Girolamo Emiliani

religioso italiano, santo
San Girolamo Emiliani
Ca' Rezzonico - Cappella di Zianigo - San Girolamo Miani - Giandomenico Tiepolo.jpg
Dipinto di Giandomenico Tiepolo
 

Fondatore dei Chierici Regolari di Somasca

 
NascitaVenezia, 1486
MorteSomasca, 8 febbraio 1537
Venerato daChiesa cattolica
Beatificazione1747
Canonizzazione1767
Santuario principaleSantuario di San Girolamo Emiliani
Ricorrenza8 febbraio; 20 luglio (messa tridentina)
Attributicrocefisso, bambino, ceppi e catene della prigionia
Patrono diorfani, gioventù abbandonata

Girolamo Emiliani, noto anche come Miani (Venezia, 1486Somasca, 8 febbraio 1537), è stato un religioso italiano. Fondatore dell'ordine dei chierici regolari di Somasca, è stato proclamato santo da papa Clemente XIII nel 1767 e dichiarato patrono della gioventù abbandonata nel 1928 da papa Pio XI

Le differenti tappe della sua vita, prima e dopo la conversione, rivelano alcuni tratti salienti che hanno segnato quell'epoca della storia. Da una parte una rinascita del paganesimo, che penetra e contagia perfino alcuni importanti settori e membri della comunità cristiana; dall'altra parte l'affermarsi e l'espandersi, in seno alla stessa comunità, per convinzione o reazione, di forze nuove, con il proposito di riformare la Chiesa, dal di dentro e dal di fuori: come affermò lo stesso Emiliani, "riportando in vita lo stato di santità dei tempi apostolici".

BiografiaModifica

L'infanzia e la giovinezzaModifica

 
La casa natale del santo, bianca e con affissa la targa commemorativa

Girolamo nacque probabilmente a Venezia nel 1486 da Angelo Miani (1442-1496)[1] e da Leonora Morosini (1452-1514)[2] in una casa posta dietro la chiesa di San Vidal, affacciata sull'omonimo rio attraversando ponte Vitturi.[3] I Miani del ramo di Carità - San Vidal[4] erano una famiglia del patriziato veneziano dalla modesta ma solida situazione economica, attiva sia nella vita pubblica sia militare e dedita principalmente alla mercatura di panni lana.[5][6] Nei vari documenti il cognome Miani si alternava spesso alla sua variante latina "Emiliani", ma è in realtà una scrittura impropria che deriva dal tentativo di ricollegare a famiglia all'antica gens Aemilia.[7] Nelle sue lettere, tuttavia, Girolamo si firmò sempre Miani.[8]

Il padre Angelo aveva sposato nel 1469 Andriana Tron, sorella del procuratore di San Marco Antonio Tron e nipote del doge Nicolò Tron;[9][10] quest'unione produsse un'unica figlia, Cristina (1471 -1511).[7] Rimasto infatti prematuramente vedovo, Angelo si risposò nel 1472 con Leonora Morosini dalla quale ebbe Luca (1475-1519), Carlo (1477-1568), Marco (1481-1526) e infine Girolamo.[3][11] Il genealogista Marco Barbaro indica un altro fratello, Marco Antonio, di cui non si ha tuttavia nessuna notizia, forse morto giovane;[9] in aggiunta, lo storico feltrino Antonio Cambruzzi menziona una sorella, Emilia, deceduta a Feltre il 17 novembre 1487, durante i due anni di podesteria di Angelo Miani.[12]

Il padre di Girolamo, come ogni membro del patriziato veneziano, aveva servito la Repubblica di Venezia sia in ambito amministrativo sia militare: egli ricoprì le cariche di avvocato agli Uffici di Rialto (1467); camerario in Ravenna 1470); massaro alla Zecca dell'Oro (1472). Fu un membro della Quarantia Civil (1473); giudice della curia del Forestier (1475); giudice del Proprio (1476). Dal 1480 fino alla fine della Guerra del Sale, il Miani servì come capitano delle navi della Riviera della Marca.[1]

