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Girifalco

comune italiano
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Girifalco
comune
Girifalco – Stemma
Girifalco – Veduta
Vista su una parte del centro storico
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaProvincia di Catanzaro-Stemma.png Catanzaro
Amministrazione
SindacoPietrantonio Cristofaro dal 31/05/2015
Territorio
Coordinate38°49′N 16°26′E / 38.816667°N 16.433333°E38.816667; 16.433333 (Girifalco)Coordinate: 38°49′N 16°26′E / 38.816667°N 16.433333°E38.816667; 16.433333 (Girifalco)
Altitudine456 m s.l.m.
Superficie43,1 km²
Abitanti5 860[1] (31-8-2017)
Densità135,96 ab./km²
Comuni confinantiAmaroni, Borgia, Cortale, San Floro, Squillace, Vallefiorita
Altre informazioni
Cod. postale88024
Prefisso0968
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT079059
Cod. catastaleE050
TargaCZ
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitantigirifalcesi
PatronoSan Rocco
Giorno festivo16 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Girifalco
Girifalco
Girifalco – Mappa
Posizione del comune di Girifalco all'interno della provincia di Catanzaro
Sito istituzionale

Girifalco (IPA: [ʤiriˈfalko][2], Girifarcum in latino[3]) è un comune italiano di 5 860 abitanti[1] della provincia di Catanzaro in Calabria.

Centro collinare di origini medievali adagiato ai piedi del monte Covello in posizione terrazzata al centro dell'istmo di Catanzaro[4].

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

 
Vista dall'alto

Il territorio comunale di Girifalco si estende tra la zona montana e submontana del monte Covello e l'altopiano che degrada verso est e in direzione della valle, detta Carìa, posta verso est. Anticamente da questa valle passava la via istmica greca che collegava, passando per il pianoro di Girifalco e attraversando l'Istmo di Catanzaro, lo Ionio al Tirreno[5][6]. Proprio al centro dell'Istmo si trova Girifalco adagiato a 456 m s.l.m. (altezza minima 224, massima 889) ai piedi di monte Covello, con una superficie di 43,1 km²[7].

IdrografiaModifica

Il torrente Ghetterello attraversa il territorio nella parte sud-est e sfocia nelle acque del golfo di Squillace dopo essersi unito al torrente Alessi (che ha la sorgente nei pressi di monte Covello), mentre la parte nord-ovest del territorio è attraversata dal torrente Pesipe[8].

StoriaModifica

Antichità e originiModifica

Storicamente, la nascita di Girifalco è fatta risalire al dominio bizantino, nel IX secolo. Tuttavia erano presenti degli insediamenti precedenti alla Magna Grecia, come dimostrato da alcuni ritrovamenti nella valle denominata Carìa, nella parte alta del torrente Ghetterello fino al bosco Farnoso[5]. La necropoli, con delle tombe a lastroni di pietra rinvenuta durante gli ultimi anni del XIX secolo dallo storico e archeologo Armando Lucifero nella quale reperì il cranio di Carìa[9][10][11], risale al Neolitico superiore e consente di affermare che nel territorio erano presenti delle popolazioni autoctone che si erano stanziate nella sopracitata valle[12][13][14][15].

Per avere una prima testimonianza scritta sulle origini dell'insediamento bisogna fare riferimento ad un vecchio articolo del giornale La tribuna illustrata del 7 febbraio del 1937, in cui si leggono le sue origini medievali[16]:

«Girifalco deve la sua nascita alla morte di due paesi, Toco e Carìa, distrutti dai Saraceni nell'836. Gli scampati, all'incendio ed al macello, si rifugiarono sopra una rupe chiamata Pietra dei Monaci; e respinsero ogni assalto lanciando, in disperata difesa, le pietre strappate alla montagna. Furono chiamati, quei prodi, una "Sacra Falange", e, da quel loro nome, detto in greco, venne il nome del loro nuovo nido: Girifalco.»

(Girifalco, La Tribuna Illustrata, 7 febbraio 1937, anno XV)

La presenza di questi due antichi villaggi è stata suffragata dai ritrovamenti effettuati in località San Vincenzo, sotto la rupe Pietra dei Monaci, dove sono state ritrovate delle tombe a camera risalenti alla metà del VI o VII secolo, circa due secoli prima delle invasioni saracene. Gli abitanti dei villaggi, Toco e Carìa, risalivano all'epoca romana o ai tempi delle migrazioni greche ed erano insediamenti presenti nella vallata, i quali probabilmente non vennero mai conquistati dai Bruzi perché si trovavano a pochi chilometri dell'antica Skylletion, essendo questi in continuo conflitto con le città della Magna Graecia. Questo spiega la decisione del console Claudio Marcello, nel mentre della guerra contro Annibale, di porre i suoi presidi militari sul monte Covello per la particolarità di poter controllare contemporaneamente i due golfi dell'istmo da quelle alture, in una località denominata successivamente setto di Marcello, dove sono state ritrovate delle punte di lancia e delle piccole anfore probabilmente di epoca romana[17][18]. Prima dell'arrivo dei Normanni in Calabria, in piena epoca Bizantina, per difendersi dalle incursioni dei saraceni che infestavano quelle contrade intorno al IX secolo, nell'anno 836 la popolazione si rifugiò in un luogo più alto e sicuro dal quale era visibile l'intera valle sottostante. Quel luogo era una rupe che denominarono Terravecchia e che in seguito sarà conosciuta come Pietra dei Monaci, perché in quella zona sorse un cenobio o un convento del quale sono visibili alcuni ruderi. In quel luogo nacque il primo nucleo abitativo della Girifalco antica (odierno rione Pioppi Vecchi), tipicamente medioevale adagiato su uno sperone roccioso che si popolò degli abitanti della vallata[19][5].

Dal 1200 al 1500 - Terra contesaModifica

Uno scrittore e viaggiatore inglese, Henry Vollam Morton, visitò il sud Italia, e così scrisse su Girifalco[20][21]:

(EN)

«I come to a mountain town called by the delightful name of Girifalco, which is the Italian for 'gerfalcon', and probably, if one could delve into its history, one would find that the name goes back to the Normans or maybe to that greatest of falconers, Frederick II.»

(IT)

«Giungo in una città di montagna chiamata con il delizioso nome di Girifalco, che è l'italiano di 'gerfalcon', e probabilmente, se uno potesse scavare nella sua storia, potrebbe trovare che il nome risale ai Normanni o probabilmente al più grande dei falconieri, Federico II.»

(Henry Vollam Morton, A traveller in Southern Italy)

Per la sua posizione centrale all'interno dell'istmo, punto più stretto della penisola italiana, la terra di Girifalco poteva costituire una posizione strategica favorevole all'istallazione di guarnigioni, potendo controllare entrambi i golfi dalle alture del monte Covello. Inoltre, nella corte di Federico II di Svevia erano presenti i falconieri, ufficiali che allevavano e addestravano i falconi per la caccia e il Re di Sicilia era lui stesso un grande falconiere. Sostava spesso nella sua abitazione nell'antica Nicastro e andava a caccia con il falcone spingendosi fino ai boschi di Girifalco dove aveva creato, inoltre, una grande riserva di caccia fino ai territori vicini ed è dunque possibile che dei falconieri normanni risiedessero nella terra di Girifalco, visto che il territorio costituisce da sempre un passaggio migratorio di questi rapaci[22][19].

