epoca romana o alle migrazioni greche e probabilmente non vennero mai conquistati dai Bruzi perché si trovavano a pochi chilometri dell'antica Skylletion, essendo questi in continuo conflitto con le città magnogreche[31]. Anticamente presso la valle Carìa passava la via istmica greca che collegava, passando per il pianoro di Girifalco (storico crocevia), lo Ionio al Tirreno[12]. Prima dell'arrivo dei Normanni in Calabria, in piena epoca Bizantina, per difendersi dalle incursioni dei saraceni che infestavano quelle contrade intorno al IX secolo, nell'anno 836 la popolazione si rifugiò in un luogo più alto e sicuro dal quale era visibile l'intera valle sottostante. Tuttavia, il nucleo urbano può aver avuto origine in seguito all'invito del generale bizantino Niceforo Foca il vecchio, che si preoccupò di rafforzare le difese dei territori dalle incursioni saracene durante la vittoriosa campagna nel biennio 885-886, a stabilirsi sui Kastellion, ovvero borghi posti sulle alture facilmente difendibili grazie alla conformazione naturale del terreno[32]. Quel luogo era una rupe, in seguito conosciuta come Pietra dei Monaci perché in quella zona sorse un cenobio o un convento bizantino, dove nacque il primo nucleo abitativo della Girifalco antica (odierno rione Pioppi Vecchi), tipico borgo medievale adagiato su uno sperone roccioso che si popolò degli abitanti della vallata[12].

XIII secolo - Età normanno-svevaModifica

Per la sua posizione centrale all'interno dell'istmo, punto più stretto della penisola italiana, la terra di Girifalco era un crocevia e un passaggio obbligato tra i due golfi e la sua posizione strategica era favorevole all'istallazione di guarnigioni potendo controllare entrambi i mari dalle vette del monte Covello. Nella corte di Federico II, all'epoca Re di Sicilia, erano presenti i falconieri, ufficiali che addestravano i falconi per la caccia e lui stesso era un grande falconiere. Sostava spesso nella sua abitazione nell'antica Nicastro[33] e andava a caccia con il falcone spingendosi fino ai boschi nella terra di Girifalco, che in quell'epoca faceva parte del feudo di Maida, e aveva creato una grande riserva di caccia nei territori di quel feudo rendendo dunque probabile la presenza dei falconieri normanni nella terra di Girifalco visto che il territorio costituisce da sempre un passaggio migratorio di questi rapaci[31].

Dopo la VI crociata, quindi dopo il 1229, fu costruita una struttura fortificata sulla collina a nord ovest della terra vecchia, il quale in epoche successive (1655) venne convertito nel palazzo Ducale[34].

Sotto gli svevi, a Girifalco venne fondato un insediamento musulmano quando nel 1233 Federico II vi mandò (oltre che a Lucera in Puglia e Acerenza in Basilicata) una colonia di saraceni insorti in Sicilia, per farli integrare con le popolazioni del luogo, e probabilmente usarli come soldati, evitando di farli ritornare sull'isola a creare altre insurrezioni. Quella colonia, che venne descritta come un castello distante cinque miglia da Squillace[35], durò fino al 1239 quando gli arabi furono tutti confinati nella colonia pugliese di Lucera, la più distante dall'isola Siciliana[36][37].

Dopo il 1234, era signore di Girifalco un certo Giulio Maffei, giustiziere della Calabria Ultra al servizio di Federico II, che per riconoscenza lo nominò signore di questa terra, mentre nel 1258 Manfredi confermò il possedimento al figlio, Scipione Maffei[38]. Padre Giovanni Fiore da Cropani nella sua opera Della Calabria illustrata scriveva che ai tempi di Manfredi, quindi tra il 1258 e il 1266, era signore del castello di Girifalco un cavaliere spagnolo di nome Annibale, al servizio della corona. Per i servigi fatti al re si era meritato la terra di Girifalco con il suo castello e per il lungo possesso che ne aveva avuto, prese per cognome il nome della terra stessa[39]. I suoi successori (il figlio e il fratello) vennero mandati in esilio da Carlo I per la vicinanza con Manfredi, facendo così cadere la terra di Girifalco nel patrimonio del Regno di Sicilia[40]. La presenza normanna in questa terra può essere ricercata anche nell'antico patrono cittadino, San Michele Arcangelo, verso il quale i normanni erano particolarmente devoti.

Dal 1300 al 1600 - Terra contesa, Signoria e BaroniaModifica

Agli inizi del XIV secolo (1308), fu possedimento di Caterina Niceforo (o di Niceforo), figlia del tiranno e despota dell'Epiro[22]. Durante il regno di Ferrante I (1458-1494) fece parte della Contea di Arena ed era signore di Girifalco Luigi di Longobucco, consigliere del re e in seguito appartenne alla figlia o sorella Alfonsina ''Longobucca'' moglie di Carlo Ruffo (1424-?) signore di Girifalco[41]. Dal 1494, con la dominazione spagnola nel Meridione, passò al Principato di Squillace fino al 1506, quando il Re Cattolico la staccò per annetterla alle terre che costituivano la Contea di Soriano sotto i Carafa con titolo di Baronia[40][42]. Intorno al 1520, il banchiere Germano Ravaschieri dei conti di Lavagna ottenne la Baronia di Girifalco che passò al figlio Giovanni Geronimo (Girolamo)[43] e in quel lasso di tempo, nel 1526, era signore di Girifalco Camillo de Gennaro, che nel 1539 divenne vescovo di Nicotera[44].

Nel 1548 il vescovo Lauro, fece erigere in Girifalco il convento di San Domenico dell'ordine dei frati predicatori, padri domenicani, con la chiesa dedicata a Santa Maria delle Grazie[40][45][46] (chiesa Matrice attuale) che fu centro di studi teologici e dove pare vi abbia dimorato il frate domenicano Tommaso Campanella[12] e un tempo, infatti, l'attuale piazza Umberto I era denominata piazza Campanella[47].

 
Carta del 1589 della piana di Sant'Eufemia. Particolare di Girifalco (sulla destra) e della sua torre verso est.

Sul finire del '500 gli storici Barrio e Marafioti descrissero il territorio di Girifalco. Nel 1571 il Barrio scriveva che Girifarcum Castellum[48] aveva un territorio fertile, adatto ai pascoli e alla caccia di diversi tipi di uccelli[49]. Mentre nel 1595 il Marafioti descrisse che dopo il fiume Lameto (Amato) e Maida c'era un castello denominato Cirifarco, con vestigia di antiche fabbriche (costruzioni) che evidenziavano la grande antichità del luogo ma che di esse non erano rimaste tracce nelle scritture, le campagne abbondavano di grano e diverse piante e sulle falde dell'Appennino (pendici del monte Covello) c'erano le pietre frigie[50].

Intorno alla metà del cinquecento la Baronia di Girifalco ritornò ai Carafa di Soriano fino ai primi anni del seicento[51][52], mentre nel 1609 ritornò ai nobili genovesi, banchieri nel Regno di Napoli, quando il tesoriere di Calabria Ultra, Pietro Francesco Ravaschieri, acquistò dalla Contea di Soriano la Baronia di Girifalco per 25.000 ducati lasciandola alla nipote Maria Ravaschieri (?-1625), figlia del fratello Torino, che a sua volta la donò alla figlia Virginia (Vittoria) Ravaschieri[53].

Il Ducato (1624 - 1806)Modifica

Dai Ravaschieri al duca Fabrizio CaraccioloModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Fabrizio Caracciolo, duca di Girifalco.

Nei primi anni del XVII secolo la Baronia di Girifalco cominciò a formarsi in un feudo diventando più in avanti un Ducato che durò dal 1624 al 1806. Con privilegio di Re Filippo IV nel 1624 la baronessa di Girifalco Virginia (Vittoria) Ravaschieri (?-1634) ottenne il titolo Ducale per lei e i suoi discendenti[40]. La prima duchessa espanse i possedimenti feudali di Girifalco acquistando nel 1631 la terra di San Vito e il casale di Lucenade (Cenadi)[54][55] e in virtù del matrimonio, nel 1602, con Annibale Caracciolo[56] (1576-?) patrizio napoletano, barone di Girifalco[42][57], signore di Oppido Mamertina e Ripacandida nacque Fabrizio Caracciolo (1607-1683), secondo duca di Girifalco.

 
Stemma ducale di Fabrizio Caracciolo sul basamento della sua statua all'ex palazzo Ducale. Lo stemma è l'unione degli scudi dei Caracciolo Pisquizi (di Oppido) e dei Ravaschieri di Girifalco.

«Sulla terra della Calabria, legata alle sorti di Napoli, si susseguono varie dominazioni fino a che, per via di trapassi ereditari, Girifalco diventa feudo dei Caracciolo, e Fabrizio Caracciolo, legato a quel feudo da titolo ducale, innalza su di una altura vicino al primo nucleo del paese, un castello; e fa anche costruire un convento pei religiosi che si piantano lassù. Il castello non avrà una vita molto lunga perché il luogo è franoso e si trova in una zona battuta dal terremoto; ma, del suo nascere, resterà un segno nella scheda di un notaio (notar Fausto). Di don Fabrizio Caracciolo, duca di Girifalco, rimarrà invece un ricordo nella statua, mutilata, erettagli, in senso di riconoscenza, nel convento da lui donato che poi diventerà sede dell'Ospedale psichiatrico della provincia di Catanzaro.»

(Girifalco, La Tribuna Illustrata, 7 febbraio 1937, anno XV)
 
Prospetto principale dell'ex convento dei frati minori di Girifalco con annessa la chiesa di Sant'Antonio
 
Portale est dell'ex palazzo Ducale e statua del duca Fabrizio Caracciolo

Fabrizio Caracciolo, che al di fuori del suo feudo, nella capitale del Regno, fu reggente della Gran Corte della Vicaria[58], titolo che si era meritato per aver partecipato al fianco del viceré di Napoli alla rivolta napoletana del 1647-1648[59], consigliere del Sacro Regio Consiglio, comandante del presidio militare di Pizzofalcone e inoltre fu governatore di Messina[60][61] è stato duca di Girifalco dal 1634 al 1683 e divenne artefice di un periodo fiorente per il suo Ducato consolidandone lo sviluppo socio economico con la presenza dell'universitas e dell'istituzione feudale. Diede un grande impulso alle attività artigianali, in particolar modo alla concia delle pelli (attività che fu prolifica a Girifalco fino alla metà del XX secolo) e la produzione di pergamene. Il duca fondò, nel 1635, il convento di Sant'Antonio (divenuto nel XIX secolo, ospedale psichiatrico) e lo concesse ai frati minori riformati che, per ringraziarlo, nel 1669 fecero erigere una statua in suo onore, dallo scultore napoletano Bartolomeo Mori[62], e la collocarono all'interno del convento stesso (trasferita in epoche successive presso l'ex palazzo Ducale). Espanse anche i confini territoriali acquistando nel 1636 il feudo di Prateria (giurisdizione di Galatro), nel 1642 la baronia di Ioppolo e il casale di Coccurino (subito venduti dopo due mesi dall'acquisto al barone di Monterosso)[63] e nel 1672 Torre di Spadola (Torre di Ruggiero) venduta nel 1686[64]. Nel 1655 convertì la fortificazione di epoca normanno-sveva, risalente al XIII secolo, nel palazzo Ducale[15][65].