Nel 1486 Angelo venne nominato podestà e capitano di Feltre, dove si trasferì il 23 giugno,[13] avendo come vicario Giovanni Battista degli Esperti da Faenza e cancelliere Francesco Nursio Timidei da Verona. Non conoscendo la data esatta della nascita del santo tranne l'anno, non si può escludere la possibilità che Girolamo sia nato a Feltre invece che a Venezia, giacché gli ufficiali di stato dovevano trasferirsi con tutta la famiglia sul posto del loro incarico. Gli stessi Statuti di Feltre, infatti, prevedevano un giuramento da parte del podestà nel quale egli includeva la famiglia sia come compartecipe della sua autorità, sia come soggetta alle leggi alla pari degli altri cittadini.[12] A Feltre il podestà Miani si guadagnò la stima e l'affetto della popolazione per aver sventato un tentativo di Sigismondo d'Austria di occupare la città, inviando un contingente militare per bloccargli l'accesso dalla parte della Valsugana. A sue spese fece costruire le fontane lombardesche in Piazza Maggiore[12] e in Senato si elogiò, il 31 dicembre 1488, la sua iniziativa di fortificare Feltre con nuove mura, su progetto dell'ingegnere Dionigi da Viterbo, supervisionato dal medesimo Miani.[13]

Terminato il mandato, il 24 maggio 1488 Angelo Miani fu nominato uno dei tre provveditori sui possedimenti del Polesine; nel 1491 "provveditore a Lepanto" e nel 1493 provveditore di Zante: di nuovo, è possibile che la sua famiglia lo avesse seguito anche in questi centri e presidi di confine.[13] Rientrato a Venezia, nel 1495 Angelo entrò nei Pregadi. Il 18 agosto 1496, quando Girolamo aveva dieci anni, suo padre il senatore venne ritrovato impiccato in una bottega a Rialto e il suo corpo non fu fatto vedere a nessuno, come annota Domenico Malipiero negli Annali Veneti.[14]

A parte questo tragico e oscuro evento, dell'infanzia e della giovinezza di Girolamo non è pervenuto quasi niente, se non alcune impressioni dell'Anonimo che lo descrisse così: "Non gli mancavano amicizie, sì perché era in conservarsele molto grazioso sì anche per natia inclinatione conciliarle; era affettuoso, et pieno di benevolenza, era di natura suo allegro, cortese, d'animo forte benché l'amore superasse l'ingegno. Di statura fu picciol, di color un poco nero, di corpo forte et nervoso, alle volte pronto all'ira. Visse nella sua gioventù variamente, et alla varietà de' tempi sempre accomodossi".[15] Sua nipote Elena Miani di Luca - divenuta monaca col nome di Suor Gregoria - asserì che lo zio "era stato un giovane che haveva dato buon tempo."[16]

Ne traspare quindi il ritratto di un giovane sano e robusto, dal temperamento sanguigno, gaudente frequentatore della splendida vita mondana della Venezia rinascimentale assieme ai suoi coetanei e amici. Tutto il contrario, insomma, del Girolamo cagionevole e spirituale, che don Paolo Maffei esorta a santificarsi nel secolo nella sua Epistola hortatoria, la quale per lungo tempo fece credere agli storici in una precoce vocazione sacerdotale del Miani, desiderio stroncato da una lunga malattia e un fisico gracile. In realtà, si tratta di un semplice caso di omonimia, esacerbato dal fatto che la lettera in effetti risulta senza data, traendo facilmente in inganno: il destinatario, questo "giovane Girolamo Miani", è Girolamo Miani di Marco (1418-1490), zio paterno di Angelo Miani e prozio del santo, il quale effettivamente aveva espresso il suo desiderio di prendere i voti presso il monastero di Santa Maria della Carità.[17]

Una volta compiuti vent'anni, il 1º dicembre 1506 Girolamo fu presentato dalla madre Leonora al sorteggio della Balla d'Oro affinché potesse essere ammesso in anticipo al Maggior Consiglio.[18] Da segnalare uno dei suoi padrini, Benedetto Contarini figlio dell'esploratore e ambasciatore Ambrogio Contarini.[19]