Girifalco, la leggenda del suo antico nome

L'etimologia del nome di Girifalco da sempre ha destato grande mistero e le sue origini si perdono nella leggenda, come quella popolare che vuole la nascita del nome da un falco che volteggiava ad ali spiegate nel cielo azzurro dall'alto di una torre, così com'è rappresentato nello stemma comunale.

Ma le ipotesi più razionali sono altre:

In un vecchio articolo del giornale La tribuna illustrata si legge che gli abitanti dei villaggi Toco e Carìa per rifugiarsi dagli assedi e dai saccheggi dei saraceni, salirono su una rupe e lanciarono le pietre della montagna per difendersi. Quei prodi furono denominati una Sacra Falange e quel termine detto in greco diede il nome al luogo in cui si insediarono, Girifalco.

Giovanni Alessio nel Saggio di toponomastica calabrese lo fa derivare da Kurios-Falcos - Dominus Falcus, ossia Signore Falco o Dio Falco, ma potrebbe indicare anche un presbitero, mentre Niccolò Tommaseo, nel Dizionario della lingua italiana, alla voce Girifalco scrive che la prima parte del vocabolo può essere il greco ierax che vuol dire sparviero, falco. Avremmo così la ripetizione dello stesso termine in due lingue diverse.

Senza dubbio il rapace ha a che fare con il nome della cittadina. Lo storico e viaggiatore inglese, Hernry Vollam Morton, scriveva che il nome di Girifalco derivi dai Normanni e probabilmente dal più grande dei falconieri, Federico II di Svevia.
 
Falconieri di Federico II
Per il sovrano, Girifalco, essendo al centro dell'istmo, poteva costituire una postazione strategica e la chiave della soluzione potrebbe essere ricercata nel suo ambiente di corte[23]. All'epoca era in voga la caccia con il falco e i falconieri erano gli ufficiali di corte preposti all'allevamento e addestramento dei falconi. È plausibile che dei falconieri normanni risiedessero nella terra di Girifalco, visto che questa zona in alcuni periodi dell'anno costituisce un passaggio obbligato per questi uccelli, ed è probabile che essi diedero il nome Girifalco, dall'antico vocabolo nordico geirfalk, al luogo dove addestravano questi falchi in onore del rapace del nord Europa, loro terra d'origine[24].

Nel XIII secolo dopo la VI crociata fu costruita una fortificazione, un castello sulla collina a nord ovest dell'antico centro, il quale in epoche successive venne convertita nel Palazzo Ducale, dove sulla parte posteriore si possono notare le mura e una torre dell'originale struttura fortificatoria. Dopo il 1234, era signore di Girifalco un certo Giulius Maffei, il quale si era messo al servizio di Federico II e quest'ultimo per riconoscenza lo fece signore di quella terra, mentre nel 1258 Manfredi confermò il possedimento al figlio, Scipione Maffei[25]. Padre Giovanni Fiore da Cropani nella sua opera Della Calabria illustrata scriveva che ai tempi di Manfredi, quindi tra il 1258 e il 1266, questa era la terra di un cavaliere spagnolo di nome Annibale, il quale per i servizi fatti alla corona, si era meritato quella terra e per il lungo possesso che ne aveva avuto, prese per cognome il nome della terra stessa, Girifalco[26]. Gli successero suo figlio e successivamente suo fratello, il quale fu mandato in esilio da Carlo I per la vicinanza con Manfredi, facendo così cadere la terra di Girifalco nel patrimonio del Regno[27]. Con il sistema feudale, che in Calabria era stato diffuso dai normanni, la terra di Girifalco venne temporaneamente assegnata al feudo di Maida.

 
Girifalco nel '500

Agli inizi del XIV secolo (1308), Girifalco fu possedimento di Caterina Niceforo (o di Niceforo), figlia del tiranno e despota dell'Epiro. In quegli anni, nel 1312, nella terra di Girifalco furono condannati al rogo tre uomini. La tradizione vuole che i tre fossero dei cavalieri Templari (che in quegli anni erano stati accusati di eresia e il loro ordine soppresso) di ritorno dalla terra santa e membri del presidio templare del casale dei pellegrini (vicino il monastero dei santi Anargiri nel territorio di Cortale) i quali presidiavano l'antica via istmica greca che passava nei pressi della terra di Girifalco, scorciatoia tra i due golfi per raggiungere facilmente il Tirreno[28][29]. Successivamente fece parte, fino al 1494, della Contea di Arena e da quell'epoca, con la dominazione spagnola nel Meridione, passò al Principato di Squillace sotto la famiglia dei Borgia fino al 1506. In quell'anno il Re Cattolico la staccò per annetterla alle terre che costituivano la Contea di Soriano, sotto i Carafa[27]. Nel 1526 la terra di Girifalco appartenne alla famiglia De Gennaro per poi ritornare sotto i Carafa fino al 1609[30][31].

Nel 1548 il vescovo Marco Laureo, fece erigere in Girifalco il convento dei padri domenicani dedicato a San Domenico (chiesa Matrice e chiesa del Rosario attuali) che fu anche centro di studi teologici e dove pare vi abbia dimorato il frate domenicano Tommaso Campanella[5][27][32].

Sul finire del '500, lo storico Girolamo Marafioti scriveva che dopo il fiume Lameto (Amato) e Maida c'era un castello denominato Cirifarco, con vestigia di antiche fabbriche (costruzioni) che evidenziavano la grande antichità del luogo[33].

1600 e 1700 - Epoca DucaleModifica

«Sulla terra della Calabria, legata alle sorti di Napoli, si susseguono varie dominazioni fino a che, per via di trapassi ereditari, Girifalco diventa feudo dei Caracciolo, e Fabrizio Caracciolo, legato a quel feudo da titolo ducale, innalza su di una altura vicino al primo nucleo del paese, un castello; e fa anche costruire un convento pei religiosi che si piantano lassù. Il castello non avrà una vita molto lunga perché il luogo è franoso e si trova in una zona battuta dal terremoto; ma, del suo nascere, resterà un segno nella scheda di un notaio (notar Fausto). Di don Fabrizio Caracciolo, duca di Girifalco, rimarrà invece un ricordo nella statua, mutilata, erettagli, in senso di riconoscenza, nel convento da lui donato che poi diventerà sede dell'Ospedale psichiatrico della provincia di Catanzaro.»

(Girifalco, La Tribuna Illustrata, 7 febbraio 1937, anno XV)