I terremoti del XVII secolo e la distruzione del borgo anticoModifica

Nel corso del '600 Girifalco venne colpita da tre forti eventi tellurici che di fatto danneggiarono e distrussero la terra vecchia.[66][67]. Il terremoto del 1626 causò la distruzione della maggior parte dell’abitato, che all'epoca era confinato ai soli Pioppi e Pietra dei Monaci, con il crollo di più di duecento case e delle chiese, la distruzione del palazzo del duca (riferimento ad Annibale Caracciolo, marito della duchessa Ravaschieri) nella parte vecchia, il danneggiamento della torre di difesa con la sua grande fortezza[68] sempre nella parte antica e si crearono profonde aperture nel terreno visibili anche a molti anni di distanza[69][70], come descritto nella consulta della Regia Camera della Sommaria a ottobre dello stesso anno:

«Ho anche visto cadute le chiese, campanili e campane, il palazzo del duca padrone di questa terra distrutto del quale non rimase che una camera in piedi che sta per cadere; la torre e la sua fortezza grandissima di questa terra, edificata molti centinaia di anni fa, che ancora non aveva patito alcuna rottura, adesso per questo terremoto ha patito fratture dalle fondamenta fino alla cima.»

(Archivio di Stato di Napoli - Consulta della Camera della Sommaria relativa alla richiesta dell’Università di Girifalco di esenzione fiscale in seguito ai danni causati dal terremoto del 4 aprile 1626 - Napoli 13 ottobre 1626)

L'evento costrinse il popolo a edificare le abitazioni in una zona nuova verso l'attuale piazza Vittorio Emanuele II a ovest così come i duchi, che all'epoca erano Virginia Ravaschieri e Annibale Caracciolo che, una volta distrutto il loro palazzo nella parte antica del borgo, trasferirono la famiglia nella struttura di epoca normanno-sveva risalente al XIII secolo (trasformata nel 1655 in palazzo signorile da loro figlio, il duca Fabrizio Caracciolo), ossia l'odierno ex palazzo Ducale sito sulla collina a nord-ovest e antistante il convento dei domenicani (odierna chiesa Matrice).

Il terremoto del 1638[69] danneggiò nuovamente il centro antico (Pioppi e Pietra dei Monaci) causando il crollo della maggior parte delle case, dell'antica torre e della vecchia chiesa Matrice, la quale venne successivamente ricostruita e causò l’apertura in un monte (tra il colle Misigonì e il colle Pietra dei Monaci) tanto che quella parte del paese venne descritta come non più visibile, essendo stata inghiottita dalla terra[71]. La torre menzionata, già danneggiata seriamente dal precedente sisma, era un'antica torre, situata in località Pioppi o Pietra dei Monaci, parte di una fortificazione sull'antica cinta muraria (visibile ancora in alcune parti della rupe Pietra dei Monaci) che difendeva l'antico borgo e della quale faceva parte anche il palazzo Spagnuolo che fungeva da fortilizio. Il duca Fabrizio Caracciolo aveva ristrutturato e abbellito Girifalco, dopo il sisma del 1626, ma in seguito venne danneggiato nuovamente nel 1638 e la parte nuova del paese, costruita dopo il terremoto del 1626, non subì danni a differenza della parte antica (Pioppi e Pietra dei Monaci) colpita duramente per la seconda volta nel secolo[72]:

«Gerifalco di fuochi 180 fu gli anni addietro poco men che disfatto dal terremoto: ma la pietà, e generosità del Sig. Duca D. Fabritio, dell'illustrissima famiglia Caracciola, che n'è padrone, l'aveva non solo restaurato, ma abbellito, ma in questo 27 marzo rovinò con la morte di 54 persone ordinarie. Case quasi tutte cascate. Questa terra ha patito un altro terremoto nell'anno 1626 e molti cittadini hanno fatto le case in altro luogo, e così la Baronessa: Nel qual luogo non si è patito danno, però la Terra antica è tutta disfatta, e fracassata, e particolarmente una Torre altissima di fabbrica assai antica, e in una delle due parti della terra, si è spezzato il monte, e fatta apertura.»

(Lutio d'Orsi, I terremoti delle due Calavrie fedelissimamente descritti dal Sig. Lutio D’Orsi di Belcastro come testimonio di veduta, 1640)

La citazione della torre e di una fortezza, site nella parte antica del borgo, spiegano la presenza di una fortificazione nello stemma cittadino che fu realizzato nel XVII secolo[12].

Il terremoto del novembre del 1659 distrusse quasi completamente la parte vecchia del borgo, già danneggiata pesantemente dal precedente sisma del 1638. Il paese era censito per 150 fuochi (famiglie) e la parte nuova, costruita dopo il terremoto del 1626, non subì danni gravi mentre la parte vecchia fu danneggiata per la terza volta nel corso del secolo. Crollarono, infatti, delle case, le chiese, tra le quali nuovamente la chiesa Madre della terra vecchia (Pioppi) e parte del convento dei domenicani situato poco fuori dall'abitato[73].

Espansione urbana nella seconda metà del XVII secoloModifica

 
Veduta dall'ex palazzo Ducale al Complesso Monumentale, già ospedale psichiatrico e convento dei frati minori riformati.
 
Fontana Carlo Pacino, davanti alla chiesa di San Rocco

Dopo i tre eventi tellurici del '600 iniziò l'espansione urbana al di fuori della zona più antica del borgo. Contemporaneamente al duca Fabrizio Caracciolo, il primo sindico (syndicus = sindaco) Carlo Pacino, a capo del consiglio dell'universitas dal 1663 al 1668, fece realizzare delle opere di grande importanza come la monumentale fontana barocca nel 1663 recante il suo nome, la prima Casa Comunale nel 1665 e la riedificazione della chiesa di San Rocco nel 1666. Inoltre, dopo il 1660 venne ricostruita la chiesa Matrice della terra vecchia (Pioppi). Nel XVII secolo dunque il centro abitato si andava sempre di più espandendo e vi era la presenza di diverse importanti strutture sia religiose che civili: due conventi, quello dei padri predicatori (domenicani) e quello dei frati minori riformati; le chiese maggiori erano cinque, la Matrice dei Pioppi con la limitrofa chiesa dell'Immacolata, la chiesa di San Rocco, la chiesa di Sant'Antonio del convento dei frati minori riformati e la chiesa di Santa Maria delle Grazie del convento di San Domenico (chiesa Matrice attuale); la prima Casa Comunale, il palazzo Ducale e la fontana Barocca. In quel periodo venne anche realizzato lo stemma della città, che richiamava la fortezza, con sopra un falco, che sorgeva nella parte più antica del borgo[12].

Il frate Giovanni Fiore da Cropani nella sua opera storiografica, Della Calabria illustrata, nel XVII secolo scriveva su Girifalco[40]:

«Terra molto antica, e forse ò ristretta, ò mutata di sito dalla sua prima fondazione, e può trarsene conghiuttura dalle rovinate fabriche, che se le veggono all'intorno, avvertito, e notate dal Marafioti; Nel rimanente, Ella è Abitazione Civile, con buone Famiglie, ed abbondante di molte cose al necessario vivere. Accresce i titoli della Famiglia Napolitana, con quel di Duca. Numeroso di duecento ventidue fuochi.»

(Giovanni Fiore da Cropani, Della Calabria illustrata, 1691)

Il frate descrisse la grande antichità del luogo guardando le tante costruzioni presenti nella parte antica del borgo (rione Pioppi Vecchi e Pietra dei Monaci) che erano oramai delle macerie a causa dei terremoti nel corso del secolo e la traslocazione del centro abitato verso ovest e nord-ovest sia per gli eventi sismici e per l'espansione urbana nella seconda metà del XVII secolo voluta dal duca Fabrizio Caracciolo e dal sindaco Carlo Pacino.

Il Ducato di Nicola Maria CaraccioloModifica

Dopo la morte del duca Fabrizio Caracciolo ereditò il Ducato il nipote Nicola (Cola) Maria (1653-1736), figlio di Maria Virginia (1630-1666), unica erede del duca deceduta precedentemente al padre, che aveva sposato il marchese di Gioiosa Francesco Maria Caracciolo (1632-1696) il quale per nomine maritali aveva ottenuto tra le altre quella di duca consorte di Girifalco. Il duca Nicola Maria fu il terzo duca ereditario (ex matre) di Girifalco[74] e nei primi anni del XVIII secolo ingrandì il patrimonio feudale acquistando nel 1700 le Baronie di San Demetrio, Stefanaconi e nel 1711 la Baronia di San Floro. In questo periodo il Ducato di Girifalco raggiunse la sua estensione massima, circa 200 km², formato da otto tra centri e terre oltre a Girifalco capitale dello stato feudale: il Ducato di Orta[75], il Marchesato di Gioiosa[76], le Baronie di San Floro, San Demetrio, San Vito[42], Stefanaconi, Galatro e il Casale di Lucenadi (Cenadi) che insieme superavano i 12 000 abitanti[55].

Nel 1703 il Ducato di Girifalco veniva così descritto:

«Scuopre vestigi di Antichità questa Civile e fertile Terra, Ducato particolare della Casa Caracciolo, in sito alquanto elevato, col numero de' fuochi 322.»

(Giovan Battista Pacichelli, Il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodeci provincie, 1703)

Durante la guida feudale del duca Nicola Maria[77], Grande di Spagna di prima classe dal 1713 e feudatario evoluto e anticonformista molto vicino agli ambienti della cultura transalpina[78], nel 1723 a Girifalco venne fondata una loggia massonica denominata Fidelitas in Saeculis, che anche secondo la versione storica del GOI sarebbe la prima nata sul suolo Italico (all'epoca sul suolo del Regno di Napoli)[79][80][81][82], grazie al potere e prestigio della casata Caracciolo e soprattutto del duca Nicola Maria, all'epoca settantenne, da decenni frequentatore degli ambienti oltre Napoli e il suolo italiano, nascita che è provata da un documento rinvenuto nel 1921 in cui si legge[83][84]:

«Annali della Massoneria di Girifalco anno 1845 di numero centoventiduesimo dalla fondazione di essa a Girifalco, ovvero l'anno 1723 sotto degnissima direzione di S.A. il Duca di Girifalco del nobil casato de' Caracciolo di Napoli»

(Rocco Ritorto, Tavole Massoniche)

Gli ultimi duchi e fine del FeudoModifica

Il Ducato di Nicola Maria durò fino al 1736, anno della sua morte e visto che il figlio Francesco Antonio (1694-1735), prossimo in successione, premori al padre un anno prima, a succedergli fu il nipote Gennaro Maria Caracciolo (1720-1766) che fu il quarto duca di Girifalco[74][85]. Durante la sua ducea, nel 1750 Girifalco aveva due parrocchie, una nella vecchia chiesa Matrice dei Pioppi (retta dall'arciprete) e l'altra nella chiesa di San Rocco. C'erano due conventi (domenicani e frati minori con le rispettive chiese), altre due chiese (l'Immacolata adiacente alla Matrice dei Pioppi distrutta insieme ad essa e l'Addolorata) e inoltre c'erano tre confraternite. In quell'anno il borgo contava 647 famiglie (fuochi) con 2759 abitanti[86]. Il duca Gennaro per alcune ragioni offuscò la memoria di suo nonno il duca Nicola Maria e soprattutto dell'avo materno, il duca Fabrizio Caracciolo. Si era meritato la fama di tiranno per aver rinchiuso, spacciandola per morta e celebrandole i funerali sostituendola con una statua di cera, la moglie, la duchessa donna Olimpia Colonna Barberini nelle segrete del palazzo Ducale di Girifalco avendola sorpresa, forse, in presenza di un nobile[87]. Venne liberata dopo che due frati, di uno dei due conventi sopracitati, udirono i suoi lamenti da un piccolo lucernario delle segrete del palazzo e trascorse il resto della sua vita in un monastero[88].