Castellano e reggente di Castelnuovo di Quero.Modifica

 
L'affresco della Madonna Grande di Treviso e la teca con le catene della prigionia del santo

Con lo scoppio della guerra della Lega di Cambrai l'intero patriziato veneziano si mobilitò, anche a proprie spese, in difesa della Repubblica di Venezia. A seguito della riconquista di Padova, il 17 luglio 1509, da parte di Andrea Gritti e in vista di un futuro attacco dei Collegati per riconquistare la città, da Venezia partirono all'incirca 300 patrizi volontari soli o con supporto di provisionati.[20] Luca e Marco Miani figurarono tra costoro, partecipando alla vittoriosa difesa di Padova.[21]

Il 15 dicembre 1509 Luca, dopo la rinuncia di Andrea Contarini, venne eletto castellano al castello della Scala, un forte al confine con la Valsugana e il Sacro Romano Impero.[22] Arrivato sul luogo il 20 dicembre con cinquanta fanti, iniziò immediatamente i lavori di restauro e di rafforzamento della fortezza, in particolare del rifornimento idrico, che durarono fino all'aprile del 1510, senza smettere d'inviare richieste a Venezia di uomini e rifornimenti.[23] Per aiutare il fratello maggiore, la cui situazione diveniva sempre più critica, nel maggio del 1510 Marco e Girolamo s'attivarono per raccogliere denaro e 50 fanti, quest'ultimi presentati in rassegna dallo stesso Marco a San Zaccaria, prima della partenza, capitanati dal condottiero Domenico da Vicenza.[24][25] Purtroppo, essa venne continuamente posticipata finché, su insistenza dei fratelli Miani, il 28 giugno Marco ottenne dal governo veneziano la promessa dell'invio delle truppe ausiliari reclutate. Nel frattempo, il provveditore degli stradioti, Federico Contarini, era riuscito ad introdurre nella fortezza delle vettovaglie;[22] ciò tuttavia non giovò di molto la situazione, rimanendo bloccati i 50 fucilieri assoldati dai Miani a Treviso.[25]

Il 5 luglio 1510, isolato e in numero nettamente inferiore, Luca Miani si trovò ad affrontare un esercito di 13.000 soldati tra imperiali, spagnoli e civili volontari della Valsugana e del Tesino;[22] dopo una giornata d'intensissimo assedio, la fortezza cadde e tutti i difensori superstiti massacrati. Luca, gravemente ferito, su intercessione dei comandanti spagnoli ebbe salva la vita, venne fatto prigioniero e deportato in Trentino. Il 7 novembre 1510 presso il castello della Scala s'effettuò lo scambio di prigionieri, Luca Miani per il capitano Cristoforo Calepin.[25]

Tornato a Venezia l'11 novembre del 1510, a causa del braccio destro storpiato e dei debiti forzatamente contratti durante la prigionia, Luca fece richiesta alla Repubblica di eleggere a castellano uno dei suoi fratelli in modo da continuare a ricevere un sostegno finanziario adeguato.[26] Alla quarta votazione la richiesta fu approvata dal Maggior Consiglio che con 7 voti non validi, 435 contrari e 1078 favorevoli il 24 dicembre 1510 conferì a Girolamo il ruolo di castellano al castello di Quero, una fortezza localizzata in posizione strategica lungo il Piave, al confine tra il feltrino e il trevigiano. Nel marzo del 1511 Girolamo raggiunse infine Castelnuovo come reggente.[27]