Nei primi anni del XVII secolo la terra di Girifalco cominciò a formarsi in un feudo diventando un Ducato che durò dal 1624 al 1806. Nel 1609 il tesoriere di Calabria Ultra, Pier Francesco Ravaschieri dei conti di Lavagna, acquistò la terra di Girifalco per 25.000 ducati dalla Contea di Soriano. Non avendo avuto figli la donò alla nipote Virginia Ravaschieri, la quale con privilegio di Re Filippo IV, nel 1624 ottenne il titolo Ducale di Girifalco per lei e i suoi discendenti[27]. La prima duchessa espanse i possedimenti feudali di Girifalco acquistando nel 1631 la terra di San Vito e il casale di Cenadi e prese come residenza il Palazzo Ducale trasformando la struttura duecentesca in palazzo signorile[34][35]. In virtù del matrimonio della duchessa Ravaschieri con un certo Annibale Caracciolo, nel 1607 nacque Fabrizio Caracciolo, secondo duca di Girifalco e patrizio napoletano. Divenne una figura di grande spicco anche al di fuori del Ducato di Girifalco, perfino ai piani alti del Regno essendo stato reggente della Gran Corte della Vicaria[36]. e in seguito consigliere del Sacro Regio Consiglio, nonché comandante del presidio militare di Pizzofalcone e uomo di fiducia del viceré di Napoli Pedro Antonio d'Aragona[37][38]. Fu duca dal 1634 (anno in cui morì la madre Virginia) al 1683 divenendo artefice di un periodo fiorente per il Ducato consolidando lo sviluppo socio economico della cittadina con la presenza della universitas e dell'istituzione feudale. Il duca fece costruire, nel 1635, un convento (divenuto successivamente, nel XIX secolo, ospedale psichiatrico) e lo concesse ai frati minori riformati che, per ringraziarlo, nel 1669 fecero erigere una statua in suo onore e la collocarono all'interno del convento stesso (trasferita in epoche successive presso il Palazzo Ducale). Espanse anche i confini territoriali acquistando nel 1636 il feudo di Prateria (giurisdizione di Galatro) e nel 1672 Torre di Spadola (Torre di Ruggiero, venduta nel 1686)[39]. Nella prima metà del '600, Girifalco venne colpita da due importanti eventi tellurici: quello del 4 aprile del 1626, dove crollarono più di duecento case, le chiese, venne quasi distrutto il Palazzo Ducale, lesionata duramente la torre di difesa e si creò una profonda apertura in un monte[40][41]; e il terremoto nel marzo del 1638, dove venne gravemente danneggiata quasi la totalità del centro e soprattutto il rione Pioppi con l'annessa chiesa Matrice, la quale venne successivamente ricostruita. I due eventi sono citati da tale Lutius De Urso:

«Girifalco di fuochi 180. Fu negli anni addietro poco men che disfatto dal terremoto (anno 1626); la terra si fracassò e particolarmente una torre altissima di fabbrica assai antica; in una delle due parti della terra si è spezzato il monte e fatta apertura, molti cittadini hanno fatto le case in altro luogo. Il Duca Fabritio dell'illustrissima famiglia Caracciolo che ne è padrone, l'avea non solo restaurata, ma abbellita; ma in questo 27 marzo rovinò con la morte di 50 persone ordinarie»

(Lutius De Urso)

La torre menzionata dal De Urso probabilmente era un'antica torre difensiva o parte di un castello situata in località Pietra dei Monaci o Pioppi Vecchi dalla cui sommità si poteva osservare tutta la vallata fino al golfo di Squillace. Questo spiega la presenza delle torri nello stemma cittadino[42].

 
Prospetto principale dell'ex convento dei frati minori di Girifalco con annessa la chiesa di Sant'Antonio

Contemporaneamente il sindaco Carlo Pacino fece realizzare delle opere di grande importanza come la monumentale fontana barocca nel 1663, la prima Casa Comunale nel 1665 e l'ampliamento della chiesa di San Rocco. Nel XVII secolo dunque il centro abitato si andava sempre di più espandendo e vi era la presenza di diverse importanti strutture sia religiose che civili: due conventi, quello dei padri domenicani e quello dei frati minori riformati; le chiese maggiori erano cinque, la Matrice dei Pioppi Vecchi con la limitrofa chiesa dell'Immacolata, la chiesa di San Rocco, la chiesa di Sant'Antonio del convento dei frati minori riformati e la chiesa di Santa Maria delle Grazie del convento dei domenicani (chiesa Matrice attuale); la prima casa comunale, il Palazzo Ducale e la fontana Barocca. In quel periodo venne anche realizzato lo stemma della città con le tre torri sorvolate dal falco.

Il frate Giovanni Fiore da Cropani nella sua opera storiografica, Della Calabria illustrata, nel XVII secolo scriveva su Girifalco[27].

«Terra molto antica, e forse ò ristretta, ò mutata di sito dalla sua prima fondazione, e può trarsene conghiuttura dalle rovinate fabriche, che se le veggono all'intorno, avvertito, e notate dal Marafioti; Nel rimanente, Ella è Abitazione Civile, con buone Famiglie, ed abbondante di molte cose al necessario vivere. Accresce i titoli della Famiglia Napolitana, con quel di Duca. Numeroso di duecento ventidue fuochi.»

(Giovanni Fiore da Cropani, Della Calabria illustrata, 1691)
 
Veduta dal palazzo Ducale, con la statua del duca Fabrizio Caracciolo, al complesso monumentale (già ospedale psichiatrico e convento dei frati minori riformati).

Dopo la morte del duca Fabrizio Caracciolo ereditò il Ducato il nipote Nicola Maria, figlio di Maria Virginia detta Cilla (figlia del duca Fabrizio) e di un Caracciolo di Gioiosa, che divenne il terzo duca di Girifalco. Il nuovo duca nei primi anni del XVIII secolo riuscì a ingrandire il patrimonio feudale, che già comprendeva le terre di San Vito e Cenadi, acquistando nel 1700 le Baronie di San Demetrio, Stefanaconi e nel 1711 quella di San Floro. In questo periodo lo stato feudale di Girifalco raggiunse la sua estensione massima, circa 200 kmq, formato da otto centri e terre che insieme superavano i 12.000 abitanti (Girifalco, San Floro, San Vito, Cenadi, Gioiosa, San Demetrio, Stefanaconi, Galatro e inoltre possedeva il Ducato di Orta nella terra di Aversa)[35][43]. Nel 1703 il Ducato di Girifalco veniva così descritto:

«Scuopre vestigi di Antichità questa Civile e fertile Terra, Ducato particolare della Casa Caracciolo, in sito alquanto elevato, col numero de' fuochi 322.»

(Giovan Battista Pacichelli, Il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodeci provincie, 1703)

Durante la guida feudale del duca Nicola Maria, Grande di Spagna, nel 1723 a Girifalco venne fondata una loggia massonica denominata Fidelitas, che anche secondo la versione storica del GOI sarebbe la prima nata sul suolo Italico (all'epoca sul suolo del Regno di Napoli)[44][45][46][47], non distante da San Mango d'Aquino (sede di una delle più antiche rivendite carbonare della Calabria). I Caracciolo erano duchi della cittadina da quasi un secolo e la loggia nacque grazie al loro potere e prestigio, nascita che è provata da un documento rinvenuto nel 1921 in cui si legge[48][49][50]:

«Annali della Massoneria di Girifalco anno 1845 di numero centoventiduesimo dalla fondazione di essa a Girifalco, ovvero l'anno 1723 sotto degnissima direzione di S.A. il Duca di Girifalco del nobil casato de' Caracciolo di Napoli»

(Rocco Ritorto, Tavole Massoniche)

Il Ducato di Nicola Maria, detto Cola, durò fino al 1736, anno della sua morte e a succedergli fu il nipote Gennaro Caracciolo che fu il quarto duca di Girifalco, figlio di Francesco Antonio il quale mori un anno prima del padre (Nicola Maria) nel 1735. Il duca Gennaro divenne noto per aver rinchiuso la consorte, donna Olimpia Colonna Barberini dei conti di Palestrina, nelle segrete del Palazzo Ducale spacciandola per morta. Venne liberata dopo che due frati, del convento dei domenicani o del convento dei riformati, udirono i suoi lamenti da un piccolo lucernario delle segrete del palazzo e trascorse il resto della sua vita in un monastero, mentre il duca Gennaro morì nell'anno 1766[51][52][53].