Al duca Gennaro, deceduto nel 1766 senza eredi, successe la sorella Margherita (1719-1802) che divenne la quinta duchessa di Girifalco fino al 1802[74]. Essendo l'ultima del suo ramo, da li a poco con la sua morte, scomparvero i Caracciolo di Girifalco dopo quasi due secoli e subentrarono i Piccolomini d'Aragona per il matrimonio della duchessa con don Pompeo, Grande di Spagna, principe di Maida e duca di Amalfi. La duchessa Margherita fu anche l'ultima intestataria sia per diritto che di fatto delle terre del feudo di Girifalco a causa delle leggi eversive della feudalità che sarebbero state emanate nel 1806 ed è ricordata soprattutto per aver fatto grandi donazioni alla chiesa di San Rocco, in particolare alla cappella di San Michele con il relativo altare, su cui i Caracciolo esercitavano il ius patronatus[12][89] e donò anche un vestito rinascimentale alla statua della Madonna della chiesa del Rosario.

 
Atlante Geografico del Regno di Napoli (1788-1812). Girifalco e dintorni dopo il terremoto del 1783 (in tratteggiato le zone diroccate dopo il sisma).
 
Rione Pioppi Vecchi. In rosso tratteggiato sono indicativamente sottolineati i ruderi delle mura perimetrali della chiesa Matrice distrutta dal terremoto del 1783. In nero tratteggiato sono indicati i ruderi del resto degli edifici civili, militari e religiosi, alcuni distrutti da eventi tellurici successivi (1905).

Sul finire del XVIII secolo un altro terremoto colpì gravemente la Calabria, quello del 28 marzo 1783[90], con epicentro proprio tra Girifalco e Borgia. Il centro venne distrutto o danneggiato gravemente, soprattutto il rione Pioppi con la chiesa Matrice (già danneggiata pesantemente nel terremoto del 1638) che si decise di non ricostruire. Per il graduale abbandono dei Pioppi a causa del sisma e per l'espansione del borgo in direzione della collina del convento dei padri domenicani (odierna piazza Umberto I), si decise di trasferire le funzioni di Matrice alla chiesa di quel convento, essendo in una zona più centrale[91].

Negli ultimi anni del '700 il Regno di Napoli decise di andare verso la soppressione e l'incameramento del patrimonio ecclesiastico, che rimase alla mercé degli avvenimenti politici insieme ai beni del feudo, causando delle tensioni all'interno della società girifalcese perché i due conventi assieme alle chiese rappresentavano un punto di riferimento economico con l'affitto di terre e mulini o prestiti di denaro. Inoltre, nel 1799, i Borbone fuggirono a Palermo, mentre a Napoli nacque la Repubblica Partenopea, alla quale aderirono numerosi comuni della Calabria. Girifalco, insieme ad altri centri, rimase invece fedele ai Borbone e alcune spedizioni di girifalcesi si unirono al Cardinale Ruffo e al suo Esercito Sanfedista, il quale si stava dirigendo verso Napoli contro i francesi per far cadere la Repubblica Napoletana. Nel frattempo l'amministrazione feudale di Girifalco fu temporaneamente affidata alla famiglia dei Magno Oliverio[12]. La duchessa Margherita morì nel 1802 e le successe la figlia Anna Maria Piccolomini d'Aragona (1748-1812), sesta duchessa e ultima feudataria per diritto di Girifalco. Nel febbraio del 1806 Giuseppe Bonaparte invase il Regno di Napoli e attuò le leggi eversive della feudalità decretando la fine dei feudi, compreso quello di Girifalco che vide così definitivamente la fine del suo Ducato.

Cronologia dei duchi di GirifalcoModifica

Il titolo di Duca di Girifalco fu creato da Filippo IV di Spagna nel 1624, in favore dell'allora baronessa di Girifalco Virginia Ravaschieri Fieschi dei conti di Lavagna.

Elenco dei duchi di Girifalco, per diritto e di fatto, dal 1624 al 1812:

Ottocento e novecentoModifica

Nel decennio francese (1806-1815) Girifalco divenne comune della Calabria Ulteriore con la legge del 4 maggio 1811, venendo assegnata insieme a San Floro, che faceva parte del suo antico Ducato, al circondario di Borgia all'interno del distretto di Catanzaro. Dunque, nei primi anni dell'ottocento si chiude l'epoca Ducale, importante era che ha segnato la storia girifalcese e del suo stato feudale.

La duchessa Anna Maria morì ultima della sua casata nel 1812 e si era unita in matrimonio con la famiglia Pignatelli dei duchi di Monteleone passandole tutta la titolatura nobiliare dell'estinta casata dei Caracciolo di Girifalco[92].

 
Fine ottocento e prima metà del novecento. In alto: chiesa Matrice nel 1870 e il manicomio provinciale; al centro: Municipio e piazza Vittorio Emanuele II; in basso: corso Garibaldi (all'epoca entrata nord del centro) e piazza Umberto I attraversata dall'esercito nel 1944.

Durante il Regno delle Due Sicilie (1816-1861) ci furono dei cittadini girifalcesi rivoluzionari che parteciparono ai moti di Napoli del 1821 e soprattutto a quelli del 1848. Nel mese di febbraio del 1848 a Girifalco arrivò la carboneria con la nascita di una setta denominata Gioventù Italica e Fratellanza[12], istituita da Don Francesco Magno Oliverio e Don Francesco Pristipini. Quest'organizzazione preparò l'insurrezione cittadina, fece abbattere il muro del convento di San Domenico allargando l'allora piano di Santa Maria, che in seguito sarà denominato piazza Tommaso Campanella e più in avanti piazza Umberto I, e si rendeva protagonista di numerose cospirazioni contro il governo borbonico per i disagi che affliggevano la popolazione, infatti, dopo vari tumulti cittadini un comitato allestito nella chiesa di San Rocco organizzò una spedizione di volontari che partì per Filadelfia, dove era stanziato un accampamento delle armate di rivoluzione della provincia di Catanzaro, con il compito di ostacolare i movimenti dell'esercito borbonico guidato dal generale Nunziante che stava per approdare e collocare una base operativa a Monteleone[31][93].

Istituzione dell'ospedale psichiatricoModifica

 
L'ospedale attorno al 1940

In seguito all'unità d'Italia, negli anni '70 del XIX secolo, il prefetto di Catanzaro Colucci fu promotore dell'istituzione di un manicomio interprovinciale nella Calabria, perché l'unico ospedale psichiatrico nel Meridione, in quell'epoca, era ad Aversa. Dopo la verifica di varie strutture presenti in altri comuni più o meno nella zona (Chiaravalle Centrale, Soverato, Maida, Borgia, Squillace, San Vito sullo Ionio e Badolato), nel 1878 venne ritenuto idoneo il convento di Sant'Antonio dei frati minori riformati di Girifalco, la cui amministrazione aveva offerto con l'area verde circostante, costruito e donato a quei frati dal duca Fabrizio Caracciolo nel 1635, che venne così trasformato in manicomio interprovinciale. L'ospedale rappresentò una grande fonte di beneficio per Girifalco, dando inizio allo sviluppo e alla modernizzazione dell'economia cittadina, facendola passare dal settore primario (agricoltura, allevamento, ecc.) al terziario[94].

Il sisma del 1905Modifica

Nei primi anni del XX secolo il terremoto del 1905 causò danni abbastanza gravi e gli edifici che formavano l’abitato rimasero più o meno gravemente danneggiati con diversi danni in base al luogo e alla conformazione del terreno. Il rione Pitagora (Parrieri), situato su rocce cristalline compatte, restò quasi immune formando un’oasi rispetto ai quartieri vicini, mentre i rioni Pioppi e Santa Domenica rimasero gravemente danneggiati con il crollo di molte case, mentre nel resto del borgo i danni furono molto meno gravi[95]. La chiesa arcipretale Santa Maria delle Nevi, la quale da un secolo circa era stata convertita da chiesa conventuale a chiesa Matrice, ebbe il tetto completamente divelto e delle lesioni gravi in vari punti, motivo per il quale venne chiusa al culto e riaperta dopo anni di ristrutturazioni nelle quali venne considerevolmente modificata la facciata la quale perse il suo stile barocco[66].

Nel 1928 sotto l'amministrazione del sindaco/podestà Vincenzo Fragòla venne terminato il palazzo Municipale, costruito al posto della vecchia caserma dei Carabinieri. Agli inizi degli anni ‘70 del '900, si temette per la smobilitazione dell’ospedale, grande, complessa ed importante istituzione per Girifalco. L'allora arciprete cittadino Mons. Francesco Palaia (1895-1985)[96], illustre studioso e religioso, fece suonare le campane delle chiese della cittadina per mobilitare la protesta affinché l’ospedale non venisse spostato.

Stemma araldicoModifica

Lo stemma araldico di Girifalco raffigura tre torri sorvolate da un falco.

Nello stemma araldico venne accolta la tradizione dalla quale pare discenda il nome della cittadina girifalcese, che vuole un falco volteggiante che si erge ad ali spiegate nel cielo dall'alto di un complesso di tre torri[97][98][99].

«Drappo di azzurro riccamente ornato di ricami d'oro caricato dallo stemma comunale che è racchiuso in una circonferenza all'interno di una pergamena, ornata da fogliame di colore verde a sua volta sovrastata da elmo piumato di rosa e con al vertice l'iscrizione centrata in oro recante: "Comune di Girifalco". La cravatta e i nastri tricolore sono fregiati di color oro.»

(Blasonatura del gonfalone)

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 
Piazza Vittorio Emanuele II, chiesa di San Rocco, fontana Carlo Pacino.
 