Contrariamente a suo padre Angelo, però, il giovane castellano non riuscì a guadagnarsi né la stima né il supporto della popolazione locale. Pur dimostrando un notevole spirito d'iniziativa e non risparmiandosi nei lavori di riparazione della fortezza, Girolamo, complice il suo carattere talora impetuoso e collerico, dovette essere ricorso alle maniere forti pur di raccogliere i falegnami, i fabbri, i muratori necessari, arrivando a precettare gli abitanti di Alano e Vas.[12] L'ostilità tra il Miani e i locali degenerò al punto che, il 12 aprile 1511, giunse ai Capi del Consiglio dei Dieci una denuncia da parte di Girolamo, laddove s'esplicava come egli fosse stato fatto oggetto di pubblico insulto. In aggiunta, il castellano notificò i Dieci dell'esistenza di uno scalo abusivo sulla sinistra del Piave, non lontano dal castello e dunque potenziale base di appoggio per le truppe nemiche, rendendo di conseguenza inutile il blocco di Castelnuovo.[12] Il processo per ingiuria e la distruzione del passo dello Scalon vennero affidati al podestà di Treviso, Andrea Donà, il quale, in accordo coi Dieci, preferì sospendere ogni decisione disciplinare e lasciare il passaggio così com'era. Ciò dimostrò, tra le righe, una scarsa fiducia nei confronti del giovane Miani che, acredine a parte tra lui e i locali, aveva al contrario dimostrato oggettività e lungimiranza nel preoccuparsi di quello scalo di contrabbandieri.[12]

Il 10 giugno 1511 giunse l'approvazione del Doge e del Consiglio dei Dieci circa l'accordo di mutuo soccorso tra le cittadinanze di Feltre e Belluno; in collaborazione coi rispettivi podestà - Giovanni Dolfin e Nicolò Balbi - Girolamo intraprese ulteriori opere di consolidamento del castello, provvedendo alla costruzione di una terza torre sulla riva sinistra del Piave.[23]

La prigionia e la miracolosa liberazione

Il 27 agosto 1511 le truppe tedesche di stanza nel capo francese del generale Jacques de La Palice a Montebelluna partirono per ricongiungersi all'esercito imperiale in Valsugana al comando del capitano di ventura Mercurio Bua passando per il castello di Quero. Una volta arrivati il castello venne messo sotto assedio e fu conquistato nell'arco della giornata, dei cinquanta difensori iniziali ne sopravvissero solo tre, tra cui Girolamo che venne fatto prigioniero e portato a Montebelluna tra il 1 e il 2 settembre.[28] Al campo il cibo scarseggiava e a causa delle condizioni precarie dei soldati molti dei prigionieri riuscirono a scappare verso Treviso.[29] Dopo essersi spostato a Nervesa ed essersi fermato lì per due settimane, il 27 settembre 1511 l'esercito raggiunse la località di Torre di Maserada nella notte, mentre le truppe si preparavano a raggiungere Breda di Piave Girolamo riuscì a fuggire e a raggiungere Treviso.[30]

Secondo la tradizione, durante la prigionia Girolamo si avvicinò alla preghiera e la notte della fuga, incatenato e accollato da una palla di marmo, fece un voto alla Madonna Grande di Treviso supplicandola di ricevere la libertà; gli apparve allora la Madonna che, consegnategli le chiavi della prigione, riuscì a farlo evadere in silenzio dal campo.[31][32]. Raccolte le catene della prigionia Girolamo fu guidato dalla Madonna verso Treviso e qui fu condotto alla Chiesa di Santa Maria Maggiore dove sciolse il voto lasciando in chiesa le catene.[33]

La conversioneModifica

Rimasto in città e ragguagliato il provveditore generale sulle informazioni carpite durante la prigionia, tra l'8 e il 15 ottobre Girolamo partecipò all'assedio di Treviso che vide la sconfitta di degli eserciti tedeschi e francesi. Il 28 ottobre 1512 tentò di essere eletto provveditore a Romano e nel 1514 affiancò il generale Giovanni Vittori che stava appoggiando le popolazioni friulane insorte contro gli occupanti imperiali e nel frattempo morì la madre Leonora Morosini. Dopo aver concorso l'8 giugno 1516 alla Quarantia Civil Nova e non essere stato eletto Girolamo tornò al castello di Quero.[34] A Quero ci rimase fino al 1527, ma nel frattempo si recò più volte a Venezia, in particolare nel 1523 in seguito alla morte del doge Antonio Grimani fu estratto a sorte dal Maggior Consiglio nel primo gruppo di trenta uomini che concorreva al complicato processo di elezione del doge.[35]

