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Giulia Balbilla (in greco antico: Ἰουλία Βαλβίλλα; floruit 130; Roma, 72 – ...) è stata una poetessa greca antica.

Era la figlia del principe di Commagene Gaio Giulio Archelao Antioco Epifane e di sua moglie Claudia Capitolina; Gaio Giulio Antioco Epifane Filopappo era il suo fratello maggiore.

Nacque a Roma, poi si trasferì, dopo la morte del nonno Antioco IV di Commagene, ad Atene. Dopo la morte del padre, nel 92, si trasferì con la madre ad Alessandria d'Egitto, città d'origine di Claudia.

Amica e confidente di Vibia Sabina, moglie dell'imperatore Adriano, nel novembre del 130 Balbilla accompagnò la corte imperiale ad una visita ai Colossi di Memnone. In quell'occasione compose quattro epigrammi, per complessivi quarantacinque versi, che furono incisi sulla famosa "statua parlante" e rappresentano tutta la sua produzione poetica conservata. Gli epigrammi, in un evidente richiamo a Saffo, usano il dialetto letterario eolico, del quale forniscono l'ultima testimonianza. La loro pregevole fattura è espressione di una poesia colta e raffinata.

EdizioneModifica

  • André Bernard, Étienne Bernand, Les inscriptions grecques et latines du Colosse de Memnon, Parigi, Institut français d'archéologie orientale, Bibliothèque d'étude 31, 1969, ep. 28, 29, 30, 31.

BibliografiaModifica

  • A. Ippolito, «Tecnica compositiva e modelli letterari degli epigrammi di Giulia Balbilla», Sileno XXII 1996, pp. 119-136.
  • A.M. Cirio, Gli epigrammi di Giulia Balbilla (Ricordi di una dama di corte) e altri testi al femminile sul Colosso di Memnone, Lecce, 2011, ISBN 978-88-8232-886-3.
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