Cartina di Girifalco dei primi del '900 corrispondente all'attuale centro storico dal Complesso Monumentale (sud) al principio del corso Garibaldi (nord)[95]

Il centro storico di Girifalco è compreso tra quattro punti chiave: a sud dal Complesso Monumentale, a sud-est dai Pioppi Vecchi, a nord dall'inizio del corso Garibaldi e a nord-ovest dal viale Marconi. Nelle parti più interne è una fitta rete di vicoli tra abitazioni e antichi palazzi e nel suo caratteristico disegno urbanistico sono visibili soprattutto le tradizioni e l'architettura del '600 e del '700 del periodo feudale e Ducale che hanno contribuito alla costruzione e all'espansione urbanistica, ma sono anche evidenti i segni dei tanti terremoti che hanno colpito Girifalco e il territorio confinante, distruggendo molte costruzioni che in fase di riqualificazione sono state spesso modificate notevolmente durante i secoli e alcune che sono andate perdute. Sono altresì presenti delle architetture ottocentesche come diversi palazzi, concentrati nei pressi delle due principali piazze e dei primi del '900, come il palazzo del Municipio. Tuttavia, alcuni e sparuti punti del centro storico sul corso Roma o sul corso Garibaldi, tratto fra le due chiese principali, sono visivamente "inquinati" da alcune costruzioni moderne non idonee al contesto storico e urbanistico circostante. La situazione orografica del centro storico è conformata a più livelli di altezza ed è attraversato da due corsi principali, corso Garibaldi, corso Roma (ex corso Teodosio) e da via Marconi (in direzione della chiesa dell'Addolorata) che si intersecano tra le due piazze principali, piazza Vittorio Emanuele II (piazza San Rocco) e piazza Umberto I (già piano di Santa Maria e piazza Campanella). Il nucleo più antico sono i Pioppi Vecchi, l'antica area nata nel IX secolo[100].

Architetture religioseModifica

 
Torre campanaria della chiesa di San Rocco

Prima del terremoto del 1783 Girifalco aveva sei edifici religiosi: la chiesa Matrice Santa Maria delle Nevi del rione Pioppi, che era l'edificio più grande con un'ampia navata centrale e due laterali a croce latina come si può evincere dai possenti ruderi, la chiesa di San Rocco, la chiesa di Santa Maria delle Grazie del convento dei padri domenicani (odierna Matrice), la chiesa di Sant'Antonio del convento dei frati riformati (odierno Complesso Monumentale) che era a unica ampia navata, la chiesa dell'Immacolata del rione Pioppi e la chiesa dell'Addolorata. Di queste, due sono state distrutte dal sisma sopracitato (la Matrice dei Pioppi con la vicina chiesa dell'Immacolata le quali non hanno una datazione a causa della documentazione assente), mentre le due chiese dei conventi: quella di Sant'Antonio dei frati riformati, che risaliva al 1635, fu soppressa dopo che la struttura (ormai seriamente danneggiata dal terremoto) venne convertita in ospedale psichiatrico a fine '800 e quella dei domenicani risalente al 1548 fu adibita a nuova chiesa Madre e parrocchiale nel 1809 col titolo di Santa Maria delle Nevi (ereditato dalla vecchia chiesa Matrice dei Pioppi)[55]. La chiesa di San Rocco, in precedenza dedicata a San Michele Arcangelo (antico patrono del paese) non ha una datazione certa e venne riedificata nel 1666, mentre l'Addolorata risale al XV secolo. Dunque, le chiese del centro sono molto antiche e le loro prime fondazioni sono quasi tutte antecedenti al terremoto del 1783 ad eccezione della chiesa del Rosario che venne costruita tra la fine del '700 e l'inizio dell'800 e della chiesa dell'Annunziata che risale alla stessa epoca[15][64]. Gli edifici religiosi sono quasi tutti concentrati nel centro storico.

Chiesa di San RoccoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Rocco (Girifalco).
 
La chiesa vista dal corso Garibaldi
 
Navata centrale

Chiesa rettoriale situata in piazza Vittorio Emanuele II, è un gioiello di architettura barocca tutelata dal Ministero per i beni culturali e ambientali. Custodisce la pregevole statua di San Rocco, opera d'arte realizzata in legno massiccio che risale al '500, epoca di fioritura artistica. Sulla sua prima fondazione non si hanno fonti certe, ma è comunque molto remota e resta uno dei monumenti più antichi di Girifalco. In passato era dedicata a San Michele Arcangelo, antico patrono della cittadina, del quale è presente una piccola e antica statuetta sul portale d'ingresso e un altare laterale con relativo dipinto del Santo, opera del pittore Zimatore di Pizzo[101]. Di certo si sa che l’antica chiesa, di maggiori proporzioni dell’attuale e già danneggiata dai terremoti del 1626 con epicentro proprio a Girifalco e del 1638, venne distrutta da un terremoto nel XVII secolo, probabilmente nel 1659[102] (in alcune fonti è riportato un terremoto nel 1654 ma in quell'anno, in Calabria, non ci sono stati eventi rilevanti documentati) e l'attuale chiesa venne riedificata nel 1666 sulle rovine della precedente[103]. Secondo la leggenda invece venne fondata dopo il ritrovamento di un'effige del Santo di Montpellier tra gli arbusti di un pantano nel luogo dove in seguito fu innalzata la chiesa. Alle sue spalle è presente l'Asilo di San Rocco, palazzo costruito nella prima metà del '900[15][101].

Chiesa Matrice Santa Maria delle NeviModifica

 
Altare del Paradiso, gruppo antico di passione.
 
Chiesa Matrice (sinistra) e chiesa del Rosario. Dal 1548 al 1783 costituivano il convento domenicano di Girifalco.
 
Interno

È la chiesa parrocchiale del centro, la sua prima fondazione risale al XVI secolo ed è dedicata alla Madonna delle Nevi (titolo che ha ereditato dalla distrutta chiesa Matrice del rione Pioppi Vecchi). Sul finire del XVIII secolo venne riedificata sul sedime della chiesa di Santa Maria delle Grazie del convento di San Domenico dell'ordine dei frati predicatori (domenicani), costruito nel 1548 per volere del vescovo Lauro[15][40][45], della quale erano rimasti in piedi soltanto i muri perimetrali essendo stata quasi distrutta dal terremoto del 1783. Il progetto di ricostruzione fu ideato e seguito dall'architetto Ermenegildo Sintes, allievo di Vanvitelli[104], ma i lavori non furono completati definitivamente e venne anche trasformato il suo progetto iniziale riducendo le proporzioni della chiesa[91]. Della vecchia struttura del convento dei domenicani esistono ancora oggi interessanti ruderi e arredi, tra i quali l'ampio giardino interno delimitato dalle antiche mura con al suo interno il pozzo e la fossa comune per le sepolture. La facciata un tempo era di stile barocco ma attualmente presenta uno stile tipicamente moderno essendo stata ristrutturata nei primi anni del '900, dopo il terremoto del 1905[105], e ancora nella prima metà di quel secolo perdendo in parte il suo antico splendore (è stata eliminata, ad esempio, la seconda trabeazione al di sopra della monofora centrale e delle due nicchie superiori) e possiede un grande portale lapideo affiancato da due nicchie al quale si accede tramite una doppia scalinata. L'ingresso laterale è incorniciato in un portale bugnato e si trova nella struttura del campanile dove sono presenti tre campane e l'orologio. L'interno è tipicamente bianco sia per il richiamo al titolo stesso della chiesa, Madonna delle Nevi, e sia per il richiamo all'ordine dei domenicani, dai quali la chiesa deriva, il cui colore simbolo è il bianco. La grande navata è adornata da una serie di archi con fregi e capitelli dorati e sull'altare del Paradiso nella parte sinistra è presente un particolare e antico gruppo di passione che rappresenta l'ascensione di Cristo e che in passato si trovava all'interno del convento di San Antonio dei frati riformati (odierno Complesso Monumentale). Il presbitero è sovrastato da un grande dipinto della Madonna delle Nevi che protegge dall'alto l'abitato di Girifalco innevato, opera di Domenico Cefaly (1932 - 2003) discendente di Andrea Cefaly[106] e inoltre al suo interno la chiesa custodisce una statua policroma di San Rocco del XVII secolo proveniente da Montpellier, un quadro della Madonna della Neve opera di Luciano Ricchetti e il quadro ''Madonna del Garofano'' del XVII secolo[107].

Chiesa del RosarioModifica

Chiesa della confraternita del Rosario adiacente alla chiesa Matrice e risalente al XVIII o XIX secolo, infatti, nella Lista di Carico della cassa sacra al capitolo Fabbriche Religiose non ne viene fatta alcuna menzione e la sua costruzione è, dunque, posteriore al terremoto del 1783, ossia in seguito alla ricostruzione della chiesa del convento di San Domenico la quale venne elevata a chiesa Matrice. Pertanto, i confratelli (la cui confraternita risale al 1692) che per lungo tempo furono ospiti del convento all'interno del quale vi era una cappella del Rosario, costruirono una nuova chiesa dedicandola alla Beata Vergine del Rosario. La chiesa venne realizzata sulle mura diroccate della vecchia spezieria (antica farmacia o erboristeria) del convento, presenta due navate in stile barocco, quella sinistra è celata all'interno del cortile del vecchio convento accessibile dalla chiesa Matrice, e sulla facciata il portale in pietra chiara è sormontato da una monofora circolare affiancata da due nicchie. Sulla sommità dell'arco centrale è visibile uno stemma dei frati domenicani[15][86].

Chiesa dell'AddolorataModifica

La sua prima edificazione risale al XV secolo, epoca in cui era situata poco al di fuori del centro urbano prima che si espandesse in quella zona. Adagiata su una piccola collina, venne più volte riedificata nel tempo e l'attuali struttura e aspetto risalgono a dopo il terremoto del 1783. L'interno è composto da tre navate di piccole dimensioni abbellite da colonne e decori in oro. Al di sopra dell'altare, che è di color rosa antico e bianco, è riposta la statua della Madonna Addolorata. Sull'ala di sinistra si erge il campanile, mentre di fronte la facciata ci sono delle interessanti icone sormontate da croci che raffigurano alcune scene del calvario di Gesù Cristo[15].

Chiesa dell'AnnunziataModifica

Risale al XVIII secolo. Nella Lista di Carico della cassa sacra, redatta dopo il terremoto del 1783, si rileva che in epoca antecedente al sisma al posto della chiesa attuale ne sorgeva un'altra, ossia una cappella rurale con delle proprie rendite. Infatti fino agli anni ’60 del XX secolo era fuori dal centro abitato, in mezzo agli ulivi in contrada Conella, prima che l'espansione urbana la circondasse.

Architetture civiliModifica

Fontana Carlo PacinoModifica

 
Fontana Barocca Carlo Pacino con il corso Roma sullo sfondo

La monumentale fontana barocca Carlo Pacino, conosciuta anche popolarmente come ''Fontana del Diavolo'' è situata nel centro storico in piazza Vittorio Emanuele II a fianco della chiesa di San Rocco. Fu costruita nel XVII secolo, nel 1663, per volontà del sindaco dell'epoca Carlo Pacino[15]. Costruita in stile barocco in pietra calcarea dai maestri scalpellini locali, la fontana ha una pianta particolare a doppia forma, circolare all'interno e ottagonale all'esterno e sulla vasca maggiore si legge la scritta Carolo Pacino MDCLXIII Sindico, grazie alla quale la si può datare all'anno 1663. L'opera è stata eseguita in due tempi: la prima porzione fino alla vasca maggiore è del '600, mentre i tre pezzi superiori sono stati realizzati nell'anno 1830 come si può evincere dalla scritta MDCCCXXX. Su quest'opera aleggia una leggenda popolare riguardo alla sua realizzazione ad opera del diavolo che l'avrebbe realizzata in una sola notte ponendola davanti alla chiesa di San Rocco quasi in segno di scherno e una volta terminata l'opera si sarebbe allontanato dal centro abitato a grandi passi, lasciando una delle orme sui gradoni della fontana. Sull'ultimo pezzo superiore si può notare scolpita la figura di un serpente attorcigliato su una forma semicircolare e nelle parti interne, sotto la vasca grande, sono impresse delle foglie di acacia[108].