In seguito alla morte del fratello Luca, Girolamo si trovò ad accudire i suoi tre nipoti. In questo periodo la sua vita subì una svolta radicale, Girolamo ormai quarantenne, fece nuove amicizie e recuperò la pratica religiosa con particolare devozione al crocefisso. Si affidò inoltre alla guida spirituale di un sacerdote ed eseguì esercizi spirituali analoghi a quelli successivamente proposti da Ignazio di Loyola.[36]

Le opere di caritàModifica

 
Gian Pietro Carafa, futuro papa Paolo IV, in abiti cardinalizi

Ormai allontanatosi dalla vita pubblica nel 1527 Girolamo iniziò a prestare servizio all'ospedale degli Incurabili, fondato cinque anni prima da Gaetano Thiene e nel quale in quel momento risedeva il vescovo di Chieti Gian Pietro Carafa, fuggito dalla sua diocesi in seguito al sacco di Roma del 1527.[37] Nel 1528 l'Italia fu colpita una grave carestia, in particolare nella Repubblica di Venezia gli abitanti dei domini di Terraferma venuti a conoscenza delle migliori condizioni di Venezia iniziarono a riversarsi nella capitale.[38] Per contribuire ad alleviare tale situazione, il Miani continuò al sua opera di volontariato spendendo tutto il denaro che possedeva per l'assistenza agli affamati e per la fondazione dell'ospedale dei Derelitti, dove in particolare si dedicava alla cura e all'istruzione religiosa e lavorativa degli orfani.[39] Per Girolamo è fondamentale mantenersi in relazione con i rappresentanti della Chiesa, tra cui Gaetano di Thiene e il vescovo Gian Pietro Carafa, suo confessore e futuro Papa Paolo IV. Il rapporto con loro segnerà in modo notevole la sua vita spirituale, convincendolo a proseguire nella carità.

Il 6 febbraio 1531 lascia definitivamente la casa paterna, sostituisce gli indumenti patrizi con un saio grossolano e va a vivere nella zona di San Rocco, in un pianterreno d'affitto, con un gruppo di trenta ragazzi di strada cui impartisce istruzione di base e formazione cristiana. Assume maestri artigiani creando una scuola di arti e mestieri per insegnare ai ragazzi diversi tipi di lavoro per guadagnarsi il pane. Il suo principio pedagogico è "preghiera, carità e lavoro", partecipazione e responsabilità, affinché ognuno prenda in mano le redini della propria vita e non sia un parassita nella società. Tra il 1532 e il 1533 costituisce la prima comunità a Bergamo sotto la guida di padre Agostino Barili; nel 1534 costituisce una comunità a Somasca.[40]

L'ordine dei chierici regolari di SomascaModifica

Da Milano Girolamo fa alcune puntate a Pavia e a Como, per fondarvi nuove opere di carità. Come già altrove anche in queste città coinvolge molte persone, sacerdoti e laici. Poiché il numero dei collaboratori aumenta, Girolamo darà a questo gruppo un'organizzazione, scegliendo per loro il nome programmatico di "Compagnia dei Servi dei Poveri di Cristo". La nuova famiglia religiosa sarà approvata da papa Paolo III nel 1540; successivamente papa Pio IV la eleverà a Ordine Religioso, con il titolo di Ordine dei Chierici Regolari di Somasca o Padri Somaschi.