 
Stemma dei Caracciolo di Girifalco, (scudo dei Caracciolo Pisquizi con all'interno lo scudo dei Ravaschieri).

Gli successe, essendo morto senza eredi, la sorella Margherita, quinta duchessa di Girifalco dal 1766 al 1802. Essendo l'ultima del suo ramo, da li a poco con la sua morte, scomparvero i Caracciolo di Girifalco dopo quasi due secoli e subentrarono i Piccolomini d'Aragona per il matrimonio della duchessa con don Pompeo, principe di Maida e duca di Amalfi. La duchessa Margherita fu anche l'ultima intestataria per diritto e di fatto delle terre di Girifalco, che comprendevano le Baronie di San Demetrio, Stefanaconi, San Floro, Galatro, la terra di San Vito, il casale di Cenadi, il Marchesato di Gioiosa e il Ducato di Orta a causa delle leggi eversive della feudalità che sarebbero state emanate nel 1806. Margherita Caracciolo è ricordata soprattutto per aver effettuato grandi donazioni alla Chiesa di San Rocco, in particolare alla cappella di San Michele con il relativo altare, su cui i Caracciolo esercitavano il ius patronatus[54][5].

 
Girifalco e dintorni dopo il terremoto del 1783 (in tratteggiato le zone diroccate dopo il sisma) nell'Atlante Geografico del Regno di Napoli (1788-1812)

Sul finire del XVIII secolo un altro terremoto colpì gravemente la Calabria, quello del 28 marzo 1783, con epicentro proprio tra Girifalco e Borgia. Il centro venne distrutto o danneggiato gravemente, soprattutto il rione Pioppi con la chiesa Matrice (già danneggiata pesantemente nel terremoto del 1638) che si decise di non ricostruire più. Per il graduale abbandono dei Pioppi Vecchi a causa del sisma e per l'espansione del borgo in direzione della collina del convento dei padri domenicani (odierna piazza Umberto I), si decise di trasferire le funzioni di Matrice alla chiesa di quel convento, essendo in una zona più centralizzata[55].

Negli ultimi anni del '700 il Regno di Napoli decise di andare verso la soppressione e l'incameramento del patrimonio ecclesiastico, che rimase alla mercé degli avvenimenti politici insieme ai beni del feudo, causando delle tensioni all'interno della società girifalcese perché i due conventi assieme alle chiese rappresentavano un punto di riferimento economico per molte famiglie con l'affitto di terre e mulini o prestiti di denaro. Inoltre, nel 1799, i Borbone fuggirono a Palermo, mentre a Napoli nacque la Repubblica Partenopea, alla quale aderirono numerosi comuni della Calabria. Girifalco, insieme ad altri centri, rimase invece fedele ai Borbone e alcune spedizioni di girifalcesi si unirono al Cardinale Ruffo e al suo Esercito Sanfedista, il quale si stava dirigendo verso Napoli contro i francesi per far cadere la Repubblica Napoletana. Nel frattempo l'amministrazione feudale di Girifalco fu temporaneamente affidata alla famiglia dei Magno Oliverio[5].

XIX secoloModifica

La duchessa Margherita morì nel 1802 e le successe la figlia Anna Maria Piccolomini d'Aragona, sesta duchessa e ultima feudataria di Girifalco. Nel febbraio del 1806 Giuseppe Bonaparte invase il Regno di Napoli e attuò le leggi eversive della feudalità decretando la fine dei feudi, compreso quello di Girifalco che vide così definitivamente la fine dei Caracciolo e dei duchi nel proprio territorio. La duchessa Anna Maria morì ultima della sua casata nel 1812 e si era unita in matrimonio con la famiglia Pignatelli dei duchi di Monteleone, passando tutta la titolatura nobiliare dell'estinta casa dei Caracciolo di Girifalco ai Pignatelli d'Aragona Cortez[56]. Nei primi anni dell'Ottocento si chiude, dunque, l'epoca Ducale di Girifalco, importante era che ha segnato la storia della cittadina.

 
Fine '800 e prima metà del '900. In alto: chiesa Matrice (1870) e il manicomio provinciale; al centro: Municipio e piazza Vittorio Emanuele II; in basso: corso Garibaldi (all'epoca entrata nord del centro) e piazza Umberto I attraversata dall'esercito nel secondo conflitto mondiale.

Nel decennio francese (1806-1815) divenne dunque comune della Calabria Ulteriore con la legge del 4 maggio 1811, per la nuova circoscrizione delle quattordici province del Regno di Napoli. Durante il Regno delle Due Sicilie (1816-1861) a Girifalco, che rientrava nella Calabria Ulteriore Seconda, ci furono dei cittadini rivoluzionari che parteciparono ai moti di Napoli del 1821 e soprattutto a quelli del 1848. Nel mese di febbraio di quell'anno a Girifalco nacque una setta carbonara, Gioventù Italica e Fratellanza, istituita da Don Francesco Magno Oliverio e Don Francesco Pristipini. Quest'organizzazione preparò l'insurrezione cittadina, fece abbattere il muro del convento dei domenicani allargando l'allora piano di Santa Maria, che in seguito sarà denominato piazza Tommaso Campanella e successivamente piazza Umberto I, e si rendeva protagonista di numerose cospirazioni contro il governo borbonico per i disagi che affliggevano la popolazione, infatti, dopo vari tumulti cittadini un comitato allestito nella chiesa di San Rocco organizzò una spedizione di volontari che partì per Filadelfia, dove era stanziato un accampamento delle armate di rivoluzione della provincia di Catanzaro, con il compito di ostacolare i movimenti dell'esercito borbonico guidato dal generale Nunziante che stava per approdare e collocare una base operativa a Monteleone[19][5]. In seguito all'unità d'Italia, negli anni '70 del XIX secolo, il prefetto di Catanzaro Colucci fu promotore dell'istituzione di un manicomio interprovinciale nella Calabria, perché l'unico ospedale psichiatrico nel Meridione, in quell'epoca, era ad Aversa. Dopo la verifica di varie strutture presenti in altri comuni più o meno nella zona (Chiaravalle Centrale, Soverato, Maida, Borgia, Squillace, San Vito sullo Ionio e Badolato), nel 1878 venne ritenuto idoneo il convento dei frati minori riformati di Girifalco, la cui amministrazione aveva offerto con l'area verde circostante, costruito e donato a quei frati dal duca Fabrizio Caracciolo nel 1635, che venne così trasformato in manicomio interprovinciale. Fu diretto in principio dallo psichiatra Dario Maragliano dal 1880, mentre il primo ricovero registrato fu nel 1881. L'ospedale rappresentò una grande fonte di beneficio per Girifalco, dando inizio allo sviluppo e alla modernizzazione dell'economia cittadina, facendola passare dal settore primario (agricoltura, allevamento, ecc.) al terziario[57].

Stemma araldicoModifica

Lo stemma araldico di Girifalco raffigura tre torri sorvolate da un falco.

Nello stemma araldico venne accolta la tradizione dalla quale pare discenda il nome della cittadina girifalcese, che vuole un falco volteggiante che si erge ad ali spiegate nel cielo dall'alto di un complesso di tre torri[58][59][60].

«Drappo di azzurro riccamente ornato di ricami d'oro caricato dallo stemma comunale che è racchiuso in una circonferenza all'interno di una pergamena, ornata da fogliame di colore verde a sua volta sovrastata da elmo piumato di rosa e con al vertice l'iscrizione centrata in oro recante: "Comune di Girifalco". La cravatta e i nastri tricolore sono fregiati di color oro.»