Complesso Monumentale (ex ospedale psichiatrico)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ospedale psichiatrico di Girifalco.
 
Complesso Monumentale

Imponente struttura del vecchio manicomio provinciale istituito nel 1881. In passato era il convento di Sant'Antonio dei frati minori riformati del XVII secolo (1635). Nel 1878 venne ritenuto idoneo per la conversione in manicomio dopo un lungo iter di selezione tra varie strutture di altri comuni e fu diretto inizialmente dallo psichiatra Dario Maragliano[94][109].

Attualmente ricopre le funzioni di: SRP (strutture residenziali psichiatriche), RSA (residenza sanitaria assistenziale), CTR (comunità terapeutiche riabilitative), CSM (centro di salute mentale), UVA (unità di valutazione per la malattia di Alzheimer)[110].

PalazziModifica

Nel centro storico di Girifalco sono presenti diversi palazzi concentrati all'interno o nei pressi delle due piazze principali, piazza Umberto I e piazza Vittorio Emanuele II e lungo i corsi Garibaldi e Roma[64].

  • Prima Casa Comunale: palazzina risalente al 1665 in piazza Vittorio Emanuele II su corso Garibaldi costruita al tempo del primo sindaco Carlo Pacino. Sulla facciata si può notare un antico stemma del comune, probabilmente il più antico esistente, mentre su un lato in un piccolo viottolo in alto c'è lo stemma del duca Fabrizio Caracciolo. Per lungo tempo è stata la sede dell'universitas e successivamente del comune, nonché biblioteca comunale e oggi al suo interno è presente un piccolo museo dell'epoca borbonica;
  • Palazzo Municipale: edificato in piazza Umberto I su corso Garibaldi nel 1928 al posto di una caserma. Sede del comune e della biblioteca comunale e in passato ha ospitato un istituto di istruzione superiore. Ai due lati della scalinata che conduce al portone d'ingresso ci sono due leoni in pietra, testimonianza di quando il borgo era sotto l'amministrazione Ducale della casata Caracciolo Pisquizi, della quale il simbolo era il leone;
  • Ex Palazzo Ducale: palazzo fortificato (lati sud, est) ubicato sul corso Garibaldi e in piazza Umberto I. Per lungo tempo è stato residenza signorile e risale al XIII secolo, costruito dopo la VI crociata come fortificazione, ne sono segni caratteristici una torre e delle mura di cinta dell'originale opera fortificata sulla parte posteriore e sul lato est, dove la struttura portante in pietra fa percepire le grandi proporzioni della costruzione. Venne in seguito trasformato in palazzo signorile dal duca Fabrizio Caracciolo nel 1655[15]. Fu di proprietà della famiglia Ravaschieri agli inizi del '600, dei Caracciolo nel '600, '700 e primi dell'800 e dei Magno Oliverio. Nel tempo ha subito diverse trasformazioni in particolare dopo il terremoto del 1783[111]. Il grande portone d'ingresso è incorniciato da un portale bugnato con alle basi in rilievo due piccoli leoni rampanti in pietra, simbolo della casata Caracciolo Pisquizi e conserva al suo interno un altare palatino e i sotterranei non visitabili. All'esterno, a fianco al portale d'ingresso è situata la statua del duca Fabrizio Caracciolo risalente al 1669[55] opera di Bartolomeo Mori. Tra la fine dell'800 e la prima metà del '900 è stato suddiviso in residenze private perdendo la sua identità storico-culturale;
  • Palazzo Spagnuolo: palazzo fortificato situato nel rione Pioppi Vecchi sulla parte finale del corso Roma risalente al XIV secolo circa. L'ubicazione e la struttura del fabbricato, che dalla parte sud è dotato di torretta di avvistamento, sono segni evidenti di quello che in passato fu un fortilizio sulla cinta muraria dell'antico borgo medievale, ancora visibile in alcuni punti della zona, costruito per controllare le contrade della valle sottostante. La torretta di guardia in passato presentava delle feritoie, segni inconfutabili di una postazione militare di difesa e di avvistamento. Subì diverse restaurazioni a causa dei terremoti che hanno interessato l'area dov'è ubicato e lo stile della facciata, che ha un portale bugnato, risale all'epoca Ducale[15];
  • Palazzo De Stefani-Ciriaco: grande palazzo risalente al 1780 situato lungo corso Roma, ex corso Teodosio, in piazza Vittorio Emanuele II nei pressi della chiesa di San Rocco;
  • Palazzo Staglianò: situato sul corso Roma alle porte del rione Pioppi Vecchi;
  • Palazzo della Casa di San Rocco (Asilo di San Rocco, Oratorio di San Rocco): palazzo parrocchiale della rettoria della chiesa di San Rocco situato nel vico I Roma risalente al 1938 e costruito per volere dell'allora rettore della chiesa Mons. Francesco Palaia[96];

Oltre ai sopracitati edifici sono degni di nota alcuni palazzi che un tempo erano residenze di alcuni storici sindaci tra il '700, '800 e primi del '900 come il palazzo Autelitano, il palazzo De Luca situato tra il corso Garibaldi e piazzetta De Luca mentre del palazzo Vaiti, sito in via Carlo Pacino e vico II Garibaldi, rimane soltanto l'imponente cornice con maschera apotropaica del portale est e il portale nord con parte della facciata ormai parte di una struttura di epoche successive all'originale. Inoltre si affaccia su piazza Umberto I, di fronte la chiesa Matrice, il palazzo Pacileo di notevoli dimensioni. Altri antichi palazzi del centro storico sono i palazzI Cefaly (dotato di portale imponente) e Siniscalco sul corso Garibaldi, i palazzi Fragale e Giampà-Valentini sul corso Roma, il palazzo Ferraina, il palazzo Palaia su via Fontana e II vico Garibaldi, il palazzo Rossi-De Stefani sul IV vico Carlo Pacino e II vico Garibaldi e il palazzo Valenti sul viale Marconi[64].

Altre opereModifica

 
Statua del Duca Fabrizio Caracciolo (opera di Bartolomeo Mori nel 1669), ex palazzo Ducale.

Statua del Duca Fabrizio Caracciolo: statua marmorea risalente al 1669 di fattura napoletana, realizzata dallo scultore Bartolomeo Mori[112], allievo dello scultore Cosimo Fanzago[62][113], ed è una delle poche statue del genere presenti in Calabria. Sotto il basamento sono celate le iniziali B. M. 1669 notate quando la statua venne spostata all'ex palazzo Ducale. In origine, infatti, era posta all'interno del convento di Sant'Antonio dei frati minori riformati (ex ospedale psichiatrico e attualmente Complesso Monumentale), i quali la fecero scolpire e la dedicarono come segno di riconoscenza al duca medesimo per avergli donato la terra e costruito il convento. Successivamente è stata prima posta all'esterno dell'ala est dell'ospedale psichiatrico e attualmente si trova adiacente alle mura dell'ex palazzo Ducale[114];

 
La Cannaletta

La Cannaletta (o Canaletta): fontana a sei cannali del 1897 che porta direttamente nel centro le acque dal monte Covello[115]. In alto al centro è adornata con un dipinto della vergine realizzato da Andrea Cefaly[107] e più in basso si può leggere la locuzione latina Salus publica suprema lex esto;

 
Ruderi dell'acquedotto Battandieri o Vattanderio

Ruderi dell'acquedotto Battandieri: resti di un antico acquedotto facente parte dell'antica via dei mulini (13 in origine) che dal monte Covello scendeva fino al centro abitato per poi dirigersi a valle. La maggior parte di questi acquedotti e mulini furono costruiti nella seconda metà del '600 dalla famiglia Caracciolo i quali amministravano queste terre in quell'epoca, mentre quello più noto (in dialetto locale denominato Vottandìari) per tipologia di architettura dovrebbe risalire ad epoca molto più antica. Concentrati in un raggio di 6 km, venivano azionati sfruttando i corsi d'acqua Fiumara Longa e Ponzo. La maggior parte di queste strutture è oramai ridotta a dei ruderi o assimilate in strutture successive. Il primo da est si trova in località Cacinari, sei si ritrovavano all'interno del tessuto urbano (due in località Coste e quattro in località Battandieri, tra cui quello più noto insieme al mulino soprastante), mentre altri sei si trovavano sulla vecchia strada poderale verso il monte Covello partendo dalla località Battandieri, in località Pontani, Jervasili, Montagnella, Sussarvo, Castaneto[116].

Pioppi Vecchi, Pietra dei Monaci e San VincenzoModifica

La Pietra dei Monaci e i Pioppi Vecchi sono la zona più antica di Girifalco essendo stati il suo primo nucleo urbano, danneggiati da vari terremoti (1626, 1638, 1659, 1783, 1905)[117]. Il nome della località Pietra dei Monaci è collegabile al fatto che un tempo in questa zona sorgeva un convento, distrutto da uno dei terremoti sopracitati o, nel caso di un cenobio bizantino, abbandonato per lo smantellamento delle diocesi e dei conventi di rito greco, voluto dai sovrani e avallata dai Papi dopo l'arrivo dei Normanni, mentre i Pioppi Vecchi sono così denominati perché dopo il sisma del 1626 e la successiva costruzione della terra nuova di Girifalco (verso l'attuale corso Roma e zone limitrofe) quella più antica venne chiamata terra vecchia ispirandone probabilmente la denominazione. Qui sorgeva il primo nucleo di Girifalco dove, oltre al vecchio palazzo del duca[68] e alla prima chiesa Matrice Santa Maria delle Nevi, vi era una fortezza[68] con una torre altissima[72], descritta nella relazione fatta dall'universitas di Girifalco nel 1626 e da Lutio d'Orsi nel 1640, che venne prima danneggiata dal terremoto del 1626 e definitivamente distrutta da quello nel 1638. Quella fortificazione ispirò lo stemma cittadino di Girifalco, creato nel XVII secolo, nel quale è rappresentato un complesso fortificato con delle torri sorvolate da un falco[12]. Molti ruderi sono ancora presenti tra i quali i resti della chiesa Matrice e del sopracitato convento. In località San Vincenzo, sotto la rupe Pietra dei Monaci, sono stati rinvenuti i resti di un antico cimitero ebraico databile al VI o VII secolo D.C.[118];