Girolamo arriva nella Valle San Martino (poco distante da Lecco) alla ricerca di un luogo per la sua Compagnia. Nei dintorni, su un promontorio roccioso si eleva un vecchio castello abbandonato (che la leggenda indica come residenza dell'Innominato manzoniano) cui si apre un magnifico panorama sul lago. Poco al disotto del castello una spianata, "la Valletta", offre un posto adatto per ospitarvi gli orfani: qui il Miani apre una scuola di grammatica e una specie di seminario per la Compagnia ancora alle sue origini: vi si alterneranno lo studio, il lavoro agricolo e attività di rilegatura e tornio. Forse è allora che crea le sue giaculatorie che riassumono il fondamento della devozione religiosa: «Dolcissimo Gesù, non essermi giudice, ma Salvatore!» «Signore, aiutami! Aiutami, Signore e sarò tuo!»

Nel 1535 deve tornare a Venezia, richiamatovi dal suo confessore, perché le opere, sviluppatesi oltre misura, devono essere ristrutturate ed è necessario il suo consiglio. Ritornato poi in Lombardia, passa per Vicenza, Verona, Brescia, Bergamo; rivisita le opere, i confratelli, i ragazzi, i collaboratori. Qualcuno lo ha chiamato "vagabondo di Dio". C'è chi pensa che gli si addica meglio "pellegrino della carità". A Pavia crea una nuova fondazione e a Brescia un capitolo della nascente Compagnia: bisogna riesaminare il funzionamento della vita nelle istituzioni, unificare i criteri, stabilire in concreto le condizioni che devono possedere gli aspiranti e il loro processo di formazione, concordare e fissare le basi della vita comune:

«Non sanno che si sono offerti a Cristo, che stanno nella sua casa e mangiano del suo pane e si fanno chiamare Servi dei Poveri di Cristo? Come dunque vogliono compiere ciò che hanno promesso, senza carità né umiltà di cuore, senza sopportare il prossimo, senza cercare la salvezza del peccatore e pregare per lui, senza mortificazione…senza obbedienza e senza rispetto delle buone usanze stabilite?»

Così egli stesso compendia nell'ultima sua lettera il cammino ascetico che devono percorrere i Servi dei Poveri.

In quei giorni riceve da Roma una lettera del suo confessore, il cardinale Carafa che gli chiede di venire a fondare a Roma le stesse opere realizzate nell'Italia del nord. Un semplice laconico commento ai suoi fratelli: "Mi invitano allo stesso tempo a Roma e al cielo. Penso che andrò a Cristo".

Alla fine del 1536 per la Valle San Martino si propaga un'epidemia che fa strage fra la popolazione, il 4 febbraio 1537 Gerolamo contrae il morbo e domenica 8 febbraio muore. La leggenda vuole che prima di morire abbia tracciato con del liquido color mattone una croce sulla parete per poter contemplare il "mistero" del Crocifisso durante l'agonia. Chiama a sé i suoi orfani per l'ultimo commiato e, con le forze che gli rimangono, lava loro i piedi; agli amici di Somasca raccomanda di non offendere Dio con scostumatezze e bestemmie e in cambio lui dal cielo pregherà perché la grandine non rovini il raccolto. Da qui quello che è considerato il testamento spirituale per i devoti: «Seguite la via del Crocifisso; amatevi gli uni gli altri; servite i poveri!»

CultoModifica

 
La Scala Santa ai piedi della cappella, edificata per volere di San Girolamo. Al culmine, l'Eremo dove il Santo si ritirava in preghiera.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Sacro Monte di Somasca.

Nel 1626 con atto solenne stipulato a Caprino, i paesi tutti eleggono Girolamo Emiliani come patrono della Valle San Martino.[41] Fu dichiarato beato nel 1747 e canonizzato nel 1767. Nel 1928 Pio XI lo proclamò "Patrono universale degli orfani e della gioventù abbandonata", riconoscendogli il merito e l'originalità del servizio reso.

L'opera di Girolamo Emiliani è proseguita dai Padri Somaschi, continuatori della Compagnia dei Servi dei poveri. Altri istituti lo riconoscono come patrono e si ispirano a lui nella spiritualità e nelle opere: le Suore Somasche di Genova, le Missionarie Figlie di San Girolamo Emiliani, le Suore Orsoline di San Girolamo di Somasca, le Oblate della Mater Orphanorum, i Fratelli di San Girolamo del Belgio.