(Blasonatura del gonfalone)

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 
Corso Garibaldi, piazza Vittorio Emanuele II e chiesa di San Rocco. Sullo sfondo il complesso monumentale.
 
Centro storico dall'alto
 
Centro storico visto dai Pioppi

Il centro storico di Girifalco è compreso tra quattro punti chiave: a sud dal complesso monumentale, a sud-est dai Pioppi Vecchi, a nord dal corso Garibaldi fin dietro la chiesa Matrice e a nord-ovest dalla chiesa dell'Addolorata. Nel suo caratteristico disegno urbanistico sono visibili soprattutto le tradizioni e l'architettura del '600 e del '700 del periodo feudale e Ducale che hanno contribuito alla costruzione della città, ma sono anche evidenti i segni dei tanti terremoti che hanno colpito Girifalco e il territorio confinante, distruggendo molte costruzioni che in fase di riqualificazione sono state spesso modificate durante i secoli e alcune che sono andate perdute. Sono altresì presenti delle architetture ottocentesche, come diversi palazzi e dei primi del '900, come il Municipio. La situazione orografica del centro storico è a più livelli di altezza ed è attraversato da due corsi principali, corso Garibaldi e corso Roma (ex corso Teodosio) che si intersecano tra le due piazze principali, piazza Vittorio Emanuele II e piazza Umberto I. Il nucleo più antico della cittadina sono i Pioppi Vecchi, l'antica area nata nel IX secolo arroccata su uno sperone roccioso che accolse le genti degli antichi villaggi di Carìa e Toco (posti nella valle sottostante) che fuggirono dalle invasioni saracene.

Architetture religioseModifica

Chiesa di San RoccoModifica

 
Campanile della chiesa di San Rocco
 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Rocco (Girifalco).

Situata in piazza Vittorio Emanuele II, è gioiello di architettura barocca tutelata dal Ministero per i beni culturali e ambientali. Custodisce la pregevole statua di San Rocco, opera d'arte realizzata in legno massiccio che risale al '500, epoca di fioritura artistica. Le sue origini si perdono nel tempo e sulla sua prima fondazione non si hanno fonti certe (probabilmente XVI secolo), ma è comunque molto remota e resta uno dei monumenti più antichi di Girifalco. Edificata, secondo la leggenda, dopo il ritrovamento di un'effige del Santo di Montpellier tra gli arbusti di un pantano nel luogo dove in seguito fu innalzata la chiesa. Alle sue spalle è presente l'Asilo di San Rocco, palazzo costruito nella prima metà del '900[61][62].

Chiesa Matrice Santa Maria delle NeviModifica

 
Chiesa Matrice (sinistra) e chiesa del Rosario
 
Ascensione di Cristo (Chiesa Matrice)

È la chiesa parrocchiale del centro, la sua prima fondazione risale al XVI secolo ed è dedicata alla Madonna delle Nevi (titolo che ha ereditato dalla distrutta chiesa Matrice del rione Pioppi Vecchi). Sul finire del XVIII secolo venne riedificata sul sedime della chiesa di Santa Maria delle Grazie del convento di San Domenico (distrutta dal terremoto del 1783), costruito nella metà del '500 (1548) per volere del vescovo Marco Laureo[32]. Della vecchia struttura del convento dei frati domenicani esistono ancora oggi interessanti ruderi e arredi, tra i quali l'ampio giardino interno delimitato dalle antiche mura con al suo interno il pozzo e la fossa comune per le sepolture. La facciata un tempo era di stile barocco ma attualmente presenta uno stile tipicamente moderno essendo stata restaurata nella prima metà del '900 perdendo in parte il suo antico splendore (è stata eliminata, ad esempio, la seconda trabeazione al di sopra della monofora centrale e delle due nicchie superiori) e possiede un grande portale lapideo affiancato da due nicchie al quale si accede tramite una doppia scalinata. L'ingresso laterale è incorniciato in un portale bugnato e si trova nella struttura del campanile dove sono presenti tre campane e l'orologio. L'interno è tipicamente bianco sia per il richiamo al titolo stesso della chiesa, Madonna delle Nevi, e sia per il richiamo all'ordine dei domenicani, dai quali la chiesa deriva, il cui colore simbolo è il bianco. La grande navata è adornata da una serie di archi con fregi e capitelli dorati. Adiacente alla chiesa Matrice è situata la chiesa del Rosario[55][61].

Chiesa del RosarioModifica

Fu edificata alla fine del XVIII secolo. Nella Lista di Carico della cassa sacra, al capitolo Fabriche Religiose, non ne viene fatta alcuna menzione e la sua costruzione è, dunque, posteriore al terremoto del 1783, ossia in seguito alla promozione della chiesa del convento dei domenicani (chiesa di Santa Maria delle Grazie) a Matrice. Pertanto, i confratelli ne costruirono una nuova dedicandola alla Beata Vergine del Rosario. La chiesa presenta due navate in stile barocco e sulla facciata il portale in pietra chiara è sormontato da una monofora circolare affiancata da due nicchie. Sul soffitto, proprio al di sopra dell'altare principale, si può leggere l'antifona biblica Domus mea domus orationis vocabitur, mentre alla sommità dell'arco centrale è presente lo stemma dei frati domenicani[61].

Chiesa dell'AddolorataModifica

La sua prima edificazione risale al XV secolo, epoca in cui era situata poco al di fuori del centro urbano, mentre oggi delimita il versante occidentale del centro storico. Adagiata su una piccola collina, venne più volte riedificata nel tempo e l'attuali struttura e aspetto risalgono al XVIII secolo. L'interno è composto da tre navate di piccole dimensioni abbellite da colonne e decori in oro. Al di sopra dell'altare, che è di color rosa antico e bianco, è riposta la statua della Madonna Addolorata. Sull'ala di sinistra si erge il campanile, mentre di fronte la facciata ci sono delle interessanti icone sormontate da croci che raffigurano alcune scene del calvario di Gesù Cristo[61].

Chiesa dell'AnnunziataModifica

Risale al XVIII secolo. Nella Lista di Carico della cassa sacra, redatta dopo il terremoto del 1783, si rileva che in epoca antecedente al sisma al posto della chiesa attuale ne sorgeva un’altra, ossia una cappella rurale con delle proprie rendite. Infatti fino agli anni ’60 del XX secolo era fuori dal centro abitato, in mezzo agli ulivi in contrada Conella, prima che l'espansione urbana la circondasse. Annessa alla chiesa c'era una celletta per il Romito, l’eremita.

Architetture civiliModifica

Fontana Carlo PacinoModifica

 
Fontana Carlo Pacino o del Diavolo

La monumentale fontana barocca Carlo Pacino, detta anche Fontana del Diavolo è situata nel centro storico in piazza Vittorio Emanuele II a fianco della chiesa di San Rocco. Fu costruita nel XVII secolo, nel 1663, per volontà del sindaco dell'epoca Carlo Pacino[61].

Costruita in stile barocco in pietra calcarea dai maestri scalpellini locali, la fontana ha una pianta particolare a doppia forma, circolare all'interno e ottagonale all'esterno e sulla vasca maggiore si legge la scritta Carolo Pacino MDCLXIII Sindico, grazie alla quale la si può datare all'anno 1663. L'opera è stata eseguita in due tempi: la prima porzione fino alla vasca maggiore è del '600, mentre i tre pezzi superiori sono stati realizzati nell'anno 1830 come si può evincere dalla scritta MDCCCXXX[63].