Ruderi dell'antica chiesa Matrice dei Pioppi Vecchi: la Matrice che sorgeva ai Pioppi Vecchi aveva tre grandi navate e tre absidi ed era la chiesa parrocchiale di Girifalco fino al 1783 dedicata alla Madonna delle Nevi, titolo che venne poi ereditato dall'attuale chiesa Matrice. Non molto si sa sulle sue origini, ma dal libro parrocchiale più antico, datato 1631, presente nella parrocchia si legge che in quell'anno l'edificio esisteva. Fu gravemente lesa dai tre terremoti che si verificarono nel 1638, nel 1659 e nel 1783 e questi avvenimenti sono descritti nella Relazione ad Limina del vescovo della diocesi di Squillace del 1661 e nel verbale che fu stilato dall'allora arciprete del paese dopo il sisma del 1783. Era annessa alla Matrice la chiesa dell'Immacolata, anch'essa distrutta. Era risaputo che quella zona fosse molto a rischio, infatti, all'indomani del sisma del 1638 in molti si chiesero se ricostruire la chiesa in quel luogo o altrove. Ventuno anni dopo venne colpita nuovamente da un altro evento tellurico (terremoto del 1659) e, come documentato nella relazione del 1661, si decise di ricostruirla nello stesso medesimo posto ma nel secolo successivo, il terremoto del 1783 la distrusse nuovamente, lasciando il paese ancora una volta senza chiesa Matrice. Si ripose quindi il problema della riedificazione nello stesso luogo o spostarne la parrocchia in una delle altre due chiese abbastanza grandi del paese, quella di San Rocco o quella del convento di Sant'Antonio (odierno Complesso Monumentale ed ex ospedale psichiatrico). La prima fu ritenuta non molto grande per soddisfare le esigenze della popolazione, mentre la seconda era troppo distante dal centro del paese che intanto si stava estendendo verso la collina del convento di San Domenico, odierna piazza Umberto I. Si decise alla fine di riedificare la chiesa di Santa Maria delle Grazie del sopracitato convento, che fu anch'essa distrutta dal sisma del 1783, trasferendovi le funzioni di chiesa Matrice e assegnandola alla Madonna delle Nevi, come la distrutta chiesa dei Pioppi Vecchi. Questa decisione fu presa per la necessità di collocarne la sede in una zona più centrale, vista l'espansione del centro urbano e per il graduale abbandono del rione Pioppi dopo il tremendo sisma di fine XVIII secolo. Oggi sono ancora visibili le mura della navata laterale sinistra e su quella di destra furono costruite delle abitazioni, sfruttando i contrafforti rimasti, tra fine '700 e nel corso dell'800 ma che furono tuttavia distrutte nuovamente nel terremoto del 1905, anno in cui fu definitivamente abbandonato il rione, salvo essere riqualificato in parte nel corso del XXI secolo[15][119].

Corsi, piazze e altri luoghi[120]Modifica

  • Corso Roma (già corso Teodosio)
  • Corso Garibaldi
  • Corso Migliaccio
  • Piazza Umberto I (già piazza Tommaso Campanella e piano di Santa Maria)[95]
  • Piazza Vittorio Emanuele II (o piazza San Rocco, già piazza Caracciolo)[100]
  • Piazza Unità d'Italia
  • Piazza generale Mino
  • Piazza 1º maggio
  • Piazza della Repubblica
  • Viale Marconi
  • Via 25 aprile (circonvallazione)
  • Via Milano
  • Via Boccaccio
  • Via Fontana
  • Piazzetta De Luca
  • Piazzetta Risorgimento
  • Piazzetta Santa Domenica
  • Piazzetta chiesa dell'Annunziata
  • Anfiteatro
  • Largo Cairoli
  • Largo Mazzini

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[121]

Tradizioni e folcloreModifica

  • Festa di San Rocco: 14-24 agosto, chiesa di San Rocco, piazza Vittorio Emanuele II[101];
  • Festa della Madonna del Rosario: prima domenica di ottobre, chiesa del Rosario, piazza Umberto I;
  • ''Cumprunta'' o ''Cunfrunta'': domenica di Pasqua su corso Roma[122];
  • ''Azata'': vigilia delle ceneri, chiesa di San Rocco, piazza Vittorio Emanuele II;
  • Madonna delle Nevi: 5 agosto, chiesa Matrice Santa Maria delle Nevi;
  • Festa dell'Addolorata: 15 settembre, chiesa dell'Addolorata;
  • Festa dell'Annunziata: 25 marzo, chiesa dell'Annunziata;
  • Festa della Madonna di monte Covello: prima domenica di agosto, monte Covello.

CulturaModifica

IstruzioneModifica

  • Istituto Comprensivo "Girifalco - Cortale"
  • Istituto di Istruzione Secondaria Superiore "Ettore Majorana":
    • Liceo Scientifico
    • Liceo delle Scienze Umane
    • Istituto Tecnico Tecnologico indirizzo grafica e comunicazione
    • Istituto Tecnico Tecnologico indirizzo meccanica, meccatronica ed energia
    • Istituto Tecnico Tecnologico articolazione tessile, abbigliamento e moda

Geografia antropicaModifica

UrbanisticaModifica

 
Vista dall'alto

Il nucleo più antico della cittadina è arroccato su uno sperone roccioso (Pietra dei Monaci e Pioppi Vecchi), luogo da dove è partita l'espansione urbana nei secoli, prima verso ovest (piazza Vittorio Emanuele II e zone limitrofe), poi verso nord (piazza Umberto I e zone limitrofe, via Marconi) dopo il terremoto del 1783 e lungo tutto il corso Garibaldi verso nord. Dalla seconda metà del XX secolo il nucleo urbano ha iniziato ad espandersi soprattutto verso nord nord-est lungo il viale Migliaccio (SP 172) dalla congiunzione con il corso Garibaldi e via Milano (SP 162/2)[123].

Contrade e localitàModifica

Il territorio di Girifalco si estende per più di 43 km² e sono numerose le contrade e le località che lo circondano, da quelle del monte Covello (sud-ovest) a quelle verso il bosco Farnoso e più internamente nei pressi della Pietra dei Monaci (sud-est), dalle località in direzione della SP 172 (est) fino a quelle della zona nord del territorio e oltre alle località interne[120]:

  • Nel centro urbano: Bufalello, Colaierni, Conella, Curcio, Frà Giacinto, Guzzoni, Libertina, Misigonì, Nivera, Pioppi Vecchi, San Marco, Sportà.
  • Nord, Nord-est: Bongiorno, Cannanelli, Cannavù, Carruse, Currola, Giardino, Girello, Nucarella, Pranci, Quadri, Rivaschiera, Zingarello.
  • Est, verso la SP 172: Arena, Serra, Tre Conoli, Vasia.
  • Sud-est, nei pressi della località Pietra dei Monaci: Orto della duchessa, San Vincenzo, Scalella.
  • Sud-est, verso il bosco Farnoso: Carìa, Correnti, Domitini, Insalata, Piano di Porro, Pietre Grandi, Pucciarello, Scriselli, Scugnietto, Toco.
  • Sud-ovest verso il monte Covello: Castaneto, Covello, Gulladi, Lacco, Lucertola, Mangravite, Montagnella, Pantano, Piano di Acquaro, Sant'Elena, Spanò, Ziofrò.

Aree naturaliModifica

Monte CovelloModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Monte Covello.

Il monte Covello raggiunge l'altezza di 848 metri s.l.m., è noto per la ricchezza della flora con abbondanti boschi, per la varietà faunistica e per la qualità delle acque oligominerali. È presente un centro ornitologico e inoltre è possibile attraversare suggestivi percorsi naturalistici, visitare il laghetto in località Rimitello e lo sbarramento del torrente Pesipe. Dalle sue massime alture si possono osservare sia lo Ionio che il Tirreno[124].

Infrastrutture e trasportiModifica

Il territorio comunale è interessato dalle seguenti direttrici stradali:

  • Strada provinciale 162/2 ex strada statale 181 di Maida e Squillace.
  • Strada provinciale 172 ex strada statale 384 di Girifalco.
  • Strada provinciale 59: Girifalco (bivio SP 172) - Squillace (bivio SP 162/2).
  • Strada provinciale 61: verso monte Covello fino al bivio con la SP 145.
  • Strada provinciale 92: Girifalco (contrada Cannalelli verso Caraffa di Catanzaro) - Cortale (bivio SP 87).

AmministrazioneModifica

Elenco degli amministratori dal 1927:[125][126]

Periodo Primo cittadino Carica Note
13 marzo 1927 1 settembre 1934 Vincenzo Fragòla Podestà
4 settembre 1934 luglio 1935 Gregorio Tolone Commissario Prefettizio
10 luglio 1935 26 settembre 1939 Gregorio Tolone Podestà
5 gennaio 1940 7 ottobre 1940 Marcello Zacchini Commissario Prefettizio
7 ottobre 1940 7 ottobre 1943 Concettino Autelitano Podestà
8 ottobre 1943 27 ottobre 1943 Concettino Autelitano Sindaco
17 novembre 1943 dicembre 1943 Barone Gonzales del Castillo Commissario Prefettizio
dicembre 1943 giugno 1944 Concettino Autelitano Commissario Prefettizio
19 giugno 1944 21 agosto 1944 Barone Gonzales del Castillo Commissario Prefettizio
21 agosto 1944  aprile 1945 Alfonso De Stefani Commissario Prefettizio
24 aprile 1945 giugno 1952 Alfonso De Stefani Sindaco Ottobre 1950 dimissioni respinte
17 giugno 1952 21 aprile 1955 Giuseppe Zalmieri Sindaco Dimissionario
21 aprile 1955 7 maggio 1955 Francesco Bruno Sindaco facente funzioni
8 maggio 1955 - Antonio Muriniti Sindaco Elezioni annullate[127]
8 maggio 1955 19 giugno 1955 Giuseppe Zalmieri Sindaco
19 giugno 1955 1956 Rocco Marcellino Vonella Sindaco
1956 1959 Rocco Fragòla Sindaco
1960 1965 Pietro Defilippo Sindaco
1966 aprile 1967 Vincenzo Fragòla Sindaco Dimissionario
maggio 1967 1968 Federico De Marinis Commissario Prefettizio
1968 1971 Pietro Defilippo Sindaco
1971 1972 Osvaldo Sirianni - Antonino Bombaci Commissari Prefettizi
1973 1978 Pietro Defilippo Sindaco
1979 1981 Giovanni Faga Sindaco
1982 1983 Pietro Defilippo Sindaco
1984 1985 Michele Vatrano Sindaco
1986 1988 Alfonso Sabatini Sindaco
1989 1991 Pietro Defilippo Sindaco
1992 1993 Francesco Zaccone Sindaco
6 giugno 1993 30 giugno 1994 Raffaele Tolone Sindaco Dimissionario
agosto 1994 20 novembre 1994 Santo Cimino Commissario Prefettizio
20 novembre 1994 29 novembre 1998 Domenica Maragnani Sindaco
29 novembre 1998 13 aprile 2008 Mario Deonofrio Sindaco Rieletto nel 2003
14 aprile 2008 22 giugno 2010 Rocco Signorello Sindaco
15 luglio 2010 16 maggio 2011 Costanza Pino Commissario Prefettizio
16 maggio 2011 24 gennaio 2015 Mario Deonofrio Sindaco
25 gennaio 2015 31 maggio 2015 Salvatore Fortuna Commissario Prefettizio
31 maggio 2015   29 aprile 2020    Pietrantonio Cristofaro Sindaco
29 aprile 2020 21 settembre 2020 Costanza Pino Commissario Prefettizio
21 settembre 2020 in carica[128] Pietrantonio Cristofaro Sindaco