La festa liturgica ricorre l'8 febbraio (il 20 luglio nel tradizionale calendario della messa tridentina) ed è celebrata con una grande festa presso il santuario di San Girolamo Emiliani a Somasca dove sono custodite le reliquie del santo.

Ascendenza[42]Modifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Marco Miani Giovanni Miani[43]  
 
 
Luca Miani  
Contarina Contarini[45] Girolamo Contarini  
 
 
Angelo Miani[46]  
Giorgio Loredan Bertucci Loredan  
 
 
Cristina Loredan  
Maddalena Zuccol Vespasiano Zuccol  
 
 
Girolamo Miani  
Nicolò Morosini Gaspare Morosini[44]  
 
 
Carlo Morosini[47]  
 
 
 
Leonora Morosini[48]  
Donato Contarini Bernardo Contarini  
 
 
Elisabetta Contarini[49]  
Elisabetta Contarini  
 
 
 

NoteModifica

  1. ^ a b Brunelli, 2011, p. 8.
  2. ^ Brunelli, 2011, p. 14.
  3. ^ a b Pellegrini, 2000, p. 49.
  4. ^ Gullino, 2011, p.107.
  5. ^ Pellegrini, 2000, pp. 46-47.
  6. ^ Gullino, 2011, p. 93.
  7. ^ a b Filippo Crucitti, San Girolamo Miani, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 56, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2001. URL consultato il 25 luglio 2021.
  8. ^ Lorenzo Netto, Lettere morte parole di vita, Milano, Istituto Propaganda Libraria Milano, 1977, p. 92..
  9. ^ a b Gullino, 2011, p.108.
  10. ^ Gullino, 2011, p. 91.
  11. ^ Bonacina, 2011, p. 217; p. 222.
  12. ^ a b c d e f Netto, Lorenzo. "Da Castelnuovo di Quero alla Madonna Grande di Treviso", Istituto Propaganda Libraria, Milano 1981. pp. 90.
  13. ^ a b c Brunelli, 2011, p. 12.
  14. ^ Gullino, 2011, p. 92.
  15. ^ Landini, Giuseppe, c.r.s “San Girolamo Miani. Dalle testimonianze processuali dai biografi- dai documenti editi e inediti fino ad oggi”, Roma, Ordine Chierici Regolari Somaschi, Curia Generalizia, 1947, p.265.
  16. ^ Landini, Giuseppe, c.r.s “San Girolamo Miani. Dalle testimonianze processuali dai biografi- dai documenti editi e inediti fino ad oggi”, Roma, Ordine Chierici Regolari Somaschi, Curia Generalizia, 1947 p.270.
  17. ^ Brunelli, 2011, p. 6.
  18. ^ Pellegrini, 2000, p. 50.
  19. ^ Landini, Giuseppe, c.r.s “San Girolamo Miani. Dalle testimonianze processuali dai biografi- dai documenti editi e inediti fino ad oggi”, Roma, Ordine Chierici Regolari Somaschi, Curia Generalizia, 1947, p.96.
  20. ^ Moro, 2020, p. 113.
  21. ^ Netto, Lorenzo. "Da Castelnuovo di Quero alla Madonna Grande di Treviso", Istituto Propaganda Libraria, Milano 1981. p. 54.
  22. ^ a b c Bonacina, 2011, 164.
  23. ^ a b Netto, Lorenzo. "Da Castelnuovo di Quero alla Madonna Grande di Treviso", Istituto Propaganda Libraria, Milano 1981. pp. 87-89.
  24. ^ Bonacina, 2011, p.166.
  25. ^ a b c Netto, Lorenzo. "Da Castelnuovo di Quero alla Madonna Grande di Treviso", Istituto Propaganda Libraria, Milano 1981. p. 59.
  26. ^ Pellegrini, 2000, pp. 54-55.
  27. ^ Pellegrini, 2000, pp. 56-57.
  28. ^ Pellegrini, 2000, p. 62.
  29. ^ Pellegrini, 2000, p. 63.
  30. ^ Pellegrini, 2000, pp. 64-65.
  31. ^ de' Rossi, 1867, pp. 30-32.
  32. ^ Cammilleri, 28 settembre.
  33. ^ de' Rossi, 1867, pp. 33-37.
  34. ^ Pellegrini, 2000, pp. 66-67.
  35. ^ Pellegrini, 2000, pp. 77-78.
  36. ^ Pellegrini, 2000, pp. 80-82.
  37. ^ Pellegrini, 2000, pp. 85-86.
  38. ^ Pellegrini, 2000, pp. 87-90.
  39. ^ Pellegrini, 2000, pp. 91-94.
  40. ^ Lorenzo Netto, Lettere morte parole di vita, Milano, Istituto Propaganda Libraria Milano, 1977, p. 32.
  41. ^ Vanossi, 1994, pp. 25-29.
  42. ^ Come indicata da p. Brunelli Secondo c.r.s., Ricerche storiche su San Girolamo Miani, Somasca, 1996 ed in Carlo Niccolò de Vigili, Panegirico del Santo Girolamo Emiliani, fondatore della congregazione de' chierici regolari somaschi, Milano, 1833
  43. ^ Capitano di Golfo aveva ottenuto la dedizione di Corfù, Durazzo, di Argo, di Napoli di Romania e del castello di Alessio; provveditore assieme a Guglielmo Querini, espugnò il Castello di Treviso il 13 dicembre 1388, catturando Francesco da Carrara
  44. ^ Dalla Sbarra di Santa Ternita
  45. ^ È indicata in certa storiografia anche coi nomi di Caterina o Cattaruzza
  46. ^ Podestà e capitano di Feltre e poi senatore a Venezia
  47. ^ Detto "da Lisbona". In prime nozze aveva sposato Querina Querini di Pietro di Guglielmo
  48. ^ Venne tenuta a battesimo dall'imperatrice Eleonora d'Aviz. È indicata in certa storiografia anche coi nomi di Eleonora, Dianora, Dionora o Diomira
  49. ^ già vedova di Giovanni Michiel