Su quest'opera aleggia una leggenda popolare riguardo la sua realizzazione ad opera del diavolo che l'avrebbe realizzata in una sola notte ponendola davanti alla chiesa di San Rocco quasi in segno di scherno e una volta terminata l'opera si sarebbe allontanato dal centro abitato a grandi passi, lasciando una delle orme sui gradoni della fontana. Sull'ultimo pezzo superiore si può notare scolpita la figura di un serpente[64].

Complesso monumentale - Ospedale psichiatricoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ospedale psichiatrico di Girifalco.

Imponente struttura del vecchio manicomio provinciale istituito nel 1881. In passato era un convento dei frati minori riformati del XVII secolo (1635). Nel 1878 venne ritenuto idoneo per la conversione in manicomio dopo un lungo iter di selezione tra varie strutture di altri comuni e fu diretto inizialmente dallo psichiatra Dario Maragliano[57][65][66].

PalazziModifica

Nel centro storico di Girifalco sono presenti diversi palazzi concentrati all'interno o nei pressi delle due piazze principali, piazza Umberto I e piazza Vittorio Emanuele II e lungo i corsi Garibaldi e Roma[67].

Prima Casa Comunale: si trova in piazza Vittorio Emanuele II e risale al 1665. Sulla facciata si può notare un antico stemma del comune. Oggi al suo interno è presente un piccolo museo dell'epoca borbonica e in passato è stata biblioteca comunale.

Palazzo Municipale: edificato in piazza Umberto I negli anni venti del '900. Sede del comune e della biblioteca comunale.

 
Statua del duca Fabrizio Caracciolo e portale del Palazzo Ducale

Palazzo Ducale: ubicato sul corso Garibaldi e in piazza Umberto I è stato per lungo tempo residenza signorile. Risale al XIII secolo, costruito dopo la VI crociata come fortificazione, ne sono segni caratteristici una torre e delle mura di cinta sulla parte posteriore che fanno percepire le grandi proporzioni della struttura, venendo in seguito trasformato in palazzo signorile dalle famiglie nobili che amministrarono il feudo dal XVII secolo. Fu di proprietà della famiglia Ravaschieri agli inizi del '600, dei Caracciolo nel '600, '700 e primi dell'800 e dei Magno Oliverio. Nel tempo ha subito diverse trasformazioni in particolare dopo il terremoto del 1626 e il terremoto del 1783. Il grande portone d'ingresso è incorniciato da un portale bugnato e conserva al suo interno un altare palatino. All'esterno, a fianco al portale d'ingresso è collocata la statua del duca Fabrizio Caracciolo risalente al 1669[35].

 
Palazzo Spagnuolo alle porte dei Pioppi

Palazzo Spagnuolo: si trova alle porte del rione Pioppi Vecchi sulla parte finale del corso Roma. La torretta, insieme a gran parte del palazzo, risale al XIV secolo circa ed era una torretta di guardia costruita per controllare le contrade della valle sottostante. In passato presentava delle feritoie, segni inconfutabili di una postazione militare di difesa e di avvistamento.

Palazzo De Stefani-Ciriaco: risale al 1780 ed è situato lungo corso Roma, ex corso Teodosio, in piazza Vittorio Emanuele II.

Altri Palazzi

  • Palazzo Autelitano
  • Palazzo Cefaly
  • Palazzo De Luca
  • Palazzo Fragale
  • Palazzo Giampà-Valentini
  • Palazzo Palaia
  • Palazzo Rossi
  • Palazzo Siniscalco
  • Palazzo Staglianò
  • Palazzo Vaiti (del quale rimane l'imponente portale con maschera apotropaica)

Altre opere e localitàModifica

Statua del Duca Fabrizio Caracciolo

Statua marmorea risalente al 1669. In origine era posta all'interno del convento dei frati minori riformati (ex ospedale psichiatrico e attualmente Complesso Monumentale), i quali la fecero scolpire e la dedicarono come segno di riconoscenza al duca medesimo per avergli donato la terra e costruito il convento. Successivamente è stata prima posta all'esterno dell'ala est dell'ospedale psichiatrico e attualmente si trova adiacente alle mura del Palazzo Ducale. Di fattura napoletana, è una delle sole due statue del genere presenti in Calabria[68].

Acquedotto località Battandieri

 
Acquedotto località Battandieri

Resti di un antico acquedotto facente parte dell'antica via dei mulini (13 in origine) che dal monte Covello scendeva fino al centro abitato per poi dirigersi a valle. La maggior parte di questi acquedotti e mulini furono costruiti nella seconda metà del '600 dalla famiglia Caracciolo i quali amministravano queste terre in quell'epoca, mentre quello più noto (in dialetto locale denominato Vottandìari) per tipologia di architettura dovrebbe risalire ad epoca molto più antica. Concentrati in un raggio di 6 km, venivano azionati sfruttando i corsi d'acqua Fiumara Longa e Ponzo. La maggior parte di queste strutture è oramai ridotta a dei ruderi o assimilate in strutture successive. Il primo da est si trova in località Cacinari, sei si ritrovavano all'interno del tessuto urbano (due in località Coste e quattro in località Battandieri (Battaglino), tra cui quello più noto insieme al mulino soprastante), mentre altri sei si trovavano sulla vecchia strada poderale verso il monte Covello partendo dalla località Battandieri, in località Pontani, Jervasili, Montagnella, Sussarvo, Castaneto[69].

La Cannaletta (o Canaletta): fontana a sei cannali del 1897 che porta direttamente nel centro le acque dal monte Covello[70].

 
La Cannaletta

Pietra dei Monaci, Pioppi Vecchi e San Vincenzo

 
Corso Roma dall'alto. In fondo il rione Pioppi che si affaccia sulla valle.
 
Pietra dei Monaci
 
Scavi contrada San Vincenzo

La Pietra dei Monaci e i Pioppi Vecchi sono le località più antiche della cittadina essendo stati il primo nucleo urbano di Girifalco, distrutti da vari terremoti (1626, 1638, 1659, 1783, 1905)[71]. Il nome della località Pietra dei Monaci è collegabile al fatto che un tempo in questa zona sorgeva un convento, distrutto da uno dei terremoti sopracitati o, nel caso di un cenobio bizantino, abbandonato per lo smantellamento delle diocesi e dei conventi di rito greco, voluto dai sovrani e avallata dai Papi dopo l'arrivo dei Normanni. In fondo la Pietra dei Monaci è presente una grotta con delle nicchie nelle mura probabilmente frequentata proprio dai monaci di quel convento, dalla quale si può ammirare l'intera vallata sottostante. Molti ruderi sono ancora presenti tra i quali i resti della chiesa Matrice dei Pioppi Vecchi e del sopracitato convento. In località San Vincenzo, sotto la Pietra dei Monaci, sono stati rinvenuti i resti di un antico cimitero ebraico databile al VI o VII secolo D.C.[72].