NoteModifica

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2019.
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su protezionecivile.gov.it.
  3. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana, su dipionline.it. URL consultato il 28 marzo 2018 (archiviato il 29 marzo 2018).
  4. ^ Giovanni Alessio, Saggio di toponomastica calabrese, 1939, p. 206.
  5. ^ D. Francesco Sacco, Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli, composto dall'Abate D. Francesco Sacco e dedicato alla maestà di Ferdinando IV Re delle Sicilie, 1795, p. 347.
  6. ^ (IT) Google Maps, su Google Maps. URL consultato il 7 febbraio 2020.
  7. ^ D. Laruffa, Incontro con la Calabria, 1981.
  8. ^ Descrizione territorio di Girifalco, su italiapedia.it. URL consultato il 21 marzo 2018 (archiviato il 22 marzo 2018).
  9. ^ Localizzazione territorio di Girifalco, su italiapedia.it. URL consultato il 9 ottobre 2019 (archiviato il 28 agosto 2019).
  10. ^ Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli - parte II - de fiumi, laghi, fonti, golfi, monti, promontori, vulcani e boschi, 1816. URL consultato il 15 febbraio 2020.
  11. ^ ARPACAL, Carta Idrografica della Regione Calabria, in Atlante Cartecologico.
  12. ^ a b c d e f g h i j k Aspetti e momenti del Risorgimento a Girifalco: il 1848.
  13. ^ a b c Cenni storici - Comune di Girifalco, su www.comune.girifalco.cz.it. URL consultato il 26 agosto 2020.
  14. ^ a b Girifalco, in La Tribuna Illustrata, Anno XV, n. 6, 7 febbraio 1937.
  15. ^ a b c d e f g h i j k Identità Storico-Culturali dei comuni nel territorio del G.A.L. Serre Calabresi.
  16. ^ Civiltà dei Feaci - Collezione Tolone, su youtube.com.
  17. ^ I fratelli Hans e Armin Wolf, scrittori e accademici, lo affermavano nei loro scritti: Der Weg des Odysseus (1968) e Die wirkliche Reise des Odysseus (1983 e 1990).
  18. ^ Scritture perdute, su stopilluminati.weebly.com.
  19. ^ Henry Vollam Morton, A traveller in Southern Italy, su books.google.it, p. 384.
  20. ^ Henry Vollam Morton, A traveller in Southern Italy.
  21. ^ Fai, passeggiando per Girifalco e la sua storia, su CatanzaroInforma, 1º marzo 2018. URL consultato il 2 settembre 2020.
  22. ^ a b ITALIAPEDIA | Comune di Girifalco - Storia, su www.italiapedia.it. URL consultato il 26 agosto 2020 (archiviato il 31 gennaio 2018).
  23. ^ A Crotone il cranio di Carìa, su ansa.it. URL consultato il 3 settembre 2019 (archiviato il 3 settembre 2019).
  24. ^ CALABRIA, su treccani.it. URL consultato il 2 settembre 2019 (archiviato il 2 settembre 2019).
  25. ^ Archivio storico del Comune di Crotone, Delibera di Giunta n°. 289 del 26 maggio 1934
  26. ^ Storia della Calabria: dall'antichità ai giorni nostri.
  27. ^ Vaso del Neolitico Superiore (IV- III millennio a. C.) Girifalco, su calabriaonline.com.
  28. ^ I Pelasgi o popoli del mare, su circoloculturalelagora.it. URL consultato il 9 maggio 2019 (archiviato il 9 maggio 2019).
  29. ^ Dalla Καλαβρία la parola Italia.
  30. ^ quiCalabria - La tua Guida alla Calabria, su www.quicalabria.it. URL consultato il 10 settembre 2020.
  31. ^ a b c Cenni storici - Comune di Girifalco, su www.comune.girifalco.cz.it. URL consultato il 29 maggio 2017 (archiviato il 25 luglio 2019).
  32. ^ Ulderico Nisticò, Ascendant ad montes. La difesa passiva ed attiva della costa ionica in età bizantina., in Vivarium Scyllacense. Bollettino dell'Istituto di Studi su Cassiodoro e sul Medioevo in Calabria., vol. 10, n. 2, 1999.
  33. ^ Il Castello di Nicastro - riga 13, su itedefazionews.altervista.org. URL consultato il 10 settembre 2019 (archiviato il 22 gennaio 2017).
  34. ^ Riferimento all'attuale ex palazzo Ducale situato in piazza Umberto I.
  35. ^ (LA) Wilhelm Wachsmuth, De Luceria: Apuliae urbe, 1844. URL consultato il 6 dicembre 2020.
  36. ^ Guilielmus Wachsmuth, Dissertationis de Luceria Apuliae Urbe Pars I - III, 1844.
  37. ^ La Nuceria calabrese tra Svevi e Angioini. Alla ricerca di una verità, su ilreventino.it. URL consultato il 22 aprile 2020 (archiviato il 25 settembre 2020).
  38. ^ Girifalco ai Maffhei, in Pagine Bianche, vol. 9, Anno VI, Settembre 2002.
  39. ^ Vincenzo Palizzolo Gravina, “Il” blasone in Sicilia, ossia raccolta araldica, Visconti, 1875. URL consultato il 7 dicembre 2020.
  40. ^ a b c d e f Giovanni Fiore da Cropani, Della Calabria Illustrata.
  41. ^ Ruffo di Bagnara e Castelcicala, su www.sbti.it. URL consultato l'11 maggio 2020.
  42. ^ a b c Alessandra Anselmi, Collezionismo e politica culturale nella Calabria vicereale borbonica e postunitaria, 2012.
  43. ^ RAVASCHIERI, Giovan Battista in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 30 novembre 2020 (archiviato il 27 gennaio 2020).
  44. ^ Le tre contesse di Nicotera, su digilander.libero.it.
  45. ^ a b Vito Capialbi, Memorie per servire alla storia della santa Chiesa tropeana compilate dal Conte Vito Capialbi, 1832.
  46. ^ Famiglia di Lauro, su www.nobili-napoletani.it. URL consultato il 5 dicembre 2020 (archiviato il 23 maggio 2019).
  47. ^ Bollettino del R. Comitato geologico d'Italia - Le frane di Girifalco, pag. 2, pianta. URL consultato il 6 ottobre 2019 (archiviato il 14 luglio 2020).
  48. ^ Questo termine può avere diversi significati: borgo elevato, cittadella, fortezza, roccaforte, castello.
  49. ^ Gabriele Barrio, De antiquitate et situ Calabriae, 1571.
  50. ^ Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria, 1596.
  51. ^ Italiapedia, Girifalco - Storia, su www.italiapedia.it. URL consultato il 29 maggio 2017 (archiviato il 31 gennaio 2018).
  52. ^ Contributo alla storia feudale della Calabria nel sec. XVII.
  53. ^ Albero Genealogico della famiglia Ravaschieri, Principi e signori di Belmonte, Duchi e signori di Girifalco (PDF), su pignatelli.org.
  54. ^ La famiglia Ravaschieri, in Pagine Bianche, Anno III - Giugno 1999, n. 6.
  55. ^ a b c d Michele Rosanò, Girifalco nel Settecento, 1995.
  56. ^ Ebbero tre figli: Fabio (1604-?) patrizio napoletano, Maria Barbara (1605-?) e Fabrizio (1607-1683). Libro d'oro della nobiltà mediterranea - I Caracciolo di Marsicovetere
  57. ^ In un'azione legale, contro il vescovo di Squillace Fabrizio Sirleto, attuata da Annibale Caracciolo per rivendicare il diritto di poter carcerare nella sua terra, si legge che egli nel 1609 era barone di Girifalco, titolo ricevuto per matrimonio. (Giuseppe Galasso, Economia e società nella Calabria del Cinquecento, 1967)
  58. ^ Giovanni Gravier, Raccolta Di Tutti I Piu Rinomati Scrittori Dell' Istoria Generale del Regno Di Napoli, 2012, p. 174.
  59. ^ Alessandra Anselmi, La Calabria del viceregno spagnolo: storia, arte, architettura e urbanistica, 2009.
  60. ^ Napoli spagnola dopo Masaniello: politica, cultura, società, pp. 158, 231, 237.
  61. ^ Conte Berardo Candida Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle provincie meridionali d'Italia, Volume III, 1876.
  62. ^ a b Mario Panarello, 10 - La statua di Fabrizio Caracciolo a Girifalco e la figura di Bartolomeo Mori, in Fanzago e fanzaghiani in Calabria. Il circuito artistico nel Seicento tra Roma, Napoli e la Sicilia, 2012, p. 383.
  63. ^ Luciana Carlizzi, Fonti per la storia di Monteleone e terre convicine, esistenti nell' Archivio di Stato di Napoli (1416·1826).
  64. ^ a b c d G.A.L. Serre calabresi, Le terre del sole, 2015.
  65. ^ Il palazzo Ducale rimase tale fino alla suddivisione in residenze private tra fine '800 e '900 perdendo la sua identità storico-culturale.
  66. ^ a b storing.ingv.it, http://storing.ingv.it/cfti/cfti5/locality.php?064799.00IT. URL consultato il 1º ottobre 2020.
  67. ^ G. Boca, Luoghi sismici della Calabria.
  68. ^ a b c Archivio di Stato di Napoli, Regia Camera della Sommaria, Ruote, Consultationum, vol.33 (1626), Consulta della Camera della Sommaria relativa alla richiesta dell’Università di Girifalco di esenzione fiscale in seguito ai danni causati dal terremoto del 4 aprile 1626, Napoli 13 ottobre 1626
  69. ^ a b Catalogo dei forti terremoti in Italia dal 461 a.C. al 1997 e nell'area Mediterranea dal 760 a.C. al 1500. INGV
  70. ^ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma, Il quadro sismotettonico del grande terremoto del 1905 (PDF), su fis.unical.it, p. 192 - 4.2. Il terremoto di Girifalco del 1626. URL consultato il 26 maggio 2019 (archiviato il 26 maggio 2019).
  71. ^ Ludovico Grignani, Vera Relatione del spaventevole terremoto, successo alli 27. di Marzo sù le 21. hore, nelle provincie di Calabria Citra, & Ultra., 1638.
  72. ^ a b Lutio D'Orsi, I terremoti delle due Calavrie fedelissimamente descritti dal Sig. Lutio D’Orsi di Belcastro come testimonio di veduta, 1640.
  73. ^ Brieve relatione del Terremoto occorso nella Calabria e della rovina fatta in molte Terre, e Casali di essa Mercordì notte 5 di Novembre 1659 secondo gli avvisi venuti di colà. Palermo 1660
  74. ^ a b c Vincenzo Naymo, Il Castello di Gioiosa in Calabria Ulteriore, 1996.
  75. ^ Comune di - ORTA DI ATELLA, su www.comune.ortadiatella.ce.it. URL consultato il 12 novembre 2020 (archiviato il 20 febbraio 2020).
  76. ^ Quantunque, com'egli è da credere, fosse questa terra posseduta da molti e grandi signori, a me però non sono noti che li soli Caraccioli. (Fino al 1806 Gioiosa fu un Marchesato del Ducato dei Caracciolo di Girifalco). Giovanni Fiore da Cropani, Della Calabria illustrata, 1691.
  77. ^ Alcune fonti citano il duca Gennaro Maria Caracciolo, nipote di Nicola Maria, ma nel 1723 aveva soltanto tre anni.
  78. ^ Rocco Ritorto, Tavole Massoniche.
  79. ^ Il Gran Maestro a Soveria Mannelli, su grandeoriente.it, 26 settembre 2016 (archiviato il 12 novembre 2019).
  80. ^ Notizie d'archivio, Erasmo Notizie, 9 (2008), 19-20, p. 26.
  81. ^ La prima Loggia Massonica d'Italia fondata in Calabria nel 1723, su rdyork.blogspot.com. URL consultato il 20 agosto 2019 (archiviato il 20 agosto 2019).
  82. ^ Grande Sintesi Massonica, cap. 1.4 - Diffusione oltre i confini inglesi, su grande-sintesi-massonica-italian.webnode.it.
  83. ^ In Calabria la prima Loggia Massonica d’Italia, su nuovomonitorenapoletano.it. URL consultato il 17 aprile 2018 (archiviato il 18 aprile 2018).
  84. ^ La Massoneria Italiana, su grandeorienteitaliano.com. URL consultato il 18 aprile 2018 (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2018).
  85. ^ Gennaro Maria Caracciolo, quarto duca di Girifalco, in Pagine Bianche, Anno III - settembre 1999, n. 9.
  86. ^ a b P.E. Commodaro, Relazione ad Limina del vescovo Francesco Saverio Maria De Queralt, in La Diocesi di Squillace attraverso gli ultimi tre Sinodi (1754-1784-1889).
  87. ^ Cesare Trevisani, Olimpia Colonna novella, 1842.
  88. ^ Famiglia Colonna, sezione E1, su genealogy.euweb.cz. URL consultato il 26 aprile 2019 (archiviato il 19 settembre 2020).
  89. ^ Margherita, quinta Duchessa di Girifalco, in Pagine Bianche, Anno III - ottobre 1999, n. 10.
  90. ^ Le scosse del 5 e 7 febbraio 1783 furono forti e provocarono danni di varia entità alle case; il terremoto del 28 marzo successivo fu completamente distruttivo, la maggior parte degli edifici crollarono e i pochi restanti subirono gravi lesioni che li resero inabitabili, si verificò la morte di 184 persone e il ferimento di 90 su 2941 abitanti. Sprofondamento, avvallamento, voragine e rottura del terreno, fratturazione, fessure, spaccature. Catalogo dei forti terremoti in Italia dal 461 a.C. al 1997 e nell'area Mediterranea dal 760 a.C. al 1500. INGV
  91. ^ a b Progetto di ricostruzione della Chiesa Madre di Girifalco, su movio.beniculturali.it. URL consultato il 24 maggio 2017 (archiviato il 18 gennaio 2018).
  92. ^ Anna Maria Piccolomini d'Aragona, ultima feudataria di Girifalco, in Pagine Bianche, Anno III - novembre 1999, n. 11.
  93. ^ DA GIRIFALCO I GARIBALDINI CALABRESELLI, su www.pizzofalcone.it. URL consultato il 22 febbraio 2021 (archiviato il 1º ottobre 2020).
  94. ^ a b SIUSA - Ospedale psichiatrico di Girifalco, su siusa.archivi.beniculturali.it. URL consultato il 29 maggio 2017 (archiviato il 20 settembre 2016).
  95. ^ a b c Bollettino del R. Comitato geologico d'Italia - Le frane di Girifalco, su biodiversitylibrary.org. URL consultato il 6 ottobre 2019 (archiviato il 14 luglio 2020).
  96. ^ a b Mons. Francesco Palaia, su sanroccodigirifalco.it. URL consultato il 12 novembre 2020 (archiviato il 30 ottobre 2020).
  97. ^ girifalco.asmenet.it, https://web.archive.org/web/20190507220105/http://girifalco.asmenet.it/index.php?action=index&p=76. URL consultato il 6 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 7 maggio 2019).
  98. ^ Comuni italiani.it - Stemma di Girifalco, su comuni-italiani.it. URL consultato il 6 aprile 2019 (archiviato il 6 aprile 2019).
  99. ^ Studio comparato di due stemmi calabresi, su notiziarioaraldico.info. URL consultato il 6 aprile 2019 (archiviato il 6 aprile 2019).
  100. ^ a b Cartoline da Girifalco Archivio Mirarchi, su pinocarellachannel.it.
  101. ^ a b c Chiesa di San Rocco, su sanroccodigirifalco.it.
  102. ^ Terremoti più forti della Calabria - righe 8, 9, su calabriaportal.com. URL consultato il 23 aprile 2018 (archiviato il 24 aprile 2018).
  103. ^ GAL Serre Calabresi
  104. ^ Gregorio E. Rubino, Un allievo di Luigi Vanvitelli operante in Calabria: Ermenegildo Sintes architetto ed urbanista, 1978.
  105. ^ Catanzaro - La provincia del sole, 1988.
  106. ^ Catanzaro rende omaggio all'artista Domenico Cefaly, su CatanzaroInforma, 20 aprile 2014. URL consultato il 13 ottobre 2020.
  107. ^ a b Salvatore Guerrieri, La banda musicale nella storia di Girifalco, saggio storico - antropologico, 2011.
  108. ^ Girifalco: tra follia e mistero la storia di un luogo il cui fascino va oltre la leggenda, su calabrialanostracultura.net.
  109. ^ Manicomio Provinciale di Catanzaro in Girifalco, su architetturemanicomiali.altervista.org. URL consultato il 6 maggio 2019 (archiviato il 2 giugno 2019).
  110. ^ Manicomio provinciale di Girifalco, su spazidellafollia.eu. URL consultato il 14 marzo 2018 (archiviato il 6 dicembre 2017).
  111. ^ Girifalco su sapere.it, su sapere.it. URL consultato il 5 maggio 2019 (archiviato il 5 maggio 2019).
  112. ^ Autore, tra gli altri, del Ritratto di don Pedro Antonio de Aragón, un busto che raffigura il viceré di Napoli di cui era uomo di fiducia il duca Fabrizio Caracciolo. Napoli Nobilissima, Memoria di un ricco beccaio: Marco di Lorenzo tra Masaniello e i viceré, 2017
  113. ^ Fanzago e fanzaghiani in Calabria. Il circuito artistico nel Seicento tra Roma, Napoli e la Sicilia - Indice, su swbplus.bsz-bw.de.
  114. ^ I monumenti di Girifalco, in Pagine Bianche, Anno VI - giugno 2002, n. 6.
  115. ^ “La Canaletta” la fontana di Girifalco, CZ, su fontanedicalabria.altervista.org.
  116. ^ La via dei mulini, in Pagine Bianche, Anno III, dicembre 1999, n. 12.
  117. ^ Bollettino del R. Comitato geologico d'Italia - Le frane di Girifalco, pag. 6, riga 13, su biodiversitylibrary.org. URL consultato il 6 ottobre 2019 (archiviato il 14 luglio 2020).
  118. ^ Speciale TGR Calabria - Scavi di San Vincenzo, Girifalco (CZ), su youtube.com.
  119. ^ Girifalco nel XVII secolo, in Pagine Bianche, Anno VI - aprile 2002, n. 4.
  120. ^ a b Stradario centro urbano, su comune.girifalco.cz.it. URL consultato il 26 agosto 2020 (archiviato il 25 luglio 2019).
  121. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  122. ^ cunfrunta girifalco 2014. URL consultato il 12 aprile 2020.
  123. ^ Mappa di Girifalco, su tuttocitta.it. URL consultato il 7 maggio 2019 (archiviato il 7 maggio 2019).
  124. ^ Gal Serre Calabresi - Girifalco, su galserrecalabresi.it. URL consultato il 1º giugno 2019 (archiviato il 1º giugno 2019).
  125. ^ Storico Elezioni Comunali di Girifalco (CZ), su Tuttitalia.it. URL consultato il 7 novembre 2020 (archiviato il 28 settembre 2020).
  126. ^ Salvatore Guerrieri, Appendice 1 - Sindaci e f.f. sindaci, in La banda musicale nella storia di Girifalco - Saggio storico - antropologico, 2011, p. 177.
  127. ^ Michele Rosanò, IV - V, in Girifalco nel novecento - Parte quarta, l'amministrazione comunale socialcomunista 1952 - 1956, pp. 39 - 76.
  128. ^ Girifalco (CZ) - Sindaco e Amministrazione Comunale, su Tuttitalia.it. URL consultato il 7 novembre 2020 (archiviato il 7 maggio 2019).