BibliografiaModifica

  • Costantino de' Rossi, Vita di s. Girolamo Emiliani padre degli orfani fondatore della Congregazione de' Chierici regolari di Somasca, Tipografia di Bernardo Morini, 1867, SBN IT\ICCU\CUB\0217258.
  • Carlo Pellegrini, Somascha (PDF), in Bollettino di Storia dei Padri Somaschi, vol. 25, Roma, 2000. URL consultato il 25 luglio 2021 (archiviato dall'url originale il 26 luglio 2021).
  • Bernardo Vanossi, Somasca: Parrocchia - Casa madre e luoghi santificati dalla presenza di S. Girolamo Miani: appunti: 1538-1989, Rapallo, Tipolitografia Emiliani, 1994, SBN IT\ICCU\LO1\0658468.
  • p. Secondo Brunelli, c.r.s. "Relazione sulle famiglie Miani e Morosini", in "Un evento miracoloso durante la guerra di Cambrai 27 settembre 1511" , Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 2011 ISBN 9788895996387
  • Giuseppe Gullino. "Girolamo e il dono dei ceppi alla Madonna Grande", in "Un evento miracoloso durante la guerra di Cambrai 27 settembre 1511" , Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 2011 ISBN 9788895996387
  • p Giovanni Bonacina c.r.s. "Luca, Carlo e Marco alla guerra della Lega di Cambrai", in "Un evento miracoloso durante la guerra di Cambrai 27 settembre 1511" , Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 2011 ISBN 9788895996387
  • Federico Moro. "La Serenissima contro il mondo. Venezia e la Lega di Cambrai 1499-1509", Gorizia, Leg Edizioni Srl, 2020. ISBN 9788861027329
  • Rino Cammilleri, Tutti i giorni con Maria, calendario delle apparizioni, Milano, Edizioni Ares, 2020, ISBN 978-88-815-59-367.

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