Ruderi dell'antica chiesa Matrice dei Pioppi Vecchi

La Matrice che sorgeva ai Pioppi Vecchi era la chiesa parrocchiale di Girifalco fino al 1783 ed era dedicata alla Madonna delle Nevi, titolo che venne poi ereditato dall'attuale chiesa Matrice. Non molto si sa sulle sue origini e fu distrutta dai due terremoti che si verificarono nel 1638 e nel 1783. Questi avvenimenti sono descritti nella Relazione ad Limina del vescovo della diocesi di Squillace nel 1661 e nel verbale che fu stilato dall'allora arciprete del paese dopo il sisma del 1783. Era annessa alla Matrice la chiesa dell'Immacolata, anch'essa distrutta. Era risaputo che quella zona fosse molto a rischio, infatti, all'indomani del sisma del 1638 in molti si chiesero se ricostruire la chiesa in quel luogo o altrove. Ventidue anni dopo ancora si stava discutendo sul da farsi, come documentato nella relazione del 1661 e alla fine si decise di ricostruirla nello stesso medesimo posto, i Pioppi Vecchi. Ma nel secolo successivo, il terremoto del 1783 la distrusse nuovamente, lasciando il paese ancora una volta senza chiesa Madre. Si ripose quindi il problema della riedificazione nello stesso luogo o spostarne la parrocchia in una delle altre due chiese abbastanza grandi del paese, quella di San Rocco o quella di Sant'Antonio del convento dei padri riformati (futuro ospedale psichiatrico). La prima fu ritenuta non molto grande per soddisfare le esigenze della popolazione, mentre la seconda era troppo distante dal centro del paese che intanto si stava estendendo verso la collina del convento dei domenicani, la futura piazza Umberto I. Si decise alla fine di riedificare la chiesa di Santa Maria delle Grazie del sopracitato convento, che fu anch'essa distrutta dal sisma del 1783, trasferendovi le funzioni di chiesa Matrice e assegnandola alla Madonna delle Nevi, come la distrutta chiesa dei Pioppi Vecchi. Questa decisione fu presa per la necessità di collocarne la sede in una zona più centrale, vista l'espansione del centro urbano e per il graduale abbandono del rione Pioppi dopo il tremendo sisma di fine XVIII secolo. Oggi sono ancora visibili le mura della navata laterale sinistra[61][73].

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[74]

 

Tradizioni e folkloreModifica

  • Festa di San Rocco: 14-24 agosto, chiesa di San Rocco in piazza Vittorio Emanuele II[62]
  • Festa della Madonna del Rosario: 1ª domenica di ottobre, chiesa del Rosario in piazza Umberto I
  • Cumprunta: domenica di Pasqua, corso Roma
  • Festa dell'Addolorata: 15 settembre, chiesa dell'Addolorata
  • Festa dell'Annunziata: 25 marzo, chiesa dell'Annunziata
  • Azata: vigilia delle ceneri, chiesa di San Rocco in piazza Vittorio Emanuele II
  • Festa della Madonna di monte Covello: 1ª domenica di agosto, monte Covello

Geografia antropicaModifica

UrbanisticaModifica

 
Cartina di Girifalco dei primi del '900 corrispondente all'attuale centro storico[75]
 
Panorama dalla circumvallazione, da sud-ovest.

Il nucleo più antico della cittadina è arroccato su uno sperone roccioso (Pietra dei Monaci e Pioppi Vecchi), luogo da dove è partita l'espansione urbana nei secoli, prima verso ovest (piazza Vittorio Emanuele II e zone limitrofe), poi verso nord (piazza Umberto I e zone limitrofe, via Marconi) dopo il terremoto del 1783 e lungo tutto il corso Garibaldi verso nord. Dalla seconda metà del XX secolo il nucleo urbano ha iniziato ad espandersi soprattutto verso nord nord-est lungo il viale Migliaccio (SP 172) dalla congiunzione con il corso Garibaldi e via Milano (SP 162/2)[76].

Contrade e localitàModifica

Il territorio di Girifalco si estende per più di 43 km² e sono numerose le contrade e le località che lo circondano, da quelle del monte Covello (sud-ovest) a quelle verso il bosco Farnoso e più internamente nei pressi della Pietra dei Monaci (sud-est), dalle località in direzione della SP 172 (est) fino a quelle della zona nord del territorio e oltre alle località interne[77].

  • Nel centro urbano: Bufalello, Colaierni, Conella, Curcio, Frà Giacinto, Guzzoni, Libertina, Misigonì, Nivera, Pioppi Vecchi, San Marco, Sportà.
  • Nord, Nord-est: Bongiorno, Cannanelli, Cannavù, Carruse, Currola, Giardino, Girello, Nucarella, Pranci, Quadri, Rivaschiera, Zingarello.
  • Est, verso la SP 172: Arena, Serra, Tre Conoli, Vasia.
  • Sud-est, nei pressi della località Pietra dei Monaci: Orto della duchessa, San Vincenzo, Scalella.
  • Sud-est, verso il bosco Farnoso: Carìa, Correnti, Domitini, Insalata, Piano di Porro, Pietre Grandi, Pucciarello, Scriselli, Scugnietto, Toco.
  • Sud-ovest verso il monte Covello: Castaneto, Covello, Gulladi, Lacco, Lucertola, Mangravite, Montagnella, Pantano, Piano di Acquaro, Sant'Elena, Spanò, Ziofrò.

Aree naturaliModifica

Monte CovelloModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Monte Covello.

Monte Covello raggiunge l'altezza di 848 metri s.l.m., è noto per la ricchezza della flora con abbondanti boschi, per la varietà faunistica e per la qualità delle acque oligominerali. È presente un centro ornitologico e inoltre è possibile attraversare suggestivi percorsi naturalistici, visitare il laghetto in località Rimitello e lo sbarramento del torrente Pesipe. Dalle sue massime alture si possono osservare sia lo Ionio che il Tirreno[78].

Infrastrutture e trasportiModifica

Il territorio comunale è interessato dalle seguenti direttrici stradali:

  • Strada provinciale 59: Girifalco (bivio SP 172) - Squillace (bivio SP 162/2).
  • Strada provinciale 61: verso monte Covello fino al bivio con la SP 145.
  • Strada provinciale 92: Girifalco (contrada Cannalelli verso Caraffa di Catanzaro) - Cortale (bivio SP 87).
  • Strada provinciale 162/2 ex strada statale 181 di Maida e Squillace.
  • Strada provinciale 172 ex strada statale 384 di Girifalco.