BibliografiaModifica

  • Gabriele Barrio, De Antiquitate et Situ Calabriae, 1571;
  • Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria, 1596;
  • Lutio d'Orsi, I terremoti delle due Calavrie fedelissimamente descritti dal Sig. Lutio D’Orsi di Belcastro come testimonio di veduta, 1640;
  • Giovanni Fiore, Della Calabria illustrata, 1691;
  • P.E. Commodaro, La Diocesi di Squillace attraverso gli ultimi tre Sinodi (1754-1784-1889);
  • D. Francesco Sacco, Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli, 1795;
  • Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli - Parte II, 1816;
  • Camillo Crema, Bollettino del R. Comitato Geologico d'Italia - XLVIII - N.5 - Le frane di Girifalco (Catanzaro), 1920-21;
  • La Tribuna Illustrata - Anno XV - N° 6, 1937;
  • Giovanni Alessio, Saggio di toponomastica calabrese, 1939;
  • J. Mazzoleni, Contributo alla storia feudale della Calabria nel sec. XVII, 1963;
  • Henry Vollam Morton, A traveller in Southern Italy, 1969;
  • G. Galasso, Napoli spagnola dopo Masaniello: politica, cultura, società, 1972;
  • D. Laruffa, Incontro con la Calabria, 1981;
  • G. Boca, Luoghi sismici della Calabria, 1981;
  • Michele Rosanò, Aspetti e momenti del Risorgimento a Girifalco: il 1848, 1987;
  • Augusto Placanica, Storia della Calabria dall'antichità ai giorni nostri, 1994;
  • Michele Rosanò, Girifalco nel Settecento, 1995;
  • Rocco Ritorto, Tavole Massoniche, 1996;
  • Salvatore Guerrieri, La banda musicale nella storia di Girifalco - Saggio storico - antropologico, 2011;
  • Alessandra Anselmi, Collezionismo e politica culturale nella Calabria vicereale borbonica e postunitaria, 2012;
  • G. Gravier, Raccolta di tutti I più rinomati scrittori dell'istoria generale del Regno di Napoli, 2012;
  • Michele Rosanò, Girifalco nel novecento - Parte 4, L'amministrazione comunale socialcomunista 1952 - 1956, 2016;
  • F. Pastore, Dalla Καλαβρία la parola Italia, 2017.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Sito del Comune di Girifalco, su comune.girifalco.cz.it.

Mappa e stradario di Girifalco, su tuttitalia.it.

Controllo di autoritàVIAF (EN238145212 · GND (DE4779787-3
  Portale Calabria: accedi alle voci di Wikipedia che parlano della Calabria