NoteModifica

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2017.
  2. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana, su dipionline.it.
  3. ^ Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli, composto dall'Abate D. Francesco Sacco e dedicato alla maestà di Ferdinando IV Re delle Sicilie, 1795, p. 347
  4. ^ Localizzazione territorio di Girifalco, su italiapedia.it.
  5. ^ a b c d e f g Aspetti e momenti del Risorgimento a Girifalco: il 1848.
  6. ^ Idee e luoghi di Calabria, Catanzaro, su quotidianodelsud.it.
  7. ^ Descrizione territorio di Girifalco, su italiapedia.it.
  8. ^ ARPACAL, Carta Idrografica della Regione Calabria, in Atlante Cartecologico.
  9. ^ A Crotone il cranio di Carìa, su ansa.it.
  10. ^ CALABRIA, su treccani.it.
  11. ^ Archivio storico del Comune di Crotone, Delibera di Giunta n°. 289 del 26 maggio 1934
  12. ^ Storia della Calabria: dall'antichità ai giorni nostri.
  13. ^ Vaso del Neolitico Superiore (IV- III millennio a. C.) Girifalco, su calabriaonline.com.
  14. ^ I Pelasgi o popoli del mare, su circoloculturalelagora.it.
  15. ^ Dalla Καλαβρία la parola Italia.
  16. ^ Girifalco, in La Tribuna Illustrata, Anno XV, nº 6, 7 febbraio 1937.
  17. ^ Girifalco su sapere.it, su sapere.it.
  18. ^ La storia di Girifalco, su quicalabria.it.
  19. ^ a b c Storia - Comune di Girifalco, su www.comune.girifalco.cz.it. URL consultato il 29 maggio 2017.
  20. ^ Henry Vollam Morton, A traveller in Southern Italy.
  21. ^ Henry Vollam Morton, A traveller in Southern Italy, su books.google.it, p. 384.
  22. ^ Il Castello di Nicastro - riga 13, su itedefazionews.altervista.org.
  23. ^ | Storia Comune di Girifalco
  24. ^ | Storia di Girifalco, Italiapedia
  25. ^ Girifalco ai Maffhei, in Pagine Bianche, vol. 9, Anno VI, Settembre 2002.
  26. ^ Araldica della famiglia Girifalco, su heraldrysinstitute.com.
  27. ^ a b c d e Giovanni Fiore, Della Calabria illustrata.
  28. ^ P. Agosteo, I roghi di Girifalco, in Pagine Bianche, vol. 12, Anno II, Dicembre 1998.
  29. ^ Avv. Rosario Salvatore Migliaccio, Linea dei Migliaccio di Girifalco, su nobili-napoletani.it.
  30. ^ Italiapedia, Girifalco - Storia, su www.italiapedia.it. URL consultato il 29 maggio 2017.
  31. ^ Contributo alla storia feudale della Calabria nel sec. XVII.
  32. ^ a b Vito Capialbi, Memorie per servire alla storia della santa Chiesa tropeana compilate dal Conte Vito Capialbi, 1832.
  33. ^ Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria, 1596.
  34. ^ La famiglia Ravaschieri, in Pagine Bianche, Anno III - Giugno 1999, nº 6.
  35. ^ a b c Girifalco nel Settecento, 1995.
  36. ^ Giovanni Gravier, Raccolta Di Tutti I Piu Rinomati Scrittori Dell' Istoria Generale del Regno Di Napoli, 2012, p. 174.
  37. ^ Napoli spagnola dopo Masaniello: politica, cultura, società, pp. 158, 231, 237.
  38. ^ Conte Berardo Candida Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle provincie meridionali d'Italia, Volume III, 1876.
  39. ^ Gal Serre Calabresi - Territorio - Comuni, su galserrecalabresi.it.
  40. ^ The Catalogue of Strong Italian Earthquakes - Girifalco 04 04 1626, su storing.ingv.it.
  41. ^ Il quadro sismotettonico del grande terremoto del 1905 (PDF), su fis.unical.it, p. 192 - Il terremoto di Girifalco del 1626.
  42. ^ G. Boca, Luoghi sismici della Calabria.
  43. ^ Sarà probabilmente dopo il 1626 che questa famiglia lo venderà ad una Maria Caracciolo dei duchi di Girifalco. Nel 1648 Orta raggiungeva il numero di 400 abitanti e in quell'anno avviò un primo processo di liberazione dai Caracciolo. Ma dovette passare quasi un secolo di altra dominazione da parte di questa famiglia se ancora tra il 1745 e il 1747 l'Università degli abitanti di Orta dette vita ad aspre liti giudiziarie contro un Caracciolo, duca di Girifalco. Nel 1796 Orta contava 1718 abitanti e il feudo era nelle mani di Donna Margherita Caracciolo Valle Piccolomini. Atella e i suoi Casali, 1991
  44. ^ Il Gran Maestro a Soveria Mannelli, su grandeoriente.it, 26 settmebre 2016 (archiviato il 12 novembre 2019).
  45. ^ Notizie d'archivio, Erasmo Notizie, 9 (2008), 19-20, p. 26.
  46. ^ La prima Loggia Massonica d'Italia fondata in Calabria nel 1723, su rdyork.blogspot.com.
  47. ^ Grande Sintesi Massonica, cap. 1.4 - Diffusione oltre i confini inglesi, su grande-sintesi-massonica-italian.webnode.it.
  48. ^ Rocco Ritorto, Tavole Massoniche.
  49. ^ In Calabria la prima Loggia Massonica d’Italia, su nuovomonitorenapoletano.it.
  50. ^ La Massoneria Italiana, su grandeorienteitaliano.com.
  51. ^ La prigioniera muta, in La Tribuna Illustrata, Anno XV, nº 6, 7 febbraio 1937.
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  64. ^ Girifalco: tra follia e mistero la storia di un luogo il cui fascino va oltre la leggenda, su calabrialanostracultura.net.
  65. ^ Manicomio provinciale di Girifalco, su spazidellafollia.eu.
  66. ^ Manicomio Provinciale di Catanzaro in Girifalco, su architetturemanicomiali.altervista.org.
  67. ^ G.A.L. Serre calabresi, Le terre del sole, 2015.
  68. ^ I monumenti di Girifalco, in Pagine Bianche, Anno VI - giugno 2002, nº 6.
  69. ^ La via dei mulini, in Pagine Bianche, Anno III, dicembre 1999, nº 12.
  70. ^ “La Canaletta” la fontana di Girifalco, CZ, su fontanedicalabria.altervista.org.
  71. ^ Bollettino del R. Comitato geologico d'Italia - Le frane di Girifalco, pag. 6, riga 13, su biodiversitylibrary.org.
  72. ^ Speciale TGR Calabria - Scavi di San Vincenzo, Girifalco (CZ), su youtube.com.
  73. ^ Girifalco nel XVII secolo, in Pagine Bianche, Anno VI - aprile 2002, nº 4.
  74. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  75. ^ Bollettino del R. Comitato geologico d'Italia - Le frane di Girifalco, su biodiversitylibrary.org.
  76. ^ Mappa di Girifalco, su tuttocitta.it.
  77. ^ Stradario centro urbano, su comune.girifalco.cz.it.
  78. ^ Gal Serre Calabresi - Girifalco, su galserrecalabresi.it.

BibliografiaModifica

  • Gabriele Barrio, De Antiquitate et Situ Calabriae, 1571
  • Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria, 1596
  • Giovanni Fiore, Della Calabria illustrata, 1691
  • D. Francesco Sacco, Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli, 1795
  • La Tribuna Illustrata - Anno XV - N° 6, 1937
  • J. Mazzoleni, Contributo alla storia feudale della Calabria nel sec. XVII, 1963
  • Henry Vollam Morton, A traveller in Southern Italy, 1969
  • G. Galasso, Napoli spagnola dopo Masaniello: politica, cultura, società, 1972
  • G. Boca, Luoghi sismici della Calabria, 1981
  • M. Rosanò, Aspetti e momenti del Risorgimento a Girifalco: il 1848, 1987
  • Augusto Placanica, Storia della Calabria dall'antichità ai giorni nostri, 1994
  • M. Rosanò, Girifalco nel Settecento, 1995
  • Rocco Ritorto, Tavole Massoniche, 1996
  • G. Gravier, Raccolta di tutti I più rinomati scrittori dell'istoria generale del Regno di Napoli, 2012
  • F. Pastore, Dalla Καλαβρία la parola Italia, 2017

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Sito del Comune di Girifalco, su comune.girifalco.cz.it.

Mappa di Girifalco, su tuttocitta.it.

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